Recensione Saint Seiya Chronicles

Hanno nomi importanti, sono grandi e forti eroi

di Tommaso Alisonno
Presentare i Cavalieri dello Zodiaco come brand, come personaggi principali e come storia, soprattutto quando si parla della saga delle dodici Case, è quasi fatica sprecata: alzi la mano chiunque abbia meno di 35 anni e non li ha mai sentiti nominare. Ok abbassate le mani... Senza perderci tempo, diremo che Lady Isabel, reincarnazione della Dea Athena, è in pericolo di vita e che per salvarla i cinque Cavalieri di Bronzo suoi seguaci - Pegasus, Sirio, Cristal, Andromeda e Phoenix - devono superare, entro 12 ore, le dodici case che portano al Grande Tempio, ciascuna custodita da un Cavaliere d'Oro - salvo eccezioni.

Saint Seiya: Sanctuary Battle (in Italiano I Cavalieri dello Zodiaco: la Battaglia del Santuario) porta su PS3 il capitolo più famoso della storia concepita dal mangaka Masami Kurumada: cominciamo subito col dire che la versione distribuita in territorio Italiano è corredata di musica e doppiaggi in lingua originale (quindi si sentirà parlare di “Saint”, di “Seiya” e di “Sanctuary”) ma che i sottotitoli saranno fedeli alla traduzione dell'Anime (“Cavaliere”, “Pegasus” e “Grande Tempio”). La principale modalità di gioco in Single Player sarà la “Storia”, che inizialmente proporrà solo la Saga delle Dodici Case, ma che una volta terminata renderà disponibili alcuni capitoli accessori (legati a Micene di Sagipter, Ioria di Leo, Tisifone, Castalia e Phoenix).

Il gioco offre livelli strutturati in due maniere: circa la metà è costituita dalla corsa dei cavalieri tra una casa e l'altra, coi soldati del Tempio che sciamano su di loro come locuste, mentre i restanti sono gli “scontri boss” contro i Cavalieri d'Oro (Ariete è il tutorial, Bilancia e Sagittario assenti giustificati). In modalità Storia non avrete modo di scegliere il personaggio controllato: a seconda del capitolo, infatti, dovrete utilizzare il protagonista previsto dalla trama. Nelle altre modalità, invece, avrete libertà di selezione, ed in questo caso avrete via via accesso anche ad altri personaggi: i Cavalieri d'Oro, Tisifone e Castalia.

In entrambi i casi il gioco non offre telecamere libere ma preimpostate: durante la scalata queste tendono a tenere il personaggio al centro e inquadrare la direzione in cui bisogna procedere, ma non sempre è così e talvolta ci si ritrova a combattere a scorrimento orizzontale. La cosa è particolarmente fastidiosa quando ci si ritrova ad affrontare i “miniboss” alla fine del livello: parliamo di Cassios, Eris della Lucertola o i Cavalieri Neri. Negli scontri boss, invece, l'inquadratura tenderà a tenere l'avversario sempre al centro, ma dovrete comunque direzionare correttamente i vostri colpi.

Il sistema di gioco riesce ad impegnare attivamente tutti i tasti del controller, offrendo il salto, l'attacco veloce, quello potente, due tasti di mosse speciali (una terza, quando disponibile, si ottiene premendoli simultaneamente) e il tasto della parata/schivata. A questi si aggiungono il tasto che serve per bruciare parte della propria riserva di “Cosmo” e ottenere attacchi più devastanti e scatti più veloci, nonché il tasto per attivare il “Settimo Senso”: di base il rallentamento del tempo. Si può accedere al Settimo Senso anche effettuando una parata nell'esatto momento in cui si riceve un attacco, ed in questo caso non si consuma neppure barra-cosmo, ma il fatto che la parata e la schivata siano configurate nello stesso tasto rende la pratica assai delicata.

La realizzazione grafica del gioco strizza naturalmente l'occhio all'Anime - più che al Manga - di riferimento, con particolare ispirazione tratta dalla linea di giocattoli prodotti al periodo. Questo significa che i modelli dei personaggi sono abbastanza ben curati ed animati, ma anche che hanno un aspetto “bamboloso” financo eccessivo, ed anche se si fa un grande uso degli effetti di luce sulle superfici metalliche delle armature (quelle d'Oro brillano addirittura), il risultato finale rimane modesto. Gradevoli le ambientazioni, che avanzando verso il Grande Tempio divengono anche più varie di quanto non sembri a primo acchito, ma niente di più. Gli effetti speciali sono forse l'elemento più interessante, tra fulmini, fenici di fuoco, dragoni d'energia e polvere di diamanti, ma in generale il taglio grafico è al disotto della media attuale.

Non mancano inoltre delle sviste importanti, come compenetrazione tra i modelli all'esecuzione delle mosse, o dettagli poco curati: per dirne una, Cassios ha entrambe le orecchie (e i fan urleranno di sdegno a questa rivelazione). Decisamente più gradevole il sonoro, grazie ad un cospicuo numero di brani musicali che ci accompagneranno lungo tutta la scalata, parte tratti dalla serie Anime, parte ri-arrangiati da precedenti videogiochi legati al Brand, parte totalmente nuovi. I doppiaggi originali sono ottimi, anche se l'essere legato ai sottotitoli rende spesso arduo riuscire a seguire il filo del discorso mentre arrivano botte da tutte le parti.

Ed il “arrivano botte da tutte le parti” è probabilmente il difetto più grave del gameplay: nei livelli di scalata l'inquadratura va troppo spesso a limitare il campo visivo, col risultato che molti attacchi nemici arrivano senza che si possa fare nulla per evitarli; tutto ciò è decisamente fastidioso, specie quando si ha a che fare con 2-3 miniboss contemporaneamente. In caso di game-over, si avranno a disposizione un numero limitato di “continua” per ogni missione - 3 a difficoltà normale: esauriti questi, il livello andrà rigiocato da capo.

Un altro elemento di gameplay che rimane un po' rognoso è il fatto che i Cavalieri d'Oro debbano essere affrontati più volte di seguito, perché seguendo i parametri della saga cominciano a combattere “sul serio” solo dopo che l'avversario ha dimostrato il suo valore. Questo elemento assume talvolta tinte veramente eccessive (dovrete menare Cancer ben 4 volte, con in mezzo tanto di battaglia coi fantasmi), specie quando, in caso di game-over, dovete ricominciare tutta la trafila da capo. Perlomeno, però, i Cavalieri d'Oro hanno alcune (ma solo alcune) differenze interessanti, e per ciascuno di essi dovrete imparare le forme d'attacco prima di poterli battere.

Esclusa la Storia, sono presenti due ulteriori modalità: la prima propone una certa serie di percorsi, ciascuno dei quali composto da livelli di scalate e di Boss, il cui scopo è più che altro quello di stilare una classifica tramite cui confrontare i propri risultati online con gli altri giocatori. L'ultima modalità è la tipica sopravvivenza: i nemici arrivano continuativamente, sempre più numerosi e forti (compresi avversari speciali) e bisogna tentare di resistere il più a lungo possibile - quest'ultima modalità è molto utile anche solo per “pompare” un personaggio in vista di sfide più interessanti.

Il MultiPlayer propone un concept assimilabile alla prima modalità succitata, con la differenza che è incentrato solo sugli scontri boss in cui però interverranno anche i soldati. I giocatori potranno decidere il livello di friendly-fire tra tre disponibili (i personaggi possono danneggiarsi / i personaggi possono colpirsi ma non si danneggiano / i personaggi non possono colpirsi), e sarà inoltre possibile “resuscitare” il compagno caduto avvicinandosi e scarificando parte della propria barra della vita. L'unico problema del Multy è il fatto che il secondo giocatore deve aver accumulato una certa esperienza da sé, perché avere a che fare coi Boss senza una minima infarinatura è perlomeno problematico.

In conclusione, Saint Saiya: Sanctuary Battle non è un gioco da scartare a priori: riesce comunque a fornire circa 8 ore di divertimento, neanche troppo semplici se giocate direttamente a difficoltà Normale (la terza su quattro), in modalità Storia, a cui se ne aggiunge un'altra manciata per le saghe secondarie. Anche volendo passare sopra ad un realizzazione grafica non all'avanguardia, ha due problemi veramente grossi, di cui quello delle inquadrature è solo il primo. Il secondo, più insidioso, risiede nel fatto che i Fan non accetteranno di buon grado il fatto che, tra una casa e l'altra, siano stati messi i soldati del Tempio e i miniboss, perché nell'opera originale stavano da tutt'altra parte.

E in un gioco destinato principalmente ai fan, qualcosa che ai fan non garba non è un problema da poco...

6
Anche volendo passare sopra ad una realizzazione grafica certamente non al top, La Battaglia del Santuario è affetto due grossi problemi: il primo è sicuramente legato alle inquadrature, il secondo alle libertà (ed alle sviste) che gli sviluppatori si sono presi in termini di trama per rendere il concept e i livelli un po' più dinamici. Superati questi scogli, il titolo si lascia giocare con una buone dose di trasporto, e riesce così a raggiungere una (molto) risicata sufficienza.