Recensione Sniper Elite V2

Basta una pallottola per vincere la guerra... degli sniper game!

di Marco Modugno
Berlino, 1945. La guerra voluta da Hitler è agli sgoccioli e l'artiglieria sovietica martella le ultime ridotte della difesa del Reich, presidiate da ciò che resta del più efficiente apparato bellico del Ventesimo Secolo,  per quasi un lustro padrone d'Europa. I giochi, tra l'Asse e gli Alleati, sono prossimi all'inevitabile conclusione, dopo un bagno di sangue costato al mondo cinquantaquattro milioni di morti. Le nuove potenze emergenti sulle ceneri dei vecchi schieramenti europei, USA e URSS, già intravedono la necessità dell'inevitabile confronto di forze tra il mondo libero e il bolscevismo. Intenzionati ad impadronirsi della tecnologia tedesca più avanzata nel campo della missilistica, la stessa che ha portato le V1 e le V2 fino ai cieli di Londra, americani e sovietici si affannano di accapparrarsi i migliori cervelli nel settore, allo scopo di assicurarsi il primato nello sviluppo di sistemi d'arma che avrebbero, nei decenni a segurie, costituito l'ago della bilancia strategica, più ancora dei bombardieri pesanti.

In questo scenario, prossimo alla fatidica svolta tra il secondo conflitto mondiale e la Guerra Fredda, si muove il protagonista di Sniper Elite V2, agente dell'OSS americano infiltrato a Berlino con una delicata missione. Individuare e neutralizzare gli ultimi cinque scienziati tedeschi esperti di missilistica, prima che i sovietici riescano a reclutarli e portarli dalla loro parte. Ecco allora che una scelta di trama innovativa e credibile crea l'opportunità per una storia ricca di colpi di scena, rivolgimenti di fronte e scontri epici contro i vecchi ed i nuovi nemici.

Sniper Elite V2, di cui ho avuto l'inatteso piacere di testare la demo qualche tempo fa, e ora di provare la versione definitiva, è un piccolo gioiello. Difficilmente oggigiorno si riesce ad ammettere  di trovarsi di fronte ad un gioco prossimo all'eccellenza senza farsi prima rintronare occhi ed orecchie da campagne di marketing multimilionarie, attese quinquennali con continui spostamenti della data di uscita, tonnellate di gadget, inviti a cena ed altri cotillons. Però, ogni tanto capita. E' il caso di questo secondo capitolo della saga dedicata agli sniper, firmata dal team 505 Games.

Dentro c'è tutto, dall'impegno nel concepire una trama avvincente e credibile evitando di scomodare uno scrittore di techno-thriller sulla via del tramonto, alla capacità di ricostruire locazioni realistiche e immersive senza dover sviluppare un nuovo motore grafico ad hoc che sia benchmark indiscusso. In due parole, c'è l'amore e la passione di voler produrre qualcosa di bello, infischiandosene delle leggi di mercato, consapevoli del fatto che non si potrà beneficiare di una promozione pubblicitaria di primo livello, o di un hype lungo un quinquennio. E regalare ciò nonostante al giocatore, neofita o appassionato che sia, un gioco di elevatissima qualità, capace di fargli mettere da parte il blockbuster del momento, quantomeno per tutto il tempo che occorrerà a completare la campagna principale.

Al di là della grafica, che pur mantenendosi sempre su livelli più che dignitosi, non è magari allo stato dell'arte in tema di texture e numero di poligoni, il comparto tecnico del gioco si merita una promozione a pieni vosti, forte di una colonna sonora doppiata in modo più che soddisfacente nelle varie lingue (l'inglese del protagonista è reso in italiano nella versione del nostro Paese, mentre restano in idioma originale le battute in russo e in tedesco), accompagnata da effetti di livello cinematografico e musiche mai fuori posto. Non si sente davvero il bisogno di bacchettare gli sviluppatori su qualche clipping o compenetrazione di troppo, quando comunque tutto fila a meraviglia senza esitazioni, anche nei momenti più concitati e affollati. Soprattutto in presenza di un'opzione "bullet time" (quando tratterrette il fiato per sparare) e moviola impeccabili. Lo avete già letto nella preview (se non l'avete fatto, che aspettate?).

Non sono di solito particolarmente indulgente nei confronti di chi infila ettolitri d'emoglobina e tonnellate di turpiloquio gratuito nei videogiochi, tentando in questo modo di attirare l'attenzione anche su titoli a volte mediocri. La scelta però di mostrare, quando si effettua un buon tiro, gli effetti dela pallottola su ossa e organi vitali della vittima appare in questo caso non solo appropriata ma perfino degna di menzione. I cecchini combattono una guerra gelida, spersonalizzata, nella quale l'assassino spara alla vittima da grande distanza, di sorpresa, a sangue freddo. Mostrare quali siano gli effetti terminali di quel singolo proiettile, in grado a volte di modificare gli esiti di una battaglia, mi sembra quantomai utile a suscitare una riflessione che si spinge ben oltre la comprensibile esultanza del giocatore per aver portato a termine la sua missione di fuoco.

Oltre al fido Springfield ad azione singola, fucile prediletto dai cecchini americani deglli anni Quaranta in quanto molto più preciso del Garand, il nostro protagonista può disporre di un fucile mitragliatore Thompson (sostituibile con un MP-40 o un PPsh-41, a seconda che lo sottragga ad un tedesco o ad un russo), di una pistola silenziata Welrod (che può scambiare con una Luger o una Tokarev) e di qualche simpatico gadget. Mine ad inciampo utili a sbarrare una possibile via di approccio dei rinforzi nemici, mine antiuomo con le quali "trappolare" il cadavere di una sentinella, granate a mano e pietre con cui attirare l'attenzione delle guardie sono solo alcuni degli oggetti con i quali potrete aiutarvi nelle vostre missioni. In parte come dotazione iniziale, oppure raccogliendoli dalle spoglie dei nemici abbattuti. Meglio comunque spostare sempre un cadavere lontano dalla luce o dalla strada percorsa dalle pattuglie, per evitare di smantellare la vostra copertura anzitempo.

Un approccio silenzioso e cauto, infatti, è sempre preferibile ad un'avanzata arma al fianco alla Rambo, che risulta praticabile solo ai livelli di difficoltà meno elevati. Il grado di personalizzazione della fida è un altro dei punti di forza del gioco, spaziando da un'opzione da principianti in cui il proiettile colpisce al centro della croce di mira a qualsiasi distanza, fino alla necessità di tenere conto del vento, della distanza, dell'alto grado di allerta dei nemici e delle capacità balistiche del proiettile (riuscirà a quella distanza a trapassare una parete di legno, o la portiera di una vettura?).

La trama del gioco, tratteggiata qui sopra, propone una varietà di ambientazioni e missioni che riesce a non annoiare mai, pur attingendo ai copioni classici dei film di guerra. Spazieremo dall'abbattimento di un alto ufficiale prima che riesca a passare informazioni al nemico di domani (i russi) fino al sabotaggio di una base missilistica tedesca. Con qualche sorpresa eclatante, in parte anticipata dai filmati e dagli screenshots pubblicati in rete.

Un solo peccato. Che il multiplayer competitivo a dodici giocatori resti appannaggio della versione per PC, riservando alle console la sola opzione cooperativa, che resta comunque un'aggiunta felicissima ad un titolo che brillerebbe di meritata luce propria anche se la possibilità del gioco online mancasse del tutto. L'elevata componente strategica che permea tutte le missioni, infatti, stimola a differenti approcci alle medesime, specie se si cresce un po' alla volta nel lvello di difficoltà, sperimentando poco a poco le leggi della balistica e la necessità per uno sniper professionista d'imparare a dominare l'impazienza.

Non ho altro da aggiungere. Se non che l'uscita di giochi come Sniper Elite: V2 mi lasciano ben sperare sul futuro della nostra comune passione. Segno del fatto che un'adeguata miscela di creatività, passione e mestiere possano regalare a noi appassionati titoli memorabili. Senza nessun bisogno d'investire milioni in campagne pubblicitarie che tentino di convincere il mercato della bontà di qualcosa che, a volte, tanto buono non è. Provatelo. Non vi deluderà.

9
E' dunque vero che non sempre è necessaria una grafica spinta all'ennesima potenza per trasformare un videogioco in un capolavoro. Il motore di SEV2 fa egregiamente il suo dovere ben oltre il minimo sindacale, intendiamoci, ed è pure giusto visto quello che uno deve spendere per giocare un titolo appena uscito. Però, pur non essendo esente da qualche difetto, riesce comunque a regalare emozioni decisamente al di sopra della media. Merito certamente di un atrama curata, di ricostruzioni ambientali realistiche e soprattutto di un gameplay che costringe a pensare, merce davvero rara di questi tempi. A un gioco del genere, encomiabile sotto tanti punti di vista, si perdona tutto, specie quando ci si rende conto che lo si sta giocando con quella passione che ci tiene attaccati ad un romanzo avvincente, ad un film ricco di colpi di scena. Il secondo capitolo della saga, dunque, è decisamente superiore al primo. E segna un nuovo punto di riferimento per i giochi di cecchinaggio che verranno. Ghost Warrior 2, sei avvisato!