Recensione Hitman: Blood Money

Siete pronti a portare a termine il delitto perfetto?

di Andrea Casetti
Il genere dei titoli stealth è uno di quelli capaci di trainare il mercato videoludico. Metal Gear Solid, per primo, intraprese questo nuovo sentiero, che ben presto si trasformò in una vera e propria autostrada sull'onda dell'entusiasmo generato dal miraggio di aver trovato la classica miniera d'oro. Ovviamente non è tutto oro quel che luccica. Tra le maree di titoli stealth sono realmente pochi quelli che davvero degni du menzione, tra cui figurano sicuramente la già menzionata di Kojima, l'ottimo Splinter Cell e la serie Hitman.

Per chi non conoscesse i prequel di questo ormai quarto capitolo (tra versioni apparse su PC e console), si tratta ovviamente di un titolo, in cui dovrete dimenticarvi ogni sorta di spunto etico e morale a cui avete assistito nei vari MGS, i complotti politici sventati nei panni di Sam Fisher e via discorrendo. In questo caso vestirete i panni di un mercenario pagato per uccidere personaggi più o meno controversi, a seconda dell'evoluzione dello storyline. Il tutto, ovviamente, con l'imperativo di non farsi "beccare" da testimoni, guardie del corpo e forze dell'ordine.

Guerra tra agenzie

In Hitman Blood Money (d'ora in poi "acronomizzato" in HBM) viene narrata la crisi che sta vivendo l'agenzia per cui lavorate (nei panni del sanguinario Agente 47), a causa dell'operato di un'agenzia concorrente: molti dei vostri colleghi sono stati assassinati e, ovviamente, a voi spetta il compito di risanare la situazione. È vero che si riesce a riconoscere, camuffata, la classica (quanto inflazionata e poco originale) guerra tra bande rivali, ma va altresì detto che l'evolvere degli eventi è ben rappresentato e riesce nell'intento di immedesimare perfettamente il giocatore. In parole povere, la sezione narrativa svolge bene il suo compito.

Per l'occasione è stata scomodata tutta una nuova serie di ambientazioni, ben diversificate rispetto ai prequel, dal momento che in HBM, infatti, dovrete vedervela con i tipici boss statunitensi, da stanare nelle loro tenute alle porte di Las Vegas, New Orleans e così via, oppure più semplicemente tender loro un agguato sul loro abituale posto di lavoro. Tra i 13 livelli, giusto per fare un esempio, figurano la classica villa supersorvegliata (con tanto di sotterranei adibiti alla produzione di stupefacenti) e un teatro completo di tutto ciò che si può immaginare: corridoi, backstages, camerini, servizi, aree di manutenzione e così via, senza dimenticare un discreto via vai di pubblico.

Agire nella penombra

Il cuore del gioco, in sé, non è stato affatto rivoluzionato. IO Interactive ha fatto proprio il classico detto "squadra vincente non si cambia", anche se questo non significa affatto che siamo di fronte al classico sequel sparato sugli scaffali sull'onda del successo del precedente episodio. Le differenze ci sono e, anche se non sono in grado di stravolgere il concept di base, sono particolarmente efficaci nel rendere attuale il gioco.

Prima di tutto va menzionato il sistema di notorietà che vi invoglierà a vestire i panni invisibili del fantasma per portare a termine le vostre imprese. In questo HBM, infatti, eccezion fatta per il livello più facile, è contemplato un sistema che tiene conto di quanti civili e telecamere assistono ai vostri delitti, aumentando la vostra notorietà ma al tempo stesso, riducendo il tempo impiegato dai nemici ad insospettirsi nelle missioni successive. Per ovviare al problema potrete investire i soldi (che guadagnerete portando a termine le missioni) acquistando nuove identità, ma a scapito degli upgrades delle vostre fidate armi (tra cui vanno menzionati silenziatori, proiettili capaci di perforare porte e così via). Oppure l'altra soluzione consiste nel distruggere le telecamere di sorveglianza ed eliminare ogni sorta di testimone (anche innocente), ma vi accorgerete presto che in questo modo complicherete ulteriormente la situazione, in quanto avrete sempre più cadaveri da nascondere nel poco tempo a disposizione. L'approccio più corretto consiste quindi nel pianificare accuratamente ogni minima azione, al fine di cogliere il momento giusto per muovere il più insignificante dei muscoli.

Rambo? No grazie

Un altro incentivo all'azione ragionata consiste nell'AI dei nemici, ora maggiormente realistica: in questo HBM, infatti, se vi avvicinate a una porta sorvegliata da delle guardie, esse non estrarranno immediatamente le loro pistole d'ordinanza (come avveniva in passato), ma vedrete semplicemente salire il livello della barra di "sospetto", dandovi così una chance per rimediare ritornando sui vostri passi. In questo modo avrete la possibilità di sondare le numerosissime vie che potrete percorrere per raggiungere il vostro obiettivo, senza compromettere troppo facilmente la missione. Giusto per fare un esempio, per assassinare l'attore all'interno del teatro potrete posizionarvi nei piani alti delle tribune e utilizzare il vostro fedele fucile da cecchino (complicandovi la vita per la successiva fuga) oppure cercare un percorso alternativo attraverso i sotterranei, facendovi strada anche grazie a travestimenti e così via. Insomma, non è scritto da nessuna parte che l'approccio "alla Rambo" è vietato, ma vi accorgerete ben presto di come tale modo di operare sia poco percorribile e snaturi letteralmente il gioco, sottraendo gran parte dell'appeal che questo HBM sa offrire.

Per portare a termine i vostri delitti perfetti avrete a disposizione le accresciute abilità atletiche dell'Agente 47 che vi permetteranno di muovervi agevolmente lungo le articolate ambientazioni, senza dimenticare le sue attitudini al combattimento: oltre alle armi da fuoco e all'inseparabile corda di fibra, potrete districarvi anche con pugni e calci nel caso siate presi alla sprovvista, senza dimenticare la possibilità di disarmare i nemici e utilizzarli come scudi umani.

Notevole

Tecnicamente parlando siamo di fronte a un titolo di notevole caratura: la grafica è quanto meno convincente, caratterizzata da effetti luminosi, particellari e di ombre dinamiche davvero ben realizzati, senza dimenticare i dettagli che si manifestano anche nei dettagli più insignificanti, dalle pieghe dell'abito indossato dal nostro 47 e nel comportamento assolutamente realistico della cravatta, fino all'impiego della tecnica picture in picture per focalizzare l'attenzione su momenti chiave. Anche dal punto di vista del sonoro siamo di fronte a un'ottima interpretazione: rumori ambientali, voci e quanto altro sono davvero ben realizzati, impreziositi dalla soundtrack firmata ancora una volta da Jesper Kyd, che accompagnano le vostre azioni. L'ultima nota positiva se la merita infine il sistema di controllo: oltre alla precisione con cui si riesce a governare il vostro assassino preferito, va detto come il sistema a tre pulsanti (illustrato in alto a sinistra) ne renda efficace la gestione nonostante la notevole varietà di azioni di cui è capace. In conclusione, siamo di fronte a un titolo davvero notevole, forte di una ottima realizzazione tecnica e, soprattutto, della tensione che è capace di trasmettere al giocatore. Un titolo imperdibile per gli amanti del genere, sconsigliato solo a chi non digerisce i giochi difficili.

8
La serie Hitman si arricchisce di un ulteriore componente, questo Blood Money, capace di convince appieno: pur non stravolgendo la struttura del gioco, riesce a renderlo ancora più realistico e intrigante grazie alle piccole (ma influenti) aggiunte che sono state apportate. Il sistema della notorietà in primis, senza dimenticare la notevole vastità delle ambientazioni e i miglioramenti nell'AI dei nemici, davvero efficaci nel rendere il gioco sempre più godibile e appassionante. Anche il comparto tecnico non è stato a guardare: la grafica si mostra davvero bella a vedersi, con tutta una serie di effetti luminosi e una cura nei dettagli davvero convincenti. In poche parole, un titolo imperdibile, sconsigliato solo a chi non sopporta i giochi difficili.<br />