Recensione Iron Man

Un ammasso di ferraglia è stato condotto nell'officina di Gamesurf per il tagliando della recensione.

di Gabriele Cazzulini
LA FONDERIA DEI BUONI SENTIMENTI

Un normale atomo di ferro ha 56 volte la massa di un normale atomo di idrogeno.

C'era una volta. No, sbagliato. C'è oggi. Un paese in guerra coi terroristi, una multinazionale delle armi, uno scienziato, uno speculatore. Il cast è completo. Una nuova arma sta per essere consegnata nelle mani giuste, quando invece cade nelle mani sbagliate, insieme al suo inventore buono. Allora il prigioniero riesce a fuggire inventando una super-fanta-mega-armatura strafica che trasforma il suo corpo in un'arma invincibile. Fugge e decide di fare il filantropo. Non è d'accordo il suo socio in affari, che si rivela poi il burattinaio cattivo che vuole estromettere l'inventore buono. Bene contro male. Fa bene alla morale, ma è male per il videogioco. Il finale è già visto.

LA FANTASIA E' (ANCHE) VERITA'

Il ferro è il metallo in assoluto più usato dall'umanità

Ho raccontato la storia in modo telegrafico perché Iron Man vuol dire azione e non narrazione. E' un'idea, un'immagine che tutti riconoscono senza usare parole. Iron Man non è solo un fumetto di carta o una pellicola, perché la logica della trasposizione ha cambiato piega. Oggi la “portabilità” di un marchio popolare come Iron Man è facilitata dalla molteplicità dei supporti e dall'evoluzione tecnologica che permette di trapiantare un'idea dal telefonino al grande schermo. Iron Man è il figlio legittimo di questa logica. Ecco perché non si sente troppo stretto il guinzaglio rispetto al cinema o al fumetto.

Uno a zero per il ferramenta, che può arrivare al 2008 e luccicare con la sua armatura metallizzata senza patire le insidie del tempo. E incominciare un'altra avventura proprio sgusciando fuori dall'Afghanistan in guerra. E' la realtà vista indossando gli occhiali colorati della fantasia. Così la cruda realtà dell'Afghanistan diventa la pista di decollo per un volo dell'immaginazione. C'è voglia di eroi, perché accanto all'idolo di Gta resiste saldamente il totem dell'eroe buono che compie sempre il bene. Inscatolato e infiocchettato. Una morbida nutella che si spalma deliziosamente sulla luccicante armatura di Mr. Stark. Intanto il registratore di cassa registra il tintinnio dei denari. Ma il divertimento?

UNA NOIA DI FERRO

Tra le migliori fonti alimentari di ferro si annoverano la carne, il pesce, i fagioli, il tofu e i ceci.

Attenzione alla ruggine che attacca il divertimento. Iron Man è l'esempio supremo del gioco d'azione. Terza persona, protagonista unico, masse di nemici con cui non devi interagire, parlare, sforzarti di capire. Solo distruggere. In un gioco dove il protagonista è un super-eroe, ci vuole un super-sistema di controllo. Questo è il lato oscuro di un intero genere. Sulla carta Iron Man promette movimenti strabilianti. Nella pratica, anche dopo lunghe sessioni di gioco, manovrare l'Uomo di ferro resta pesante e impreciso.

Il vero buco nero è la fase di volo, che poi è quella strategicamente decisiva. Quando i nemici, sia in cielo che in terra, iniziano ad arrabbiarsi, per Iron Man si mette male. All'inizio la possibilità di correre, volare, distruggere fa impazzire gli ormoni e svalutare i nemici. Poi, lentamente il sorriso si smorza e diventa una smorfia. A sua volta la smorfia sollecita il polpastrello a pigiare il pulsante di spegnimento della consolle. Il divertimento è scalfito dalla bassa interattività con l'ambiente e dalla scarsa varietà delle missioni, incentrate su molteplici scontri a cui segue lo scontro finale col boss di turno, e da un copione buono per il cinema ma mediocre per un videogioco.

Teorema fondamentale della noia: dato uno spazio aperto con elevate possibilità d'interazione, il giocatore deve investire la sua energia per distruggere uno dopo l'altro tutti i nemici, possibilmente sopravvivendo. Finale scontato. Aperta parentesi: è un peccato avere libertà d'azione senza essere liberi di usarla. Chiusa parentesi.

TECNICA DI PLASTICA

Il suo basso costo e la sua resistenza ne fanno un materiale da costruzione indispensabile, specialmente nella realizzazione di automobili, scafi, navi e supereroi.

Quando Iron Man passa al metal-detector dell'esame grafico, scatta l'allarme. Tra i tanti effetti che possono coccolare gli occhi, sbuca però un effetto collaterale. Se Iron Man vuole tenere il piede nella staffa della fantasia, del fumetto, dell'irreale, e allo stesso tempo nella staffa del realismo, dell'attualità, alla fine questa tensione va risolta. Invece no.

Così diventa difficile “vedere” Iron Man reale come Gta ma anche fantasy come un Oblivion. La grafica è più bella da usare che da vedere. Gli scenari aperti sono esplorabili e sfruttabili strategicamente per le battaglie. Ecco perché la grafica mischia realismo e fantasia senza cucinare un gusto chiaro. Infatti gli ambienti sono densi di strutture, però sono desolati socialmente. Sono sfondi dove scorrazzare e distruggere. Servono come serve il manto d'erba per il calcio e l'asfalto per i pneumatici. Effetti luminosi artificiali e un design urbanistico bello dall'alto ma non dal basso sono disturbi che fanno stropicciare gli occhi.

Sessanta frames al secondo rendono fluidi gli scontri aerei. Di ferro ci vuole però lo stomaco per sopportare i sobbalzi della telecamera nelle fasi di volo. Per l'audio è consigliabile dotarsi di un buon paio di tappi per le orecchie. Lo sforzo per eseguire una ferrea marcia trionfale, che faccia luccicare gli occhi oltre alle armature, è lodevole. Però il risultato è sotto tono. Eccezione positiva per le voci.

5
Se l'uomo di ferro regala un divertimento di latta, rischia una prematura rottamazione. Iron Man è un tipico gioco d'azione che flette tutti i suoi muscoli per sollevare il peso del successo. Ma è uno sforzo eccessivo quello di coniugare l'azione, spesso intensa, con il piacere, deludente. Tanti poteri, tante mosse, ma un sistema di controllo grossolano è il tallone che ieri uccise Achille e oggi l'Uomo di ferro. La grafica non fa la ruggine, ma ogni ambientazione è solo un campo di freddo battaglia. Gli esteti delle meraviglie visive hanno altri super-eroi. Purtroppo anche l'emozione è fredda come il ferro.