Recensione Medal of Honor 2010

Electronic Arts lancia la sfida al trono degli FPS bellici.

di Tiscali News
Quattro eroi a bordo.

Se Modern Warfare 2 aveva scavato nel lato più "malato" dell'essere un militare in epoca moderna, tra servizi deviati e mercenari in carriera, il reboot della saga Electronic Arts (il cui primo episodio fu sceneggiato nientemeno che da Steven Spielberg), sposta invece il bersaglio su quel cameratismo e sulla lealtà verso la patria e la bandiera che tanto ha riempito il piccolo e il grande schermo con le mega produzioni a stelle e strisce. Ma EA fa di più e porta il centro dello scontro verso un conflitto ancora in corso e un territorio ancora martoriato da una guerra che sembra non avere fine.

Come sicuramente saprete se avete seguito lo sviluppo del gioco nei mesi che hanno separato l'annuncio dell'anno scorso fino ad oggi, Medal of Honor è dedicato alle attività dei Tier 1, un vero corpo d'elite dell'esercito americano, specializzato in operazioni ad altissimo rischio, oltre le linee nemiche. I Tier 1 sono di solito coloro che vengono inviati per "sgrossare" le fila avversarie e permettere poi l'arrivo massiccio delle truppe in assoluta sicurezza. Una vita non facile, perennemente in bilico tra la vita e la morte e soprattutto con un carico di responsabilità troppo pesante per le spalle di un singolo. Ecco perchè i Tier 1 lavorano, vivono e muoiono per il team. Un concetto ampiamente ripreso da un gioco che fa del coinvolgimento emotivo uno dei punti di forza di tutta la produzione. Difficile, infatti, rimanere impassibili nel corso delle dieci missioni della missioni in singolo, con i vostri compagni di team che combattono, imprecano e cadono al vostro fianco.

Fin dalle prime battute, infatti, la cooperazione con i vostri compagni di viaggio sarà tangibile e non solo perchè in alcune occasioni saranno necessari per superare determinati passaggi, ma anche e soprattutto per il loro coinvolgimento nel centro dell'azione che mai come in questa occasione è presente ed efficace al contempo. Complice anche l'immortalità donata ai nostri compagni, il supporto in battaglia sarà di assoluto prim'ordine. Al contrario di quanto accade in altre produzioni similari, non sarete voi a salvare la pelle a chi vi sta accanto, quanto piuttosto il contrario dal momento che l'IA "amica" farà sentire il suo peso nei momenti di massima pressione, liberandoci quando possibile da nemici particolarmente insidiosi e risolvendo spesso situazioni al limite. Attenzione però, con questo non vogliamo dire che i nostri "teammates" facciano il lavoro sporco al posto nostro, tutt'altro. Solo che la loro presenza è tangibile in ogni momento nel guidarci all'interno delle varie sezioni della mappa, nel rifornirci di munizioni e nel dettarci i giusti tempi d'azione laddove venga richiesto un pizzico di prudenza in più.

Ed è appunto questa continuo scambio di sinergie tra i componenti del gruppo che muove il gameplay di questo Medal of Honor lungo una campagna in singolo che in linea con le produzioni di questo tipo, si conclude in 6 ore di gioco. Dieci missioni in totale che sono forse il manifesto del cameratismo "made in USA" forse un pò fanatico ed autorefenziale ma che non manca nemmeno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Capita a più riprese, infatti, che attraverso i classici filmati in FMV (che però non fanno gridare al miracolo per la realizzazione tecnica) venga esposto piuttosto chiaramente come le decisioni prese " a tavolino", arrivino più dai politici a Washington piuttosto che dai militari sul posto con maggiore polso della situazione sul campo.

Il gameplay di Medal Of Honor segue lo schema degli FPS di ultima generazione, a partire addirittura dalla mappatura dei comandi. Via i medikit (cosa di cui abbiamo discusso anche con lo stesso Greg Goodrich  nella nostra intervista che potete trovare qui), con tanto di auto-riparazione dopo qualche attimo a riparo dai colpi nemici. A questo giro però EA ha eliminato anche il problema legato alla ricerca di munizioni fresche, dal momento che saranno gli stessi compagni di squadra a garantirvi un rifornimento costante e mantenervi quindi sempre in continua efficienza. Un elemento non di secondo piano, dal momento che in Medal Of Honor tra assalti a villaggi talebani, difese di postazioni strategiche e ripiegate tattiche, le occasioni per macinare migliaia di proiettili non mancheranno di certo. Di sicuro la mancata ricerca di munizioni è una picconata al fattore "esplorazione" che infatti in MOH è ridotto praticamente a zero, ma risponde coerentemente con la situazione di gioco.

A questo potenziale abbattimento dello spesso di gioco, arriva fortunatamente un'azione pressochè incessante che vi vede sempre attivi e vigili grazie ad una storyline serratissima che vi lascerà senza fiato. Il richiamo ad altri Shooter di stampo moderno si evince anche nei cambi di personaggio di cui vestiremo i panni nel corso delle 6 ore scarse che ci vedranno impegnati nell'avventura in singolo. Non saremo però chiamati a vestire divise diverse da quella americana, quanto piuttosto a cambiare reparto nel corso dello sviluppo della trama, passando dai Tier 1 ai Ranger. Il risultato però non cambia più di tanto, dal momento che dovremo comunque fronteggiare nemici (talebani o ceceni poco importa) armati fino ai denti e mossi da una intelligenza artificiale che alterna momenti di credibilità e coerenza ad altri dove abbiamo fatto fatica a giustificare l'atteggiamento da "bersaglio umano" del nostro oppositore. La varietà di missioni offerta dal single player si rivela in linea con la sceneggiatura (di cui ovviamente non vi sveliamo niente) e alterna alle classiche sessioni di forsennate sparatorie, altre dove è richiesto un approccio meno sfrontato e più "stealth". A tutto questo si aggiunge una missione a bordo di un elicottero ormai divenuta famosa da qualche mese grazie ad uno dei tanti filmati rilasciati da Electronic Arts e che vi vedrà protagonisti di un raid aereo per ripulire le montagne da villaggi di terroristi e postazioni tattiche assortite.

Peccato però che questa varietà d'approccio sia dipinto sullo sfondo di un comparto tecnico che di certo non fa gridare al miracolo. In particolare la modellazione poligonale e le animazioni dei nostri avversari non rendono giustizia ad una realizzazione degli scenari ben curati e ricchi di dettagli. Inoltre in alcune occasioni dobbiamo registrare fastidiosi rallentamenti, in particolare durante le scene particolarmente cariche d'azione, come i bombardamenti da parte dei caccia alleati. Come se non bastasse, Medal of Honor non si segnala di certo per l'applicazione di effetti grafici (a volte le esplosioni sono appena percettibili) particolarmente ricercati, presentando quindi un quadro estetico discreto ma non certo all'altezza di una produzione come questa. Al contrario, invece, va fatto un plauso per il comparto audio che presenta tracce di accompagnamento capaci di sottolineare adeguatamente tanto i passaggi più action, quanto quelle invece più struggenti e cariche di quel patriottismo di cui Medal of Honor è letteralmente intriso.

Purtroppo è da registrare anche l'estrema brevità dell'avventura in singolo che nelle mani di un giocatore non alle prime armi, a difficoltà media, può terminare anche prima delle sei ore e sebbene quella proposta sia comunque un'avventura gradevole, ben strutturata e assolutamente coinvolgente, non possiamo non rimanere con un po' di amaro in bocca, soprattutto perché la chiusura dell'ultimo capitolo, lascia intravedere quello che potrebbe essere il “la” per un prossimo capitolo della serie. Non basta ovviamente l'introduzione della modalità Tier 1, ovvero la possibilità di rigiocare le singole missioni con un punteggio assegnato in base alla prestazioni che viene immediatamente pubblicato online, per essere quindi confrontato con quello dei giocatori di tutto il mondo, per garantire una rigiocabilità adeguata del titolo.

Fortuna vuole che la longevità del gioco sia garantita, com'è ormai prassi in questo genere ludico (ci avrebbe comunque fatto piacere se MOH avesse cercato di sovvertire questa regola non scritta) da un multiplayer che mai come in questo caso rappresenta un gioco nel gioco. Il versante multi giocatore, infatti è stato affidato alle sapienti mani dei DICE (Battlefield, BF Bad Company e Mirror's Edge, tanto per citarne alcuni), che ha ripreso ambientazioni e modelli del versante single player per tratteggiare un multiplayer capace di divertire e intrattenere. Complice anche il classico sistema di crescita del personaggio (deriva diretta dei dettami di Callo f Duty), il multi giocatore di Medal of Honor tende a piazzarsi nel mezzo proprio delle sue due fonti di ispirazioni: Call of Duty e Battlefield Bad Company.

Da una parte infatti troviamo quanto detto poc'anzi, ovvero la crescita del nostro personaggio, la cui classe può essere scelta tra le tre predefinite, che potrà ottenere bonus e riconoscimenti “persistenti” in base ai punteggi e alle prestazioni sul campo di battaglia. Assenti invece i famosi “perks” presenti nella produzione Activision, che spesso tende a snaturare l'essenza stessa del gioco, donando ai giocatori potenzialità a volte poco credibili (chi non ricorda il richiamo dei cani assassini?) e che spesso tendono a non mantenere un corretto equilibrio tra le parti. Sul fronte della produzione DICE, invece, troviamo la possibilità di poter utilizzare dei mezzi che diventano il vero perno di alcune modalità di gioco del multiplayer mentre è da registrare invece l'assenza di quella distruttibilità quasi totale delle strutture introdotta proprio dal team di sviluppo svedese grazie al motore grafico Frostbyte, che ritroviamo anche in Battlefield.

Le modalità di gioco, piuttosto classiche, vanno dal mai fuori moda team play, fino al controllo di obiettivi da attaccare o difendere, fino alla modalità hardcore che, così come suggerisce il nome, pretende dal giocatore il massimo impegno dal momento che una ridotta resistenza ai colpi avversari e un arsenale sicuramente meno generoso, suggerirà un approccio più tattico e meno votato all'assalto insensato, dal momento che il friendly fire attivo punirà con ben 25 punti in meno l'uccisione di un compagno di squadra.

Quella hardcore è sicuramente la modalità più riuscita, avvincente ed equilibrata, dal momento che nelle modalità di gioco più classiche si registra la tendenza (già registrata e segnalata nella beta pubblica rilasciata questa estate) a esagerare troppo con i bonus assegnati ai giocatori con più uccisioni concatenate. Quella nei confronti di Call of Duty è sicuramente una rincorsa che non poteva colmare le distanze grazie a questo unico episodio, ma quello che ci viene regalato da Electronic Arts è comunque un titolo avvincente e ben congegnato sebbene non scevro da difetti che con qualche mese di sviluppo in più si sarebbero potuti evitare.

8
Promosso, ma non a pieni voti. Il reboot di Medal of Honor non è forse quel capolavoro che ci si sarebbe potuti aspettare ma è comunque un buon titolo che sarebbe un vero peccato non fare proprio. Una discreta avventura in singolo (brevissima,sebbene intensa), si accompagna ad un multiplayer profondo e divertente, soprattutto in modalità hardcore. Segnaliamo infine alcuni problemi di carattere tecnico, soprattutto in termini di fluidità in alcune situazioni e il buon versante sonoro che impreziosisce i passaggi più significativi dell'intera produzione.