Recensione Okamiden

L'erede naturale del capolavoro Clover

di Tommaso Alisonno
Sono passati nove mesi da quanto Amaterasu, la Dea del Sole incarnatasi per l'occasione in forma di lupo, ha sconfitto il demone Orochi ed è tornata ai Campi Elisi, salutando il fedele Issun, piccolo ma coraggioso Inviato celeste che le ha fatto da partner per tutta la vicenda. Apparentemente il mondo di Nippon ha ritrovato la pace, se non fosse che di punto in bianco, e senza che nessuno ne conosca il motivo, le ombre hanno ricominciato a diffondersi, e con esse i demoni e le maledizioni infernali. A difendere il mondo giunge però un nuovo eroe: è Chibiterasu, il figlio di Amaterasu, anch'egli in forma di lupacchiotto, pronto a ereditare i poteri del Pennello Celestiale già a suo tempo utilizzato da sua madre.

Okamiden è il seguito di Okami, il bellissimo titolo sviluppato da Clover per PS2 - in seguito convertito su Nintendo Wii - che probabilmente non ha raccolto sul mercato quanto avrebbe meritato. Nuovo eroe (Chibiterasu al posto di Amaterasu), nuova storia, vecchi e nuovi personaggi per il vecchio mondo di Nippon, nuovamente invaso dalle ombre e dai demoni. Chi potrà aiutare il giovane lupo divino nella sua cerca? Non certo l'eroico Issun, ora troppo preso dai suoi molteplici impegni di Inviato Celestiale, ma Chibi non tarderà a trovare diversi amici pronti a cavalcarlo, a partire dal figlio di Susano, e con essi affronterà le sue avventure.

il gioco si configura, come il predecessore, principalmente come un action game con qualche elemento platform e svariati enigmi da risolvere tramite i poteri che Chibi acquisirà col procedere della vicenda. Per la maggior parte del tempo vagherete per il mondo attraverso pianure, spiagge o caverne, queste ultime particolarmente labirintiche: per sbloccare le varie vie dovrete volta per volta raggiungere gli appositi attivatori (leve o simili), oppure come accennato utilizzare i poteri del Pennello Celestiale. Rispetto ad Okami si è scelto di semplificare gli elementi puramente dinamici dando maggiore spazio alla componente Puzzle: considerando che - come vedremo in seguito - i controlli direzionali non sono egregi, la scelta è quantomeno commendabile.

Per quanto sarà possibile subire danni anche soltanto girovagando per il mondo, a causa di trappole o nemici minori che si aggireranno per le locazioni, i pericoli seri si paleseranno nel momento in cui entrerete in contatto coi mostri veri e propri, rappresentati da enormi pergamene fluttuanti. In questo caso il gioco trasferirà l'azione in una sorta di arena da cui Chibi e il suo partner potranno uscire solo dopo aver ucciso tutti gli avversari, oppure infrangendo l'apposito varco. Va da sé che determinati scontri, come quelli contro i Boss, non possono essere evitati, né sarà possibile fuggirne.

A prescindere dalle due situazioni, i comandi di gioco rimarranno per lo più i medesimi: con la croce direzionale muoveremo Chibi, mentre coi pulsanti frontali potremo attaccare e saltare, oltre che posare al suolo o riprendere in groppa il partner. Sparisce (per l'ha conosciuta in Okami) la possibilità di equipaggiare un'arma “secondaria”. L'unico comando differente sarà quello dell'iterazione con l'ambiente (parla, apri, leggi, ...), che in battaglia viene sostituito dalla schivata. Premendo uno qualsiasi dei comandi laterali, la schermata principale diverrà, come in Okami, un'immagine bidimensionale seppiata e potremo utilizzare i famosi poteri magici del Pennello Celestiale tracciando con lo stilo i segni corrispondenti.

Questo strepitoso attrezzo è in grado, volta per volta, di riparare ponti e altri oggetti, di tagliare in due alberi e rocce che ci sbarrano la strada, di materializzare bombe con tanto di miccia sfrigolante, di generare forti correnti d'aria, di canalizzare un elemento come fuoco, acqua o elettricità da una fonte a un bersaglio, semplicemente collegandoli con una linea continua, e tanto altro ancora come solo la fantasia degli sviluppatori ha saputo implementare. Soprattutto, sarà indispensabile per “guidare” il partner di Chibi nel momento in cui lo lasceremo a terra, e non saranno poche le situazioni in cui dovremo condurlo nel posto giusto al momento giusto.

È proprio questa la principale componente puzzle che differenzia Okamiden del primo Okami: nel gioco abbonderanno situazioni in cui sarà necessario premere due interruttori contemporaneamente, oppure in cui i due protagonisti dovranno avanzare per percorsi paralleli, obbligandovi a prestare attenzione ai pericoli che entrambi incontreranno. L'unico limite al Pennello Celestiale sarà dato dalla riserva di Inchiostro, la quale tenderà ad esaurirsi se non verrà ricaricata con le boccette che si trovano in giro in vasi e cespugli, oppure con gli appositi item consumabili (in realtà il gioco prevede due livelli di difficoltà, nel più basso dei quali l'inchiostro tenderà a ricaricarsi anche autonomamente).

La realizzazione tecnica di Okamiden è ancora una volta in Cell Shading, anche se come nel predecessore svariati elementi scenici (prevalentemente alberi e cespugli) sono addirittura bidimensionali: lo scopo è quello di cercare di replicare l'antico stile pittorico Giapponese, anche se purtroppo su DS non è più presente l'effetto “cartapecora” sulle textures. A prescindere, il risultato è molto gradevole, colorato e ben animato, anche se è indubbio che gran parte delle “pennellate” riescano a coprire alcune semplificazioni dei modelli. Giudizio positivo anche per il sonoro, che ripropone svariati temi di Okami accostati a altri nuovi ma ugualmente gradevoli, tutti realizzati con un'evidente ispirazione antico-giapponese. Il gioco è disponibile coi sottotitoli solo in Inglese, mentre l'audio (come Okami) è buffo e cantilenante, senza un vero significato.

Se da un lato il sistema di gestione del Pennello Celestiale, basato sullo stilo, funziona egregiamente - e dopotutto cosa più di una matita può simulare il movimento di un pennello? - dall'altro i controlli dinamici sentono non poco il peso della mancanza di uno stick analogico: fintanto che si tratta di muoversi nelle quattro direzioni principali non ci sono particolari problemi, ma quando è necessario andare in diagonale, Chibiterasu fa i capricci come un cucciolo mal addestrato. Il problema non sarebbe tanto grave se, come detto, non ci fossero dei pericoli anche sparsi per le zone da esplorare; la telecamera tenda a girare autonomamente in modo da tenere le vie principali orizzontali o verticali, quando l'inquadratura non arriva addirittura a volo d'uccello: questo è certamente comodo quando si vuole correre velocemente da una parte all'altra, ma tende a causare ulteriore confusione quando si cerca di dribblare i nemici.

Fortunatamente, come accennato in precedenza, Okamiden rispetto ad Okami riduce la componente action in favore di una più incisiva presenza di puzzle, ed è inutile aggiungere che in questi puzzle sarà il Pennello Celestiale (e dunque lo stilo) a svolgere il ruolo di protagonista. Anche nei combattimenti, i nemici sono studiati in modo da avere tutti una particolare strategia per cui sconfiggerli utilizzando i poteri del Pennello (a patto di possederli) è sicuramente più facile e veloce che non il picchiarli alla cieca. La presenza di due livelli di difficoltà, la cui differenza risiede nella succitata possibilità o meno di ricaricare l'inchiostro col tempo, oltre che nella durezza dei nemici, permette comunque a tutti di avvicinarsi al gioco con serenità, per quanto noi, provandolo al livello superiore, non l'abbiamo trovato particolarmente ostico.

La vicenda è discretamente lunghetta, visto che parliamo di circa una ventina di ore per andare dall'inizio alla fine, prendendosi anche il tempo per raccogliere lungo strada, o talvolta tornando indietro a recuperare, gli oggetti collezionabili che i vari personaggi ci richiederanno. Per quanto le varie vicende che vivrete saranno tutte piuttosto graziose, la trama d'insieme zoppicherà un po': piuttosto che un'avventura con uno scopo finale ben delineato, Okamiden sembra più una successione di “storielle” che hanno come filo conduttore Chibiterasu e che volta per volta si collegano l'una all'altra.

Per questo motivo, ma anche per una profondità e una vastità certamente meno pressanti del predecessore (manca, per dire, anche il ciclo giorno/notte), Okamiden risulta avere quasi il sapore di una “versione per bambini” del titolo Clover - un po' la differenza tra una fiaba e una leggenda. Questa considerazione però non deve sminuire affatto il lavoro di Capcom, quanto semplicemente segnalare una differenza: Okamiden è comunque un gioco divertente, ben realizzato, vasto, vario e che non mancherà di trovare il suo posticino nel cuore di grandi e piccini.

8
Okamiden riesce, dopo oltre quattro anni, a riportare in vita quello che è probabilmente l'ultimo capolavoro dei Clover: se da un lato gli elementi action hanno dovuto cedere il passo alle esigenze tecniche della nuova piattaforma, dall'altro il nuovo team di sviluppo ha saputo egregiamente introdurre delle meccaniche puzzle che rendono il gioco godibile, vario e innovativo, valorizzando il pennello più che in precedenza. Certo, la profondità, la completezza e la vastità del titolo originale per PS2 (poi convertito su Wii) rimangono inarrivabili, ma ciò non toglie che Chibiterasu sia il degno e promettente figlio di Amaterasu.