Recensione Sid Meier’s Pirates!

di Tommaso Alisonno
1"

Nel periodo delle grandi esplorazioni navali (diciassettesimo secolo), una famiglia di mercanti sta festeggiando la flotta che, il giorno successivo, dovrebbe portargli una fortuna. Purtroppo, la festa è rovinata dall'arrivo del creditore, il feroce Marchese Montalban, che li informa che la flotta è sparita, i debiti sono scaduti, tutte le proprietà confiscate e la famiglia stessa presa in schiavitù. Solo il più giovane membro, un bambino di appena otto anni, riesce a fuggire, mentre la sorella, gli zii ed il nonno vengono portati via. Dieci anni dopo, il giovane, divenuto un uomo, si imbarca per le Americhe: il suo scopo, oltre a quello di fare fortuna, è quello di ritrovare i parenti scomparsi e di vendicarsi del Marchese Montalban. Pirates è il Remake di un vecchissimo videogioco, si parla dei tempi del Commodore 64, ideato a suo tempo dal geniale Sid Meier (dice niente la parola "Civilization"?) e da lui stesso riproposto dopo aver ispirato in parte lavori come Sea Dogs o la trasposizione videoludica del film La Maledizione della Prima Luna. Calandovi nel ruolo del giovane capitano coraggioso a cui voi stessi darete il nome, vi troverete immersi nel mondo della pirateria, destinati a battaglie navali, duelli all'arma bianca, balli di corte, rapimenti, cacce al tesoro e tutto quanto ci si può aspettare da un gioco sui pirati.

Il gioco nel suo complesso non si identifica in un filone particolare: è difatti suddiviso nelle sue fasi in sotto-giochi, i cui principali sono trattati negli appositi Box, che vanno dallo strategico, allo stealth, alle prove di riflessi. Volendo generalizzare, forse lo si potrebbe considerare un Gioco di Ruolo, dato che fondamentalmente lo scopo è quello di svolgere missioni di vario tipo ottenendone in cambio denaro, fama, oggetti, navi più potenti, e così via, ma anche questa catalogazione sarebbe approssimativa. Per quanto possa sembrare banale, Pirates è "semplicemente" un gioco sui pirati, in tutte le sue sfaccettature. La trama principale, vale a dire la ricerca dei parenti perduti e la vendetta sul Marchese Montalban, è in realtà un elemento marginale del gioco, studiato fondamentalmente per dargli un taglio da "romanzo Salgariano" che assolutamente non guasta. In realtà è più la carriera personale del protagonista a farla da padrona: man mano che sconfigge navi o guida il suo equipaggio al saccheggio di una roccaforte, infatti, il nostro capitano incrementerà la stima nei suoi confronti da parte delle nazioni nemiche dei suoi obiettivi. In cambio, queste gli conferiranno degli avanzamenti militari e dei titoli nobiliari, il cui effetto sarà quello di reperire più facilmente marinai, riparare più facilmente le sue navi e commerciare più proficuamente.

Come in altri giochi di pirateria, sarà possibile "fare il mercante", ossia acquistare merci in un porto per rivenderle in un altro, a seconda della produttività locale, ma in linea di massima questa politica sarà poco appagante in Pirates, che tende più che mai a valorizzare gli scontri con sostanziose ricompense. Alla fin fine, i mercanti servono più ad acquistare le merci trafugate e venderci provviste che altro, specie quando il sistema prevede che uno dei beni più volatili - le palle da cannone, e scusatemi il doppio senso - sia illimitatamente disponibile durante gli scontri. Tomb Raider Docet? Non esattamente: più che altro la scelta "cinematografica" di non costringere il giocatore a preoccuparsi di simili "piccolezze" incentrando così il gameplaying sull'azione e la strategia da battaglia. La grafica di gioco si avvicina molto a quella del cartone animato: i modelli hanno proporzioni realistiche, ma il tipo di dettaglio adottato sulle textures e soprattutto le tinte scelte strizzano molto l'occhio a Goybrush Treepwood e all'Isola della Scimmia. Il motore è estremamente leggero, ma questo è dovuto al fatto che in nessuna situazione si ritrova a dover muovere molti poligoni: i modelli su schermo sono infatti sempre in numero piuttosto basso e il dettaglio dei particolari non è ai massimi livelli.

A compensare ciò vengono le ottime textures realizzate, ricche di dettagli e modellate egregiamente per le varie situazioni (l'unico caso in cui una texture non rende a dovere è quello dell'armatura che potreste arrivare ad indossare nei duelli, la quale tende a deformarsi né più né meno che una camicia). Pregevole il fatto che col passare degli anni anche l'aspetto del protagonista cambi, passando dal giovane dal viso pulito, all'uomo maturo dai lineamenti marcati, fino al capitano di mezz'età inoltrata con già diverse rughe sul volto. Pregevoli i giochi di luce ed ombra impiegati, relativi soprattutto a fiamme e riflessi su certe armature. Le musiche scelte sono brevi brani classici di quel periodo storico, e vanno dalle canzoni marinare che sentirete a bordo dopo una battaglia vinta alle marce militari suonate nei vari porti; divertentissimi i minuetti delle serate danzanti. Per quanto concerne i doppiaggi, gli sviluppatori hanno optato per limitarli a delle esclamazioni che i vari personaggi faranno parlando con voi, e che vanno dallo stupore, allo sdegno, alla gioia, e così via: penseranno poi i testi, intermente tradotti in Italiano, a guidarvi nella vicenda.

La giocabilità è a dir poco immediata: tutti i sottogiochi sono infatti affrontabili tramite l'utilizzo del solo tastierino numerico, al massimo coaidiuvato dal mouse e dai tasti Maiusc e Ctrl. In basso a destra compariranno nove icone, disposte come i suddetti tasti, rappresentanti i comandi impartibili, complete di scritte: tutti i comandi sono assolutamente intuitivi (per fare un esempio pratico, non è difficile capire a cosa serva l'icona con la scritta "Fuoco!" e il disegno di un cannone mentre si è impegnati in una battaglia navale), e nelle prove di riflessi (come il ballo o il duello), perlomeno ai livelli più bassi di difficoltà, lampeggiano nel momento in cui è opportuno premerle. La struttura di gioco è tale che qualsiasi obiettivo abbiate in cantiere sembri ad un tiro di schioppo da voi, e vi trascini a tentare di conseguirlo nel più breve tempo possibile; stranamente, però, il raggiungerlo vi richiederà più tempo di quanto previsto, e nel durante vi si sbloccheranno altri obiettivi: una sorta di serpente che, mordendosi la coda, vi stringe nelle spire del gioco finché l'orologio non vi richiama a maggior ordine. L'unico problema è costituito dal fatto che questo schema possa alla lunga diventare un po' ripetitivo, ma quando questo capita è sufficiente concentrarsi in qualcosa di cui non si è occupato in precedenza che subito la varietà verrà a galla (per fare un esempio personale, io ho cominciato a conquistare città solo verso la fine della mia Carriera).

Il titolo si può portare a conclusione, al livello minimo di difficoltà e con tutti gli obiettivi raggiunti, in circa una settimana di gioco intensivo, ma la rigiocabilità è piuttosto elevata: oltre ai vari livelli di difficoltà, infatti, sarà possibile, dal secondo avvio, anche scegliere in quale campo il vostro capitano sarà più portato (duello, danza, mercanteggio, navigazione, e così via), senza contare che la difficoltà può essere aumentata durante la carriera nel momento in cui ci si prende una pausa per la spartizione del bottino. Infine, la libertà di influenzare in prima persona la potenza politica di una o un'altra nazione conquistando città in suo nome rende la struttura particolarmente libera ed elastica.

In conclusione, Pirates è un gioco decisamente divertente ed accalappiante, studiato per trasmettere bene la sensazione Salgariana di una racconto piratesco e che riesce, con la sua immediatezza e la sua varietà, a strappare un sorriso e a tenere incatenato il giocatore alla sedia. Dategli un'occhiata a tutti i costi!!

8
Pirates riprende la filosofia del vecchio gioco a cui è ispirato strizzando l'occhio ai titoli realizzati dalla concorrenza negli ultimi anni. Il risultato è un gioco totalmente "accalappiante", che con un sistema di base semplice e vario, controlli immediati, mini-giochi divertenti ed una realizzazione tecnica molto gradevole e leggera riesce ad appassionare il giocatore tenendolo incollato allo schermo nel tentativo di fare "ancora qualcosa di più". Forse è l'uovo di colombo di chi ha preso un concept stravecchio (il gioco dopotutto è un remake), l'ha semplificato al massimo nei suoi elementi e ce l'ha presentato in tutta la sua giocabilità. Divertimento assicurato!