Recensione Max Payne 3

Di fuori la neve cadeva come chicchi di riso al matrimonio del Diavolo...ma questa, è un'altra storia.

di Alessandro Cossu
E'tornato. Molti anni, sia virtuali che reali,sono passati,da quando Max Payne ha visto i propri natali e, dal 2003, si attendeva con ansia l'arrivo di questo terzo capitolo; è difficile, parlando di Max, non essere ridondanti o trovare nuovi modi di dire le medesime cose; affronteremo quindi questa disamina del titolo Take2 supponendo che Max Payne non sia quell'icona ludica che, a tutti gli effetti, è.

Esistono personaggi, del cinema, della televisione e, naturalmente, nel mondo dei videogames, destinati a rimanere impressi nell'immaginario collettivo e nella memoria degli utenti, quanto marche di bevande o automobili. Personaggi del calibro del capitano Kirk, il Pippo Nazionale e Lara Croft ne sono tre esempi lampanti e, l'ultima in particolare, è quella che ci interessa di più, in quanto i suoi exploit nel mondo di cellulosa non hanno avuto il successo sperato, senza comunque intaccare la sua fama ludica. Lo stesso destino è toccato in sorte a Max Payne, portato sul grande schermo, con poca fortuna, da Mark Wahlberg nel 2008 (anche se chi vi scrive ha amato il film, non poco!), mentre la controparte digitale, classe 2001, ha goduto, gode e probabilmente continuerà a godere di una amplissima fetta di appassionati, persino in crescita. Undici anni or sono, la Remedy portò sui computer di mezzo globo “Max Payne”, un titolo destinato a fare epoca; fra le tante frecce al proprio arco, quella probabilmente più appuntita era insita nel fatto che MP introdusse il famigerato “Bullet-Time”, un effetto di rallentamento del tempo reso famoso al cinema da “Matrix”. Il successo del primo episodio fu a dir poco clamoroso (testimonianza di tale fatto è l'incredibile mole di MOD tuttora disponibili nel Profondo Blu) e non sorprese quindi che, nel 2003, “The Fall Of Max Payne”, venne accolto con estremo piacere dai giocatori. Ma chi è, davvero, Max Payne e cosa si cela dietro questo tanto poliedrico quanto cupo antieroe?

 

Da poliziotto felicemente sposato, con una splendida figlia e con un amico e collega col quale condividere il difficile mestiere dello sbirro a New York, Max Payne precipita nel suo inferno personale quando, tornando a casa dopo una dura giornata al distretto, trova la sua casa violata e la sua famiglia sterminata. Entrambe aggredite e uccise da un gruppo di teppisti sotto l'effetto di una nuova e potentissima droga, la Valchiria. E'interessante notare come l'intero “Volume 1”, per cosi dire, della saga di MP sia intriso di elementi che rimandano alla mitologia normanna : dalla già citata Valchiria, alla Aesir Corporation, passando per il locale Ragnarok (uno dei livelli più complessi e meglio realizzati dell'intera produzione,ndAleNet) e finendo col misterioso progetto Valhalla. Sia come sia,in una spirale di violenza e uccisioni, Max otterrà almeno parzialmente la sua vendetta: da agente infiltrato della DEA, il nostro protagonista scoprirà una cospirazione che vede i più alti gradi di una elite militare-industriale, impegnati nella creazione della Valchiria per ottenere un esercito di soldati ultraresistenti ma incapaci di ribellarsi a causa della loro dipendenza (tutto questo non ricorda da vicino i Jem'hadar?). Eliminati quindi i veri colpevoli della strage della propria famiglia, Max vede i suoi demoni calmarsi, sostituiti da un profondo senso di vuoto,colmato solo in parte dalla ripresa del lavoro al NYPD. Anni dopo, una banale indagine di routine porterà Max sulla scia di alcune figure chiave del complotto dietro “Valchiria”; deciso più che mai a mettere fine all'incubo, Max si imbarcherà di nuovo in una strada fatta di odio e di vendetta,di sangue e piombo, per uscirne svuotato e deluso più che mai...Abbandonato il corpo di polizia, Max scivola in un tunnel di antidolorifici e alcool, prostitute e decadenza...almeno fino alla comparsa del numero “3” accanto al suo nome, nove anni dopo le sue ultime gesta virtuali.

 

Max Payne 3 si presenta, nella sua versione “liscia” (della Collectors racconteremo più avanti), nella consueta scatola stile DVD, all'interno della quale troveremo un breve ma esaustivo manuale di gioco in Italiano, un codice di sblocco per ottenere qualche bonus in multigiocatore e i quattro (4!) dvd di gioco necessari all'installazione. Dopo il lungo processo di setup, saremo chiamati a svolgere online alcune operazioni. La prima, non obbligatoria, è la creazione di un account sul Social Club di Rockstar, comunque indispensabile per giocare in Rete. Successivamente, dovremo registrare la nostra copia (obbligatoriamente) e in maniera altrettanto coatta, saremo costretti a pazientare per il download essenziale di alcune patch, senza le quali il gioco non partirà. Alla fine di tutto questo, finalmente, ci troveremo faccia a faccia con la nuova avventura del poliziotto (ex?) più famoso della storia del ludo. Fin dai primi istanti di gioco, quelle che si riveleranno essere frequentissime - e ottimamente realizzate cut-scenes, dal taglio in parte cinematografico e in parte “fumettistico” (anche in omaggio ai titoli precedenti), ci racconteranno la storia di un uomo avvinto dall'abuso di alcolici e pillole, sprofondato in una depressione dalla quale è difficile fare marcia indietro...almeno fino a quando un suo caro amico non lo porta dall'altro capo del mondo,nella tanto ridente quanto torbida città di Sao Paulo.

Qui, il nostro eroe, portandosi dietro un bagaglio di disillusione e oscurità tale da far sembrare la mezzanotte una giornata d'Agosto, tramite l'intercessione del suo amico Raùl Passos inizia a lavorare come guardia del corpo per la facoltosa famiglia Branco,nelle persone di Victor, Marcelo e Rodrigo. La moglie di quest'ultimo, Fabiana, durante un party in terrazzo di uno dei palazzi più alti e rinomati della città, viene rapita da un commando bene addestrato; sarà a questo punto, che entreremo in scena noi : nei panni avvinazzati, leggermente sovrappeso e invecchiati di Max, saremo chiamati a svelare cosa si cela dietro a questo rapimento...inutile dire che le cose saranno molto più complicate di così,ma scegliamo - in linea con quanto dichiarato all'inizio, di non andare oltre, onde evitare di guastarvi il piacere di scoprire la storia un po' alla volta. Si,perché gli sceneggiatori - più dei programmatori, hanno profuso in questa terza incarnazione di MP il...massimo dell'impegno per creare una storia dal taglio cinematografico, cupa come un noir, veloce come una pellicola d'azione, potente come un thriller. Il backgroud dei personaggi, da Max a Raùl, passando per vari comprimari fino all'ultimo dei PNG, rimane sempre in primo piano, al pari delle sequenze d'azione. Ovviamente, la parte del leone la farà sempre e comunque Max, con i suoi monologhi intrisi di cinismo, le sue citazioni e le sue metafore sulla vita...il tutto volto a farci scoprire degli aspetti del carattere di questo tormentato personaggio come i due titoli precendenti non hanno potuto fare, almeno,non completamente.

E' un protagonista per certi versi nuovo, dunque, anche per via dell'aspetto, che cambierà durante lo scorrere dell'avventura : un Max più duro e invecchiato, ad un certo punto anche calvo e solcato da cicatrici nel corpo e nell'anima; la resa stilistica è a dir poco eccelsa, grazie anche alle tecniche di “full-body capture” utilizzate sull'attore James McCaffery, che ne è anche il doppiatore (come nel caso di Alan Wake, nell'omonimo titolo Remedy...gira che ti rigira...). Se non identica, al massimo un gradino sotto è,come detto,la resa “fisica” di tutti i personaggi del gioco, i quali corrono,vivono,sparano e muoiono in maniera “credibile”, bel oltre quanto visto nei giochi precedenti. Ma non è solo nel cast che Max Payne 3 si rivela essere un titolo d'una profondità sconosciuta,ma anche nella resa delle locations. Ai grattacieli di vetro della città brasiliana echeggiano, stridendo, i bassifondi di una città violenta e violata, tinta di nero anche sotto le luci del sole più spietato, dalle favelas agli stadi. Le critiche all'aspetto di Max quando il gioco era ancora al di la da venire, nonché all'ambiente dove si sarebbe trovato a muoversi, si sono spente come una candela spazzata dal vento quando finalmente Max è arrivato sui nostri monitor, mostrando che si può raccontare una storia oscura e violenta anche nella città dei paulistanos. In ogni caso, MP3 (che non è un formato musicale ma in questo caso un mero acronimo), è e resta una storia “poliziesca” in generale e uno shooter in terza persona in particolare, che pesca a piene mani tanto dai clichè del genere quanto dal retaggio dei suoi illustri predecessori. Ritroviamo così quello che è stato il marchio di fabbrica della serie, quel “Bullet-Time” (ovvero la capacità di rallentare il tempo) che tanto scalpore fece nel 2001...il Bullet Time non sarà sempre disponibile, ma andrà costantemente ricaricato eseguendo uccisioni su uccisioni.

 

A braccetto con il “BT” si unisce ora l'opzione “ultima chance” : se feriti a morte,ma ancora in possesso di un pacchetto di antidolorifici (altro “marchio di fabbrica” della serie), avremo la possibilità di terminare la vita di chi ci ha ferito con un colpo ben piazzato e,in cambio,torneremo savi...per metà,ovvero con mezza barra della vita ancora intatta. I programmatori hanno aggiunto anche il più evoluto “environmental bullet-time”, quando cioè la velocità generale dell'azione viene rallentata ed il giocatore viene spronato a reagire velocemente. Ne è un esempio la sezione a bordo di un elicottero, durante la quale saremo chiamati a far saltare i razzi che ci verranno sparati contro prima di abbattere anche chi li sta sparando. Gradito anche il ritorno della “Bullet Cam”, che ci mostrerà automaticamente, invero in modo piuttosto spettacolare, l'ultima uccisione relativa ad un area determinata, che in questo modo sapremo essere libera. Impossibile, in questo ambito, non citare lo “Shootdodge”, ovvero la possibilità di far compiere a Max degli autentici “voli” a tempo rallentato, così da uccidere nel modo più efficace (e gratificante) possibile l'orda di nemici che ci troveremo ad affrontare; al termine di questa azione, sempre disponibile, il buon Max rimarrà di norma steso a terra, così da offrire minor superficie possibile per gli attacchi avversari e mantenendo nel contempo la possibilità di investirli con una autentica pioggia di piombo. Anche l'aggiunta della possibilità di riparsarsi dietro colonne, mura, travi et similia aggiunge ulteriore profondità ad un gameplay di suo già abbastanza variegato; variegato è anche il nutrito parco armi, che va dalle pistole ai fucili, passando per fucili mitragliatori e uzi, nonché delle speciali armi d'oro che andranno recuperate pezzo per pezzo durante l'esplorazione dei vari livelli.

 

Quello che invece abbiamo gradito molto,molto meno è che il nostro buon Payne è delicato come un bicchiere di cristallo, nonché altrettanto fragile. Pochi,pochissimi colpi e saremo spediti nei verdi pascoli e, di conseguenza, costretti a ripetere anche lunghe sessioni, a causa dell'inesplicabile impossibilità di salvare a piacimento i propri progressi, in favore di - ci spiace dirlo, ridicoli checkpoint adatti ad una consolle, ma non certo alla nostra macchina da gioco favorita. Incredibile, invero, come i programmatori abbiamo trascurato un punto focale come quello dei salvataggi - che ci pare,tutto sommato,più che semplice da realizzare, mentre invece si profondevano nella creazione di una corposa e succosa modalità multigiocatore. Abbiamo le consuete modalità quali DeathMatch e DM a squadre fino a 16 giocatori, nonché una modalità semi-cooperativa, “Payne Killer”, dove i primi due giocatori a morire vestiranno di conseguenza i panni di Max e Raùl, dovendo quindi cooperare per uccidere tutti gli altri partecipanti. Nelle sessioni in multiplayer, sarà possibile guadagnare denaro (virtuale) e scommettere, così da poter acquisire equipaggiamenti e armi sempre più raffinate. Merita menzione anche la facoltà di creare delle “Cricche”, ovvero dei gruppi di gioco che saranno poi implementabili anche nelle partite online di GTA V! Impossibile non citare la modalità “Guerriglia”, fatta di ben dodici varianti, che andiamo a nominare per dovere di cronaca : “scontro”, ”scontro finale”, “sopravvivenza”, “superstite”, “bersaglio”, “miccia corta”, “consegna”, “contesa”, “occupazione”, “dominio”, “assedio” e “fuga”. Ognuna di queste modalità vanta le proprie peculiarità, ovviamente, per un divertimento sul Web che completa ed integra l'esperienza in singolo, di una dozzina di ore circa...anche in base al grado di difficoltà scelto.

Sul fronte strettamente tecnico, ci troviamo di fronte ad un ottimo prodotto che, pur tradendo sotto alcuni aspetti la sua natura multipiattaforma, è davvero uno spettacolo per occhi e orecchie, anche su computer non propriamente d'ultima generazione (per maggiori dettagli,vi rimandiamo al nutrito box HW). Al di la di qualche lieve difetto di compenetrazione e un sistema di calcolo dei danni non sempre preciso, (cosa che accadeva anche nel primo titolo con l'accoppiata Max-FX + Havock), il motore grafico RAGE, qui pompato al massimo per l'occasione, fa bella mostra di se tanto negli ambienti chiusi quanto in quelli aperti, con un frame rate costante e un livello di dettaglio sempre notevole...e ben si sposa col motore fisico Euphoria, che garantisce un alto tasso di realismo durante l'inevitabile distruzione a cui sottoporremo l'ambiente di gioco. Anche il fronte audio non è da meno,con ottimi sound-fx,una colonna sonora avvincente (soprattutto nella prima finestra di gioco...i nostalgici avranno di che farsi scendere una lacrimuccia) e un doppiaggio in Inglese di prim'ordine, con sottotitoli forse un po'...piccoli come dimensioni,ma ben trasposti in Italiano. Prima di chiudere, citiamo come promesso la Collector's Edition disponibile per tutte le piattaforme : acquistandola, ci si porta a casa un fracco di codici per ottenere ricchi premi in Multiplayer, una statua di Max da 25 cm, un portachiavi a forma di pallottola e una serie di stampe. Ora la domanda è : perché siete ancora davanti al monitor e non siete corsi al negozio?

8
Il Massimo del Dolore, Il Massimo dell'Adrenalina, Il Massimo del Divertimento e...il Massimo della Difficoltà. La saggezza popolare ci insegna che "3" è il numero perfetto e nel gioco Take2 troviamo l'epitome di tale affermazione; più potente di qualsiasi altra versione, cupo,violento,adrenalinico, un must have dalla prima pallottola all'ultima stilla di sangue. Assolutamente consigliato.