Recensione Rainbow Six Lockdown

di Andrea Casetti
C'era una volta una delle più rappresentative saghe di UbiSoft, intitolata Rainbow Six, il cui maggior pregio era quello di riuscire a portare sul monitor dei PC di tutto il mondo la tensione, il realismo e il tatticismo tipico delle azioni intraprese dalle squadre antiterrorismo. La parola d'ordine della serie è sempre stata "niente sconti all'arcade", tanto da limitare il pubblico a cui si rivolgeva a una ristretta schiera di appassionati.

Poi fu la volta di Rainbow Six 3, capace di portare a termine una missione molto complicata, ovvero sbarcare sulle console di tutto il mondo. Se l'approdo sull'Xbox può essere considerato una missione pienamente riuscita, qualche difficoltà in più l'ha riservata la PS2 che, a causa di un hardware meno brillante, ha creato qualche grattacapo agli sviluppatori di Red Storm, costretti a ridimensionare l'aspetto tattico e grafico del gioco.

È ora la volta di questo Rainbow Six: Lockdown (da qui R6L), il quale segna (purtroppo) una svolta nella fortunata saga al fine di conquistare un pubblico più ampio rispetto al passato, a scapito di alcune scelte che però rischiano di snaturarne il gameplay.

1"

Operazione Overlord 2

La prima novità rispetto al passato riguarda la possibilità di vestire i panni di due differenti membri del team Rainbow: oltre a Dingo Chavez, infatti, vi toccherà impersonare anche Dieter Weber, il cecchino del gruppo. Ben 7 delle 16 missioni (che toccano Amsterdam, Edimburgo, Parigi, Calais, il Sud Africa...), infatti, inizieranno con l'approdo di Dingo e compagni in aree aperte, supportati dal fuoco amico di Dieter (il cui indice destro, manco a dirlo, sarà mosso dal tasto R1 del vostro Dualshock).

Le missioni di cecchinaggio consistono nell'eliminare i nemici, alcuni dei quali posti sulla strada dei vostri, altri appartati in punti strategici (come tetti e finestre) dai quali attaccheranno anche con lanciarazzi. A voi spetterà il compito di localizzare il miglior punto da cui sparare e quindi eliminare tempestivamente le minacce, al fine di limitare le ferite accusate dai vostri compagni: il livello di salute all'inizio della fase successiva sarà infatti quello che sarete riusciti a preservare mediante il vostro operato.

Un'altra novità riguarda il motore grafico, tutto nuovo per la versione PS2 e capace di limitare le differenze con la trasposizione su Xbox, ma che non evita alcuni sporadici rallentamenti nel frame rate, né riesce a rendere particolarmente aggraziati i movimenti dei vostri commilitoni, davvero troppo goffi e innaturali per sorprendere in positivo.

Idiozia artificiale

In sede di anteprima avevamo parlato dell'AI dei nemici a tre livelli, che avrebbe dovuto correggere il più grave difetto dell'ottimo prequel. La situazione è cambiata in questo R6L, ma non si può dire che sia stato fatto un passi in avanti: in questo R6L i terroristi cercano raramente riparo dai vostri proiettili e solo di tanto in tanto si esibiscono in azioni diverse dal corrervi incontro o aspettare immobili di essere crivellati. Se è stata effettivamente implementata l'AI a più livelli, l'impressione è che i "black-out" siano molto frequenti.

Discorso analogo per gli altri membri del team Rainbow: è vero che spesso cercano copertura, che di tanto in tanto si muovono con cautela, ma va altresì detto che vi capiterà di vederli troppo frequentemente compiere azioni poco sensate, come andare verso una granata che avete appena lanciato, posizionarsi sulla vostra linea di fuoco (e avranno pure il coraggio di lamentarsi!) oppure sparare contro un muro nella speranza di colpire chi si trova dall'altra parte. È capitato inoltre di notare l'incapacità dell'intero team di accorgersi che alle spalle avevano un militante nemico, il quale ha così avuto vita facile nel massacrarli tutti.

Venduto

Un difetto che invece permane, ereditato direttamente dal prequel, è il deterministico posizionamento dei vostri antagonisti: tutte le volte che vi capiterà di ripercorrere una parte della missione, potrete scommettere che quei nemici appariranno nello stesso posto, in quel preciso istante. L'effetto di tutto ciò si concretizza in un minor livello di tensione, che sarebbe stato evitato mediante l'implementazione di una semplice funzione random.

Se fino a qui era possibile chiudere un occhio, lascia invece decisamente perplessi la direzione intrapresa da questo R6L, che sembra strizzare l'occhio al genere arcade. La prima nota stonata è rappresentata dalle frecce rosse che nella modalità cecchino vi indicheranno la direzione delle minacce più critiche, degne di un qualunque titolo arcade e non certo della serie R6. Della stessa natura si riveleranno anche le indicazioni dello stato di salute (vostro e dei compagni) puntualmente mostrato sullo schermo, la mira assistita (per fortuna deselezionabile) e il sensore di movimento, capace di segnalare la presenza di nemici anche attraverso i muri delle stanze.

E per concludere...

Non poteva mancare la classica ciliegina sulla torta, che in questo caso è rappresentata dalla possibilità di salvare i progressi in qualsiasi istante, senza limiti sul numero di salvataggi effettuabili.

Nemmeno le modalità in multiplayer riescono a risollevare del tutto le sorti di questo infelice R6L: il numero ridotto di modalità (rispetto alla versione Xbox) e il minor spessore causato dall'assenza del sistema PEC visto sulla console Microsoft (che permette di creare un proprio personaggio, migliorarne le abilità man mano che si guadagnano punti, e quindi utilizzarlo online) rendono l'esperienza in rete meno appagante di quanto non si potrebbe sperare. In conclusione, questo R6L rischia di deludere fortemente tutti coloro che hanno apprezzato i precedenti episodi di Rainbow six, e tutti coloro che vedevano nel realismo quella marcia in più che gli altri non avevano. Peccato!

6
Rainbow Six: Lockdown rischia di essere una grande delusione, soprattutto per gli appassionati della serie: l'aggiunta di elementi tipicamente arcade (come l'indicatore dello stato di salute, la possibilità di salvare ovunque e l'avvicinamento al genere sparatutto) minano il gameplay che tanto era riuscito a convincere nel prequel. <br />Il nuovo motore grafico (realizzato apposta per la PS2), le missioni da cecchino e il comunque elevato livello di difficoltà non bastano ad evitare il tracollo, aggravato dall'AI dei nemici e da alcuni difetti di contorno. Peccato: sembra proprio che ciò che ha reso grande la serie Rainbow Six sia stato perso per strada. <br />