Recensione Jak and Daxter: The Precursor Legacy

di Tiscali News
Jason Rubin e Lorne Lanning sono come due bambini viziati: si punzecchiano, si beano dei loro "reami" e difficilmente si accorgono mai di assomigliarsi come due gemelli separati alla nascita. Entrambi ricolmi di quell'orgoglio (al limite della boria) e di quella spiccata abitudine alla sfida uno contro uno statunitense, i due hanno tenuto a battesimo la contesa mesi fa, sparlando di Oddworld: Munch's Oddysee (nel caso di Rubin) e di Jak and Daxter: The Precursor Legacy (Lanning). Il destino è stato come sempre beffardo, o più semplicemente si è adattato alle necessità di marketing pre-Natalizio, spingendo contemporaneamente entrambi i contendenti sullo stesso, affollato, palcoscenico. Gamesurf ha cercato di riproporre lo stesso dualismo con due recensioni offerte in tempi identici. Se avete scelto "questa parte dell'universo giocato", con tutta probabilità avrete voglia di scoprire come si è rivelato il tanto chiacchierato Project-Y... ormai conosciuto al mondo come Jak and Daxter: The Precursor Legacy

DA UN PERAMELE A UNA DONNOLA

Come dovrebbero sapere anche i sassi, Naughty Dog è il team di sviluppo responsabile dell'ideazione e creazione dei primi tre episodi di Crash Bandicoot, dal 1996 in avanti. L'ultima versione del gioco, distribuita in questi giorni anche in Italia, è stata infatti sviluppata da Traveller's Tales, proprio perché i ragazzi di Andy Gavin e Jason Rubin sono da svariati mesi (anni?) al lavoro su Jak and Daxter, titolo che ci apprestiamo a recensire e che dovrebbe donare a PlayStation 2 quel marchio, quella mascotte e quel gioco di piattaforme tipico che sono sempre mancati alle console Sony..

Le premesse per un successo sono maggiormente convincenti rispetto al passato storico di Naughty Dog: se Crash Bandicoot arrivò sul mercato con una struttura di gioco già innegabilmente vecchia (Mario 64 era realtà e i mondi 3D il nuovo panorama da esplorare), Jak and Daxter si propone quanto mai al passo coi tempi, offrendo finalmente un convincente universo fantasy da esplorare in lungo, in largo e soprattutto... "in profondità"!

Con Jak and Daxter il gruppo statunitense esplora l'ennesimo anfratto del mondo animale, proponendo una donnola (o topo muschiato? Le interpretazioni sono molteplici) come co-protagonista. Il passaggio dal peramele (Crash) a Dexter perde in unicità, ma è un aspetto su cui si può chiudere un occhio! Assieme a Dexter si presenta ai giocatori Jak: due gambe e un ciuffo biondo, ovvero il belloccio di poche parole che il giocatore muove alla scoperta di ognuno dei quattro angoli del mondo di Jak and Daxter. Il piccolo e peloso topo muschiato ricopre unicamente il ruolo di spalla di Jak, dato che a tutti gli effetti rimane sempre accoccolato attorno al collo del suo amicone avventuriero, offrendo qua e là spunti comici e poco altro. Se la vostra idea di "duo eroico" è quella di Banjo e Kazooie, per quel che riguarda Jak and Daxter fareste meglio ad adattarvi alla situazione

PRECURSORI E BATTERIE

Ci sono i cattivi, c'è un ragazzino fracassone che viene trasformato in donnola, c'è il vecchio saggio, la giovane inventrice e il bello salva-mondo... e c'è il mondo articolato in quindici luoghi: questo è Jak and Daxter: The Precursor Legacy. Dimenticate il perché, dopotutto la trama che si pone alla base di un gioco di piattaforme è quasi sempre totalmente trascurabile, ma concentratevi sul come: Jak e Daxter devono concentrare le proprie abilità e risorse nel tentativo di recuperare il maggior numero possibile di Batterie. Fortunatamente non stiamo parlando di quei simpatici accrocchi in grado di abbandonarci in quelle allegre mattinate di pioggia novembrina, ma di strani globi rocciosi e luminosi in grado di fornire grandi quantitativi di energia. Le batterie sono utilizzate nel gioco per permettere, principalmente, al duo di procedere nell'esplorazione dell'universo, quindi applicandole ad alcuni particolari mezzi meccanici per oltrepassare barriere naturali, piuttosto che per rimettere in moto armi o congegni che si rivelano fondamentali per poter concludere il viaggio verso il nord della grande isola di Jak and Daxter, punto in cui il duo nemico attende i nostri protagonisti. E in mezzo c'è un vulcano, una montagna innevata, templi e giungle, caverne buie e villaggi assolati, lugubri paludi e spiagge esotiche... Insomma, le occasioni per spalmare quell'"genialoide" di Daxter contro una roccia non dovrebbero mancare

DAI LA CERA, TOGLI LA CERA..

La struttura di gioco di Jak and Daxter è piuttosto elementare: Naughty Dog non ha apportato sostanziali modifiche alle ricette di gioco offerte da Nintendo e soprattutto Rare con i due episodi di Banjo & Kazooie e Conker's: Bad Fur Day. Il giocatore è chiamato a muovere la coppia d'improbabili salvatori della giornata grazie allo stick analogico di sinistra, mentre quello di destra è dedicato alla rotazione della telecamera... a proposito della "riprese" si segnala un ottimo studio dei cameramen virtuali, che non "impallano" praticamente mai la visuale con elementi degli ambienti o nemici. Ben fatto

I tasti principali del pad vengono usati per saltare e per utilizzare due differenti tipologie di attacco: una sorta di pugno con una breve rincorsa e una giravolta in grado di attaccare a 360 gradi. Esiste poi il classico attacco verso il basso ottenibile solo quando si salta e infine un paio di risorse speciali che approfondiremo nel prossimo paragrafo

Il gioco fa grande utilizzo del doppio salto che è ottenibile, come al solito, premendo nuovamente il tasto del salto all'apice del salto in precedenza effettuato. Unendo questo alla possibilità di Jak di appendersi alle piattaforme, si capisce come Jak and Daxter: The Precursor Legacy offre una grande mole di piattaformine, ostacoli e strutture su cui saltellare allegramente, con momenti che ricordano da vicino (come potrebbe non essere?) Banjo Tooie e Mario 64

Purtroppo la calibrazione del doppio salto non è perfettamente eseguita, se è vero che in più casi Jak non esegue il secondo salto sebbene si sia impartito il giusto comando... è un problema che ci si trascina dai tempi di Super Ghouls'n Ghosts, per carità, ma è anche vero che nelle recenti produzioni Rare l'aspetto era affrontato con maggiore affidabilità

Al piccolo Daxter non vengono riservati riflettori particolari, dato che effettivamente non entra mai nel cuore del gioco. Non può offrire una mano pratica a Jak e non esistono fasi di gioco che lo vedano in azione. Ma esistono invece punti dell'avventura in cui l'accoppiata deve utilizzare due differenti mezzi "alternativi" e per la precisione l'A-GraV Zoomer e Flut Flut. Nel primo caso si tratta di una sorta di piccolo aereo monoelica senza ali e capace di volteggiare a pochi centimetri da terra, Flut Flut è invece uno strano incrocio tra un pappagallo, un uccello esotico e un Chochobo..

Con il primo Jak e Daxter possono (devono) affrontare un paio di ambientazioni e alcuni particolari passaggi quanto mai spettacolari, divertenti e particolarmente vari, senza contare che aiutano a spezzare il ritmo di un gioco simile, offrendo un equilibrio ottimamente calibrato durante tutte le ore di gioco. Flut Flut è invece un fedele compagno che, in due o tre occasioni, i due improbabili eroi possono cavalcare per oltrepassare particolari zone di alcuni livelli

La sua capacità di volare per brevi lunghezze lo rende la chiave di svolta di alcune delle ambientazioni del gioco

MENU DEL GIORNO

Ogni località dell'enorme isola in cui prende vita l'avventura di Jak e di Daxter offre una serie di obiettivi da portare a termine, per ognuno di questi obiettivi archiviati con successo i due ottengono un premio, ovvero una batteria. Come nei classici del genere, insomma, esistono svariate missioni all'interno dei "mondi", alcune simili tra di loro (in ogni livello si è chiamati a ritrovare sette particolari casse), altri giustamente legati alla natura del luogo e alla situazione in cui si trovano i due protagonisti

Per questo ci si ritrova a correre come dei forsennati cercando di raccogliere tutti i Precursor Orb (che svolgono la stessa funzione delle note in Banjo & Kazooie o delle monete in Mario 64), oppure ci si danna per soddisfare le esigenze di qualche popolano in lotta con le sue pseudo-mucche, o ancora ci si concentra sul premere una serie d'interruttori... e quant'altro insomma

Sorprendentemente Naughty Dog non ha dato particolare rilievo agli scontri con i boss di fine livello, da sempre vero e proprio apice di ogni fase di gioco per quel che riguarda questo genere. In Jak and Daxter esistono praticamente solo tre grossi bestioni che devono essere abbattuti per poter procedere nel proprio viaggio. Oltretutto tali mostroni si rivelano caratterizzati e concepiti solo discretamente, al contrario di quanto succede con i nemici usuali. I game designer hanno infatti riempito le terre dell'isola con un'ottima varietà di simpatici assassini patentati, tutti con i loro metodi di attacco, variegati da differenti foggie e colorazioni e arricchiti con dettagli legati all'ambientazione in cui ci si trova. Per questo una sorta d'incrocio tra un gorilla e un orso sarà imbacuccato nel suo bel cappottone con pelo nel livello Montagna Nevosa. Davvero un ottimo studio per quello che, sicuramente, è uno degli aspetti che può innalzare o affondare un gioco di tale natura

UN MONDO FATATO?

Arriviamo finalmente al vero punto di forza di Jak and Daxter: The Precursor Legacy. A nostro (poco) modesto avviso, un gioco di piattaforme deve per forza di cose poter contare su almeno tre aspetti per poter puntare a una posizione di rilievo nel mercato: ottimo studio dei personaggi, sistema di controllo preciso e mai frustrante, atmosfera data dallo studio degli ambienti. Appurato che in buona parte i primi due punti sono soddisfatti dal gioco di Naughty Dog, arriviamo all'ultimo... l'atmosfera. In Jak and Daxter la sensazione di trovarsi realmente all'interno di un mondo da favola è resa come in pochissimi altri casi e, con i dovuti rapporti (anche dovuti al tempo e alle risorse tecnologiche), proprio solo in Mario 64 e nel duo di Banjo & Kazooie/Tooie si è potuto assistere a qualcosa di così riuscito e affascinante

Naughty Dog ha evidentemente speso interi mesi unicamente con l'intenzione di curare ogni dettaglio presente nel mondo di Jak and Daxter. I momenti migliori sono indubbiamente rappresentati dalle locazioni esterne, su tutte i primi due livelli ovvero il villaggio e la spiaggia iniziale e l'isola della nebbia. In questi due casi si assiste all'esemplificazione dell'otima sinergia "tecnologia/concezione" applicata all'intero gioco: utilizzo dei colori sognante, effetti (illuminazione, l'effetto calore che attornia una fiammella...), ideazione, panorami, particolari come fili d'erba, fiori o invece ossa, detriti, sabbia, nebbia. Tutto è davvero realizzato con grande attenzione e cura e in più momenti del gioco ci si sofferma in un angolo di un livello che semplicemente non ha alcuna funzione pratica se non quella di abbellire e perfezionare la "scenografia". Non mancano effetti atmosferici come pioggia e neve, particolarmente riuscito un effetto di pioggia contro la telecamera (quindi sullo schermo) che allieta la partita purtroppo solo per qualche istante, abbastanza per ricordarci degli ottimi effetti simili presenti in Wave Race: Blue Storm

Dobbiamo però moderare i toni quando si arrivano a trattare alcuni particolari stage e soprattutto quelli interni. I livelli ad ambientazione "focosa" (lavica insomma) e quelli all'interno delle caverne presentano uno spettacolo visivo sicuramente di minor impatto rispetto ai bellissimi esterni, soprattutto per via di accostamenti di colori un po' azzardati e texture di livello solo sufficente. Per quel che riguarda le texture applicate all'intero gioco, la situazione è ottimale, con soprattutto una grande varietà che riesce a ricreare in maniera quanto mai convincente dei mondi "belli da vedere"

La realizzazione tecnica di Jak and Daxter: The Precursor Legacy è comunque di ottima fattura e rappresenta senza ombra di dubbio uno dei lavori più convincenti oggi presenti sul monolite nero. Nonostante qualche peccato di gioventù di un team che non ha mai impressionato particolarmente (son sempre quelli di Way of the Warrior alla fin fine! Tzé!), quindi parliamo di alcune spigolosità e cali qualitativi, le scene che si presentano di fronte al giocatore sono nella stragrande maggioranza dei casi dei piccoli dipinti. I modelli poligonali dei protagonisti sono anch'essi di buona fattura, così come quelli dei nemici, ma è la generale presenza di decine e decine di chicche (un lampioncino, un sasso...) che rende il gioco davvero completo e gustoso per le pupille. Particolarmente riuscite le animazioni e assolutamente benvenuta l'opzione 60hz che permette di godere del gioco a pieno schermo e con una fluidità che finalmente anche i giocatori europei possono apprezzare

ORBI ED ECHI RE DELLA VALLATA

In Jak and Daxter non esistono decine di oggettini e bonus da raccogliere come nel mastodontico gioco/catalogo di Rare (Banjo Tooie), dato che tutto si esaurisce, giustamente, in tre o quattro tipologie di casse da distruggere e oggetti/poteri da raccogliere. Tutto il gioco è difatti incentrato sui Precursor Orb (di cui abbiamo già parlato qualche paragrafo più in su) e sul potere Eco, una sorta di energia naturale proveniente dalla terra. Sono quattro le tipologie di forza Eco presenti nel mondo di Jak and Daxter, di cui tre utilizzabili dal diabolico duo (i nostri ovviamente) e uno da evitare con accuratezza

Quest'ultimo è il Dark Eco, pappa prelibata per i cattivoni, tanto che in un paio di missioni Jak deve eliminare dei giacimenti di cristalli dell'eco oscuro. Le funzioni di cui può invece avvalersi Jak con le "normali" sorgenti di eco sono piuttosto semplici: grazie all'eco verde guadagna energia, con l'eco blu può correre più velocemente e attivare alcuni interruttori, con l'eco arancione Jak si "carica" di fuoco, potendo anche lanciare sfere fiammeggianti con il tasto solitamente dedito al pugno. E infine abbiamo l'eco rosso, che dona una maggiore potenza al protagonista-di-blu-vestito, il tutto per qualche istante

PASTICHIO MEDLEY

Il lato sonoro è forse quello che convince meno di tutta la produzione Sony: i temi musicali rimangono sempre profondamente in sottofondo, donando giusto qualche ritmo di base, ma senza mai farsi notare o, tantomeno, senza essere ricordati e fischiettati nei giorni di gioco. Gli effetti sonori sono ben fatti, mentre il doppiaggio (completamente in italiano) dei personaggi principali è realizzato con dedizione e qualità... peccato solo che, come succede troppo spesso nel caso di doppiaggi di videogiochi realizzati in Italia, si scada nella standardizzazione a tutti i costi. Insomma, voci molto (troppo) impostate e di maniera, tanto che rendono Daxter una macchietta, risultato a cui si giunge anche per qualche contestabile scelta di design di Naughty Dog

Il personaggio della donnola è stato fin troppo sacrificato nel gioco vero e proprio e caricato in modo eccessivo nel suo ruolo comico, risultando spesso ripetitivo, noioso e fuoriluogo, anche per via di uno script piuttosto banale. Senza contare che Jak non spiccica mai parola e quindi non riesce a ricreare quei buffi duetti ironici tipici di un Banjo e del suo amico pennuto Kazooie. Di sicuro Jak and Daxter sono maggiormente pensati per un pubblico più giovane rispetto ai titoli Rare. Di miglior fattura i dialoghi invece dei personaggi secondari e soprattutto l'ottimo lavoro svolto per quel che riguarda i nemici. Tutto il discorso appena concluso relativamente alla caratterizzazione, d'altronde, è più di ogni altro aspetto collegabile ai famosti Gusti Personali, indi per cui..

Dal punto di vista della longevità il gioco di Gavin e Rubin (e soci assortiti) si presenta più che discretamente. Non raggiunge (fortunatamente, secondo il sottoscritto) i livelli biblici del Kolossal Banjo Tooie, ma riesce comunque a offrire un gran numero di obiettivi da portare a termine. L'avventura è forse un po' semplice per chi è abituato a portare a termine titoli appartenenti al genere, ma come sempre riuscire a completare al 100% tutto quanto richiesto dal gioco è un'altra cosa..

Ci troviamo quindi dinnanzi al primo grande gioco di piattaforme (avventura?) non solo per PlayStation 2, ma in senso generale anche della precedente PlayStation, che in sei anni di vita ufficiale non era riuscita a offrire un titolo "solido" e completo quanto Jak and Daxter: The Precursor Legacy. Nonostante qualche caduta di tono e dei difettini evitabili, il gioco Naughty Dog è un'ottima pietra angolare su cui costruire un nome celebre e una serie con cui PS2 potrà allietare i suoi utenti nei prossimi anni.

7
Solido, compatto e assolutamente "classico". Jak and Daxter: The Precursor Legacy è un gioco di piattaforme nel senso puro del termine "tridimensionale" che ha assunto in questi ultimi anni. Al di là di una deliziosa realizzazione grafica (trovate maggiori dettagli nel corpo centrale della recensione), il gioco offre un ottimo studio dei nemici e un level design di grande profondità. Le situazioni sono tante, il ritmo non viene mai meno e il divertimento è tanto immediato quanto coinvolgente e galvanizzante. I difetti presenti non sono proprio pochissimi e in larga parte possono essere ricondotti alla natura giovane e inesperta di Naughty Dog nel campo (Crash Bandicoot non è esattamente un gioco 3D, suvvia...): caratterizzazione dei due personaggi migliorabile, qualche problema con il doppio salto, alcuni livelli meno convincenti di altri dal punto di vista grafico e livello di difficoltà forse un po' basso. Ma, dietro e assieme a Conker's Bad Fur Day e al pluri-citato Banjo Tooie, Jak and Daxter è il gioco di piattaforme dell'anno.