Recensione Odin Sphere

I miti nordici come non li avevamo mai visti.

di Fabio Fundoni
Le storie più belle, non hanno dimensioni

E se un giorno, nella soffitta di casa, trovassimo un vecchio libro dalle pagine impolverate? Riusciremmo a resistere alla tentazione di scoprire le storie celate in esso? O forse non opporremmo alla curiosità, e sprofonderemmo su quella grossa poltrona, ormai comparsa dal salotto per far posto a mobili più moderni, cominciando leggerlo. E carezzando il nostro gatto Socrates, inizieremmo a vivere le vicende ormai dimenticate tra l'inchiostro un po' stinto.

 

E così, ci immergeremmo in una intricata epopea dove una giovane valchiria combatte per conquistare l'affetto del padre e difendere il proprio amore, un principe lotta per riottenere la vita che gli spetta, una giovane regina cerca di non soccombere sotto il peso dei doveri, una strega deve fare ordine nella propria vita e un guerriero convive con un potere tanto grande quanto pericoloso. Nel mentre, una furiosa guerra sta mettendo a ferro e fuoco diverse nazioni.

 

Il potere di un magico calderone alletta molti sovrani, ma una terribile profezia inizia a stagliarsi sul destino di tutti. Il nostro compito sarà quello di vivere le avventure dei cinque protagonisti, in modo da far luce su differenti situazioni che, passo dopo passo, finiranno per intrecciarsi inesorabilmente. E' infatti arrivato anche in Europa Odin Sphere,  frutto dell'impegno di Square Enix e Atlus, due nomi che da anni sono sinonimo di qualità nel campo dei giochi di ruolo di stampo giapponese. Viriamo di poco in questo caso, per approdare tra le meccaniche di un action rpg, dove il combattimento a scorrimento si sposano con la crescita e la gestione di livelli e punteggi vari, il tutto creato e proposto sotto l'egida di una curatissima grafica in due dimensioni.

 

 

Se tra i lettori vi fosse poi qualche videogiocatore particolarmente attento, basteranno poche occhiate alle immagini a corredo dell'articolo per riportare la mente a poco più di dieci anni fa, quando nel lontano oriente, fece la sua comparsa su Sega Saturn Princess Crown, gioco non legato per trama a quello ora preso in esame, ma indubbiamente antenato spirituale dei fatti che stiamo narrando, per stile e gameplay.

 

In un mercato dove ci si rincorre in una lotta all'ultimo poligono, forse qualcuno potrà storcere il naso davanti ad una produzione totalmente basata  su una tecnologia considerata da molti obsoleta, ma le due dimensioni hanno ancora tanto da dire, come d'altronde sembra affermare la stessa PlayStation 2, ancora pronta a dimostrare quanto di buono possa fornire la sua architettura, nonostante l'ormai prolifica nuova generazione di console.

Cinque personaggi in cerca di giocatore

Non citavamo a caso i libri. Tutto infatti prende inizio quando una graziosa bambina, ritrovando degli antichi tomi in una mansarda, inizia a sfogliarli, permettendoci di giocare differenti storie. Mano a mano che supereremo le situazioni proposteci, sbloccheremo nuovi libri, ognuno dedicato ad un differente protagonista, tutti legati in qualche modo tra loro, in un intricato affresco fatto di misteri e guerre, con una profonda ispirazione al mondo e ai miti nordici. I personaggi saranno ben cinque, come i capitoli da sfogliare (più alcuni bonus sbloccabili), tutti caratterizzati nel migliore dei modi.

 

Faremo così conoscenza di Gwendolyn, forte valchiria figlia del re Odino, Oswald, combattente bello e dannato, Cornelius, principe intrappolato in un corpo non suo, Mercedes, sovrana del regno delle fate e Velvet, strega temuta con un passato da nascondere. Di volta in volta appunto, useremo uno di costoro, misurandoci contro nemici di ogni tipo attraverso livelli da giocare in stile action-picchiaduro a scorrimento.

 

Ognuno di loro, è in possesso di un'arma magica, nata grazie all'uso di particolari materiali chiamati psiliti, capaci non solo di assestare mortali danni agli avversari ma anche, una volta sconfitti, di assorbirne i fozoni, praticamente lo spirito, per poi incanalarlo in magie o altri usi. Ogni livello sarà diviso in tanti piccoli schemi da portare a termine uno dopo l'altro, per poi scegliere le diverse diramazioni possibili del cammino, attraverso combattimenti, negozi e boss, per poi arrivare all'avversario principale di ogni zona.

 

Ogni quadro sarà sviluppato attraverso un ipotetico cerchio, in modo che camminando di continuo avanti o indietro, si compia un intero “giro” e si torni al punto di partenza. Per poter proseguire nelle sezioni seguenti, dovremo, quantomeno al primo passaggio, sconfiggere tutto quel che ci comparirà davanti, possibilmente nel minor tempo possibile, per accumulare un maggior punteggio da tradurre in premi materiali. Come strumenti d'offesa, oltre alle armi, disporremo di magie e oggetti, stando bene attenti a bilanciare ogni elemento, soprattutto per la presenza di una barra che si consumerà mano a mano che attaccheremo, lasciandoci momentaneamente inermi qualora non saremo stati abbastanza avveduti da fermarci qualche secondo per farla ricaricare.

 

Avremo poi, oltre ai classici punti vita, un indicatore per i fozoni accumulati, che ci dirà quante magie potremo utilizzare. La nostra crescita avverrà su due piani, quella del personaggio, derivata dal cibo che mangeremo per curarci (ogni pietanza dona un differente numero di punti esperienza), e quella dell'arma, basata sui fozoni raccolti.

L'arte del sapersi arrangiare

Prendere sottogamba le meccaniche di gioco di Odin Sphere, sarebbe un grave errore. Limitarsi ad attaccare a capofitto le orde avversarie, rappresenterebbe quanto di più sbagliato potremo fare. Seguendo i vari tutorial che ogni tanto incontreremo, impareremo le differenti possibilità d'azione utilizzabili. Se parata, salti e fendenti sono sicuramente la base da cui partire, conoscere le magie, gli oggetti e soprattutto il modus operandi delle tipologie dei mostri, sarà la vera carta vincente da tenere nella manica.

 

Nonostante la presenza di tre livelli di difficoltà, abbiamo tra le mani un titolo molto spesso impegnativo, a tratti persino frustrante in presenza di vari boss, impossibili da sconfiggere senza il giusto approccio. Fortunatamente, la brevità dei quadri (talvolta terminabili davvero in poco tempo), alleggerisce di molto una situazione che rischiava di risultare “pesante” anche a causa di caricamenti non proprio snelli, soprattutto se ripetuti per le continue dipartite davanti al cattivone di turno. Certo però è che non dovremo solo combattere. A fare da contraltare a quel che poteva diventare un meccanismo ripetitivo (anche a causa della scarsità di combo e delle magie poco varie), arriva puntuale l'alchimia.

 

 

 

Mescolando dei liquidi chiamati Materia con ingredienti che scoveremo in giro per il mondo, creeremo pozioni dai molteplici effetti, a patto di possedere la giusta ricetta. Gli stessi oggetti poi, solo in rari casi avranno un singolo utilizzo, mettendoci nella condizione di dover scegliere come massimizzarne l'efficacia. Ad esempio, un seme potrebbe essere piantato e fatto crescere a suon di fozoni per coglierne i frutti, dato in pasto ad un animale domestico per farlo ingrassare, usato nell'alchimia o addirittura portato in luoghi adibiti a cucinare deliziosi manicaretti in grado di aumentare le nostre abilità.

 

Ne deriva un gameplay gradevole e salvo dal rischio di noia, capace di divertire nella sua iniziale immediatezza e offrire spunti di personalizzazione. Le parti narrative, nonostante presenti in buon numero, non saranno quasi mai troppo invadenti, anche per la bontà della trama, affetta da alcuni canoni un po' abusati, ma nel complesso capace di far appassionare.

 

 

Lo schermo come una tela

Quel che maggiormente colpisce l'occhio del giocatore, è sicuramente un'espressione visiva che ben poco ha da condividere con quanto ci siamo abituati ad osservare sulle nostre console. L'impatto con la grafica di Odin Sphere ha il sapore dell'onirico, dove un sapiente utilizzo delle due dimensioni non lascia minimamente rimpiangere i motori grafici all'ultima moda. I personaggi, dotati di uno stile piacevole e minimalista, godono allo stesso tempo di generose dimensioni e certosina cura nei particolari.

 

Ottime le scelte dei colori, capaci di fondere i protagonisti con gli splendidi fondali e di far risaltare eroi ed antieroi rispetto alle truppe, soldati semplici talvolta rappresentati da tinte fredde, quasi a rimarcare il loro essere meri “numeri”. Merita una menzione la particolare tecnica utilizzata per le animazioni: gli “attori” sono composti da differenti parti (braccia, piedi, mani e simili), mosse singolarmente, atte a formare un'armonia di gesti e azioni piacevolissima per l'occhio di chi guarda. Sembra quasi di trovarsi davanti a un film d'animazione del mai troppo compianto Emanuele Luzzati, che forse i più “grandicelli” ricorderanno per aver usato modalità simili nelle sigle de “L'armata Brancaleone” di Monicelli.

Ma se ogni rosa è corredata da pungenti spine, è proprio la grafica a contenere il difetto più visibile del gioco. Nelle occasioni dove molti elementi mobili saranno sullo schermo, inevitabili si presenteranno alcuni rallentamenti, abbastanza fastidiosi  e dimostrazione di quanto è stato messo alla frusta l'hardware di PlayStation 2. Un vero peccato, vista il tempismo richiesto in molte situazioni.

Dal punto di vista dell'audio, non possiamo che inchinarci davanti all'ennesima ottima prova di Hitoshi Sakimoto in fase di composizione, autore che molti apprezzeranno per le musiche di Final Fantasy XII, Vagrant Story e molti altri titoli. Se i brani donano la giusta solennità alle situazioni, non sfigurano nemmeno gli effetti sonori, senza scordare la possibilità di settare il doppiaggio in inglese o in giapponese, mentre i testi a schermo saranno tutti in italiano.

Il tempo che passerete nei reami di Odino (e di altri molti sovrani che imparerete a conoscere durante l'evoluzione della storia), si aggirerà a 40 ore circa, complice la presenza di diverse cose da fare, come la già citata alchimia o la ricerca delle ricette. Ma anche avendo completato a fondo il gioco, la voglia di continuare a vivere nella splendida cornice di Odin Sphere potrebbe accompagnarvi ancora per molto...

9
Odin Sphere è una di quelle perle che si incontrano molto raramente. Square Enix porta sui nostri schermi non solo un ottimo videogame, ma un prodotto di rara bellezza, come pochi se ne incontrano in tutto il campo dell'intrattenimento. Ci si mette davvero poco a farsi rapire dallo stile narrativo che permea le avventure del gruppo estremamente eterogeneo di carismatici protagonisti. Se il sonoro è tanto imperioso quanto ottimamente composto, l'aspetto grafico è un vero e proprio inno all'arte in due dimensioni, dove un'accurata tecnica si sposa con ambientazioni e personaggi dal sapore squisitamente onirico. Non neghiamo che in alcuni frangenti la difficoltà sia sicuramente superiore a molti giochi attualmente in commercio, ma la brevità dei livelli e il desiderio di addentrarsi sempre di più in questo universo, bilanciano ottimamente la situazione. Tra tanti quadri visitabili più volte, non vi annoierete, anche grazie alla presenza di molte azioni da compiere, come l'alchimia e i tanti utilizzi degli oggetti. In un mondo dove la rincorsa alla grafica di ultima generazione sembra farla da padrona, Atlus ci ricorda quanto ancora l'ispirazione possa far pendere l'ago della bilancia verso un prodotto di qualità, nonostante quando compaiono troppi elementi in movimento sullo schermo, si notano diversi rallentamenti. E se tra le fiabe che ci raccontavano i nostri nonni, una fosse sfuggita? Forse, quella fiaba, si chiamerebbe Odin Sphere...