Recensione Call Of Duty: Modern Warfare 2

Ritorno al futuro

di Luca Luperini
Eroi di tre mondi

Il dovere chiama e Infinity Ward risponde. E se il dovere in questione si traduce nel dare seguito alla famigerata serie sparaccina prodotta da Activision, la risposta non può non implicare il cuore e l'esperienza maturati in tanti anni di battaglia. Forse perfino troppi, avrebbe obiettato qualcuno prima che facesse la sua comparsa quello che è stato indubbiamente il maggior successo della software house californiana. Stiamo ovviamente parlando di quel Modern Warfare che è riuscito a rinnovare le sorti di una saga ormai in lento ma inesorabile declino, stravolgendone coraggiosamente le fondamenta. Niente più seconda guerra mondiale e, soprattutto, un'impostazione multigiocatore, se possibile, ancora più marcata che in passato e contraddistinta da una innovativa, ed azzeccatissima, contaminazione ruolistica. Il trionfo di critica e botteghino ha così portato ad un inevitabile seguito delle avventure, rigorosamente contemporanee, del capitano Price e del suo team antiterrorismo.

In questo gelido inizio d'inverno, a spaventare la Task Torce 141 non sono però i soliti estremisti sovietici, e nemmeno il rischio dell'ennesimo olocausto nucleare. Quello che veramente mette pressione sulle seppur larghe spalle del neo-capitano “Soap” MacTravish e compagni è il peso dell'hype. L'hype cinico, e prettamente statistico, degli analisti e delle grandi catene commerciali. L'hype ludico degli addetti ai lavori e, soprattutto, della gigantesca mole di giocatori letteralmente stregati dal fascino della prima incarnazione contemporanea del brand Call of Duty.

Un carico di aspettative con il quale noi stessi siamo sbarcati in quel di Londra, dove ad aspettarci c'era una camera d'albergo, una PS3 e, soprattutto, Modern Warfare 2.

Neanche il tempo di disfare il bagaglio ed appendere il cappotto, e ci ritroviamo con il pad in mano e lo sguardo ingordo rivolto al menu iniziale. Ed è proprio questa prima, tripartita, interfaccia ad esemplificare nel migliore dei modi la filosofia che Infinity Ward ha voluto imprimere in Modern Warfare 2; Tre comparti di gioco autosufficienti messi uno di fianco all'altro, quasi a simboleggiare la sintesi di quello che, nel 2009 suonato, il gaming ha da offrire.

Una suddivisione netta che merita un'analisi altrettanto distinta, la quale non può non muovere i passi proprio da quella campagna in singolo che fu croce e delizia del primo Modern Warfare.

E Dio creò l'uomo: il single player

Come molti di voi già sapranno, le vicende di Modern Warfare 2 si svolgono ben dieci anni dopo quelle del predecessore, riprendendone in toto il continuum narrativo. Torna quindi l'incubo rosso che, stavolta, assume i lineamenti di Vladimir Makarov, diretto successore del defunto Imran Zakhaev, alla leadership del gruppo ultranazionalista sovietico.

Il nostro compito sarà quello di sopprimere il focolaio bellico prima che le conseguenze diventino irreparabili. Per fare ciò ci arruoleremo nuovamente nelle file della Task Force 141, vestendo principalmente i panni di Gary “Roach” Sanderson, sergente agli ordini dell'ormai capitano “Soap” MacTravish.

Di più, francamente, non vogliamo dirvi per non incorrere nel rischio di anticiparvi, nemmeno implicitamente, nessuno dei numerosi colpi di scena che si susseguono nel corso della storia. Scelte narrative andanti a comporre un plot decisamente sfaccettato e che farà discutere, anche fuori dell'universo videoludico, per la forza provocatoria di alcuni contenuti. Contenuti che talvolta possono diventare disturbanti non soltanto per l'efferatezza presente su video, quanto più per il contesto morale del quale veniamo ad essere, consapevolmente, partecipi.

A far suonare il campanello d'allarme ci penserà il vero e proprio bivio etico al quale il gioco ci sottopone, appena prima di avviare il single player, chiedendoci di ignorare o meno alcuni livelli definiti come possibilmente disturbanti. E se ad un primo acchito tale quesito può sembrare una  mera scappatoia retorica per non incorrere nelle ire della censura, affrontando perlomeno uno dei livelli disponibili può nascere più di una considerazione in merito. Una riflessione di largo respiro su quanto è lecito introdurre in un videogame. Sul “cosa” e sul “come” la violenza possa trovare spazio all'interno dell'espressione videoludica. Un leitmotiv che Infinity Ward porta avanti per tutto il perdurare della storyline, ponendo sempre e comunque l'accento sulla crudezza degli atti,  sulla giustificabilità di alcuni, sull'ingiustificabilità di altri e premendo indistintamente sul lato emotivo ed etico degli stessi.

Certamente non avrete di che annoiarvi durante la decina scarsa di ore che costituiscono la campagna. Se, infatti, la longevità ha subito soltanto un piccolo incremento rispetto al recente passato, oltre al tasso emotivo, anche quello adrenalinico è cresciuto notevolmente, garantendo così un avventura totalmente priva di tempi morti. Ad intervallare il repentino susseguirsi degli eventi, spezzando gli innumerevoli ed affollatissimi scontri a fuoco, ci pensano una serie di intermezzi capaci di alimentare il taglio cinematografico dell'avventura, senza però rinunciare alla componente ludica. Scalate, inseguimenti a perdifiato tra palazzi e sessioni al limite del racing, costituiscono così colorate varianti nell'economia del gameplay. Fasi che, pur non contribuendo sostanzialmente al grado di sfida,  garantiscono sempre e comunque una componente interattiva.

Dal punto di vista squisitamente visivo l'esperienza di gioco non si differenzia più di tanto da quella del quarto Call of Duty. Ciò nonostante sono da sottolineare i passi in avanti fatti nell'utilizzo del medesimo engine grafico. A beneficiarne sono soprattutto gli effetti particellari di cui le battaglie sono abbondantemente farcite. A partire dal fumo, fino ai traccianti dei proiettili, la resa complessiva appare nettamente più verosimile e curata che in passato.  Infine, anche il parco animazioni pare migliorato sia per il numero che per la qualità delle stesse. Animazioni che, sapientemente alternate agli immancabili script di gioco, donano un'impronta ancor più realistica alle fasi di guerriglia, evidenziandone la connotazione massiva tipica di questo Modern Warfare 2.

E se a tutto ciò uniamo un uso decisamente più sfaccettato della gamma di colori, valorizzata dalla varietà cromatica permessa dalle numerose locations, non ci resta che ritenerci soddisfatti  del lavoro di upgrade grafico svolto da Infinity Ward.

Anche il sonoro ha subito un restyling considerevole. I temi strumentali vengono dosati sapientemente per accentuare il climax ascendente proprio di certi frangenti, facendone così risaltare la connotazione epica. Ancora più considerevole è il lavoro fatto dal punto di vista dei campionamenti e della gestione delle fonti sonore, apprezzabile soltanto dai possessori di impianti surround. Se infatti il primo Modern Warfare annoverava qualche imprecisione nella suddivisione delle diverse tracce audio, questo secondo capitolo riesce a distribuire con maggiore pulizia e nitidezza ogni singolo suono, ricreando attorno a voi tutto il fragore della battaglia.

Genesi di Eva: la cooperativa

La volontà degli sviluppatori di focalizzare la storyline sul coinvolgimento emozionale, introducendo persino una vera e propria questione morale all'interno delle dinamiche ludiche, ha portato allo stralcio di un possibile elemento "cooperativo" connaturato alla campagna. Una scelta che c'è parsa più sensata di quanto si potesse pensare alla vigilia. Ad eliminare anche gli ultimi residui di diffidenza sono bastate poche sessioni di gioco nella modalità Special Operations, frangente in cui i ragazzi di Infinity Ward sono davvero riusciti a condensare lo spirito del gioco in singolo, accompagnandolo alle infinite possibilità tattiche derivanti dal gioco in cooperativa.

Con Special Operations sarà infatti possibile affrontare, da soli o con un compagno, una serie di missioni collocate spazialmente nella campagna, senza però alcuna contestualizzazione narrativa. Gli obiettivi varieranno dalla semplice resistenza ad un determinato numero di ondate nemiche -sulla farsa riga di quanto già visto nelle modalità orda e firefight, rispettivamente introdotte in Gears of War 2 ed in Halo ODST-, fino a situazioni meno basiche.

Ad esempio, capiterà di dover raggiungere un punto sulla mappa utilizzando un profilo stealth, oppure correndo contro il tempo per disinnescare un ordigno esplosivo. Sono perfino presenti missioni in cui dovremmo scortare il compagno di squadra attraverso le linee nemiche, assicurandogli supporto aereo man mano che procede nel suo percorso.

Il vero protagonista di queste operazioni speciali è senz'altro il level design che ricalca quanto già apprezzato nel single player. Se infatti in Modern Warfare 2 si continua ad andare semplicemente da un punto “a” ad un punto “b”, ora è possibile utilizzare a proprio piacimento il terreno di scontro, sperimentando diversi percorsi ed approcci.

La maggior parte delle mappe si presenta così come delle piccole sand box, dove il carattere arioso degli ambienti riesce a rendere avvincente perfino le missioni di pura e semplice eliminazione.

Nascita di Caino e Abele: il multiplayer

Proprio la struttura e l'estetica delle nuove mappe è uno degli elementi che abbiamo maggiormente apprezzato all'interno dello sterminato comparto multigiocatore, che a suo tempo fece la fortuna del primo Modern Warfare. Le aree di gioco mantengono difatti tutta l'eterogeneità delle ambientazioni visitate nel single player, ritagliando ampi spazi asimmetrici dove trovano equilibrio edifici, rigorosamente su più livelli, e frastagliate zone a cielo aperto.

E se in molti avevano paura che proprio il multiplayer fosse il principale soggetto della consueta operazione di more of the same, propria dei seguiti di successo, troviamo che questa definizione sia perlomeno riduttiva. Il multigiocatore di Modern Warfare 2 è un much, much more of the same. Un'arricchimento su larga scala dei contenuti presenti oltre che un abbattimento di molte delle barriere che limitavano l'esperienza originale.

L'implementazione della migrazione del'host -che elimina di fatto la chiusura anticipata delle sessioni di gioco in caso di uscita del giocatore facente da server-, l'introduzione di loghi e motti con cui personalizzare il proprio profilo virtuale e, infine, l'allargamento complessivo delle mappe di gioco sono solo degli esempi di come Infinity Ward abbia cercato di venire in contro alle richieste dell'utenza.

La gran parte degli sforzi della software house californiana è stata però rivolta verso l'ulteriore affinamento delle dinamiche rpg. Perfezionamento che è più semplicemente traducibile in una maggiore profondità nella gestione degli elementi connessi al sistema di ranking.

Il numero di perks è stato sensibilmente aumentato così come quello dei bonus uccisioni che adesso ci accompagnano fino alla venticinquesima kill consecutiva. Proprio quest'ultima introduzione mira ad eliminare la penalizzazione che paradossalmente affliggeva i giocatori più longevi, i quali venivano tagliati fuori fin troppo presto dal ghiotto circuito di gratifiche.

L'ampia rosa di Killstreaks garantisce addirittura la possibilità di scegliere tra due differenti alternative per ogni traguardo, in modo da valorizzare oltremodo la fase di pianificazione delle risorse precedente alla battaglia vera e propria. Trai bonus disponibili spiccano poi i Care Package, casse a sorpresa da farsi pervenire grazie ad una granata fumogena, il cui contenuto varia di volta in volta.

Descritto così il multiplayer di Modern Warfare 2 non sembra il posto adatto per utenti alle prime armi. Anzi, si potrebbe perfino pensare che con un tale sistema di crescita i giocatori meno prestanti potrebbero trovare sostanziose difficoltà a ritagliarsi uno spazio nell'online.

A venire incontro a questi ultimi ci pensano però i Deathstreaks. Trattasi, molto semplicemente, di premi per chi sta attraversando una sessione di gioco particolarmente sciagurata. Dopo una determinata sequenza di morti subite senza aver segnato neanche una tacca sul calcio del nostro fucile, otterremo degli aiuti da sbloccare, e selezionare, sempre nel menu di briefing tra una partita e l'altra.

La vena eccentrica di Infinity Ward non termina però con l'implementazione di bonus per i meno capaci. Quasi a togliersi uno sfizio, sono infatti state introdotte alcune modalità multiplayer da giocare rigorosamente in terza persona. La telecamera si sposterà così alle nostre spalle, regalandoci una visuale che ricorda neanche troppo vagamente quella della serie GRAW.

Una simpatica alternativa che più che mettersi in competizione con la classica first view intende presentare un'ulteriore variazione sul tema, magari utile a spezzare la monotonia, o ad interrompere sul nascere l'insorgere di un disturbo da motion sickness provocato dalle tante ore di gioco che Modern Warfare 2 vi garantirà.

9
Eccoci arrivati alla resa dei conti; Modern Warfare 2 riesce dunque a reggere l'enorme peso dell'hype generato? si, e lo fa nel solo modo possibile: suddividendo il carico in tre parti.<br />La prima tocca alla campagna, la quale, pur mantenendosi attorno ad una soglia di ore non così consistente come avremmo voluto, si districa bene trai suoi doveri grazie ad una resa scenica eccellente, oltre che per mezzo di un plot meno scontato di quanto si potrebbe pensare. Anche il comparto cooperativo svolge egregiamente il suo compito, andando ben oltre le aspettative della vigilia, e regalando al giocatore un ottimo punto d'incontro tra la guida del gioco in singolo e la libertà tattica del multigiocatore. Ma il grosso del carico resta proprio sulle spalle del multiplayer il quale, con forza erculea, solleva l'hype ben sopra la propria testa dando nuovamente saggio delle enormi capacità di creare intrattenimento massivo sfoggiate da Infinity Ward.<br />Certo, Modern Warfare 2 forse non avrà lo stesso impatto innovativo sul genere del predecessore, ma sicuramente alza ancora una volta gli standard qualitativi degli sparatutto in soggettiva, andando a rappresentare il nuovo parametro di riferimento con cui confrontarsi. E non ci sembra poco.