Recensione Mercenary Kings

di Davide Ottagono
Fin dalla sua prima apparizione su Kickstarter, lo scopo di Mercenary Kings è stato chiaro e preciso: riportare in auge il decennio in cui esagerati eccessi e coreografiche esplosioni erano a farla da padrone, tanto nel panorama videoludico quanto sul grande schermo. Erano gli anni di Stallone, di Schwarzenegger e di Contra, quelli in cui si andava al cinema contenti di vedere l'ennesima messinscena dello strapotere americano, o alla sala giochi con in tasca qualche vitale manciata di 500 Lire. Mercenary Kings è un tributo a tutto quello che è stata la storia del nostro passatempo preferito, riciclandone il concetto ed aggiungendoci un pizzico della propria personalità ed auto-ironia.

L'ultima opera dei Tribute non può essere omologata in una singola categoria: nonostante ad una prima occhiata possa sembrare una rivisitazione del classico Metal Slug, infatti, nasconde molto altro sotto la sua scocca (volutamente) retrò. Il malvagio Barone Claw ha messo le mani su un progetto top-secret e sullo scienziato che lo stava portando avanti, costringendo i Kings - un gruppo militare segreto e altamente addestrato - a scendere in campo e a recuperare l'esperimento prima che possa essere utilizzato per fini malvagi. Non aspettatevi chissà quale trama intricata, ma una sfacciata parodia dei capisaldi dell'azione, partendo da Rambo e finendo a Metal Gear Solid. In verità, nonostante il tutto risulti caricaturato e buttato sul ridere, presenta molti più dialoghi di quanti ce ne saremmo aspettati, anche se mai pesanti o troppo lunghi. Purtroppo, la mancanza di una traduzione italiana può farsi sentire, nel caso non si mastichi un po' d'inglese.

Mercenary Kings, dicevamo, è una commistione di generi piuttosto peculiare. Un po' action, un po' Gioco di Ruolo, un po' gestionale e un po' adventure, il cavallo di battaglia di questo indie-game risiede sicuramente nella bontà quantitativa della sua offerta. L'avventura, infatti, non si dirama in semplici livelli da percorrere dal punto A al punto B, ma in un centinaio di missioni dagli obiettivi più disparati, dalla raccolta di oggetti allo sterminio di precisi gruppi di nemici, dal salvataggio di ostaggi al raggiungimento di un punto particolare dell'intricata mappa, il tutto accompagnato da un timer che scandisce senza pietà il tempo a nostra disposizione. Mercenary Kings, quindi, ci catapulta in un nugolo apparentemente infinito di missioni dalla difficoltà crescente, costringendoci a scarpinare da una parte all'altra delle ambientazioni per completare gli obiettivi più disparati.

Il sistema di avanzamento è "lento e sofferto", considerato come dall'inizio alla fine saremo intrappolati in livelli che - per quanto estesi - tenderanno a ripetersi allo sfinimento, fallendo quindi nel differenziare granchè le missioni tra loro e scaturendo in un prematuro senso di dejà-vù già dopo le prime ore di gioco. Ironicamente, con un gameplay solido ed appagante come il suo, Mercenary Kings avrebbe potuto funzionare anche in un'ottica più ridotta, contenendo la sua piena di idee in un'avventura più guidata e scriptata, e quindi maggiormente appassionante. Il risultato, invece, è un pacchetto comunque interessantissimo e stracolmo di mansioni con cui tenersi occupati, ma che rischia di diventare presto ripetitivo, se assunto a larghe dosi. Quindi, la domanda è: ha senso inserire centinaia di missioni, se poi si somigliano un po' tutte? Ovviamente, questo starà a voi deciderlo.

Del resto, c'è chi può trovare l'offerta eccessivamente ridondante e chi - come noi - si è invece lasciato cullare dalla vera e propria assuefazione generata dai vari viaggi intrapresi anche solo per il gusto di potenziarsi. Perchè, proprio come abbiamo detto in apertura di articolo, questo peculiare shoot'em up affonda le mani in svariati generi ludici, compreso quello ruolistico. Con i tantissimi materiali reperiti sul campo di battaglia, infatti, potremo fabbricarci armature, oggetti, potenziamenti e persino tende migliori per il nostro accampamento. Sebbene la personalizzazione estetica del nostro personaggio sia piuttosto limitata, lo stesso non si può dire per le sue abilità. Vittoria dopo vittoria, vedremo il protagonista progredire nella lunga strada che lo separa dall'eccellenza fisica, ed è un viaggio che si trasformerà ben presto in una vera e propria droga. Ci verrà data persino la possibilità di creare da zero la nostra arma preferita, assemblandola in tutta libertà pezzo per pezzo, dal tipo di proiettile al caricatore, dall'impugnatura al sistema di mira, dal ratio di fuoco alla natura del danno elementale. Anche qui, gli orizzonti che ci si aprono dinanzi sono teoricamente infiniti, con bocche da fuoco classiche che si affiancheranno spesso e volentieri ad altri strumenti meno consoni. Il fucile-toilet ne è forse l'esempio perfetto.

La possibilità di intraprendere il gioco con degli amici, inoltre, è un ulteriore fattore aggiunto. Infatti, il titolo supporta una modalità cooperativa fino a 4 giocatori, sia locale che online.

Ultima ma non ultima, la direzione artistica. Come abbiamo già precisato, Mercenary Kings è un tributo (non a caso gli sviluppatori si chiamano Tribute) al videogaming vecchio stile, e non solo nelle meccaniche. Graficamente, ci troviamo di fronte ad uno squisito connubio di complessità e renderizzazione pixelosa: alla matita, ancora una volta Paul Robertson, che già al tempo si occupò dell'aspetto estetico di Scott Pilgrim Vs The World. L'artista, in gran rispolvero, mette in scena personaggi e contesti volutamente spigolosi, creando un distacco a schermo quasi abissale tra la "prestanza tecnica" e la cura maniacale dei vari sfondi. Il risultato è vibrante come non mai, capace di unire sotto un'unica bandiera vecchio e nuovo, passato e presente, vintage e contemporaneità. Assolutamente in tema anche le colonne sonore, magari un po' ripetitive, che donano al tutto quell'aria da "cabinato" tanto ricercata.

7
Mercenary Kings è, sulla carta, un titolo a dir poco perfetto. Eppure, gli è mancato davvero poco per trasformarsi in una vera e propria leggenda dell'industria indipendente. Appagante, ilare e pieno di cose da fare, questo "sparatutto" bidimensionale promette di portarvi via decine e decine di ore, a patto che riusciate a digerire un sistema a missioni fin troppo schematico e che può puzzare di già visto dopo appena qualche ora. La verità è che Mercenary Kings riesce a far spegnere il cervello grazie a centinaia di incarichi, primari e non, ma non riesce ad intrattenere come vorrebbe, finendo presto per annoiare chiunque - da un'avventura dinamica - pretende in primis la varietà e lo spettacolo. In pratica, siamo rimasti estasiati dai vari "contorni", ma è stata proprio la portata principale a rimanerci un po' d'amaro in bocca. Una grandissima occasione mancata, insomma, che speriamo possa fare tesoro degli errori con un futuro seguito.