Recensione Inversion

Saber Interactive fa le cose al contrario

di Tommaso Alisonno
Sembrava una giornata come le altre quella in cui Davis Russel e il suo collega poliziotto Leo Delgado uscivano dal commissariato di Vanguard City diretti a casa propria. Non potevano immaginare che la città sarebbe improvvisamente stata assalita da un esercito di bruti bene armati - i cosiddetti Lutadore - equipaggiati tra l'altro con strane apparecchiature in grado di ridurre, annullare, capovolgere o rafforzare la forza di gravità in aree limitate. Quel giorno sarebbe iniziata per i due amici una strana e tragica epopea di morte, prigionia, fuga, vendetta e molto, molto sangue...

Inversion è uno sparatutto in terza persona che ci propone, nella campagna in giocatore singolo (o co-op) di interpretare Russel (con Leo al seguito) nella sua turbolenta lotta coi Lutadore, alla ricerca della figlia di cui ha perso le tracce durante l'invasione. Alle tradizionali meccaniche da TPS “con coperture”, Inversion accosta alcune novità legate alla gestione della gravità alterata: saranno infatti presenti zone in cui il piano di riferimento si sposterà su una parete o addirittura sul soffitto, passando dall'uno all'altro attraverso gli appositi snodi gravitazionali, nonché intere aree in cui si fluttua a 0G.

Fatta eccezione per queste ultime, il gioco si configura pertanto come un “nomale” TPS: avrete a disposizione due armi (più eventualmente le granate), di cui solo una può essere “pesante” come un lanciamissili o una mitragliatrice, ma niente vi vieta di portarvi due fucili, i quali si dividono essenzialmente in automatici, shogun e di precisione, sostituiti verso la metà della vicenda dagli equivalenti che utilizzano cariche energetiche piuttosto che proiettili in piombo. Le armi hanno una singola modalità di fuoco, tra l'altro senza mirino su schermo a meno di non premere l'apposito zoom, e consentono sempre di sferrare una qualche forma di attacco in corpo a corpo. Le cose si fanno un po' più interessanti quando si mettono le mani sul Gravilink, ovvero l'apparecchio “portatile” per interagire con la gravità.

Levatevi però dalla testa che questo vi permetta di “invertire” la forza o causare fenomeni a livelli paragonabili a quelli ambientativi: Il Gravilink si limita infatti a emettere colpi che possono ridurre oppure aumentare la gravità su un'area limitata. L'effetto del primo utilizzo è quello di mettere in sospensione i nemici in modo da poterli impallinare senza copertura, oppure i vari oggetti (barili, rottami, automobili, sfere di lava) in modo da poterli “catturare” e poi scagliare con effetti devastanti. Viceversa, la gravità aumentata può atterrare un nemico, far schiantare oggetti sospesi oppure costituire uno “scudo” intorno a Russel che assorbirà i danni (finché dura l'energia). Infine, il Gravilnk può essere usato per emanare una “onda d'urto” che danneggia i nemici a distanza ravvicinata.

Nelle zone a 0G lo stile di gioco è relativamente il medesimo, salvo il fatto che non potrete fluttuare in libertà e pertanto i movimenti subiranno non poche limitazioni. Potrete passare da un appiglio all'altro semplicemente inquadrandoli e cliccando l'apposito tasto, oppure utilizzare il Gravilink per emettere dei “colpi gravitazionali” che vi impartiscano una spinta limitata, utile più che altro come schivata che come vera e propria propulsione. Questo implica anche il fatto che queste sessioni siano giocoforza più “statiche” rispetto a quelle tradizionali: sostanzialmente si rimane appesi al singolo appiglio finché non ci sono più nemici in vista, dato che gli spostamenti sono troppo lenti e svantaggiosi.

In tutta la sua realizzazione, Inversion presenta buone idee e spunti interessanti, ma non altrettanta profondità. Il discorso si può aprire col commento tecnico: il gioco presenta infatti un ottimo utilizzo del motore fisico, presentando ambienti vasti con vari elementi distruggibili e conseguente creazione di rottami da sfruttare col Gravilink; encomiabile anche la gestione della gravità nelle zone miste. Attraversando la vicenda ci si rende però conto della linearità dello sviluppo, della limitazione delle aree a gravità mista, delle pessime inquadrature (e della pessima gestione) del 0G e, soprattutto, delle texture che vengono caricate per gradi - quest'ultimo elemento salvaguarda il frame rate ma offre uno spettacolo a tratti disdicevole.

La colonna sonora offre brani di accompagnamento non particolarmente interessanti, ma ad ogni modo ben realizzati ed orchestrati in modo da reggere bene le situazioni più concitate. Buoni gli effetti sonori, utilissimi anche per individuare le varie forme di attacco adoperate dai nemici (non ultimi, i Gravilink avversari). I doppiaggi sono disponibili solo in Inglese, ma tutta la vicenda è ben sottotitolata in Italiano. Un appunto importante: il volume di gioco è insolitamente basso e richiede qualche prova per essere ben ottimizzato nei tre parametri (musica, effetti e parlato).

Dal punto di vista di Gameplay, torniamo al discorso di “buoni spunti ma poca profondità”: s'è infatti già detto di come le aree a gravità mista e a 0G siano concettualmente interessanti ma poco sfruttate, o addirittura mal gestite. A questo si aggiunge una ambientazione piuttosto accattivante di cui però non verranno mai spiegati svariati elementi (tanto per dirne una, non si arriva a scoprire l'origine dei Gravilink, una tecnologia che gli stessi Lutadore hanno “rubato”) e su cui si svolge una trama zeppa di lacune e dal finale insoddisfacente.

Inversion parte bene, bisogna ammetterlo: il primo impatto è positivo, con elementi innovativi e alcuni misteri interessanti, ma più si avanza nella vicenda e più ci si rende conto della sua piattezza e ripetitività, che arriva a riproporre più volte i boss (peggiorando la situazione ambientale e di supporto) fino a uno scontro finale tra i più facili del gioco. Gioco che per le sue limitazioni - non ultima la scelta discutibile di assegnare allo stesso tasto la corsa/scatto e l'accovacciamento - in molte fasi diviene la fiera del trial-&-error: si muore in continuazione cercando di memorizzare l'ordine di comparsa dei nemici e sperando di non essere colpiti da un missile vagante o da altri attacchi che ci ammazzino sul colpo. Il passaggio dalle armi a munizioni a quelle ad energia, inoltre, priva il giocatore della possibilità di effettuare headshot, con l'unico risultato di rendere gli scontri più lunghi ed estenuanti.

Parte bene, continua male e finisce peggio, in cerca di una drammaticità e di un becero gusto del tragico, che arriva dopo circa 6-8 ore di gioco. Spazio per un sequel? Forse, ma veramente sarebbe il caso di realizzarlo? A valle di una vicenda discutibile, Inversion riesce a fornire una discreta mole di divertimento con le modalità multiplayer: anche solo la possibilità di vivere la campagna in co-op con un amico permette di affrontarla con superiore scioltezza, ed ai canonici deathmatch e deathmatch a squadre, con mappe che offrono anche la gravità mista e lo 0G, si aggiungono modalità ad obiettivi e persino un survival cooperativo. Sarà dura, però, rimanerci affezionati a lungo...

5
Inversion parte bene, con buone idee, spunti interessanti e un'ambientazione accattivante; purtroppo, man mano che ci si immerge nella vicenda emergono elementi tecnici altalenanti, un gameplay con discrepanze, elementi poco sfruttati ed altri mal gestiti, una trama lacunosa e in generale un decadimento progressivo dell'interesse, fino ad un finale senza mordente. Le modalità multiplayer gli permettono di dire giusto qualcosa di più sul lato dell'intrattenimento, ma in generale rimane un esperimento che avrebbe meritato maggior cura e profondità.