Recensione Splinter Cell

di Andrea Cani

C'era un tempo nel quale gli agenti segreti, tanto segreti non erano. Prendiamo per esempio quello più famoso, il caro buon vecchio Bond (James Bond come terrebbe lui stesso a sottolineare). Quante volte le sue super missioni segrete di in filtraggio si sono trasformate in chiassosi scontri a fuoco all'ultimo colpo? Quante volte si è dovuto prodigare in inseguimenti in auto (per tacere dei mezzi a dir poco non convenzionali da lui usati) al limite del normale? Tante volte, forse troppe. Esasperato da questo comportamento, spettacolare quanto volete ma lontanissimo dall'essere segreto, il sindacato degli agenti ha deciso di eleggere il nuovo paladino che potesse dare loro una immagine migliore, oramai intaccata da tale chiassoso rappresentante.

In fondo, anche gli agenti 007 devono vivere, e la pubblicità fatta loro dal caro James non era di certo la migliore che potessero desiderare di avere. Il nuovo agente/paladino eletto come rappresentante del nuovo corso è Sam Fisher, protagonista assoluto del videogame uscito l'anno scorso su XBox, e convertito poi per le restanti piattaforme di gioco, compreso il gioiellino portatile di casa Nintendo. Ma sfumiamo gli improbabili retroscena tragicomici e andiamo a vedere qual è la situazione che ha portato l'agente Fisher a dover indossare tuta e visore. La CIA ha un problema. Uno dei loro migliori agenti, al secolo Alison Madison, incaricato di effettuare un monitoraggio sulle cause che avessero portato alla situazione di scarsa diffusione delle comunicazioni che affligge la Georgia, sembra essere scomparso. Nessuna comunicazione da parte sua è infatti giunta nelle ultime settimane.

La CIA, da sempre abituata a lavare i panni sporchi in casa propria, mandò l' agente Blaustein sulle sue tracce, ma egli scomparve a sua volta. Ora, mangiata la foglia, i capoccia della CIA decisero di affidarsi ai professionisti del mestiere, e si rivolsero alla Third Echelon per risolvere il caso. Ed è proprio nelle file della Third Echelon che milita Sam Fisher. Sta ora a noi, nei suoi panni, scoprire l'accaduto ma con una prerogativa assoluta: non lasciare tracce del nostro passaggio.

Tom Clancy's Splinter Cell è uno stealth game, cioè uno di quei giochi dove è necessario rendersi invisibili per avere le maggiori speranze di vittoria e di conseguenza per restare vivi. Ma non disperate, il buon Sam dispone di tutta una serie di mosse che se usate adeguatamente gli permetteranno di eludere qualunque allarme e di farsi beffe di ogni guardia o soldato nemico. Il repertorio di mosse a sua disposizione va, infatti, dalla possibilità di accovacciarsi per muoversi più lentamente ma molto più silenziosamente, alla possibilità di arrampicarsi sui vari rilievi quali scale, tubature, recinzioni, ecc.

Durante la sua avventura Sam potrà appendersi lungo le sporgenze per superare ostacoli altrimenti insormontabili ed inoltre potrà appendersi ai cavi sfruttandoli, se avranno una certa pendenza, per una discesa veloce, magari atterrando sulla testa dell'ignaro nemico e raggiungendo il duplice vantaggio di un "morbido" atterraggio e di un avversario in meno nei paraggi. Ogni tanto ci sarà da menare le mani per eliminare qualche guardia di troppo. Sorprenderne una alle spalle è la scelta migliore per evitare il chiassoso scontro a fuoco: un colpo ben assestato alla nuca ed il piccioncino è pronto per il mondo dei sogni. Queste sono solo una parte delle mosse con le quale potremo prodigarci durante il corso del gioco: ovviamente non manca la possibilità di nascondersi nelle ombre. Le situazioni davanti alle quali ci troveremo sono molto varie e richiedono da parte nostra una tattica accurata per essere superate adeguatamente.

Ci viene incontro l'ottimo sistema di controllo, che tramite l'utilizzo dei quattro tasti principali del GameBoy Advance, ci permette di mettere in pratica ogni singola mossa con estrema semplicità. I tasti principali A e B vengono usati uno per saltare e l'altro come tasto azione (sparare, colpire con un pugno, ecc...), il tasto L ha la funzione di estrarre e riporre l'arma selezionata, mentre R è utile per attivare la micro telecamera (utilissima in tutto il gioco e fondamentale per poter proseguire nelle situazioni più sfavorevoli) grazie alla quale potremo dare un'occhiata attorno entro un raggio limite prestabilito. Mi rendo conto di essere andato troppo frettolosamente a parlare delle mille mosse eseguibili (bontà loro) dal buon Fisher, senza proferire parola alcuna sugli aspetti che più di ogni altro coinvolgono i nostri sensi, ma rimediamo subito. Graficamente di troviamo di fronte ad un titolo che sfrutta l'ormai super collaudato 2d con scrolling multi direzionale. Mi spiego meglio: la visuale di gioco è quella classica con la quale vedremo il nostro alter ego digitale "ripreso" lateralmente. Se volessimo fare un paragone azzardato, Metroid Fusion è quello che calza sicuramente meglio.

Alla stregua del capolavoro di casa Nintendo anche con Splinter Cell dovremo esplorare un ambiente che si sviluppa nelle quattro direzioni. Tutto il comparto grafico risulta essere molto curato, dalle locazioni, molto varie e mai stancanti, ai personaggi di gioco con una menzione d'onore per quello principale. Abbiamo infatti visto il numero elevato di mosse che Sam può effettuare durante il gioco: ebbene, queste sono animate in maniera ottima senza sbavature di sorta, rendendo giustizia alle potenzialità del portatile Nintendo.

Le musiche vanno dal tema poliziesco dei menù, accompagnato dalla classica chitarra elettrica con effetto distorto, marchio di fabbrica delle musiche dei film polizieschi anni '70, fino ai temi d'ambiente proposti durante la partita, i quali aiutano il giocatore ad immergersi in una atmosfera densa di pericolo e di intrighi. Anche gli effetti sonori sono curati e contribuiscono in maniera fondamentale al gameplay. Molto spesso non è possibile vedere i pericoli che si trovano magari a pochi passi di fronte a noi.

Ma dove l'occhio non arriva, l'orecchio fa ottimamente il proprio lavoro: il tipico rumore della telecamera metterà in allarma il giocatore più attento, che scorto un angolo d'ombra vi si immergerà per studiare attentamente il da farsi. Questo è solo un esempio di come gli effetti possano essere sfruttati a nostro vantaggio, ed un plauso va sicuramente ai programmatori che hanno trovato un sistema onesto per non rendere l'esperienza di gioco frustrante: non immagino nemmeno quante guardie avrei messo in allerta o quanti allarmi avrei fatto scattare senza gli effetti congegnati ad hoc.Un secondo pericolo è stato scampato dagli sviluppatori del gioco: parliamo del campo minato dei salvataggi. Quanti giochi sono stati rovinati da un sistema di salvataggio non ottimale? In questo caso il problema è stato risolto brillantemente. Le missioni sono strutturate in sotto obiettivi, superati i quali non sarà necessario ripetere tutta la parte precedente nemmeno spegnendo la console. Si tratta di una sorta di check-point che permette di tenere la sfida sempre avvincente (i check point non sono vicinissimi tra loro) ma mai sfociando nel frustrante (non sono nemmeno lontanissimi).

Una trattazione particolare merita il discorso longevità. Il numero delle missioni che dovremo affrontare, comprendenti la prima missione di tutorial più le nove missioni principali, è abbastanza esiguo. Considerando poi che si può arrivare tranquillamente al 50% del gioco dopo due ore scarse la situazione non è certamente delle più rosee. E' anche vero che le missioni avanzate non sono semplici da completare come le iniziali, ed anzi, alcune metteranno sicuramente a dura prova anche i giocatori più smaliziati. Ma non si può non considerare che un giocatore mediamente bravo non impiegherà più di cinque o sei ore per finire il titolo. Entrano nel discorso longevità le missioni bonus sbloccabili grazie alle intercomunicabilità tra GameBoy Advance e GameCube. Sono cinque, infatti, le missioni aggiuntive che sarà possibile "scaricare" sul nostro fido GameBoy, una volta terminato il gioco sulla console a 128 bit. C'è da vedere quanti avranno la possibilità di giocarseli entrambi per godere del succulento bonus.

7
Splinter Cell arriva su GameBoy Advance conservando intatta l'atmosfera che ha contraddistinto le versioni a 128 bit, ovviamente tenendo in considerazione le debite proporzioni. Il gioco è godibile, divertente e vario grazie alle missioni mai uguali tra loro e propone dei veri e propri momenti di sfida, superabili solo con un'attenta pianificazione delle mosse da effettuare in base all'ambiente circostante. Il problema è da ricercarsi esclusivamente nelle velocità con la quale si finisce il gioco. Il gioco non è facile ma le difficoltà si superano con la pratica e troppo velocemente si arriva alle missioni finali. Di certo un numero maggiore di missioni avrebbe giovato, soprattutto in considerazione della qualità di quelle presenti. Nonostante tutto, mi sento di dire che Splinter Cell sia un buon acquisto, anche alla luce della buona rigiocabilità che lo contraddistingue.