Recensione R: Racing

di Giuseppe Schirru

Chi lascia la vecchia strada per la nuova, sa quello che perde, non sa quello che trova.

Squadra che vince non si cambia, filosofava un tale. Non devono essere dello stesso avviso i programmatori Namco, che dopo la brutta debucle di Ridge Racer V in concomitanza all'uscita di PS2, stravolgono il gameplay di un brand che finora contava numerosi estimatori. Niente più arcade, ora si fa sul serio e si passa alla simulazione. Peccato che R:Racing non sia certo il punto d'arrivo della serie che abbiamo amato in questi anni, quanto un nuovo punto di partenza che, a onor del vero, comincia nel peggiore dei modi e più che rilanciare la serie a grandi livelli la confina nel dimenticatoio. Il gioco quindi non raccoglie il testimone dal predecessore, lo getta all'aria e forse un po' dovrebbe pentirsene, considerato il risultato finale.

Se il modello da cui prendere ispirazione è Gran Turismo, allora diciamo subito che R:Racing imita il capolavoro Polyphony come Fifa imita Winning Eleven. Ovvero? Male. Due titoli che vantano due tradizioni diametralmente opposte e dal quale il paragone, qualitativamente parlando arriva ad essere improponibile. Anche dal punto di vista morale, visto che R:Racing recita la parte di Bruto e Cassio nei confronti della serie, Cesare, e che il tradimento verso la vecchia concezione di gioco non è ripagato da risultati soddisfacenti.

Davvero un peccato considerate le premesse: quattordici piste complessive, un'IA delle vetture gestite dalla CPU promettente e una trama interessante che fa da sfondo allo story mode. Features a cui si aggiungono otto differenti stili di guida, un parco macchine abbastanza variegato e un sistema di radiocomunicazione che permette di ascoltare le voci dei piloti avversari (nonché del nostro team). Interessante, senza dubbio, ma è una volta che ci si mette alla guida del bolide di turno che si rimane delusi. Indifferentemente dalla tipologia di gara. La fisica delle vetture non rientra certamente nel campo di definizione reale, nemmeno passando per la porta di servizio. Andando troppo controsterzo si arriva a una sorta di zona critica dove la macchina diventa incontrollabile: fin qua si può chiudere un occhio, ma la fisica rimane ben lontana dalla realtà sia per le fastidiose sterzate a scatti, sia per la struttura totalmente rigida delle vetture, che negli scontri con le altre auto ha modo di mostrarci tutta la sua inadeguatezza facendole rimbalzare l'una sull'altra in maniera rigida, senza possibilità alcuna di assistere a tamponamenti quantomeno convincenti. Quel che quindi dovrebbe essere l'aspetto simulativi dell'opera, viene ridimensionato a una via di mezzo, né carne, né pesce. Ma non è certo la non riuscita volontà dei programmatori di gettarsi in un nuovo filone che fa storcere il naso, quanto i problemi legati alle superficialità che si sono concessi in fase realizzativa. Se alcuni difetti quali il grado di difficoltà mal calibrato sono etichettabili come errori dovuti alla poca esperienza nel genere, altri come quelli inerenti l'aspetto tecnico non sono certo giustificabili. Come effettivamente non dovrebbero esserlo quelli per la difficoltà, perché il marchio Namco che troneggia in copertina siamo soliti intenderlo come marchio di garanzia.

Ovviamente non è tutti i giorni Pasqua come si suole dire, e l'appuntamento col gioco da tenere sotto osservazione è rimandato. Passiamo in rassegna i dubbi e le perplessità che R:Racing suscita: oltre alla fisica dei veicoli e alla mancanza di una modalità online, il bassissimo senso di velocità ci pervade sin dalle prime battute. E' vero che in macchine quali Mercedes viaggiando a 100 orari si ha una drastica diminuzione del senso di velocità, ma qua si ha la percezione di stare su macchine parcheggiate, col freno a mano inserito e il motore completamente spento. Il senso di velocità è notevolmente basso, ed è difficile scendere a compromessi quando l'adrenalina non sale.

Il gioco come detto poc'anzi è una via di mezzo, per cui si dimostra non realistico come una simulazione né divertente come un'arcade. Una sorta di ibrido a cui sta dietro una storia di fondo, noiosa come le gare che si articolano lungo i vari colpi di scena di una storyboard troppo stereotipata. Un po' come la bella donzella che assurge al ruolo di protagonista, le cui fattezze innegabilmente sono lontane da una qualsiasi giapponesina doc e le curve superate solo dalla sua antagonista, che insieme a lei forma un formidabile duo, forse la più grande attrattiva del titolo. Tanto da invogliare il giocatore ad andare avanti. Troppo poco, e ben presto R:Racing diventa un vecchio ricordo riposto sopra una mensola.

E con lui diventeranno vecchie reminiscenze l'IA delle macchine avversarie, munite di un indicatore di pressione che riempiendosi pian piano (quando andremo a disturbarle) le porterà inevitabilmente all'errore. Interessante l'idea, sulla realizzazione stendiamo un velo pietoso. Decisamente più roseo il discorso che riguarda il parco macchine, con marchi interessanti quali Audi, Alfa Romeo, Lotus, Nissan, Mazda, Honda, Bentley e la possibilità di modificare alcuni parametri importanti. A essere franchi, va detto che la possibilità di modificazione è minima, soprattutto se paragonata a quella offerta in Gran Turismo e qua limitata al solo potenziamento del motore e altre cosette da poco. Nemmeno la grafica è un moto d'orgoglio per la capacità dei programmatori, bensì un altro pianto del loro fallimento ludico. Parlare di un titolo che pare uscito dalla prima generazione di titoli PS2 non è certo erroneo (e qua siamo su GameCube), ne una frottola scritta tanto per battere sui tasti. Piuttosto è quasi una dolorosa consapevolezza di come R:Racing ci abbia deluso, mostrando modelli poligonali delle vetture poco curati e imbarazzanti problemi di aliasing, due sole visuali e, generalmente, una cosmesi visiva di basso livello. Giusto il frame-rate rimane ancorato ai 60 fps, ma ci saremmo meravigliati del contrario. Anche il sonoro delude: il vasto campionario di canzoni techno, come da tradizione della serie, risulta fuori luogo per un titolo che non riesce a far salire l'adrenalina e dove, visto l'andazzo, qualche brano di musica classica sarebbe stato più appropriato, considerato lo svolgimento delle gare.

Se è con questo nuovo approccio simulativo che dovremmo dimenticare Ridge Racer V, diciamo subito che la softco nipponica ha toppato. L'essenza del gioco è deturpata, e fin là ci siamo, ma allo sconforto per il cambiamento si aggiunge quello per il risultato finale, decisamente negativo per alcuni fattori che ne inficiano il giudizio globale. In definitiva mamma Namco non ha centrato l'obiettivo di un cambio di rotta degno di non far rimpiangere la vecchia tipologia di gioco arcade. E anzi, ricordare i fasti della vecchia serie fa quasi venire le lacrime agli occhi. Così non resta che tornare all'osservatorio che prende il nome di GT3, posto molto al di sopra di una miriade di titoli e dal quale affacciarsi per vedere se qualche altro capolavoro ludico abbia raggiunto le sue vertiginose altezze qualitative. Di R:Racing nemmeno l'ombra, ma lontano spunta un certo Race Driver 2...

5
In sede di preview vi avevamo lasciati con la speranza utopistica che i numerosi problemi riscontrati nella versione giapponese venissero risolti in questa release europea. Stavolta invece vi salutiamo con l'amaro in bocca, per un gioco che stravolge l'anima della serie e che, tentando di portare una ventata di aria fresca non fa altro che rovinare un brand notevole quale quello di Ridge Racer. Attenuanti? Nessuna, giusto la consolazione per la presenza di Pac-Man Vs nella confezione.