Recensione Shadow Warrior

Old but not gold...

di Andrea Zabbia
Il popolo dei videogiocatori spesso vive un sentimento a noi conosciuto con il nome di nostalgia. A volte capita, quando proviamo l'ultimo gioco arrivato sul mercato, di desiderare un ritorno a quel tipo di gameplay appartenente a tempi ormai tramontati. “Si stava meglio quando si stava peggio!” sembra quasi il ritornello che echeggia per le stanze dei gamer di vecchia data. Flying Wild Hog avrà pensato quindi di puntare a questa fetta di mercato quando ha cominciato a lavorare su Shadow Warrior, remake dell'omonimo capolavoro del 1997 firmato da 3D Realms. Ma puntare sulla vecchia scuola è sempre sinonimo di qualità? Beh, in questo caso forse no...

Nostalgia, nostalgia canaglia...

Iniziamo la disanima di Shadow Warrior prendendo in considerazione il suo aspetto migliore: l'umorismo. La trama del gioco è molto blanda e caciarona, per gli amanti del genere trash e di quel tipo di narrazione che molto si avvicina ai classici shooter degli anni '90, Duke Nukem in primis. Lo Wang, il protagonista di questa assurda avventura, è un nerd con smanie da supereroe tipico dei fumetti. Nell'apocalisse generata dall'improvvisa invasione demoniaca vede quasi un'occasione per dimostrare a se stesso di essere un fighissimo guerriero. Il compagno di viaggio del nipponico combattente è Hoji, uno spirito burlone che ci divertirà con battute cattive e sopra le righe. Durante la nostra prova abbiamo individuato in questa caratteristica il vero e proprio punto di forza di Shadow Warrior: l'esilarante rapporto che si instaura tra i due personaggi. Peccato che ciò non basti per salvare il titolo Flying Wild Hog.

Questo Shadow Warrior è un gioco vecchio in ogni sua componente, ma lo paragoniamo più al pezzo di formaggio dell'anno prima che ad un buon vino d'annata. L'obiettivo degli sviluppatori era quello di proporre un FPS old school, di quelli che abbiamo amato durante gli anni '90. Possiamo dire che in un certo senso essi ci siano riusciti, ma il titolo è stato proposto con meccaniche davvero antiquate, mixate in maniera poco efficace e divertente. Tutto ciò che dovrete fare sarà abbattere orde di nemici agitando la vostra fida spada, premendo in maniera più o meno furiosa il tasto R2. Certo, in realtà potrete effettuare diverse mosse con la katana, utilizzando la combinazione “doppio movimento di levetta verso una direzione più R2” o “striscia il dito sul touchpad più R2”. Tra le due abbiamo trovato più comoda la seconda, nonostante a volte i comandi non fossero riconosciuti in maniera precisa e accurata. Dopo poco comincerete ad abusare di questi nuovi attacchi, in quanto si riveleranno fondamentali per il successo in battaglia. La situazione di gioco tipo è quella che vede Lo Wang indietreggiare ondeggiando la propria lama per far fuori i demoni che in maniera suicida si gettano in massa sullo spadaccino giapponese.

Ciò che ci ha lasciato maggiormente perplessi è ciò che riguarda il gunplay del titolo, fondamentale per un prodotto che si definisce first person shooter. Il feeling con le armi non ci ha affatto convinto. Gli avversari risultano abbastanza coriacei e non risentono dei colpi da noi esplosi fino al momento in cui magicamente il loro corpo va in pezzi. Particolarmente obsoleto è il sistema di mira, che impedisce al giocatore di sparare con accuratezza in maniera abbastanza tranquilla. possibile utilizzare il mirino schiacciando la levetta destra o premendo con delicatezza R2. Durante le fasi più concitate risulta così particolarmente ostico mettere a segno colpi più o meno precisi, relegando alle bocche da fuoco un ruolo del tutto secondario. Il motivo di questa strana decisione è comunque da ricondurre alla funzione che gli sviluppatori hanno affidato al tasto L2, che, in maniera simile a quanto avviene con gli attacchi speciali con la spada, permette di utilizzare particolari abilità magiche. Questi poteri vanno dalla possibilità di recuperare fino a sessantacinque punti vita (l'energia non si autorigenera) all'attivare scudi che riducono drasticamente i danni subiti dai nemici. Idea simpatica, ma non vivacizza sufficientemente l'azione di gioco.

Ciò che sfugge alla nostra logica è come gli sviluppatori di Flying Wild Hog non siano riusciti a mettere in piedi uno shooter frenetico e divertente con gli elementi in proprio possesso. Wolfenstein: The New Order ha dimostrato che è possibile realizzare uno sparatutto divertente rimanendo comunque fedeli alle meccaniche classiche della vecchia scuola di questo ormai abusatissimo genere videoludico. Anche Doom 3, arrivato sul mercato nel 2004, risulta un FPS di gran lunga superiore al titolo che stiamo qui trattando, e non solo a livello di intrattenimento offerto, ma, sotto diversi aspetti, anche per ciò che concerne il comparto tecnico, nel caso si voglia prendere come riferimento la BFG Edition uscita pochi anni fa. Abbiamo citato il titolo id Software perché anch'esso non presenta feature come la mira a spalla e risulta particolarmente ancorato a meccaniche ormai “antiche”, ma riteniamo che questo abbia ancora parecchio da insegnare a chi voglia ancora oggi puntare su giochi di questo tipo.

Vecchio anche nella struttura ossea...

Quando definiamo Shadow Warrior un gioco “vecchio” non intendiamo andare contro al passato del media videoludico. La critica che gli muoviamo è principalmente nella sua struttura, che presenta problemi che nell'epoca moderna dovrebbero essere stati tranquillamente risolti. Al di là di ciò che abbiamo scritto sopra, abbiamo potuto riscontrare numerosi altri difetti in questo prodotto. Alcuni riguardano vere e proprie situazioni di gioco, studiate davvero male. Giusto per citarne una, troviamo assurdo che un semplice colpo di spada possa causare l'esplosione quasi immediata di un'automobile. Più di una volta ci è capitato di scalfire accidentalmente una delle innumerevoli vetture parcheggiate per le vie in cui siamo costretti a combattere, con conseguente morte di Lo Wang a causa di una puntuale deflagrazione degna del peggior film di Michael Bay.

Anche a livello tecnico il gioco scricchiola. Shadow Warrior era uscito su PC lo scorso anno, e già su quella piattaforma non mostrava una resa grafica degna di nota. Anche su PS4 non brilla, e segnaliamo anche diverse magagne riguardanti il frame rate poco stabile nelle situazioni più concitate. A contribuire all'effetto nostalgia ci hanno pensato anche diversi bug che non vedevamo su schermo dai tempi in cui le console presenti nei nostri salotti erano PlayStation 2, Xbox, Gamecube e Dreamcast. La soundtrack non memorabile e un doppiaggio sufficiente completano il nostro discorso riguardante il comparto tecnico di questo titolo.

In conclusione, Shadow Warrior è un titolo che non ci sentiamo di consigliare, soprattutto considerando l'attuale prezzo su PlayStation Store, pari a €39, 99. Se i ragazzi di Flying Wild Hog avessero studiato meglio il modo adatto per proporre questa formula di gioco, avremmo parlato di tutt'altro prodotto. Non basta ispirarsi ad un FPS Old School e riempirlo di nemici che non vedono l'ora di essere smembrati per realizzare un videogame “figo”. Se al centesimo demone decapitato sale un po' la sensazione di noia, c'è qualcosa che nella ricetta non funziona, un incantesimo che improvvisamente si spezza nonostante l'enorme potenziale che c'è dietro. Occasione persa.

5
<br />Shadow Warrior doveva far parte dell'elitario club degli FPS old school, insieme a titoli come Serious Sam 3: BFE, Doom 3 BFG Edition e il più “moderno” Wolfenstein: The New Order, ma purtroppo dimostra di avere ancora molto da imparare dalla concorrenza. Sì, le meccaniche di gioco sono proprio quelle degli shooter del passato, ma sono presentate in maniera blanda e poco accattivante. Proseguire all'interno di un livello risulta davvero noioso e si limita molto spesso all'agitare spesso e volentieri la spada dinanzi alle creature che avanzano verso di noi. Anche al livello di difficoltà massimo l'azione di gioco si riduce ad un “indietreggia e aspetta che i nemici arrivino da te”, eccezione fatta per quei demoni che hanno la capacità di resuscitare i propri alleati. Le battaglie non risultano avvincenti, ma spesso sfiancanti e monotone, complice anche il poco ispirato level design e il gunplay avaro di soddisfazioni. Così ci si trascina stancamente verso la fine del quadro, tra le budella dei mostri che abbiamo faticosamente fatto a pezzi. È un vero peccato, perché l'atmosfera trash e gli elementi gore potevano dare a questo Shadow Warrior carattere da vendere...purtroppo solo la copertina non basta per fare un buon gioco.<br />