Recensione Obscure

di Giuseppe Schirru
Partendo da Derceto, passando per ville infestate o stazioni di polizia brulicanti di zombie e facendo una piccola tappa nella collina silente, i survival horror col tempo hanno dimostrato tanta fantasia nel ricreare valide ambientazioni quanto poca originalità nell'ambito del gameplay, da anni incapace di rinnovarsi significativamente ma solo in grado di apportare qualche affinamento e novità col contagocce. Le eccezioni che confermano la regola non mancano (Forbidden Siren, Sony), ma Obscure è il manifesto meno appariscente di questa tipologia di giochi, che cerca di riproporre la classica formula vincente proponendo uno scenario alternativo, tanto inusuale nel panorama videoludico quanto frequente in quello cinematografico.

L'idea sulle prime pare funzionare. Sulle note di Still Waiting dei Sum 41 la presentazione mostra spaccati tipici di vita scolastica - che poi la qualità stessa del filmato in fmv lasci a desiderare è un'altra storia - e l'accostamento alle commediole horror americane diventa quantomai telefonato. L'incipit migliora la situazione: a Kenny Matthews negli spogliatoi, dopo l'allenamento di pallacanestro, viene rubata una borsa. Per seguire il ladro si inoltra nei sotterranei di un caseggiato adiacente all'istituto, dove il giocatore prenderà il comando della situazione e altro non potrà fare che assistere in tempo reale all'ipotetica morte del personaggio. Ipotetica.

Da lì in poi quel che sostanzialmente differirà tra Obscure e i suoi illustri colleghi sarà la mancanza di solitudine. Sulle prime Obscure pare esaltare la collaborazione tra i vari personaggi (cinque in totale), in un gioco di squadra dove al comando di un teenager alla volta, verrete accompagnati da un altro direttamente switchabile e quindi controllabile tramite la semplice pressione di un tasto. Anzi, la possibilità è quella che un secondo player entri in gioco e controlli direttamente il partner, facendo muovere contemporaneamente i due personaggi su schermo senza la limitazione dello split screen. Geniale sulle prime, l'idea mostra alcune lacune identificabili nelle telecamere fisse dal quale spesso e volentieri fuoriesce il secondo player (indicato da una piccola icona), o nella blanda collaborazione tra i due personaggi, dove oltre a condividere armi, bevande curative o prendere a botte i nemici, ben poco è possibile fare. C'è un però: ognuno dei cinque personaggi ha caratteristiche proprie, ma soprattutto un'abilità speciale utile a seconda della situazione. Alla grande forza fisica e scatto di Kenny si contrappone la capacità di osservazione di Josh, l'abilità nel forzare serrature ed aprire lucchetti di Stan e così via. Inoltre, una volta morto un personaggio, si potrà continuare a giocare e il game over scatterà solo dopo il decesso di tutti e cinque i componenti dell'avventura.

Ragionevolmente parlando, il problema di Obscure risiede nella mancanza di tocchi di classe. Col senno di poi è facile puntare il dito sulle formule stantie dei gameplay dei vari Resident Evil, Silent Hill o Project Zero, ma è altrettanto facile notare come questi titoli dimostrino la capacità di incanalare il giocatore in un tunnel di terrore, capacità che invece viene a mancare in questo Obscure. Il prodotto Hydravision propone tutti i limiti che questa categoria ludica si porta dietro ormai da anni: sezioni di combattimento insapori (le armi sono anche in numero esiguo, ma questo non è sempre un male), enigmi banali, poca interattività col fondale e una longevità ridotta ai minimi termini.

Eppure se il nostro voto finale è positivo, un motivo pure ci sarà. Innanzitutto Obscure si lascia giocare che è un piacere, e se anche oramai non è una novità, gioca un ruolo fondamentale il dualismo luce-buio. Infatti le creature del buio, che dal buio nascono e nell'oscurità brulicano sono refrattarie soprattutto alle fonti luminose oltre che al piombo. Così prima di partire come dei sosia esaltati di Babe Ruth con la mazza da baseball o come dei pistoleri impazziti, l'attenzione andrà rivolta verso le fonti luminose. È sempre meglio rompere un finestra e far entrare la luce solare, che sprecare tonnellate dei preziosissimi quanto esigui proiettili. Ma quando cala la notte, e la stanza nella quale ci troviamo è sprovvista di finestre o altre fonti luminose ci vengono in aiuto le torce, vera manna dal cielo per i nostri impauriti e spazientiti amici. Queste ultime possono essere fissate alle armi da fuoco mediante il nastro adesivo ed utilizzate per respingere, scacciare o provocare lievi danni ai mostri. Bisogna però far menzione che non sempre il corretto uso di armi e torce porterà a risultati felici, in quanto il sistema di controllo non solo si rivela a tratti ostico, ma soprattutto impreciso. Un'imprecisione tuttavia non così marcata e grave, ma pur sempre riscontrabile e da segnalare. Le situazioni ingarbugliate, e i violenti scontri con le creature del male si susseguono in maniera abbastanza frequente e si rivelano di non semplice decifrazione. L'intelligenza artificiale dei mostri è discreta, ma la vera difficoltà degli scontri è garantita in maggior parte da altri elementi, come l'effetto sorpresa e le improvvise incursioni, la maggioranza numerica di quelli piccoli e l'enorme resistenza e forza fisica di quelli più grandi, ma anche, è bene dirlo, le imprecisioni nel sistema di controllo e di puntamento, e soprattutto le telecamere.

Con Obscure dimentichiamoci l'uso della leva analogica adibita alla gestione dell'inquadratura, poiché viene utilizzato un sistema di telecamere fisse (per intenderci alla Resident Evil), che garantisce un'atmosfera ancor più tesa e intricata, ma che a volte limita il campo visivo durante gli attacchi di creature mostruose. Ciò crea non pochi problemi, ma si dimostra come un punto fermo del gioco, senza il quale ne uscirebbe ridimensionato. D'altronde anche la serie Capcom se avesse avuto la gestione delle telecamere non avrebbe avuto lo stesso fascino, lo stesso appeal. Ci sono giochi dove tutti gli elementi sono saldamente nelle mani dei videogiocatori e altri che traggono la loro atmosfera dalle sapienti mani di abili registi, e nessuno dei due è migliore o peggiore, se attuato con intelligenza e sagacia.

Il comparto grafico si rivela di discreto spessore: i personaggi principali sfoggiano modelli poligonali convincenti, per dettagli, particolari e animazioni. Nella media anche i personaggi secondari, e le orripilanti creature che popolano le ambientazioni. Queste ultime fanno sfoggio di un'ottima qualità, varietà, cura per il dettaglio, una buona parte di elementi di fondale quali sedie, carrelli, scope e quanto altro, sono soggetti ad un onesto motore fisico. Anche senza arrivare e, anzi neanche lambire i fasti di Sprinter Cell, il sistema di luci ed ombre presenti in Obscure svolge un ruolo di prim'ordine ed esegue degnamente il suo compito. Un ultimo appunto va sicuramente fatto riguardo alla localizzazione, controversa ed eterogenea: infatti ad un doppiaggio italiano di ottimo livello con dialoghi ed espressività vocale ben curati si contrappone una traduzione scritta non sempre all'altezza. Ma almeno è localizzato.

7
L'ambientazione scolastica di Obscure è solo la momentanea fuga dalla prigione di un gameplay incapace ormai da tempo di rinnovarsi. I limiti del prodotto Hydravision sono nascosti nella tradizione, in sezioni di combattimento insapori e nella patetica possibilità di entrare in una porta come via di salvezza dai nemici, o nella scarsa interagibilità con i fondali o nella pochezza stessa degli enigmi. Una serie di problemi che affliggono innumerevoli titoli delle medesima categoria, che se non altro nel ricreare terrore si piazzano qualche gradino sopra a questo Obscure. Reo di abusare di una formula "vincente", se non altro si dimostra un'onesta variazione sul tema.