Recensione Sega Rally

Sega torna a derapare sui tracciati della next-gen

di Pietro Puddu
Memore del proprio glorioso passato, Sega Rally torna a mettersi in gioco e lo fa scoprendo subito le carte in tavola; menu minimalisti presentano una selezione di modalità ridotta all'essenziale, riconducibile allo sbrigativo Quick Play, ad un campionato suddiviso in mini tornei di difficoltà crescente, al vagamente superfluo Time Attack e alla sfida multiplayer online.

C'è poco da tergiversare, poco da settare o da esplorare tra le righe: è nel vivo della competizione che all'istante si è chiamati a lanciarsi, inserendo il proprio metaforico gettone in un altrettanto metaforico cabinato da sala, pronti a mangiare e a far mangiare la polvere virtuale.

Le stesse soluzioni audiovisive con cui si viene accolti richiamano vecchie suggestioni; cromatismi dall'accentuata saturazione, illuminazione brillante, scenari naturali spazianti da cime alpine imbiancate a rigogliose foreste pluviali e popolati di fauna ed elementi animati. Il tutto è allestito su un motore grafico magari non eccezionale dal punto di vista del dettaglio e della fluidità, ma solido e capace a tratti di dar spettacolo; l'accompagnamento sonoro rappresentato da tracce dal sapore nippo-rockeggiante non appagherà i gusti di tutti i palati ma, insieme ad uno speaker che non disdegna di riproporre noti campionamenti, rimane fedele ad un certo Sega-style.

Per quanto concerne la vera e propria esperienza rallystica, il racing di Sega sceglie in maniera deliberata di ripercorrere la filosofia naif dei suoi predecessori, agli antipodi rispetto ad una fedele trasposizione della specialità motoristica, a cominciare dalla mancanza di una qualsiasi licenza ufficiale relativa a piloti e tracciati. Ignorando la convenzionale struttura a tappe scandite da checkpoint sequenziali, le gare sono organizzate in una serie di giri lungo circuiti chiusi; la sfida prevede la presenza fisica degli avversari, sostituendo la corsa individuale contro il cronometro in favore di continui sorpassi e maliziosi giochi di sponda; l'uscita di strada e le rischiose escursioni fuori dal tracciato non sono nemmeno contemplate, scongiurate dalla presenza di mura invisibili che incalanano su strada con un urto penalizzante, anche nel caso in cui il solo muso dell'auto accenni a valicare i confini previsti. Con tali premesse, non stupisce che sia venuta meno l'eventualità del danneggiamento dei veicoli, in seguito alle collisioni illesi tanto dal punto di vista estetico quanto da quello strutturale e prestazionale.

Ciò che risulta fortemente semplificato e sottostante a limitazioni dal sapore anacronistico, è ancora una volta da interpretarsi nello spirito di Sega Rally, fedele alle origini e pertanto avulso da particolari elaborazioni e sovrastrutture, nella sua genuina essenza giocabile; è un carattere schietto e deciso, ma diventa al medesimo tempo un'infida arma a doppio taglio.

Il modello di guida abbraccia i canoni arcade più puri, infrangendo le leggi del realismo in maniera più esplicita ed enfatica rispetto ad un esponente del genere tutt'altro che simulativo come Colin McRae Dirt.

L'aderenza al manto stradale è ridotta ai minimi termini; si dovrà gestire una vettura che raramente acquista una stabile traiettoria rettilinea, assumendo piuttosto un costante assetto in derapata. L'approccio focalizzato al divertimento disimpegnato non è comunque indice d'estrema facilità o di totale immediatezza. Nei primi istanti di gioco sarà arduo gestire con profitto le traiettorie e mantenere in carreggiata la vettura, complice l'apparente effetto "saponetta" dei pneumatici; solo accumulando minuti di gara si inizia a padroneggiare il mezzo, acquisendo la consapevolezza che la sbandata controllata non comporta perdite di velocità significative (se non nel caso di angolazioni estreme) e che all'uscita di curva è solitamente indicato riallinearsi con un tocco di controsterzo. Salendo di categoria, auto più performanti e opponenti più agguerriti imporranno una crescente tensione di guida, tenendo su di giri concentrazione ed adrenalina.

Altro fattore capace di influenzare le proprie prestazioni è legato alle condizioni del terreno, variabili a seconda della locazione e in evoluzione nel corso dei giri; attraversare le pozzanghere d'acqua che intralciano i tracciati tropicali determina una decelerazione spesso notevole; le sezioni fangose, ghiacciate o dissestate comportano una diminuzione della trazione e di conseguenza richiedono particolare attenzione; dossi pronunciati conducono a salti spettacolari ai quali è sconsigliato arrivare da una traiettoria scomposta. Il proprio passaggio e quello degli avversari va inoltre a deteriorare la pista, disegnando in tempo reale i solchi impressi dalle ruote; la feature di deformazione, rimarcata dagli sviluppatori in sede di presentazione, si rivela, in effetti, ben congegnata, spingendo talvolta il giocatore a scegliere traiettorie meno battute (e di conseguenza più sicure) rispetto a quelle preferenziali e obbligandolo a qualche correzione improvvisa a causa delle irregolarità del suolo. Ad onor del vero, considerando la fisica quasi antigravitazionale delle auto ed il coefficiente d'attrito ridotto ai minimi termini, l'impatto delle caratteristiche mutevoli della pista sulle sensazioni di guida rimane alla fine superficiale e lontano dall'essere cruciale.

7
Sega Rally è sia bello a vedersi, nella sua pulizia grafica e nei suoi colori pieni, sia bello a giocarsi, nell'essenza immediata e nell'accesa componente di sfida. Ma è anche una esperienza che tende a bruciare in fretta, a causa di una natura arcade fino al midollo, di retaggio genetico attempato, disinteressata alla completezza dell'offerta ludica.<br />Genuino e godibile, ma vagamente inconsistente.