Recensione Sonic e il Cavaliere Nero

La spada? Meglio lasciarla nella roccia

di Davide Tognon
Dopo un esordio non troppo convincente, "Gli anelli segreti", Sonic fa il suo ritorno su Wii con "Il cavaliere nero". E se il primo capitolo veniva rappresentato sullo sfondo orientaleggiante de Le mille e una notte, questa volta l'istrice blu è calata nell'epopea letteraria della Tavola Rotonda. La mascotte SEGA è stata evocata da Merlina, una giovane maghetta alla ricerca disperata d'aiuto per sconfiggere il malvagio re Artù, il sovrano oscuro, alla testa di un esercito reclutato direttamente nell'oltretomba. Ben presto una spada parlante, Caliburn, cingerà il fianco di Sonic; più che una compagna di battaglia, la sua schiettezza la rende una presenza molesta per lo stesso possessore, con quella lingua tagliente quanto la lama. I consueti comprimari Knuckles, Shadow, Tails ecc... fanno la loro apparizione nelle vesti dei personaggi più famosi del ciclo di racconti (e dunque Lancillotto, Parsifal e così via).

La storia qui brevemente delineata, oltre che stravolgere la tradizione, riprende il canovaccio già visto ne "Gli anelli segreti", riproponendone pedissequamente numerosi cliché. Se nella prima occasione si poteva affermare che l'atmosfera esotica conferisse un pizzico di originalità al videogame, ora che la formula si ripete viene spontaneo interrogarsi circa la mancanza di creatività degli autori. Il modo in cui si fa ricorso ad ambientazioni letterarie, in fondo, pare suggerire una certa carenza d'inventiva. Fosse solo un discorso limitato alla trama, allora questa andrebbe considerata una discussione oziosa: i platform han sempre avuto alle spalle vicende banali e pretestuose, lamentarsene adesso suona come minimo anacronistico.

Ma il vero problema è che la mancanza di creatività si percepisce ad un livello più profondo. Per ottenere qualcosa di diverso rispetto all'esordio su Wii (che pure esprimeva una precisa identità) e al contempo in sintonia con lo scenario medievale, si è voluto fare di Sonic un cavaliere con tanto di arma in pugno. Ciò significa che il mitico attacco rotante è stato sostituito dal menar fendenti. Mentre l'inclinazione di base, ossia affrontare livelli unidirezionali a scorrimento iper-rapido, è stata preservata. Messe insieme, tali componenti conducono ad un risultato nefasto, dove l'inadeguatezza del controller emerge impietosamente ancor più che ne "Gli anelli segreti", se possibile. Perché ci si scaglia sul nemico con una celerità pazzesca, ma trafiggerlo non è questione di riflessi; il ritardo nella risposta dello Wiimote svilisce la tenzone.

Inoltre, non vi è differenza nel compiere un gesto piuttosto che un altro, fra colpi orizzontali e verticali. Di conseguenza, per sgominare gli avversari è inevitabile arrestare la propria corsa ed agitare senza criterio il telecomando bianco, aspettando che il nostro paladino esegua una qualche combo. Gli insulsi corpo a corpo contrastano nettamente con l'iperbolica velocità di percorrenza del livello, una contraddizione della quale il vecchio sistema di combattimento (che si potrebbe sintetizzare in un "salta sul mostro e via") non doveva preoccuparsi. Una incongruenza tanto più evidente nelle boss battles, duelli di spada con i cavalieri al servizio di re Artù, nel corso dei quali la fase di scorrimento è totalmente accantonata a favore della semplice lotta al rivale. Ma, una volta dato maggior risalto alla lotta, ovviamente anche i relativi difetti ne risulteranno accentuati.

 

Tornando ai livelli, la prima cosa da notare è la loro breve durata (si superano in pochi minuti) a dispetto delle estensioni ragguardevoli, conseguenza del passo speditissimo di Sonic. Una impostazione condivisibile, ideale per la partitella "mordi e fuggi" e controbilanciata dal buon numero di aree selezionabili. Per rimediare alla ripetitività scaturita dalla mancanza di libertà d'azione, sono sempre previsti differenti obiettivi da portare a compimento, tipo sbaragliare un tot di nemici, guadagnare il traguardo entro un tempo limite, interagire coi popolani ecc... Non tutti sembrano azzeccati: l'ultimo citato, ad esempio, presuppone delle fastidiose soste che spezzettano il ritmo.

Bisogna aggiungere la facoltà di cimentarsi nell'avventura con altri personaggi, ognuno dotato di caratteristiche proprie che permettono approcci leggermente diversi; di collezionare una marea di oggetti (circa 250) e di extra; di forgiare nuove armi, che incidono su parametri in stile RPG. Insomma, va compreso che, quantitativamente, "Il cavaliere nero" ha molto da offrire. Purtroppo però la struttura che sorregge la mole di features è mal riuscita, stroncando sul nascere la godibilità del videogame e pregiudicandone l'appetibilità nel lungo periodo.

Il multiplayer, benché prenda parzialmente le distanze da tale struttura, non approda ad esiti migliori. Esso si svolge in arene a base quadrata con telecamera fissa ed è imperniato sul medesimo sistema di combattimento della modalità in singolo, applicato ad una battaglia per più giocatori. Nonostante le molteplici varianti a disposizione, il giudizio sul multi non si sottrae alle considerazioni negative formulate in precedenza. Sul versante grafico, l'istrice blu può fare bella mostra della sua corsa in virtù della costante sensazione di velocità che le animazioni e la visuale alle spalle sanno regalare, sullo sfondo delle ambientazioni suggestive. Per gradire il sonoro, invece, è necessario scendere a patti con il "solito" doppiaggio giovanile e le musiche dall'inconfondibile stampo rock, una prassi ormai consolidata ma suscettibile di qualche critica (ad esempio, sarebbe parso più coerente optare per una maggior attenzione nei riguardi di temi d'impronta medievale).

Non si può che constatare con amarezza come la serie più famosa di SEGA abbia fatto un deciso passo indietro. Abbandonare la rotta conosciuta per spingersi in direzione di nuovi lidi si è rivelato deleterio; sembra quasi che Sonic, dopo una vita trascorsa scontrandosi a mani nude, non voglia sentir parlare di brandire lame e affini. Il delicato rapporto con lo Wiimote appare problematico e lungi dall'essere risolto.

5
Fin dagli albori bidimensionali, nei primi anni '90. Ogni volta che Sonic si è cimentato su un campo inedito il risultato non è stato incoraggiante. Che si trattasse di flipper, Tetris, kart racing o quant'altro l'istrice ha sempre palesato una certa incapacità di reinventarsi, difetto trascinato nel tempo ben oltre il travagliato passaggio alla terza dimensione. Quando finalmente sembra aver riacquistato una propria identità, ecco che impugna la spada e si improvvisa cavaliere. Accetta un consiglio, Sonic: lascia perdere le armi, non avventurarti su terreni rischiosi e torna ad essere quello di sempre. Noi ti preferiamo così.