Recensione Resident Evil 5

Orrore sotto il sole africano

di Tiscali News
Ebony and Ivory

La lente d'ingrandimento mediatica ha già analizzato Resident Evil 5 sotto tutti gli aspetti possibili, da quelli meramente ludici a quelli che sconfinano in assurde (e arroganti) logiche socio-politiche. Il verdetto? Troppo poco Resident Evil, troppo action, troppo razzista (questo detto da chi ovviamente vuole trovare polemiche ovunqe). Le prime luci dell'assolata ambientazione africana rischiavano di bruciare una volta per tutte l'impalcatura messa in piedi da Capcom e, a onor del vero, anche noi abbiamo avuto più di un dubbio nel corso dei primi minuti di gioco. D'accordo che l'impostazione di gioco sia del tutto identica a Resident Evil 4, d'accordo anche che dopo pochi minuti ci si sente un po' come a casa, ma era ugualmente presente quella sensazione di aver preso la confezione sbagliata dalla propria collezione. Niente atmosfere malate e “disturbanti” e un sole quasi rassicurante a riscaldare il fisico atletico di Sheva e il collo taurino di Chris. Ebano e avorio.

Lo scenario di Resident Evil 5 è appunto il continente africano e i due protagonisti sono alla caccia dei soliti batteri assassini e delle solite multinazionali, che questa volta stanno usando il cuore più debole del Continente Nero per mettere a punto la madre di tutti i Virus. Come sempre l'intreccio narrativo di Capcom riuscirà a mettere nello stesso piatto nuovi personaggi come Sheva, appunto, e vecchie conoscenze della saga come Chris Redfield (che ne frattempo ha potenziato il proprio fisico) e altri di cui ovviamente non vogliamo svelarvi l'identità. Sappiate solo che le sorprese non mancheranno.

Andamento lento

Quello di Resident Evil 5 è un motore che parte lentamente ma che acquisisce preziosi giri dopo pochi minuti di praticantato. Pochi istanti per prendere confidenza con il sistema di controllo (di poco variato rispetto al 4) e ci ritroveremo già a dover fronteggiare orde di zombie africani assetati del nostro sangue. Và detto fin da subito che gli avversari che ci ritroveremo a fronteggiare somigliano più alla visione  dei “non morti” di “Quaranta giorni dopo”, che non quelli immaginati da Romero e ripresi tanto da Capcom nel primo capitolo della saga e da un'intera generazione di film horror. Messi da parte quindi i lamentosi manichini con le braccia tese in avanti entrati ormai nell'immaginario collettivo, Resident Evil 5 ci presenta avversari in grado di correrci incontro, schivare i nostri colpi o, peggio ancora, cercare di colpirci dalla distanza con armi a lungo raggio.

Gli spazi piuttosto angusti e le vie di fuga chiuse dei primi livelli faranno sentire il giocatore come un personaggi in bianco e nero all'interno di un film ad alta risoluzione. Tutto si muove veloce attorno a voi, mentre i vostri personaggi sembrano andare “fuori giri” rispetto all'universo che vi circonda. Capcom ha scelto ancora una volta di percorrere una strada mediana tra il survival horror più classico (che essa stessa ha in un certo senso inventato) e un action game in seconda persona (con la telecamera di gioco proprio sulle spalle del personaggio). Il risultato è quindi quello di un gioco d'azione fortemente limitato rispetto a quanto siamo abituati a vedere all'interno di questo genere ludico. Chris e Sheva non possono sparare in corsa, ricaricare in movimento e anche i movimenti, al contrario di quanto potrebbero suggerire le fattezze dei protagonisti, sono sempre piuttosto “legati” e macchinosi.

 

Anche il menù per la scelta delle armi e la selezione degli oggetti è stato parzialmente rivisto rispetto al passato. Adesso i nostri due protagonisti non potranno più ampliare il proprio archivio, potendo contare solo sui 9 spazi messi a disposizione fin dall'inizio del gioco. Si dovrà quindi fare una maggiore attenzione su cosa portarsi dietro e su quali oggetti raccogliere perché effettivamente utili e quali invece lasciare alla nostra partner o lasciare direttamente per strada. Ovviamente i due protagonisti potranno scambiarsi armi e oggetti nel corso della missione, sempre che i due si trovino a breve distanza. Attenzione, però, perché questa volta non saranno presenti i classici “safe menu”, che una volta aperti sancivano una sorta di “fermo gioco”. Al contrario, il tutto è gestito in tempo reale e quindi una volta avuto accesso all'arsenale vostro o della vostra partner, sarà imperativo muoversi e pensare con una certa velocità, dal momento che i nemici attorno a voi approfitteranno della situazione per bersagliarvi di santa ragione.

Capcom ha dato quindi modo al giocatore di assegnare ad ognuno dei quattro tasti del D-Pad un arma o un oggetto di particolare importanza per darvi accesso diretto in qualsiasi momento dell'azione e permettendovi quindi di passare rapidamente da armi da sterminio di massa come mitragliatrici o doppiette ad altre di precisione come fucili da cecchino. Al di là della semplicità del gesto è da apprezzare la possibilità quindi di variare molto il ritmo di gioco e adattarsi perfettamente alle situazioni che man mano ci verranno presentate. Peccato solo che l'organizzazione dell'arsenale avvenga solo ad inizio missione o quando, ahinoi, saremo morti. In questo caso, oltre che alla riorganizzazione degli spazi, potremo anche potenziare le armi in possesso, acquistarne di nuove o vendere gli oggetti che man mano troveremo nel nostro cammino.

Una soluzione che forse scontenterà ancora i puristi del survival horror ma che quantomeno rimuove la figura del mercante che era stata una delle introduzioni meno felici del quarto episodio. Anche il resto dei comandi è basato sui dettami storici della saga. Non si spara in corsa, si spara solo dopo aver puntato e non si ricarica in movimento. Accanto a queste semplici regole di base nell'universo di Resident Evil trova posto il classico utilizzo del coltello, utile per rompere casse in legno per recuperare oggetti e armamenti e un basilare sistema di copertura ancora acerbo per essere preso veramente in considerazione. In presenza di alcune superfici lisce, il giocatore potrà appiattirsi alla parete tramite la pressione del tasto X, per poi premere il tasto deputato alla mira e quindi fare fuoco con il trigger adatto. Un sistema che però non lo mette realmente al riparo dagli attacchi avversari e quindi, di fatto, piuttosto trascurabile, anche se questo evidenzia la volontà da parte dei produttori di sondare nuovi terreni e possibilità in seno al prodotto.

La svolta action di Resident Evil si evince anche dal numero esiguo (e dalla bassa qualità) di puzzle o situazioni dove dover utilizzare il cervello al posto dei riflessi. Al di là di qualche episodio dove sarà richiesto cercare di comporre una particolare chiave per aprire una porta o qualcos'altro di molto simile, il gioco sarà quasi interamente impostato sull'eliminazione sistematica di qualsiasi cosa si frapponga tra noi e il nostro obbiettivo finale. In questo senso va dato merito a Capcom di aver comunque spostato il peso emozionale dalla continua incertezza che si provava negli angusti corridoi dei primi episodi, alla continua tensione per la fuga da avversari che, grazie alla rinnovate possibilità della nextgen, non sono mai stati così numerosi e attivi. Come da tradizione i nostri antagonisti sono decisamente stupidi, mal assortiti e con una voglia matta di essere centrati dai nostri colpi e quindi poco faranno per non presentarsi come carne da macello. Ma l'ingente numero di avversari sullo schermo, gli scenari stretti e claustrofobici e il dover centellinare le risorse in possesso, saranno sufficienti per mettervi addosso quell'ansia necessaria per rendere divertente e interessante il gioco. Soprattutto se giocato in cooperativa.

 

Per fortuna che c'è Sheva

Uno degli elementi più interessanti di Resident Evil 5 è rappresentato dalla presenza di un secondo personaggio giocante sullo schermo. Ovviamente non è una cosa del tutto nuova nell'universo di Resident Evil, dal momento che già nell'episodio “zero”, possiamo giocare affianco ad un secondo personaggio e utilizzarlo tramite il partner zapping. In RE 5, invece, la nostra compagna sarà sempre gestita dall'intelligenza artificiale, a meno che non subentri un secondo giocatore umano (in system link, split screen o xbox live) a prenderne il comando e portare congiuntamente in porto la missione.

In single player la gestione di Sheva da parte del computer gode di alti e bassi. Da una parte è vero che la nostra partner dimostra di saper badare a sé stessa e di darci sempre un valido supporto (armato e non), curandovi nel momento del bisogno e passandovi le munizioni di cui avete bisogno. Dall'altra è però altrettanto vero che spesso la gestione dell'arsenale da parta sua non è sempre delle migliori e la scelta delle armi da utilizzare non sarà sempre la più felice. Ottimo invece lo studio del pathfinding, dal momento che Sheva saprà sempre dove e come trovarci, anche se vi sarete distanziati di molto dalla sua posizione. Il discorso cambia radicalmente, invece, quando interverrà un secondo giocatore umano, dal momento che sarà solo in quel momento che la natura più cooperativa di Resident Evil 5 prenderà il sopravvento coinvolgendovi in un sistema di gioco veramente ben realizzato e divertente.

Luci e ombre

Rispetto a Resident Evil 4, lo stacco tecnico è ovviamente notevole, presentando un comparto tecnico di assoluto rispetto. La modellazione dei protagonisti, anche se ancora non perfetta, riesce a consegnare allo schermo personaggi praticamente perfetti nelle forme e nelle azioni anche se è da segnalare il fastidioso effetto di “scivolamento”, retaggio della produzione Capcom fin dagli albori della saga. Al di là di un comprensibile decadimento dell'immagine nel gioco in split screen (dove compare un fastidioso e marcato aliasing), la mole poligonale e l'alta qualità delle texture di gioco regalano un quadro grafico pulito e reso vivo da un sapiente utilizzo delle luci e da normal mapping che rendono credibili i volti e le fattezze dei protagonisti. Ovviamente Resident Evil 5 non vivrà solo di ambienti africani tirati a lucido e illuminati a giorno, ma saprà regalare anche teatri ripresi dal passato della saga, con laboratori immersi nella penombra e densi di avversari usciti dai peggiori incubi di Rambaldi. Ovviamente un titolo come il survival horror Capcom vive moltissimo sulla violenza delle scene, per cui aspettatevi anche il classico abuso di sangue e “gore” dietro ogni angolo anche se mai gratuito ma sempre consono all'azione di gioco.

A fare da cornice (anche se il termine è un po' limitativo), ci sono gli splendidi filmati d'intermezzo realizzato con il medesimo motore grafico del gioco, girati interamente a Los Angeles e che sfruttano nel migliore dei modi le più moderne e costose sequenze di motion capture. In questo senso, Capcom non ha badato a spese, commissionando a Jim Sonzero (regista dell'horror “Pulse”) la realizzazione delle sequenze cinematiche, con risultati eccellenti. Anche l'audio, come da tradizione, incide notevolmente nell'intera produzione. La colonna sonora di Kota Suzuki sottolinea con impeto orchestrale i passaggi più importanti, aggiungendo una notevole carica emotiva alle immagini su schermo. Sugli scudi anche il doppiaggio originale in lingua inglese, realizzato dagli stessi attori che si sono prestati per il motion capture e che riescono a dare un taglio umano e credibile ai personaggi digitali.

Mission Accomplished

Resident Evil 5 è quindi il manifesto del cambiamento in atto nella saga. Chi sperava in un semplice “spin off” rappresentato da Resident Evil 4 dovrà mettersi l'anima in pace. Anche senza la supervisione di Mikami (per la prima volta dalla nascita del brand), Resident Evil 5 riesce a proporre un titolo valido e divertente, anche se forse non carico di tutte quelle novità che ci si sarebbe potuti attendere dal passaggio alla next gen. Resta comunque un gioco validissimo sia per gli amanti della serie, che troveranno finalmente risposta ad alcuni elementi lasciati in sospeso, sia da tutti coloro siano alla ricerca di un action game dal ritmo più compassato ma comunque carico di adrenalina e con un adeguato tasso di sfida nel corso delle 10 ore (qualcosa in più se siete tra quelli che devono cercare tutti i tesori-simboli-gingilli), che separano l'inizio dalla fine. Vi consigliamo, se possibile, di accaparrarvi la “limited edition”, che contiene un video-documentario assolutamente imperdibile per i fan della saga.

8
Capcom riesce a fare centro, ancora una volta. Certo, Resident Evil 5 non porta con sé quel carico di novità del capitolo precedente, limitandosi a riproporre lo stesso sistema di gioco in chiave next gen. Quello che abbiamo tra le mani è quindi uno sparatutto decisamente buono e divertente, ricco di possibilità e varianti soprattutto se giocato in multiplayer. Quello che invece manca è quel clima di tensione e orrore che il passaggio alla nuova visuale e sistema di gioco sembra aver perso per strada. L'integrazione di un secondo personaggio, anche se non una vera novità, porta con sé un rinnovato approccio al gioco e tutto sommato dimostra di poter funzionare egregiamente, anche se sicuramente non mancano delle sbavature, soprattutto nella lacunosa gestione dell'inventario da parte della nostra “spalla”. Ottimo come sempre il comparto tecnico anche se ogni tanto saltano fuori alcuni problemi “storici” che il team Capcom fatica a lasciarsi alle spalle malgrado il passaggio alla next gen.