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Recensione Impossible Mission

Più che un videogioco, una vera macchina del tempo. No, non vuol essere un complimento!

di Marco Modugno
23. Per la smorfia romana questo numero assurge a portafortuna per antonomasia (per motivi di pubblica decenza, mi rifiuto di spiegarvi perché: cercate su Google...). Non è il caso di questo porting, vecchio appunto di altrettanti anni, atterrato or ora in casa Play it! dal lontano pianeta Commodore 64. Roba di cui le nuove generazioni di videogiocatori hanno letto solo nelle vecchie pergamene, recuperate a prezzo d'indicibili peripezie in qualche oscuro tempio sotterraneo pieno di ragnatele e pericoli in agguato.

Scherzi a parte, 23 anni nel mondo dei videogiochi significano il trascorrere di varie ere geologiche, con il conseguente maturare di hardware e software verso nuove frontiere ben oltre quelle esplorate dalla famigerata astronave Enterprise. Per questo, a qualsiasi videogiocatore di buonsenso, risulterà impossibile accettare, al giorno d'oggi, di pagare il prezzo pieno per acquistare un gioco che può scaricare gratis dal MAME via Internet e far girare su un emulatore che occupa meno memoria sul suo hard disk della cache del suo browser di posta elettronica.

Ve lo ricordate? Se avete più di trent'anni e non avete passato gli ultimi venti in una cella criostatica, la risposta non può che essere affermativa. Impossible Mission fu uno dei "must have" dei possessori del Commodore 64, mitico platform targato Epyx in cui il giocatore, nei panni dell'agente 4125, doveva vedersela contro i robot guardiani del malvagio dottor Elvin, pronto a sbriciolare il mondo a colpi di bombe atomiche, sventando entro un tempo limite di poche ore (reali) di gioco, il suo nefasto complotto. 23 anni sono passati e cosa è cambiato? Nulla. C'è sempre lo scienziato malvagio, i robot guardiani da evitare, la struttura platform + puzzle con cui confrontarsi, i terminali di computer con cui interagire per fermare il tempo, le penalità in arrivo non appena commettiamo un errore, il limite temporale entro il quale completare la missione (sei ore) oppure ricominciare da capo (sai che divertimento!). Ma anche la grafica 2D minimalista anni '80 ed un gameplay che farebbe fatica a soddisfare perfino un ergastolano che ha passato gli ultimi ventitré anni a giocare a mah-jong.

Sull'opportunità di mettere in produzione, e cercare poi di vendere, un gioco che sa di vecchio lontano un miglio, praticamente identico al suo epigono di più di due decenni fa, lasceremo interrogarsi gli esperti di marketing di Play it!, probabilmente già alle prese con la ricontrattazione del loro premio annuale di produzione, qualora esso fosse basato sull'originalità delle idee.

Nostro compito, invece, è quello di effettuare una rapida disamina tecnica del titolo, verificando se esso meriti davvero una pari dignità con i giochi d'ultima generazione, in questo primo decennio d'inizio millennio. La risposta, ahimè, non può che essere negativa.

A poco vale una schermata iniziale con agenti dotati dello stesso improbabile visore infrarossi del Sam Fisher di Splinter Cell (provate ad indossare una roba del genere al buio e il primo .338 Lapua Magnum in arrivo sarà il vostro, proprio in mezzo agli occhi!). O la possibilità di scegliere, all'inizio della missione, tra un agente uomo, una donna o un robot, contrassegnati dalle "originalissime" lettere greche Alfa, Gamma e Delta (la Beta sarà stata antipatica ai programmatori per qualche ragione...). Alla fine della fiera, il gioco è tale e quale quello del 1984, lo stesso che è possibile scaricare da emulatore gratuitamente da mezzo milione di siti peer to peer. Niente cambia nel gameplay, la grafica è la stessa, la trama pure.

Inevitabile allora chiedersi perché varrebbe la pena di pagare parecchie decine di euro per un titolo simile, a meno di non essere veri e propri appassionati dell'originale, disposti a tutto pur di poterne giocare l'ultima versione uscita (identica alla precedente, io ve l'ho detto) sulla propria console portatile. Se vi piace l'action-stealth, amici miei, però, potreste voler dare un'occhiata all'ultima generazione di questo genere di giochi, che annovera titoli del calibro di Splinter Cell e Metal Gear Solid. Con il rischio di relegare una volta per tutte il C64 nell'armadio dei bei ricordi assieme a quella bruttina della Quarta B che, a suo rischio e pericolo, decise di concedevi il vostro primo tumultuoso bacio sulle labbra. Ora che siete (quasi) padri di famiglia, meritate decisamente di meglio di un gioco che non solo clona sic et simpliciter un titolo di più di vent'anni fa, ma si permette anche di sbeffeggiarvi ignorando il concetto stesso di multiplayer.

D'accordo, comprendiamo che sarebbe stato difficile escogitare un sistema per trasferire in modalità multigiocatore un gameplay che è soltanto di pochi anni più giovane di Pac-Man, ma almeno avreste potuto provarci...

Se siete arrivati a leggere fin qui sapete già cosa fare dei vostri sudati risparmi, vero? Se invece, per qualche bizzarro motivo, appartenete alla categoria di coloro che iniziano a leggere un testo dalla fine, preferiamo approfittare dell'occasione per avvisarvi. Esistono mille modi di spendere una cinquantina di euro. Prima di decidere di acquistare Impossible Mission, chiedetevi se davvero non ve ne viene in mente una migliore.

5
Un salto indietro nel tempo di ben 23 anni. Era il 1984, infatti, quando l'omonima creatura di Dennis Caswell spopolava su Commodore 64. Peccato che i ragazzi della Play it! Non si siano resi conto dei milioni di megabyte passati sotto i nostri ponti da allora e non abbiano, quantomeno, compiuto lo sforzo d'aggiornare la grafica ed il gameplay agli standard attuali, giustificando il prezzo richiesto per l'acquisto di questo porting su PSP. L'idea che chi gioca con una console portatile vada identificato immediatamente con un fan del retrogaming, pronto a pagare il prezzo di un gioco nuovo per rivivere le emozioni ormai datate di quando ancora necessitava del Clearasil per rimorchiare va sfatata una volta per tutte. Chi compera una PSP è ben conscio delle potenzialità tutt'altro che trascurabili della piccola macchina targata Sony. E, giustamente, pretende il meglio.