Recensione Red Dead Redemption 2

Signori: qui si scrive la storia.

di Roberto Vicario

Facendo questo lavoro si ha la fortuna di giocare tantissimi titoli nel corso dell’anno, probabilmente più di quelli che un normale appassionato è in grado di giocare nell’alternanza studio/lavoro e tempo libero.

Questa posizione privilegiata di cui godiamo ci offre la possibilità di arricchire una sorta di timeline storica che ci fa vivere, da molto vicino, l’evoluzione del medium videoludico, che dalla sua nascita ad oggi ha già fatto segnare tappe di crescita importantissime.

Quella che vi raccontiamo in queste righe è una di quelle tappe. Uno di quei momenti storici che segnano un pre e un post lancio di quel prodotto. Fu così per Mario 64, The Legend of Zelda: Ocarina of Time, Grand Theft Auto 3, e molti altri ancora addentrandoci in un passato ancora più lontano.

Sì, perché Red Dead Redemption II rappresenta a tutti gli effetti una pietra miliare in tantissimi elementi che lo compongono; un prodotto in grado di settare nuovi standard qualitativi con cui, da qui in poi, tutti i vari competitors dovranno confrontarsi.

Corre l’anno 1899 : benvenuti nel selvaggio West!

“ANOTHER ONE DAMN TRAIN”

La data che segna l’inizio della nostra storia è antecedente di circa vent’anni a quella in cui erano inserite le vicende del primo Red Dead Redemption. A conti fatti un vero e proprio prequel di quell’open world che riscosse un successo immediato ed incredibile.

Qui vivremo la storia di Arthur Morgan, un fuorilegge che fa parte della gang di Dutch Van Der Linde, una delle ultime bande in circolazione. Bande, che rappresentato l’eco di un passato che sta lentamente lasciando spazio ad un presente e ad una modernità sempre più incalzanti.

Le bande come quella di Dutch sono costrette a diventare nomadi, a cercare scappatoie per fuggire in posti sperduti della nazione o addirittura espatriare. Nei panni di Arthur noi vivremo tutto questo sulla nostra pelle, e quando vi diciamo vivremo, intendiamo il significato più concreto di quella parola.

Red Dead Redemption II si appoggia a tutti gli effetti ad una natura open world, genere che nella sua massima espressione è stato inventato proprio dalla stessa Rockstar, ma se con GTA III avevamo visto la nascita di un genere, con RDR II assistiamo ad un altro grande passaggio storico per il genere. Un passaggio che ci racconta una storia densa, credibile, così brutale e sincera da riuscire a toccare realmente i sentimenti del giocatore, ponendolo non solo davanti a vere e proprie scelte morali, ma dandogli la possibilità di percepire sulla sua pelle tutti i cambiamenti che il plot narrativo vuole comunicare attraverso quintali, e ripetiamo quintali, di dialoghi tra tutti i personaggi che popolano la grande mappa americana.

Una storia che vi porterà via più di 50 ore, provando (ma vi sfidiamo davvero a farlo!) a tirare dritto, nel quale non solo vivremo l’epopea di Morgan, ma potremo anche plasmarla attraverso le scelte che ci troveremo a fare; in fondo anche i fuorilegge possono avere un cuore, e questo è quello che Arthur cerca di far capire.

Tutto questo si evolverà, si plasmerà attraverso tutti quei rapporti che creano una fitta ritte di dialoghi all’interno di tutta la gang: partendo da Dutch e arrivando fino a personaggi conosciuti ai fan come John Marston e la sua famiglia.

Ed è proprio questo il grande miracolo fatto da Rockstar. Inserire, all’interno di un vasto open world, una vera e propria storia in grado di crescere ed evolversi, sfruttando differenti metodi di narrazione: da bivi più o meno “scritti” per rendere l’azione più cinematografica e spettacolare, ad altri passaggi in cui l’approccio e libertà rendono tutto davvero vivo.

Mai in un videogioco avevamo assistito ad una cura così certosina dei rapporti interpersonali; mai avevamo percepito una profondità caratteriale ed una vera e propria evoluzione di pensieri e sentimenti; mai, e ripetiamo mai, abbiamo visto trattare da un gioco certi argomenti (e non vi sveleremo quali) con una maturità tale da rendere il tutto quasi spaventoso.

Ed è anche sotto questo aspetto che il titolo di Rockstar ha fatto centro. Abbandonata la frivolezza e l’esagerazione di GTA V, si è passati a toni più seri e maturi, raccontando di un mondo che cade in rovina, e di un gruppo di “romantici” che non vuole accettare questo cambiamento. Un contesto necessario e magistralmente orchestrato, per una storia che vi scalderà il cuore e vi riempirà gli occhi, regalandovi emozioni probabilmente mai provate prima con un videogioco.

Merito anche, e non possiamo dimenticarlo, di una serie di dialoghi così ramificati e unici che grazie alla loro immensa varietà, non daranno mai la sensazione di riascoltare qualcosa sentito in precedenza, ma al contrario, instilleranno nella testa del giocatore quel piacevole pensiero che lo porterà a pensare che tutto sta avvenendo naturalmente, come due persone che dialogano nella realtà. Una sensazione che provata sulla propria pelle fa venire i brividi.

 

WILD AMERICA

Tutto questo è percepibile anche perché il mondo attorno al quale si sviluppa la narrazione è coeso ma allo stesso tempo imprevedibile; tanto splendido quanto spaventoso. Si tratta della Frontiera alla sua massima espressione, arricchita da una serie di paesaggi ben amalgamati sulla mappa: foreste, riserve indiana, piane rigogliose, avamposti montani, città sviluppate e plaudi ricche di coccodrilli. Questi sono solo alcuni dei tanti luoghi dove ci troveremo a cavalcare.

Luoghi che vivono e respirano la loro quotidianità grazie a routine degli NPC che rendono unica la vita di ogni singolo personaggio. Attività in quantità, come solo Rockstar è in grado di fare magistralmente orchestrate e tanto altro che vi lasciamo il piacere di scoprire.


Sì cari lettori, è proprio questo il più grande complimento che si può fare all’ambiente di Red Dead Redemption II: il senso di stupore che regala la scoperta dell’ignoto.

Per la prima volta nella storia di questo medium, tutto ha davvero un senso, tutto risulta così credibile che sembra di vivere una sorta di Westworld virtuale. Volete andare a caccia? Occhio alle stagioni, al modo che le bestie (oltre 200 specie governate da ferree leggi preda-predatore) hanno di attaccarvi. Volete la pelle? cercate di ucciderle in maniera pulita; volete solamente la carne? assicuratevi che sia qualità e che siate in grado di trasportarla sul vostro cavallo.

A proposito, il cavallo. Ora che abbiamo avuto la possibilità di passare oltre 60 ore sul gioco, possiamo dirvi che i cavalli sono tanto protagonisti quanto i personaggi del gioco. Un elemento fondamentale di quel periodo, che si rivelerà il vostro migliore amico nei momenti peggiori. Ecco perché ci sarà da prenderne cura strigliandolo e dandogli da mangiare, portandolo in una stalla e migliorando la sua bisacca e le sua sella. C’è un’azione per tutto, persino per condurlo redini alla mano o per calmarlo nel caso si imbizzarrisca. Inoltre dovremo davvero avere sempre un occhio di riguardo per il nostro purosangue.

Se dovessimo allontanarci troppo dai lui perderemmo - momentanee - tutto quello che c’è nella sua bisacca: cambio d’abito (per climi caldi o invernali), armi e oggetti magari utili. Fortunatamente, passando del tempo con lui e curandolo, la nostra fiducia reciproca crescerà, permettendo non solo nuove mosse (tipo l’impennata o camminare di lato) ma aumentando anche alcune statistiche del cavallo come la stamina. A corredo di questo vero e proprio gioco nel gioco, troviamo delle animazioni fuori da ogni logica, in cui persino le tensioni dei muscoli e dello sforzo dell’equino sono visibili ad occhio nudo. Una cura davvero oltre in maniacale.

Chiusa questa piccola parentesi, torniamo alle attività. Anche in questo caso tutto sarà governato da una volontà di fondo davvero preziosa: curare ogni singolo dettaglio. Ecco perché la pesca vi richiederà esche diverse in base a dove ci troviamo a lanciare l’amo o al tipo di pesce che vogliamo prendere, giusto per fare un esempio. Caccia e pesca saranno fondamentali per rendere Arthur un personaggio in salute. Il tempo scorre all’interno del gioco, e questo lo si percepisce anche sul nostro personaggio. La barba e i capelli crescono, se non si mangia si perde peso e si diventa meno efficaci sulle barre della salute, del dead eye e della stamina; se non ci si lava l’impressione fatta alle varie persone sarà negativa,e così tanti altri esempi.

Non mancano poi tutta una serie di attività secondarie legate ai classici mini giochi (cinque dita, poker, domino ecc.), taglie di malviventi da recuperare e una quantità immane di segreti da scoprire semplicemente esplorando il contesto.

Ed è qui, in questo preciso elemento che Red Dead Redemption 2 si esalta. Per la prima volta assistiamo infatti ad un ribaltamento di fronte, in cui non è il personaggio (o il giocatore, se preferite) che interagisce con il mondo, ma è l’esatto opposto: il mondo che interagisce con il personaggio. Muovendosi per la mappa, andando da un avamposto all’altro oppure trovandoci a bighellonare in cerca di qualche segreto, verremmo quasi sempre stimolati da elementi esterni. Personaggi che cercano aiuto, eventi casuali che poi si trasformando in quest secondarie e tantissimi di quegli elementi che regalano la sensazione di vivere in un contesto che è governato dalla casualità degli eventi, esattamente come nel nostro mondo.

Inoltre, proprio il modo con cui decideremo di reagire con le persone (possiamo anche sparare a tutti, se questo è il nostro stile di vita: ma occhio alla taglia!) e alcune scelte morali nel corso delle missioni principali, andranno a determinare l’inclinazione nel nostro Arthur, sfruttando una comoda barra che passa da rossa a bianca. Più giocheremo da cattivi più saremo temuti, e questo potrebbe anche portarci ad avere qualche problemino ulteriore e non solo con la legge; se invece sceglieremo la strada della gentilezza, si apriranno linee di dialogo e più pazienza nei nostri confronti.

Per chiudere il discorso dell’open world creato da Rockstar, dobbiamo parlare della banda. Un elemento che a conti fatti tanto secondario poi non è. Nell’evolversi delle vicende, dovremo anche tenere bene a mente che nel nostro gruppo di fuggiaschi ci sono donne e bambini, e questo vuol dire dover gestire il campo. Procurare cibo, medicine e soldi che servono per acquistare munizioni ma soprattutto per migliorare le condizioni della carovana.


Ecco perché sarà necessario “sporcarsi le mani”, e per sporcarsi le mani intendiamo fare colpi necessari a recuperare un po’ di denaro da mettere nella cassetta comune, portare pelli e cibo al cuoco del campo (pelli che ci serviranno anche per migliorare il nostro equipaggiamento grazie ad un profondo sistema di crafting) per creare pasti caldi, oppure, riscuotere i crediti da parte di alcuni debitori, e altri lavoretti non proprio alla luce del sole. Questo porterà maggiore agio all’interno del gruppo, aprendo la possibilità di scegliere che tipo di miglioria apportare attraverso un libro contabile sempre consultabile. Tende più confortevoli, un pollaio, maggiore quantità e varietà di medicine, armi e munizioni e così via. Le scelte che faremo determineranno quindi molti dei rapporti che avremo all’interno della banda.

Ulteriore dimostrazione, quella appena descritta, di come tutto all’interno di questo open world abbia una sua personale coerenza e nulla, e ripetiamo nulla, è lasciato al caso o buttato nella mischia senza un vero senso logico.

“SHOT BOYS, SHOT!”

West, frontiera, bande e ricercati. Tutto questo porta ad una sola domanda: quanto si spara all’interno di Read Dead Redemption 2? Beh ovviamente tanto, tantissimo. Pensate solamente che gli sviluppatori hanno inserito la bellezza di oltre 50 bocche da fuoco, ognuna regolata - come nella realtà - da un suon tempo di ricarica, una sua gittata e, nel caso in particolare dei fucili, di un loro preciso rinculo.

Armi che, ve lo diciamo subito, seguono la stessa filosofia di tutto quello che vi abbiamo raccontato sino ad ora. Dovranno essere tenute integre e pulite per non fargli perdere efficacia. Questo vuol dire che sarà necessario fare della vera e propria manutenzione, magari quando siamo accampati all’aria aperta, dopo un bel pasto caldo e prima di coricaci. Oppure, se siamo particolarmente affezionati ad una di queste armi, potremo andare da un armaiolo che ci personalizzerà l’arma, tentando ovviamente di vendercene di nuove.

Se invece siete tipi più silenziosi e discreti, non temete, nel nostro arsenale ci sarà sempre a disposizione arco, coltelli da lancio e persino Tomahawk, senza dimenticare il sempre affidabile coltello. Lavori puliti, che lo diventano ancora di più con il Lazo. Infine, ma non per questo meno affidabili, i nostri cari pugni, grazie ad una nuova struttura per le scazzottate, ora non solo più profonde ma regolate interamente da un sistema di parata-schivata-attacco.

Questo strumento sarà molto utile in due casi specifici: nel catturare animali imbizzarriti oppure nel catturare e legare come salami dei fuggiaschi, così da consegnarli alla giustizia vivi e ottenere un pagamento migliore.

Già solo da questo racconto capite come lo shooting sia una cosa tutt’altro che accessoria o banale all’interno di Red Dead Redemption II. La sensazione che si percepisce durante le sparatorie è quella di avere realmente tra le mani l’arma che si sta impugnando, sparando da una copertura all’altra e sfruttando il dead eye al momento giusto ( per chi non lo conoscesse: un potere del nostro gunslinger che gli permette di rallentare il tempo per qualche secondo e assegnare i bersagli). Un sistema che potremo decidere se averlo full auto sull’aiuto alla mira oppure completamente manuale, per rendere tutto un po’ più difficile.

Ma è la varietà delle situazioni in cui ci troveremo a sparare che fa la differenza. Da sparatorie a cavallo, passando per situazioni più strette come l’assalto ad un treno fino ad arrivare a scontri a fuoco in campo aperto. Ci sarà spazio anche per la fantasia ( e non vi sveliamo altro) perché Rockstar ha pensato davvero a tutto, offrendo al pubblico situazioni davvero uniche in cui il concentrato del west si respira a pieni polmoni.

Diligenze, treni, ponti che saltano, paludi dove è difficile muoversi, fortini militari con generali nostalgici, città di periferia con veri e propri duelli, sbronze e risse al saloon. Vi possiamo assicurare che la densità di situazioni è davvero impareggiabile, unica per qualsiasi altri gioco con cui lo si confronta. E tutto questo, tutto quanto, avrà sempre delle conseguenze, delle taglie sulla nostra testa all'interno delle regione che se non vengono pagate ( o no si utilizza la bandana per coprirsi il volto ed evitare di essere riconosciuti) ci porteranno ad avere molti problemi se riconosciuti dalla legge o dai Pinkerton.

Ed è qui che, ancora una volta, torniamo al concetto base di tutta la produzione. Un concetto che viene arricchito da tutta la fase di shooting: stupire, sempre e comunque.

 

TAKE ME HOME, COUNTRY ROAD

Tutto questo è ovviamente pienamente accompagnato da un comparto tecnico splendido, unico e vibrante. Un comparto visivo che con i suoi tramonti, la sua foschia mattutina nelle foreste, la pioggia battente degli scorsi estivi e le tormente delle alte montagne offre un’esperienza visiva unica e appagante, arricchita da un 4K e un filtro HDR mai così necessario come in questo gioco.

Qualche bug, a dire il vero lo abbiamo trovato, ma metterci a cercare “l’ago nel pagliaio” all’interno di un gioco che farà scuola per tutti, ci sembra davvero ingeneroso. 

Esaltiamo piuttosto i dettagli visivi, mai banali. La sporcizia sul volta e sui vestiti, la pelle o gli animali catturati che si deteriorano con il passare del tempo, le colline, le montagne i fiumi e le impetuose cascate; senza dimenticare i forti contrasti perfettamente rappresentati a livello visivo tra modernità e passato, con strade, i primi tram, e una civiltà che inizia ad assomigliare a quella dei giorni nostri. Sarà come andare in vacanza all’interno di una terra selvaggia e pericolosa, ma del quale non vi stancherete mai.

Ecco perché gli sviluppatori hanno inserito la nuova visuale dinamica, che ci permetterà mentre siamo a cavallo, di avere a disposizione inquadrature più ampie, in grado di farci capire l'enorme vastità all'interno del quale si muovono i nostri personaggi. Per non parlare della prima persona, visuale sempre disponibile, e che permetterà al giocare la possibilità di giocarsi l'intera avventura come un vero e proprio FPS.

Ottimo anche il comparto audio, supportato da attori sempre nella parte che valorizzano la mole di dialoghi scritta dagli sceneggiatori. Voci caratterizzate, coerenti che donano personalità e profondità ad ogni singolo personaggio del gioco. Rimarrete stupiti anche qui, ancora una volta.

Arriviamo così alla fine di questo lungo viaggio. Alla fine di una recensione che vorrebbe raccontarvi ancora di più, entrare nel dettaglio di un viaggio che ci ha regalato emozioni uniche ed indescrivibili, ma che non vogliamo rovinarvi, lasciando a voi il piacere di scoprirle facendovi emozionare come ci siamo emozionati noi.

Red Dead Redemption II non è un semplice videogioco. Rappresenta una pietra miliare, un punto di arrivo e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza per un medium che matura sempre più velocemente. D’ora in poi tutti dovranno confrontarsi con degli standard che Rockstar impone con forza all’interno non solo degli open world, ma paradossalmente anche nei giochi più story driven.

Gli sviluppatori sono infatti riusciti nel miracolo di inserire all’interno di un grande contenitore che vive di vita propria (l’open world, per l’appunto) un sotto ecosistema fatto da una narrazione vera, sentita, inclusiva e credibile, in grado di far impallidire persino il grande mondo del cinema. Ecco perché perché non parliamo di un semplice videogioco, ma probabilmente, del più grande manifesto che il medium videoludico ha realizzato fino ad oggi. Siamo davanti alla storia, quella di un settore intero.

Buona cavalcata, signori.

10
Con Red Dead Redemption II ci troviamo davanti alla storia. Un gioco spettacolare, che travalica qualsiasi concetto ludico, pur rimanendo ancorato alle leggi che governano il videogioco. Una storia vibrante, appassionata e appassionante, inserita all'interno di un contesto che mai aveva vissuto di vita propria come in questo caso. Ci troviamo davanti ad un masterpice, ad uno di quei giochi che fanno e faranno scuola per tantissimo tempo. Un prodotto che è andato oltre ogni più rosea aspettativa. Un Capolavoro, con la c maiuscola.