Recensione Spirit Camera: le memorie maledette

piccoli esperimenti di terrore crescono

di Nicola Caso
Siamo sempre tutti restii ad aprire il portafoglio quando si tratta di dover spendere, anche se si tratta di coltivare la nostra passione preferita, per questo ci informiamo. Pareri di amici, video, recensioni ed è per questo che state leggendo queste righe. Spesso siamo abituati a quantificare la spesa in base al numero di poligoni mossi dalla macchina, alla durata dell'avventura o più semplicemente (inutile girarci intorno) a quanti nemici è possibile far fuori e con quante diverse bocche da fuoco. Inutile girarci attorno. Parole come Longevità, giocabilità ecc ormai le mastichiamo tutti nell'ambiente. Proprio per questo oggi parliamo di un gioco “brutto” nel senso classico del termine, eppure così stranamente affascinante: Spirit Camera le Memorie Maledette.

Project Zero 5?

Prodotto controverso, già partendo dall'analisi del titolo. Perché non "Project Zero: Il Diario Viola" come ci propone invece il menù di gioco al posto del solito e stantio “Storia”? Nonostante si tratti solo di un nome, sarebbe stato un buon punto di partenza per far leva sul pubblico di affezionati che Tecmo-Koei coltiva dai primi anni 2000. Chiamiamolo sequel, chiamiamolo spin-off, fatto sta che Spirit Camera si presenta a tutti gli effetti come un vero e proprio capitolo del celebre Project Zero (o Fatal Frame che dir si voglia).

Abbandonate però le tinte survival e abbracciate le meccaniche delle avventure testuali, Spirit Camera, più che per la storia, merita di essere giocato per l'innovativo sfruttamento delle peculiarità del 3DS. Non che non sia presente una storia intrigante e meritevole, ma è pur sempre vero che non tutti reagiranno alla stessa maniera di fronte a dialoghi su dialoghi scambiati quasi sempre con un solo PNG e infarciti di continui rimandi ad un gusto per l'orrore tipicamente nipponico.

Lasciando ai giocatori il piacere di addentrarsi nelle vicende Diario Viola, si diceva prima di come Spirit Camera offra un modo tutto suo di affrontare un videogame e lo fa grazie allo sfruttamento intensivo ed estensivo della realtà aumentata. Oltre a una copia del gioco, alloggiato nella plasticosa scocca bianca che tutti conosciamo, trova spazio proprio il Diario Viola di cui sopra, pronto a portar via la faccia (occhi e bocca) a chiunque sia così stolto da avventurarsi nella lettura.

Caro diario...

Abbandonato ogni pregiudizio nei confronti di tale lettura, il piccolo libricino (16 pagine) che accompagna il gioco rappresenta a tutti gli effetti uno degli elementi fondamentali dell'esperienza di gioco, l'altro rappresentato dalla Camera Obscura tanto cara ai fan dei vecchi Project Zero. Armati di diario maledetto e camera fotografica esorcizzante (il vostro 3DS), l'associazione logica deducibile è quella di far interagire i due oggetti tra di loro, ed è proprio su tale reciprocità che si basa l'esperienza di Spirit Camera. Interagendo con il fantasma della giovane Maya e proseguendo con l'analisi del Diario, si viene di volta in volta catapultati in piccole prove che richiedono l'osservazione del libercolo, il superamento di alcuni mini giochi basati sulla realtà aumentata o l'esorcismo degli spettri in pieno stile Project Zero. Vista l'esile durata dell'avventura e l'ingegnosità richiesta da alcuni rompicapo sarebbe un peccato svelare qui adesso alcuni momenti decisamente azzeccati, ma non è difficile immaginare pagine bianche che una volta analizzate attraverso la camera svelano inquietanti scritte col sangue, spiriti maligni pronti a sbucare fuori da vecchie foto sbiadite o fantasmi che vi circondano mentre si aggirano per la vostra stanza. Grazie all'idea di rendere il giocatore realmente protagonista delle vicende, i giroscopi della console sono sfruttati al massimo per fornire un'esperienza di gioco a 360°. Sentire una voce (rigorosamente muniti di cuffie) e voltarsi per trovarsi alle spalle una mano tesa è un'esperienza che difficilmente potreste vivere altrove. Se siete di quei giocatori che ancora riescono a farsi trasportare da meccaniche puramente narrative (la storia viene raccontata prevalentemente tramite dialoghi, appunti e di rado qualche sequenza filmata) e a cui piace farsi spaventare ingenuamente, Spirit Camera non potrà non colpirvi.

Chi ha spento la luce?

Finora solo parole di elogio e ammirazione. È tutto oro ciò che luccica quindi? Sicuramente no, anche perché lo si diceva in apertura, abituati come siamo agli standard attuali, Spirit Camera risulta un prodotto afflitto da parecchi limiti, tali che affosserebbero la maggioranza dei videogames contemporanei. Gli esorcismi ad esempio. Forse l'aspetto, ludicamente parlando, che più si avvicina alle meccaniche classiche della serie, richiedono al giocatore di guardarsi costantemente intorno, azione di per se poco pratica e alla lunga anche estenuante. Tralasciando la pur breve durata (comunque congeniale all'esperienza) e una certa tendenza al verboso, l'altro grande problema che affligge il gioco è di natura prettamente tecnica, una svista di design su cui gli sviluppatori sono inciappati a causa della poca potenza degli obbiettivi del 3DS. In un gioco come questo dove l'atmosfera è fondamentale, giocare costantemente sotto la luce compromette non poco l'impatto emotivo. Per essere rilevato a dovere, infatti, il libro RA deve essere sempre ben visibile e sotto una buona sorgente luminosa, espediente che smorza di fatto l'immedesimazione e la sensazione di angoscia e oppressione tipica dell' Horror giapponeei. E' pur sempre possibile giocare al lume di una lampada, ma in quel caso i problemi di una corretta inquadratura senza riflesso finiscono compromettendo l'intera esperienza di gioco.

Il bel gioco che dura poco

Più e più volte abbiamo parlato di quanto il gioco sia breve, ma è comunque il caso di ribadirlo. Spirit Camera è veramente breve. Arrivare ai titoli di coda è questione di qualche ora scarsa e, seppur passate alla grande tra enigmi e storie intriganti di fantasmi, neppure l'attività più soddisfacente del gioco. Al pari di classici come Hotel Dusk e il suo seguito, il bello non risiede tanto nel raggiungimento della meta, quanto nel viaggio in se: Vivere le vicende sulla propria pelle, affezionarsi a Maya, preoccuparsi per la triste storia di Kaito, scoprire poco alla volta i misteri della donna in nero. Esistono anche attività collaterali che permettono di pasticciare con la fotocamera per inquadrare fantasmi, modificare i volti e svagarsi con qualche minigame a tema incentrato sull'uso del Diario Viola ma nulla in grado di aumentare realmente il fattore tempo e far cambiare i dea ai detrattori.

6
In definitiva <i><strong>Spirt Camera </strong></i>è un esperimento audace e interessante che riesce a trovare la sua ragione d'essere nella sua originalità e nel concetto di fondo alla base del gameplay: Trasformare il <i>Nintendo 3DS </i>nella <i>Camera Obscura </i>e far vivere ai giocatori un incubo a occhi aperti dove i protagonisti sono loro stessi. Un titolo molto limitato e afflitto da svariate lacune a cui difficilmente si può soprassedere, eppure così unico e diverso. Il consiglio, mai come in questo caso, è quello di provarlo sulla propria pelle per potersi fare da soli un'idea dell'ultimo arrivato in casa <i>Tecmo-Koei</i>, magari cogliendo al volo la proverbiale offerta su <i>internet</i>. Per tutti i giocatori più intrasigenti il consiglio è quello di rivolgere il proprio sguardo altrove, magari alla recente conversione del secondo capitolo su <i>Wii</i>.