Recensione Saints Row The Third

I Saints son tornati, e non bussano alla porta

di Tommaso Alisonno
E' passato del tempo da quando i Saints hanno completato la conquista di Siltwater, ma da allora probabilmente hanno preso un po' troppo sottogamba la gestione del territorio. Lasciatisi coinvolgere in una sorta di successo multimediale, i membri della gang sono ormai ridotti a delle macchiette pubblicitarie, più da deridere che non da rispettare. Per cercare di recuperare la stima perduta, Gat e soci decidono di rinverdire i vecchi tempi e svaligiare una banca, ma il successivo intervento dei Syndicate, che gestiscono le altre bande in città, apre loro gli occhi: Siltwater non appartiene più ai Saints, ma questo non significa che i Saints siano d'accordo.

Saints Row the Third, terzo capitolo della saga, ricalca essenzialmente le orme dei predecessori, soprattutto quelle del secondo capitolo: siamo ancora una volta al cospetto di un free-roaming cittadino in cui impersonerete il capobanda - il cui aspetto sta a voi decidere - intento a riassumere volta per volta il controllo di Siltwater, sia acquisendo le varie strutture, sia svolgendo missioni legate alla trama, sia compiendo un gran numero di quest secondarie. Il tutto si muove in una ambientazione che propone con leggerezza, ed anzi in maniera grottesca, il mondo delle bande criminali: un'ambientazione in cui la gente può girare semi-nuda per strada e fare una passeggiata con un carro armato.

Una volta superata la missione introduttiva e dato un aspetto al nostro protagonista - modificabile anche totalmente, persino nel sesso, durante il corso della partita - e dopo il primo capitolo, ci troveremo finalmente con Siltwater a nostra disposizione. Tramite il nostro smartphone avremo accesso alla mappa cittadina, alle missioni attivabili - compresa quelle necessarie per proseguire nella trama - agli introiti orari dati dai nostri possedimenti immobiliari, e soprattutto ai potenziamenti. Man mano che si guadagna “rispetto” (ma potete anche chiamarlo “esperienza”), infatti, avrete accesso a numerosi power-up, i quali però andranno acquistati dietro il pagamento di dollari sonanti (come del resto tutte le altre cose presenti in gioco).

A meno di non accettare una missione e recarvi pertanto nel luogo in cui essa si svolge, potrete comunque bighellonare liberamente per le strade di Siltwater, rubando automobili, visitando e svaligiando i negozi, ingaggiando scontri a fuoco con gli sbirri o i membri delle altre gang, e così via, facendo però attenzione a non esagerare. Due indicatori, situati intorno alla minimappa, segaleranno infatti il grado di “allerta” delle bande (stelle) e della polizia (distintivi): più le vostre azioni attireranno la loro attenzione, e più questi vi perseguiteranno, facendo mano a mano intervenire forze sempre più ingenti ed agguerrite.

Per far calare l'indicatore sarà necessario riuscire a rimanere al di fuori del loro campo visivo per un tempo non indifferente, cosicché capita sovente che una semplice sparatoria si tramuti in un conflitto urbano con cecchini sugli elicotteri, camionette della SWAT, Marines, fino a blindati d'assalto, mentre le bande possono schierare bruti di 2 metri (in qualsiasi direzione li si misuri) o “specialisti” armati di tutto punto, anche in maniera fantascientifica. Alla fine, il metodo migliore per salvare la pelle è quello di rifugiarsi in una struttura di nostra proprietà (tana o negozio), operazione che rimanda il grado di allerta immediatamente a zero.

La morte non è comunque il game-over in SR3rd: se rimanete uccisi mentre state svolgendo una missione potrete scegliere di riprenderla dall'inizio o da un checkpoint, così come di annullarla e tornare al free-roaming; se invece il nemico vi abbatte mentre siete già liberamente a spasso, ripartirete semplicemente dall'ospedale più vicino, in perfetta saluta ma con qualche soldino in meno. Considerando che la vil pecunia è necessaria anche per acquistare armi e munizioni, oltre che per modificare le vetture trafugate in modo da renderle più prestanti e robuste, va da sé che disporre di fondi ed introiti cospicui è innegabilmente buona politica.

Il sistema di controllo il gioco presenta qualche leggerezza: i comandi di base sono relativamente semplici, in linea con lo standard attuale degli FPS e dei TPS (quando siete a piedi) o dei giochi di guida (quando siete, guarda un po', al volante di un'auto). La selezione dell'arma avviene attraverso un menù circolare, ma nel farlo il gioco non entra in pausa: non essendoci un tasto di “cambio rapido”, l'operazione è dunque estremamente pericolosa. Un po' di confusione si crea nell'iterazione tra gioco a piedi e gioco in auto, ed il fatto è dovuto soprattutto alle variazioni dei controlli. Per esempio, il tasto di fuoco a piedi corrisponde all'acceleratore, mentre il comando dello scatto al fuoco dal finestrino. Non sono pochi gli episodi in cui vorreste afferrare uno scudo umano ed invece il protagonista cerca di entrare in una vettura, visto che il tasto da premere è lo stesso per entrambe le azioni...

Dal punto di vista tecnico, SR3rd presenta aspetti altalenanti. Cominciando dai punti di forza, diremo che Siltwater è realizzata con un discreto intreccio urbanistico, perfetto per inseguimenti e sparatorie, ma anche abbastanza vasto da permettere trasvolate in elicottero o corse in motoscafo. Il motore gestisce sicuramente il vasto più che il ristretto, rimanendo stabile e dettagliato anche sulle lunghe distanze; i modelli sono complessi e curati da vicino, ma la qualità tende a ridursi anche a distanza medio-bassa. Più curati i modelli dei veicoli, soprattutto quelli di fascia alta. Ottimi gli effetti speciali, soprattutto quelli associati alle fiamme.

Per quanto riguarda il sonoro, il giudizio è più entusiasta: la musica non è onnipresente, ma si palesa ogni qual volta vi avvicinate ad una fonte; può pertanto capitare di passeggiare lungo il marciapiede e sentire un brano country in corrispondenza di un negozio di armi. Alla guida avrete la possibilità di selezionare una stazione dell'autoradio (compreso il canale di musica classica, per chi ama il retrogusto da “Arancia Meccanica”) oppure attingere ad una vostra personale playlist; nel primo caso, è rimarchevole il fatto che il brano proposto vari a seconda delle situazioni. I doppiaggi sono ottimi, ma purtroppo limitati alla lingua Inglese: sebbene i sottotitoli in Italiano siano ben tradotti, non è sempre agevole staccare lo sguardo dall'azione per leggere i messaggi che ci vengono inviati.

Una volta impratichiti con il sistema di controllo e con le sue permutazioni, SR3rd si lascia giocare piuttosto agevolmente: proseguire lungo la trama principale non presenta particolari difficoltà, sebbene più si avanza e più pericolosi diventano i nemici. Le vere sfide sono nelle missioni del free-roaming: le “ondate” successive che venite occasionalmente chiamati ad affrontare tramite telefonata possono essere assai perniciose, ma anche un'occasionale sparatoria coi membri di una gang rivale rischia di tramutarsi in un massacro se non siete rapidi ad eliminarli ed ancora più rapidi a tagliare la corda.

Al di fuori di queste missioni “standard” ci sono tutta una serie di quest “alternative” in cui potrete cimentarvi, come le frodi assicurative, gli assassinii, i furti d'auto su commissione, fino al correre per strada nudi in modo da spaventare la gente. Il concetto alla base di SR3rd è ancora una volta l'essere fuori di testa, decisamente dissacrante nella attività proposte, ben la di là degli abituali standard di moralità. Quando poi vi dedicate alle missioni di trama, preparatevi a scenari una-tantum veramente spassosi, come le sparatorie in caduta libera da un aereo in fiamme o aggrappati ad una catena con cui un elicottero sta trasportando una camera blindata.

L'unico problema di SR3rd è che, una volta superata la “patina” di spettacolarità, di goliardia e di dark-humor, e una volta che ci si è abituati alle sue esagerazioni, rimane un free-roaming decisamente vasto e vario, ma anche senza eccessive pretese. Questo non lo rende assolutamente un brutto gioco, perché è comunque in grado di regalare numerose ore di divertimento, anche grazie ai tre livelli di difficoltà, ad una trama zeppa di citazioni ed alla cosiddetta “modalità lorda” - un survival-mode esterno alla storia che prevede di resistere ad ondate successive con condizioni ed equipaggiamenti sempre differenti; se poi avete modo di giocare online con un amico in coop, allora il divertimento raddoppia.

Insomma: i fan della saga non potranno che essere più che lieti per il ritorno dei Saints ancora una volta alla conquista di Siltwater, ed anche i neofiti, pur magari dovendo faticare un pochino di più per familiarizzare coi personaggi, potranno godere facilmente e lungamente del grottesco umorismo del titolo Volition. L'importante è saper apprezzare il lavoro stilistico svolto e saper passare sopra a qualche magagna...

8
Non perfetto, ma sicuramente frizzante, ricco di brio e divertente, Saints Row The Third è in grado di regalare numerose ore di free-roaming a chi saprà apprezzare l'umorismo grottesco dei Volition e non disdegna qualche conflitto a fuoco in più di una situazione fuori di testa. Qualche magagna qua e là, tra cui un'interfaccia mutevole, non permette al titolo di affermarsi come un must, ma sicuramente è più che meritato il titolo di kult. Per i fan, ma non solo.