Recensione Space Hack

di Tommaso Alisonno
In un universo futuro, gli umani hanno risolto il problema del sovraffollamento delle carceri mandando i galeotti come coloni su pianeti lontani, dove insomma avranno altro da fare che infrangere la legge. La Maximum XV, una nave che trasporta ben quindici biosfere coloniche, viene però attratta dal campo gravitazionale della temutissima Nebulosa Nera, all'interno della quale si annidano da secoli numerose razze aliene che, non potendo uscirne, si nutrono di quelli che, come loro, ne rimangono intrappolati. Per gli umani sopravvissuti dell'ultima biosfera esiste una possibilità di salvezza, ma è necessario che un avventuriero solitario attraversi tutta la nave fino alla Sfera Madre ed in essa controlli dei reattori. Quest'avventuriero si chiama Space Hack.

Ci troviamo al cospetto di un Action-RPG d'ambientazione fantascientifica dalle tinte estremamente classiche: lo scopo sarà quello di condurre il buon Hack attraverso una serie di livelli che si snodano tra le quindici biosfere, eseguendo lungo strada un buon numero di sotto-quest opzionali e soprattutto massacrando tutti gli alieni che saranno tanto sciocchi da osare sfidarlo. Insomma, uno dei più classici "Diablo-like" con visuale a volo d'uccello in cui si avanza da una mappa alla successiva massacrando mostri, arraffando tesori e tornando di tanto in tanto alla base a curarsi e svuotare l'inventario negli appositi negozi.

Il sistema di progressione è decisamente semplice: man mano che si annientano mostri si guadagnano punti esperienza, e giunti a determinate soglie si guadagna un livello, cosa che consentirà di distribuire alcuni punti nelle quattro caratteristiche di fora, conoscenza, destrezza e salute. A caratteristiche maggiori corrisponderà, come di consueto, la possibilità di utilizzare un maggior quantitativo di armi e oggetti HiTech, che poi risultano essere l'equivalente futuristico degli incantesimi. Il controllo è quasi interamente via mouse (tasto sinistro muovi/prendi/attacca, tasto destro attiva l'HiTech, rotella per ruotare l'inquadratura), salvo la possibilità di utilizzare degli shortcut su tastiera, ad esempio per curarsi. Essendoci un solo personaggio selezionabile (niente maghi, guerrieri, elfi, ladri, nani o ballerine), l'evoluzione dello stesso è lasciata interamente alla libertà del giocatore. Oltre alla canonica barra della salute, ossia quella che diminuisce al ricevimento di attacchi nemici e decreta il game over al totale svuotamento, sono presenti altri due indicatori da tenere costantemente sott'occhio: la barra dell'energia, utile per utilizzare le armi a munizioni e che in effetti sostituisce il Mana, e quella della stanchezza, che si consuma correndo ma si ristabilisce anche molto velocemente col riposo.

Graficamente parlando, il gioco sfrutta un motore in 3D piuttosto leggero, che ricorda da abbastanza vicino una versione semplificata di quello di Dungeon Siege: la differenza fondamentale sta nell'impossibilità di zoomare l'inquadratura, cosa che nasconde astutamente la leggerezza in elementi come il dettaglio dei modelli e la scarsezza dell'area calcolata; fortunatamente pensa la mappa a mostrarci vaste zolle di territorio per evitare di perderci. Le ombre sono calcolate in tempo reale, ma gli effetti di luce rimangono piuttosto scarni, e si limitano a delimitare zone più o meno illuminate.

Per quanto concerne il sonoro, il gioco presenta temi musicali molto adatti all'atmosfera fantadisastrosa, anche se alla lunga un po' assillanti. Molto buoni i doppiaggi dei dialoghi, curati da attori professionisti, ma meno gradevoli gli effetti dei mostri o i grugniti (non c'è altro modo per definirli) di dolore di Hack. Nella norma gli effetti sonori. La giocabilità è minata da due difetti: il primo è la piattezza iniziale, complice l'impossibilità di scegliere un personaggio differente dal semplice Hack o perlomeno di personalizzarlo più dettagliatamente che con la sola e semplice distribuzione di punti nelle caratteristiche. Il secondo è una difficoltà intrinseca dei combattimenti stessi che rende veramente spiacevoli le prime fasi di gioco, quando anche solo due o tre nemici possono farvi al pelle. D'altro lato le cose migliorano dopo tre o quattro livelli, quando questo rischio sarà nettamente ridotto ma non assente e vi obbligherà ad essere molto tattici, sfruttando ad esempio angoli o porte per affrontare i nemici un po' alla volta rendendo i combattimenti molto più interessanti di una rissa continua. Per il resto il sistema è semplice ed immediato, le varie ambientazioni piuttosto accattivanti ed in generale il prodotto risulta sufficientemente divertente, specie considerando il prezzo a cui viene venduto (stiamo parlando di meno di 20€ ). Per la longevità è un grosso difetto la mancanza del multiplayer, tipica attrattiva per tutto questo genere di giochi, ma i tre livelli di difficoltà dovrebbero riuscire a tenervi impegnati abbastanza a lungo.

5
Space Hack ha poco da offrire, ma anche poche pretese: certo non è lecito aspettarsi un capolavoro da un titolo che esce direttamente a low-cost, e pertanto nel suo piccolo fa bene il suo lavoro. Concettualmente un Diablo futuristico, molto semplificato nel sistema di GamePlaying, più complesso nelle strategie da adottare, e con una grafica in vero 3D che, pur senza essere brutta, certo è lungi dalle cime tecniche odierne. Da passarci il tempo...