Recensione Hitman Contracts

di Giuseppe Schirru

A volte è naturale domandarsi se valga davvero la pena investire tante energie per arricchire sempre più un gameplay, già solido e collaudato, magari col rischio di snaturarlo e giungere a risultati poco soddisfacenti come quelli di Angel of Darkness. Non è fuori luogo che alcuni sviluppatori cerchino la via più semplice, quando possibile, proponendo un prodotto che non svecchia ne supera le meccaniche del predecessore, e a cui spudoratamente si rifà aggiungendo poco o nulla. Questo accade in Hitman Contracts, ma la nostra affermazione non mira a mettere in dubbio la validità in se del parto IO Interactive, quanto a sottolineare che, aspettando qualche drastico cambiamento, irrimediabilmente si rimarrà delusi.

Vergognoso? Giammai. Nel panorama video-ludico attuale, irto di cloni spazzatura, il capolavoro IO Interactive rimane depositario di un gameplay collaudato che lascia ampia libertà al giocatore, non più intrappolato entro rigidi schemi ma dotato di un potere decisionale totalmente assente in numerosi altri titoli. Una libertà raramente riscontrata in titoli della medesima categoria che non solo dona al giocatore un senso di emancipazione enorme, ma lo erge al rango di vero protagonista dell'avventura. Nulla di eccezionale, sempre che Hitman Contracts non appartenesse alla categoria degli actionstealth game che, per conformazione, rimane incanalata entro rigidi binari da seguire alla lettera. Ovviamente un occhio clinico noterebbe già dopo le prime ore di gioco le notevoli restrizioni riscontrabili nella quotidiana pratica dell'assassinio, solo in parte rivisitate e allargate dagli sviluppatori, pur sempre meritevoli di aver depurato il genere action della propria linearità e aver conferito al giocatore libertà e potere decisionale.

E' così che, a due anni dalla sua ultima apparizione (Hitman: Silent Assassin, 2002), il brand si rivela ancora valido e originale, un prodotto che per numerose sfaccettature rappresenta una variazione sul tema rispetto ai suoi diretti rivali, una variazione sul tema da cui il proprio valore nasce, sia ben inteso, non dall'atipicità quanto dal valore in senso assoluto. Libertà e "originalità" (in senso lato) sono due pregi che non si possono certo negare a Hitman Contracts, fotocopia rivisitata del predecessore, ma ancora esemplare unico nel suo genere.

Eppure, per quanto non attaccabile l'ossequio verso il proprio gameplay solido e collaudato tanto da sputare contro ogni possibile modifica, l'incoerenza dell'IA diventa motivo di disapprovazione e, a seconda della situazione, di frustrazione per una copertura andata a monte. L'intelligenza artificiale, sempre lei a rovinare la festa e fare puntualmente capolino tra i difetti di un'infinità di prodotti. A volte si può chiudere un occhio, altre volte no, e il piccolo difetto può diventare uno spunto per attaccare un prodotto altrimenti brillante, o solamente un limite che gli sviluppatori non hanno ancora superato. Tuttavia, il piccolo difettuccio passa in secondo piano se raffrontato a quanto si vede in altre produzioni anche attualissime, e diventa giusto una piccola macchia sul vestito (di gran classe) quando ci rendiamo effettivamente conto della profondità di gioco disarmante che Hitman Contracts è in grado di offrire.

Quel che subito colpisce è la vastità degli ambienti di gioco, nonché il numero spropositato di personaggi con cui interagire, la maggioranza dotata di un proprio ruolo o funzione nel contesto, la minoranza utile come la tappezzeria. Tutto è alle dipendenze del vostro modo di agire e, civili o guardie, si comporteranno a seconda della vostra presenza, i primi scappando e urlando come disperati (attirando quindi l'attenzione), i secondi scaricandovi un po' di piombo per modellarvi per bene la giacca. Per questo basta un nonnulla per essere scoperti, e da stealth game si passerà all'azione sconsiderata, uccidendo chiunque vi si pari davanti e cercando comunque di portare a termine gli obiettivi. Se ai primi livelli di difficoltà è possibile affrontare il gioco con un minimo di spensieratezza, fronteggiando le varie situazioni in maniera non perfetta, settando i livelli più alti la buona riuscita della missione comporterà notevole studio e pratica per superare nel miglior modo possibile tutti i passaggi, e portare a termine obiettivi difficili e complicati che danno luogo a una sempre più complessa meditazione sull'attenta strategia da eseguire.

Ma non solo: il grande numero di informazioni carpibili osservando con attenzione l'ambiente, o parlando con alcuni personaggi, nonché gli aiuti nella mappa portano a prevedere circostanze e ad agire in modo calcolato, magari cambiando programma quando giunge il momento favorevole all'azione. Dietro le possibilità offerte al giocatore si cela un'architettura serrata degli eventi che dominano la missione, con personaggi che si muovono secondo leggi prestabilite o altri oggetti che possono tornarci utili per superare qualche passaggio, ma la nostra abilità sta nel trovare il metodo più vantaggioso per proseguire o in caso contrario cavarcela come meglio possibile. Sta al giocatore reperire le giuste informazioni, osservando puntigliosamente l'ambiente, e poi decidere il modo giusto di agire perché, se ai livelli di difficoltà bassi molto può essere lasciato all'improvvisazione, a livello esperto diventa più difficile sfidare a viso aperto i nemici e ancora di più trovare i sotterfugi per agire secondo i dettami stealth, di cui Splinter Cell ne rappresenta il massimo esponente.

A differenza però del capolavoro Ubisoft, il tutto non si esaurisce nel rifugiarsi nell'ombra, piuttosto nel camaleontico aspetto del killer 47, che rubando i vestiti alle proprie vittime riuscirà a non destare sospetto e passare inosservato. Tutto ciò a patto che un apposito indicatore non superi una determinata soglia e che quindi la nostra copertura fallisca miseramente, altrimenti sarà doveroso prendere in mano le armi. La varietà delle situazioni ha dell'impressionante, come anche lo studio quasi perfetto del level design, con le innumerevoli opportunità di agire lasciate al giocatore e le numerosissime incognite da tenere sotto controllo per buona riuscita della missione. Fortuna vuole che, dovendo passare all'azione sconsiderata, è tranquillamente attivabile la visuale in prima persona che conferisce tinte da vero e proprio fps, di cui a beneficiarne saranno gli scontri a fuoco.

Hitman Contracts è quindi un titolo ricco di sfaccettature, dove il giocatore è artefice del proprio destino e può vagliare in ogni situazione il modo più consono di agire, con pochissime restrizioni riguardanti sostanzialmente l'IA dei nemici, che con alcune incongruenze o "sviste" manderà all'aria i vostri piani e vi costringerà a far fuoco. Graficamente la versione PS2 non ha molto da invidiare alla controparte Xbox: destano stupore la notevole estensione delle location che il motion engine padroneggia senza singhiozzare e i gradevoli giochi di luce dinamici, nonché lo spropositato numero di personaggi di contorno che popola le varie location. Davvero un buon lavoro che si lascia dietro i fasti del secondo capitolo, qua superato in virtù di un notevole incremento di poligoni e una pulizia visiva sicuramente maggiore, con il solo rimpianto per alcune animazioni non proprio esemplari: sottigliezze. Le musiche, composte per l'occasione da Jesper Kyd (come fin da subito mostra la presentazione), risultano perfettamente a tema e gli effetti sonori fanno la loro parte più che discretamente. Ottime le voci dei personaggi di contorno, ognuna nella lingua propria del luogo. La longevità, vista la presenza della sola modalità in singolo, non si dimostra certo il fattore più curato, per quanto le motivazioni a finire l'avventura siano tantissime e il livello di difficoltà risulti davvero ben calibrato. Divertente fino alla fine.

8
Dopo le infruttuose modifiche al gameplay di Angel of Darkness, che tentava di dare una ventata di aria fresca alla serie di Tomb Raider, alla Eidos hanno ben pensato di andare sul sicuro e poggiare le basi su un gameplay solido e collaudato. La Io Interactive non si vergogna quindi di svolgere il "compitino", ma lo fa in modo serio confermando con questo Hitman: Contracts il valore del suo predecessore. Basta completare la prima missione per rendersi conto della caratura del lavoro dei programmatori, scaltri nell'abusare di una meccanica di gioco ormai collaudata, ma abili ancora una volta a donare una libertà raramente riscontrata in titoli della medesima categoria, che non solo dona al giocatore un senso di emancipazione enorme, ma lo erge al rango di vero protagonista dell'avventura. Non senza remore, ma comunque da avere.