Recensione Kingdom Hearts HD 1.5 ReMIX

C'era una volta un ragazzo con un Keyblade...

di Tommaso Alisonno
Kingdom Hearts è probabilmente una serie che non ha bisogno di presentazioni, eppure spendere qualche parola è doveroso. Il primo KH, sviluppato su PS2 e lanciato nel 2002 quasi in contemporanea a Final Fantasy X (la versione europea di FFX conteneva la Demo di KH, già uscito in Giappone), sembrava più essere un esperimento ed un esercizio di stile piuttosto che un progetto a lungo termine. In esso Tetsuya Nomura sperimentava la sua capacità di realizzare una “nuova fiaba” (o una fiaba in chiave moderna, se preferite) pescando dal mondo di FF ma anche e soprattutto dai classici Disney; questa stessa collaborazione con una società Occidentale costituiva una sorta di esperimento, così come il portare in un contesto “action” elementi classici del JRPG di Sakaguchi.

Come sicuramente sapete, il gioco ebbe un successo strepitoso: i fan di FF, anche i più “antidisneyani”, trovarono un'avventura appassionante, gli amanti di Disney nuovi personaggi da amare, i più giovani tutti i loro beniamini, i più “grandetti” una sfida interessante. Il vero motivo del successo di KH non risiede nella natura commerciale, nella presenza di personaggi amati, nel contesto action o altro - se così fosse, dovrebbe fare milioni a palate qualsiasi tie-in, persino il più becero. No, la verità è una sola: Kingdom Hearts era un capolavoro (o quantomeno un gran bel gioco).

Visto il successo, nonché la conclusione della trama (ma cercheremo di evitare spoiler in questa sede), era implicito che la serie avrebbe avuto una prosecuzione, e che prosecuzione! Oltre ad un secondo capitolo “ufficiale”, la serie conta oramai altri sei titoli che definire “spin-off” sarebbe quantomeno impietoso, visto che ciascuno di essi ha una sua precisa collocazione nella storyline del multi verso concepito e via via arricchito da Nomura. Adesso che (finalmente) è stata ufficializzata la realizzazione di KH3 (per console Next-Gen), è arrivato il momento di dare uno sguardo a come la storia è nata.

Ecco pertanto arrivare su PS3 la prima raccolta in HD a tema KH, contenente il primo mitico gioco (nella versione Final Mix, che rispetto all'originale Giapponese aggiunge tutti gli elementi studiati per il pubblico Americano, come nuove armi, oggetti e cinematiche) e i due sequel “immediati”, ossia KH Re: Chain of Memories e KH 358/2 Days. Il primo nasce come titolo GBA (senza la particella Re: ), salvo poi essere ri-proposto su PS2, sfruttando le risorse del primo, per dare continuità alla trama. Il terzo è invece un titolo per Nintendo DS ambientato “parallelamente” o comunque a stretto contatto con CoM e che rivela diversi retroscena della trama; a causa delle importanti differenze tecniche, in questa compilation 358/2 non è “giocabile”, ma semplicemente “apprezzabile” tramite le cinematiche, i filmati e alcuni riassunti dei fatti salienti di trama.

Kingdom Hearts Final Mix

Sora, il protagonista della saga, vive su un'isola insieme ai suoi amici Riku e Kairi. I tre sognano di abbandonare quel luogo per esplorare altri mondi e vivere avventure; la loro speranza verrà coronata, ma non come loro avrebbero sognato: il loro mondo viene infatti aggredito e divorato dalle creature chiamate Heartless, tanto che Sora riesce a sopravvivere solo grazie al potere del Keyblade (una spada a forma di chiave) che lo elegge a suo custode, ma perde di vista gli amici. La vera avventura di Sora comincerà quando incontrerà Pippo e Paperino, i quali sono alla ricerca del loro Re (indovinate chi è...), partito a sua volta per sconfiggere gli Heartless.

Kingdom Heart è un action-RPG con elementi di platform 3D. In tutta la storia controllerete Sora, assistito in battaglia da Pippo, Paperino o altri alleati occasionali (Aladdin, Jack Skeletor...) gestiti dall'IA. Il sistema di controllo prevede un tasto per il salto, uno per l'interazione (parlare, aprire casse e così via) e uno per l'azione selezionata da menù, che di default è l'attacco standard ma può essere una magia, un oggetto o un'invocazione. Le caratteristiche, le abilità e i poteri di Sora e dei suoi amici cresceranno con l'esperienza e con le avventure, come in qualsiasi RPG che si rispetti.

Nel suo girovagare, Sora attraverserà vari mondi ispirati ad altrettanti classici Disney: il Paese delle Meraviglie, l'Olimpo, la Jungla, l'Isola Che-Non-C'è... tutti infestati dagli Heartless in cerca delle “serrature” e delle Principesse, guidati da Malefica e da altri Cattivi che già hanno falcidiato alcuni mondi e mirano a raggiungere il leggendario “Kingdom Hearts”. La cerca di Riku e Kairi si fonderà quindi con la risoluzione dei problemi di ogni mondo, non sempre con risultati immediatamente eccellenti, nonché con la ricerca dei “pezzi” dei mondi perduti, come per esempio i 99 cuccioli di Dalmata o le pagine strappate del libro del Bosco dei 100 Acri.

KH propone anche un repertorio notevole di segreti e minigiochi: le zone nascoste, o raggiungibili solo dopo un po' di backtracking, abbondano, così come le attività collaterali, prima fra tutte la realizzazione di una Gummiship per viaggiare tra i mondi attraverso rotte stellari zeppe di nemici. Gare di velocità tra le liane, “Whac-a-Mole” al contrario con un Tigro saltellante, vasi di miele da leccare e quant'altro espanderanno l'esperienza di gioco, fino all'arena dell'Olimpo e il suo terribile campione... con un'ala sola!

In realtà non tutto in KH è rose e fiori: il sistema di controllo e di inquadrature non reggono il confronto con motori fisici più moderni, rendendo alcune sequenze di salti inutilmente più complesse del dovuto; la stessa impossibilità di configurare i comandi di base (il salto sta su Cerchio, per dire...) fa storcere un po' il naso. Bastano poche ore e due-tre regni da esplorare per rendersi però conto che il gioco ha mantenuto immutato il suo fascino, la sua varietà e la sua qualità, senza contare che i mondi si fanno più ampi e complessi man mano che si avanza nella storia.

Come detto nell'introduzione, pertanto, il motivo per cui KH è diventato il classico venerato che è adesso non è la “commercialità” dell'ambientazione, ma proprio la sua natura di gran gioco, vasto, vario, a tratti complesso, a volte addirittura irritante, spesso scanzonato ma nel complesso profondo e appassionante. Un gioco che mantiene immutata la sua magia e che è ancora più bello “ritoccato” in HD.

Kingdom Hearts Re: Chain of Memories

Sora, Paperino e Pippo seguono Pluto, che ha in bocca una lettera col sigillo reale, all'interno di un castello: non sanno perché, ma hanno la sensazione che il Re e i loro amici siano raggiungibili in qualche modo attraverso esso. Quello che non sanno è che la costruzione è il Castello dell'Oblio, dove i ricordi possono sparire, trasformarsi o affiorare dal profondo, finché è difficile capire cosa è verità e cosa illusione. Nel frattempo anche Riku deve esplorare il Castello, più precisamente le segrete, per fronteggiare l'oscurità che si annida nel suo cuore.

KH Re: CoM presenta numerose differenze sostanziali rispetto all'originale KH, in quanto nel castello dell'Oblio tutto ha effetto in funzione delle carte magiche. Di per loro, i piani del castello sono “neutri”, ma per accedervi Sora dovrà usare una carta “strappata” dai suoi ricordi, ricreando così degli ambienti ispirati ai luoghi visitati nel primo KH. Ciascun piano sarà suddiviso in “stanze” collegate da porte: la forma, la quantità di nemici e di tesori della stanza saranno ancora una volta stabilite dalle carte-mondo utilizzate per aprire la porta.

In battaglia, il gioco fa un “passo indietro” rispetto all'action puro di KH: gli scontri non sono svolti nell'ambiente di gioco ma in apposite arene a cui si accede toccando i nemici girovaghi, e sono ancora una volta gestiti dalle carte. Qualsiasi azione, dal singolo colpo di Keyblade all'invocazione di un alleato, persino l'intervento di Pippo e Paperino, è legato all'utilizzo di una carta, e qualsiasi azione può essere interrotta nel momento in cui l'avversario attiva una carta di valore più elevato. Se le carte a disposizione terminano è necessario “ricaricare” il mazzo, con conseguente dispendio di tempo; è inoltre possibile “storare” fino a tre carte per ottenere delle combo (tra l'altro, sommandone il valore), ma così facendo si perde l'accesso alla prima per il resto dello scontro.

Questo sistema, a primo acchito, fa un po' storcere il naso, soprattutto arrivando dai combattimenti action e frenetici delle fasi avanzate di KH. Inizialmente è molto facile trovarsi in difficoltà a causa di carte-attacco di basso valore (e quindi facilmente contrastabili, soprattutto da determinati nemici) che, se combinate, portano velocemente all'assottigliamento del mazzo. Quando però si comincia a prenderci dimestichezza, si impara a ottimizzare la composizione del mazzo (che naturalmente è limitata) e soprattutto a gestirlo in battaglia, il gioco assume un sapore completamente differente: rimane sempre attivo e frenetico, ma anche piuttosto tattico e decisamente più accattivante di quanto il primo approccio non lasciasse intendere. Le cose poi cambiano ulteriormente quando da Sora si passa al controllo di Riku, con mazzo fisso e ancora più necessità di praticità.

Dal punto di vista della trama, il gioco ricalca in larga parte lo schema del predecessore: micro mondi con problemi indipendenti da risolvere per accedere alle fasi successive, o da ri-affrontare per potenziarsi, ma super-trama portante che unisce insieme i pezzi e si ricollega agli eventi del passato - e del futuro. Nella fattispecie, la super-trama di Re: CoM è più corposa e profonda rispetto a quella dell'originale KH, sintomo di un universo più “maturo” e legato ad altri progetti; viceversa, le micro-trame appaiono un po' più scialbe e fini a loro stesse, tanto da poter essere giocate in qualsivoglia ordine o quasi. Inoltre, mentre la super-trama affronta tematiche assolutamente nuove, le micro-trame riprendono nuovamente i lavori Disney già affrontati, sebbene reinterpretate nell'ottica dei “ricordi” che spariscono.

Ad ogni modo, una volta presa confidenza col sistema, anche questo capitolo del mondo di KH si fa amare per la sua atmosfera e per la sua profondità, fungendo da ottimo ponte verso KH2 - chissà che non arrivi anche questo in HD prima del 3...

Kingdom Hearts 358/2 Days

358/2 Days non può esistere senza Chain of Memories, ma anche viceversa: i due giochi sono profondamente legati sebbene, di fatto, i protagonisti non si incontrino mai. Protagonista del titolo originariamente realizzato per DS è Roxas, il cui nome è di fatto l'anagramma di Sora con l'aggiunta della lettera X, tredicesimo membro dell'Organizzazione dei “Nessuno”, da essa accolto in quanto prescelto del Keyblade. Chi sono i Nessuno? Sono creature senza cuore, come gli Heartless, ma sulle loro origini non vi rovineremo la sorpresa: vi basti sapere che Sora e Roxas sono legati molto più di quanto il semplice nome possa fare. I Nessuno combattono gli Heartless per assorbirne i cuori e ricreare in questo mondo il leggendario Kingdom Hearts, nella speranza di ottenere così un cuore proprio.

Ne è riprova il fatto che Roxas comincia la sua avventura come Nessuno poco prima che Sora entri nel Castello dell'Oblio: ponte tra le due storie - oltre alla presenza in entrambe di Riku - è il personaggio di Axel, mentore e migliore amico di Roxas che ad un certo punto dovrà recarsi per l'appunto al Castello dell'Oblio, e lì comparirà in Re: CoM. Altro personaggio importantissimo della vicenda è Xion, una ragazza in grado, come Roxas, di utilizzare il Keyblade: da principio incapace di parlare, Xion diventa sempre più socievole mentre cresce la sua amicizia con il protagonista. Ben presto, i tre hanno un rapporto che ricorda molto quello di Sora, Riku e Kairi.

Raccontare di più sulla trama di 358/2 sarebbe scorretto, ma d'altro canto c'è poco che si possa dire relativamente alla sua presenza nella compilation dato che, come spiegato, è presente solo in filmati, cinematiche, dialoghi e qualche schermata di testo riassuntiva. L'importante è sapere che la trama è legata a doppio refe a quella di Re: CoM e che con esso consolida il ponte verso KH2, il cui inizio parte in effetti dalla conclusione di 358/2. Una presenza dovuta, dunque, più per completezza narrativa che non per esigenza ludica, ma prendersi il proprio tempo per seguire l'intera vicenda è certamente consigliabile per chi ama eviscerare tutti i segreti.

Conclusioni sull'opera

A monte della qualità specifica dei tre prodotti separati, KH 1.5 HD ReMIX presenta una conversione tecnica piuttosto buona: posto che dal lato audio è stato necessario un ritocco minimo per avere comunque un'ottima qualità, dal punto di vista grafico si è lavorato in maniera efficace per incrementare il numero di poligoni e la qualità delle textures. Intendiamoci: siamo ben lontani dagli sfarzi dei titoli attuali, e certamente in KH3 ci aspettiamo molto di più, ma è anche vero che il concept alla base dell'opera è quello del cartone animato che strizza assai gli occhi ai più giovani, quindi va certamente più che bene così.

Diverse polemiche sono state mosse sulla scelta dei titoli, soprattutto sulla presenza “solo in filmato” del capitolo DS. La verità è che gli episodi proposti hanno perfettamente senso messi insieme: abbiamo il capostipite e i due seguiti “paralleli” che traghettano la storia all'antefatto di KH2. pur vero che manca il prequel Birth By Sleep, ma è anche vero che questo non era stato “pensato” all'epoca del primo KH e giocarlo prima, forse, potrebbe guastarne parte della “magia” - perché la magia delle favole è anche quella di non sapere troppe cose prima del tempo. Certo è un peccato che 358/2 non sia “giocabile”, ma non sarebbe stata sensata la sua assenza per passare direttamente a KH2 - che molti gli avrebbero preferito in questa collection.

Il prodotto è insomma un ottimo punto di partenza per chi in precedenza non ha avuto modo di giocare le origini della saga: ben realizzato e ordinato, prepara perfettamente a KH2 - o a un ipotetico 2.5 HD ReMIX, magari comprensivo di Re: Coded e di Dream Drop Distance (convertiti o in filmato), o perché no dell'assenteista BbS - offrendo ovviamente numerosissime ore di gioco grazie a due titoli longevi e a un lungo racconto da guardare. Ovviamente, se avete già giocato la saga, la nuova veste ha poco da darvi in più, ma può mai mancare a un vero fan un gioco simile? A voi la risposta...

8
Kingdom Hearts è nato forse in sordina ma si è affermato in breve tempo come capolavoro, generando prequel e sequel e milioni di fan in tutto il mondo. Come mai? Per scoprirlo occorre riesaminare la saga dalle origini, e scoprire che a monte di qualsiasi considerazione rimane il fatto che KH è, prima di tutto, un gran gioco. Gran gioco qui riproposto in HD coi sequel diretti (un vero e proprio traghetto verso KH2) per offrire a chiunque se lo fosse perso - e non solo - il sapore completo di una vera fiaba moderna.