Recensione Kill.switch

di Andrea Cani

Il mondo dei videogame ha visto passare tra i suoi protagonisti donne e uomini in grado di vincere una guerra da soli; eroi che con gesta memorabili sono via via riusciti a salvare le sorti di un popolo, di una nazione, di un pianeta, e a volte pure dell'intero universo. Questa volta sarà differente. Se fino ad oggi avevamo vestito il ruolo della "macchina da guerra" che potesse risolvere situazioni sul filo del rasoio, questa volta avremo un obiettivo diametralmente opposto. Giocando il nuovo prodotto Namco vestiremo i panni di un uomo che avrà il compito di scatenare una guerra. Un uomo inconsapevole, e privato dei propri ricordi a causa degli impianti cerebrali innestatigli nel cranio. Un uomo trasformato suo malgrado in macchina di morte e distruzione, pronta in qualunque momento ad obbedire ciecamente agli ordini che gli vengono impartiti. Ma in quanto uomo non resterà privo della propria memoria per lungo tempo. Mano a mano che la storia procederà, flashback appariranno agli occhi del protagonista e del giocatore; frammenti di ricordi provenienti da un passato non troppo lontano. La domanda è lecita: chi dà gli ordini al povero soldato?

Kill.switch è essenzialmente uno sparatutto un terza persona con, apparentemente, forti elementi stealth. La meccanica di gioco consiste nell'infiltrarsi nel cuore del territorio nemico portando a termine missioni che vanno dalla distruzione di un obiettivo specifico, al sabotaggio, passando per l'eliminazione di massa dei soldati presenti in una determinata aerea. Ma le tecniche stealth, illustrate per filo e per segno durante il tutorial nelle prime fasi di gioco, non sono altro che uno strumento di sopravvivenza piuttosto che un modo per restare invisibili agli occhi del nemico. Kill.switch è in definitiva uno sparatutto in terza persona nel quale è necessario utilizzare come copertura gli elementi del fondale per poter sopravvivere il più a lungo possibile. Di fatto, il numero di nemici presenti contemporaneamente in una stessa area è sempre elevato, e affrontarli a viso aperto equivarrebbe ad una morte prematura. Ecco quindi che ogni singolo elemento dell'area di gioco può essere utilizzato per proteggere il nostro "eroe" dai colpi delle armi da fuoco nemiche. E svariate sono le tecniche che è possibile mettere in pratica per rispondere al fuoco nemico.

Il tipico spalle al muro e successivo sporgersi di quel tanto che basta per colpire i nemici è una di queste, senza però disdegnare la possibilità di sparare alla cieca (ormai classico dei film d'azione) senza guardare effettivamente la posizione del nemico: ciò diminuisce drasticamente le possibilità di venir colpiti, ma aumenta in modo clamoroso l'imprecisione dei nostri colpi. I nemici, che non sembrano disposti a ricoprire il ruolo di fantocci digitali pronti ad essere sforacchiati, possono utilizzare (ed effettivamente utilizzano) le stesse tecniche del giocatore. L'intelligenza artificiale, pur non elevandosi a rappresentante di nuovi standard, permette di avere comunque un buon grado di sfida fino alle fasi conclusive del gioco. Kill.switch riesce in sostanza ad immergere il giocatore all'interno di una azione ritmata e continuata; di quanto in quando vi è la necessità di fermarsi per soppesare la mossa successiva e per pianificare eventualmente il punto migliore verso il quale sarebbe il caso di muoversi per poter colpire con più efficacia. "Pause" inevitabili che nel contempo permettono di tirare il fiato tra una sparatoria e l'altra.

L'arsenale bellico presente è decisamente vario e tutto piuttosto utile. Accanto all'armamentario per tutte le occasioni, troviamo armi più specifiche: il fucile di precisione per colpire il nemico da lontano senza essere visti, le armi d'assalto per le distruzioni veloci, e le armi più discrete (dotate magari di silenziatore) per eliminare il bersaglio con la dovuta cautela. Non mancano le granate e la gustosa possibilità di beneficiare degli elementi di fondale "sensibili" al fuoco, facendo saltare in aria i quali sarà possibile ripulire dai fastidiosi nemici un'area in un solo letale colpo. Tutto buono quindi? Non proprio. E le prime pecche si incontrano quando si vada ad analizzare il discorso longevità. Kill.switch propone momenti di divertimento intensi ma non duraturi. Per portare a termine il titolo Namco, anche ai livelli di difficoltà più elevati, saranno necessarie poco più di cinque ore. E non esistono particolari elementi sbloccabili per cui valga realmente la pena di riprendere il gioco in mano a breve termine una volta completato.

Grafica e sonoro sono settati su livelli più che discreti. In particolar modo il comparto grafico gode di buoni effetti di illuminazione e di personaggi piuttosto riusciti per quanto concerne animazioni e modellazione poligonale. Buono anche il livello di dettaglio delle ambientazioni. Da segnalare qualche intoppo della telecamere che ogni tanto impedisce di avere l'azione sotto pieno controllo. Il frame rate pur non essendo ancorato sui sessanta frame al secondo permette di godere sempre e comunque di un'azione fluida senza particolari rallentamenti. Il commento sonoro è quello che ci si aspetterebbe per un gioco del genere. Per lo più ciò che udiremo durante le partite saranno gli effetti che accompagnano spari ed esplosioni. Le musiche riprendono i tipici motivetti ritmati (classici per il genere dei giochi d'azione) orecchiabili almeno nelle prime fasi di gioco. Tendono comunque a stancare piuttosto velocemente: il volume dell'accompagnamento musicale è comunque regolabile a piacimento.

In definitiva kill.switch è un titolo immediato e divertente in grado di incollare il giocatore allo schermo fino alla conclusione. Il problema principale è che la fine arriva fin troppo velocemente, lasciando il giocatore piuttosto spiazzato. Consigliabile a tutti coloro i quali non possano vivere senza il gioco d'azione quotidiano e non abbiamo remore a rigiocarsi un titolo appena terminato. La sua natura immediata fa comunque sì che possa essere ripreso in mano anche solo per una partitella veloce di quando in quando. Coloro i quali intendessero acquistare un titolo che possa garantire un'esperienza di gioco longeva dovrebbero invece guardare altrove.

7
Dare una valutazione complessiva ad un titolo come kill.switch è allo stesso tempo semplice e complesso. Semplice perché si tratta di un buon titolo d'azione col quale passare delle ore spensierate. La storia fuori dagli schemi da un ulteriore spinta (se mai ci fosse bisogno) per seguire la vicenda fino all'epilogo. Complesso perché l'epilogo arriva fin troppo velocemente. Ci saremmo aspettati qualcosa di più da questo punto di vista da una casa (Namco) comunque sempre attenta in passato alle esigenze del giocatore. La valutazione finale soppesa questi elementi. E riprendendo le conclusioni espresse in sede di recensione ci sentiamo di consigliarlo a tutti coloro i quali non possano vivere senza il gioco d'azione quotidiano. Coloro i quali intendessero acquistare un titolo che possa garantire un'esperienza di gioco longeva dovrebbero guardare altrove.