Recensione Spirit of Speed

di Tiscali News
La Hasbro cerca continuamente soluzioni per occupare il tempo che scandisce l'attesa dell'ormai imminente e già decantato (dai feticisti di Crammond) GP3. Dopo l'uscita del suo ottimo lavoro a due ruote, GP500, inzuppato sapientemente in un mix di arcade e simulazione, si getta sulla scia lasciata, pur molto tempo addietro, dal capolavoro comunemente accettato e da tutti conosciuto come Gran Prix Legend. Spirit of Speed comunque non ha molto da spartire con GPL, e per la collocazione spazio-temporale delle competizioni, ambientate negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, e per il modello simulativo ricreato. GPL infatti trovò fortuna proprio nel realismo che era in grado di riprodurre, con quelle sue macchine a forma di siluri, decisamente inguidabili, brusche e nervose, indomabili da un novellino alle prime esperienze con giochi di guida e ugualmente impegnative per chi si cibava solo di quattro ruote

Affilare due giri in sequenza senza uscire di strada, senza rigirarsi a 360 gradi o senza farsi prendere la mano dalla quantità abominevole di cavalli di cui quei mezzi disponevano, era pressochè impossibile. Al contrario, qui, con Spirit of Speed, solo la forma di auto e gare retrò è stata trasportata in texture e poligoni: leggi fisiche particolarmente veritiere non se ne vedranno, sarà estremamente semplice condurre il macinino al traguardo, se non addirittura al successo finale in campionato. Quasi l'opposto del capolavoro Papyrus in quanto sostanza, ma degno dei prodotti recenti in quanto a forma esteriore. La presentazione, alquanto suggestiva, con una lieve vena umoristica che le immagini del passato leggermente accelerate sanno ricreare, introduce direttamente, senza particolari fronzoli, alla schermata principale. L'interfaccia grafica dinanzi a cui ci troveremo sarà, a mio avviso, estremamente gradevole, user friendly ed estremamente funzionale alla configurazione del tutto

Le modalità di gioco le più comuni per un gioco di guida: gara singola, campionato e scenario, in cui impersoneremo un dato pilota in una data situazione realmente accaduta anni orsono, a più o meno fedele riproduzione di quel mondo motoristico. Il parco auto annovera quindici modelli, tutti differenti in quanto a prestazioni tecniche e guidabilità pura, da condurre su nove circuiti del tempo. Marche quali Alfa Romeo, Bugatti, Mercedes e Maserati (ciascuna casa automobilistica presenta più modelli) saranno presenti sui famosi circuiti di Monza (con la "vera" parabolica), il sempreverde Donington, l'ovale di Avus con curva parabolica di ben 43 gradi d'inclinazione e 12 metri d'altezza, l'inglese Brookland e il cittadino e tortuoso Pau in Francia. Immediatezza di gioco e di configurazione dell'insieme è stata la parola d'ordine che hanno voluto utilizzare i programmatori. Dimenticatevi infatti assetti millimetrici e regolazioni maniacali che avevano complicato le cose in GPL. L'unica scelta a noi rimessa è quella dei rapporti delle marce (automatico o manuale)

Dimenticate la pianificazione della gara, con soste pre-programmate e impostazioni da appassionati che condivano Monaco Gran Prix 2. Qui l'importante è sedersi nell'abitacolo, accendere il motore e guidare alla bell'e meglio per arrivare al traguardo. Il controllo del mezzo sarà semplice, intuitivo e notevolmente arcade: leggero controsenso per la cura manifestata nella realizzazione di un prodotto, per cosi' dire, di nicchia, vista la realtà che riproduce. Mostro un leggero disappunto sulla configurazione del controller, mancando nel settaggio la regolazione della sensibilità, piuttosto elevata (risultando il veicolo incontrollabile), a meno che non giochiate con la tastiera o con un volante e pedaliera (scelta ideale). Qualche ora di apprendistato è sufficiente per guadagnarsi il ruolo di campione indiscusso del '37, vista la facilità di controllo del mezzo, l'impossibilità di distruggere i veicoli e la velocità con cui si rimbalza, in caso di escursioni fuori pista, sulle protezioni laterali. Il livello di difficoltà è ben calibrato: se nei livelli più accessibili arrivare nelle posizioni di testa sarà facile come bere un bicchier d'acqua, una volta aumentata la difficoltà dovremo recuperare le posizioni che perderemo in partenza, in una sorta di corsa ad inseguimento

Dal punto di vista grafico Spirit of Speed si sa far valere: la cosmesi risulta pulita, priva di poligoni sgranati o eccessivi bad clipping, a patto però che abbiate una configurazione hardware di tutto rispetto. In caso di normalissimi PC, dotati magari di ancor valide Voodoo 2 e RAM nella norma (64 direi), il frame rate non risulta affatto invidiabile, mostrando una fluidità barcollante nei tracciati più complessi dal punto di vista strutturale. Le diverse visuali di gioco selezionabili riusciranno ad appagare il giocatore, soprattutto nel caso in cui utilizziate quella interna al veicolo, dotata di un cruscotto essenziale, ma ben fatto, dotato dei tipici strumenti a lancette propri dei primi anni del '900. Gli effetti sonori sono ben superiori alla qualità media del prodotto: il classico "sglang" dell'innesto rudimentale delle marce impreziosisce il gioco e contribuisce a riprodurre, più o meno fedelmente, l'atmosfera

Spirit of Speed risulta, alla fin della fiera, ben differente dal capolavoro di GPL, ma soprattutto non ha pretese di porsi in concorrenza con il titolo Papyrus, rendendosi autonomamente conto di presentare caratteristiche di giocabilità decisamente diverse. Occorreranno poche ore di pratica per primeggiare e tagliare il traguardo sotto la bandiera a scacchi. In definitiva ne risulta un titolo adatto ai principianti del genere automobilistico (che in tal modo incominceranno dai primordi, un vero inizio!) o a chi non sopporta di dover settare accuratamente il mezzo, fino a che non si riesce a trovare la giusta configurazione che farà guadagnare preziosi decimi di secondo. Non lo consiglio a chi ha trovato in GPL il capolavoro automobilistico, capace di distruggere, tempo un gran premio, i nervi del più esperto pilota.

Spirit of Speed è un gioco adatto ai nostalgici del genere automobilistico, senza però impegnare il pilota più di tanto nella guida. Il modello fisico è settato su un'impostazione fortemente arcade, che permetterà estrema facilità di guida ed immediatezza globale: calarsi nei panni di pilota degli anni '30 non sarà di certo un'impresa, come accadeva in GPL. La semplicità di guida potrà comunque risultare frustante per i più esperti, che non troveranno in questo titolo pane per i loro denti. Attenzione all'hardware. Richieste piuttosto esose vengono inoltrate dagli sviluppatori, a pena di un frame rate basso e scattoso.