Recensione Heavy Rain

Quanto siete disposti a rischiare per proteggere coloro che amate?

di Tommaso Alisonno
Nell'autunno del 2011 la città è oppressa da una pioggia continua, noiosa e torrenziale. In questo scenario umido ed uggioso si muove un individuo deviato che rapisce i bambini, li lascia affogare nell'acqua piovana e li fa poi ritrovare con un origami in mano, da cui il titolo "Assassino dell'Origami". Questa è la storia di quattro personaggi: un padre che ha già perso un figlio ed è deciso a superare qualsiasi prova pur di non perdere il secondo, un criminologo dell'FBI chiamato a risolvere l'intricato caso, un investigatore privato rude ma compassionevole ed una giornalista che non teme di farsi coinvolgere direttamente nelle storie di cui scrive. E naturalmente è la storia di un assassino...

Era addirittura l'E3 del 2006, in concomitanza con la prima presentazione della PS3, che fu mostrato un primo filmato riguardante il progetto Heavy Rain. Da allora, David Cage e il suo team di sviluppo Quantic Dreams (vi dice niente "Farhenheit"?) hanno continuamente solleticato la nostra curiosità, rilasciando poco alla volta filmati, spezzoni di giocato, financo una beta-demo ancora acerba, e ad ogni comunicato stampa le nostre aspettative crescevano. Ora la lunga attesa è giunta al termine, ed abbiamo finalmente messo le mani su uno dei giochi più discussi di questi anni.

In realtà il termine "gioco" risulta quasi inappropriato per Heavy Rain: gli stessi sviluppatori lo chiamano "Dramma Interattivo" (traduzione un po' forzata di "Interactive Drama"), e mai definizione è stata più azzeccata. Per quanto nel titolo siano infatti presenti effettivamente delle parti di gioco vero e proprio, quelle insomma dove l'abilità del giocatore è posta sotto esame, ciò che fa da padrone è l'intreccio delle varie storie che saremo chiamati a vivere sullo schermo, sentendoci contemporaneamente attori e coautori di un vero e proprio film.

Andando con ordine, non possiamo esimerci da uno sterile esame delle meccaniche di gioco: nella fasi di esplorazione potrete orientare il vostro alter-ego con l'analogico sinistro, ma per farlo camminare dovrete premere R2. Ogni qualvolta un elemento attivo entrerà nel vostro campo d'azione (ad esempio, avvicinandosi ad una porta o voltandosi verso un oggetto posato su una scrivania) compariranno sullo schermo le icone relative alle azioni da compiere per interagirvi. Queste solitamente si esplicheranno in movimenti da eseguire tramite l'analogico destro: si va dalla semplice pressione di una direzione (raccogliere un oggetto), alla pressione mantenuta (guardare dalla finestra), ad una rotazione (aprire uno sportello), fino al movimento lento e progressivo, corrispondete ad azioni delicate (posare un oggetto fragile).

Interagendo con determinati elementi, oppure al verificarsi di eventi-trama di qualsiasi genere, dalla scazzottata all'inseguimento allo scontro a fuoco, anche tutti gli altri comandi del controller appariranno sullo schermo, e sarà nostro compito quello di premerli nella misura e nella quantità giusta. Anche in questo caso, il tasto potrebbe dover essere semplicemente cliccato prima che l'icona sparisca, oppure tenuto premuto per un certo tempo, oppure ancora pestato ripetutamente, soprattutto in azioni che comportano sforzo fisico o velocità. Nelle fasi più avanzate del gioco questi tipi di controlli cominceranno a sovrapporsi: ci siamo trovati a dover premere ripetutamente un tasto mentre ne tenevamo bloccati altri tre, impugnando il controller anche in maniera inconsueta.

L'efficienza del giocatore in queste scene, unitamente alle scelte che saremo chiamati a compiere in prima persona, influenzeranno l'andamento generale della trama. Talvolta ci sembrerà quasi che il risultato sia comunque scontato, soprattutto nelle prime scene della storia, ma in seguito scopriremo come andare a destra piuttosto che a sinistra conduce ad un'evoluzione differente della trama, così come sbagliare uno o due tasti durante un contrasto porterà a bernoccoli ed ecchimosi sul personaggio, mentre un numero maggiore a risultati spiacevoli, o addirittura alla sua morte. In questi casi la trama prosegue "normalmente", anche con un personaggio in meno: la vicenda può terminare anche con tutti i protagonisti morti, ma naturalmente in questo caso non potremo certo parlare di "lieto fine".

La realizzazione tecnica di Heavy Rain pone un'attenzione particolare nella cura dei visi e delle espressioni dei personaggi, con risultati a dir poco superbi: ogni protagonista, ma anche la maggior parte dei personaggi principali (non richiediamo la stessa cura per il crew), è realizzato in maniera a dir poco fotorealistica, evidente soprattutto nei numerosi primi piani, e con un'espressività veramente eccellente; non esitiamo a dire che paragonando il modello all'attore che ha prestato le fattezze, di primo acchito si può non notare la differenza. Le animazioni sono eccellenti in tutte le scene d'azione, che ovviamente sono precalcolate in funzione del timing di pressione dei tasti; nelle fasi esplorative i modelli si muovono in maniera più compassata, un po' robotica.

La stessa cura è posta nella realizzazione degli ambienti, con sempre due possibili inquadrature per poter visualizzare ogni elemento dell'angolatura migliore. Ovviamente, anche in questo caso non sarà possibile interagire liberamente con tutti gli elementi, come spostare sedie e tavoli o aprire tutti gli scomparti, ma solamente con quegli elementi in corrispondenza dei quali compariranno i comandi, ma in ogni caso il livello di dettaglio è estremamente alto. Nel movimento del crew assistiamo a routine piuttosto efficienti che permettono ai modelli di evitarsi; purtroppo, e questo è l'unico vero difetto che abbiamo registrato nella grafica, in alcune scene al passaggio dal random al precalcolato capita sovente che i modelli si compenetrino come se non esistessero. Fortunatamente, è un problema ininfluente ai fini della giocabilità.

La colonna sonora è stata interamente orchestrata, e presenta pezzi di altissima qualità, adatti ad ogni situazioni ed eseguiti in maniera egregia. Si va dai temi sereni e piacevoli delle scene tranquille (molto rare in verità), a quelli più maestosi delle cinematiche ricche di pathos, fino a quelli incalzanti, assillanti o addirittura volutamente disturbanti delle fasi più angosciose, come combattimenti, inseguimenti o altro. Ottimi anche gli effetti sonori, così come la maggior parte dei doppiaggi, molti dei quali affidati a doppiatori di provata esperienza (uno su tutti, Pino Insegno dà la voce a Ethan Mars); è un vero peccato che altri doppiaggi della versione italiana siano invece meno gradevoli, soprattutto quelli dei bambini.

Prendere confidenza col sistema è piuttosto semplice, complice tutta la prima scena che costituisce in effetti una sorta di lungo e completo tutorial camuffato da scena di vita quotidiana (svegliarsi, farsi la doccia, radersi, vestirsi, eccetera). Per le scene dinamiche potremo scegliere tra tre livelli di "difficoltà", che ricalcano effettivamente le diversa competenza col controller di un giocatore novizio, uno occasionale o uno esperto. L'unica cosa che ci ha lasciato un po' insoddisfatti è la risposta dell'analogico sinistro nelle fasi esplorative: a volte sembra quasi che non si riesca a direzionare correttamente il personaggio. Fortunatamente, molto di rado questo costituisce un problema superiore alla perdita di qualche secondo, ma è il caso di fare attenzione nei saltuari casi in cui il movimento va eseguito velocemente e correttamente.

Ma quello che costituisce il fulcro della "giocabilità" (giacché non di un semplice gioco stiamo parlando) di Heavy Rain è ovviamente l'intreccio di trama: le scelte che opererete, o in cui incapperete, saranno spesso talmente "sottili" che potreste avere addirittura la sensazione fallace di star seguendo un binario fisso, ma basterà rigiocare una o due scene per accorgersi che così non è, e che incassare o parare quello specifico pugno non è una scelta irrilevante, e meno ancora decidere se compiere o non compiere determinate azioni. Anche tutti quegli elementi che, sul momento, ci sembreranno senza senso (un paio di volte siamo arrivati a chiederci il perché della presenza di certi personaggi in certi luoghi), verranno magistralmente giustificati man mano che la trama va avanti.

Se avete voglia di giocare Heavy Rain "di corsa" dall'inizio alla fine, la storia si svilupperà e giungerà ad una conclusione si e no in massimo sette ore, ma sinceramente sarebbe uno stupro nei confronti dell'opera di Cage. Heavy Rain va innanzitutto assaporato, come un bicchiere di vino d'annata, intervallando un sorso all'altro con pause di riflessione, e chiedendosi anche quanto sia il caso di dare fondo alla bottiglia o quanto invece di ammirare la luce attraverso il liquido. Soprattutto, è un titolo in cui la storia è nelle nostre mani, e siamo pertanto liberi, se non ci piace, di riavvolgerla e di cercare di cambiarla: è il caso di scene "finite male", che potremmo voler rigiocare in modo da ottenere un epilogo, e quindi una prosecuzione degli eventi, differente.

E, naturalmente, è un titolo che una volta terminato chiede a gran voce di essere rigiocato; da capo, forse, oppure da metà, riprendendo da quel punto in cui abbiamo percepito che la storia prendeva una determinata direzione piuttosto che un'altra. Ma soprattutto, Heavy Rain effettivamente non è un semplice gioco: è un Dramma Interattivo, è una storia a bivi, è una prova di sangue freddo e riflessi, è immedesimazione, è una prova per i sentimenti, il coraggio e la moralità, è un'esperienza totalmente avvolgente pur essendo a volte pacata, quasi piatta, ma altre volte frenetica, tamburellante, ansiosa, stressante, come la pioggia che gli dà il titolo.

Heavy Rain non è un titolo per tutti: è richiesta maturità, certo, ma anche pazienza e voglia di immedesimarsi, gusto nella sfida e capacità di cedere alla sospensione di incredulità - ma in questo siamo sicuramente aiutati dall'opera stessa. È un'opera d'arte tecnologica e videoludica, uno di quei titoli che ha fatto giustamente parlare di sé prima di uscire e che sarebbe un delitto lasciarsi sfuggire.

9
David Cage e i Quantic Dreams ci hanno fatto aspettare a lungo: si pensi che Heavy Rain fu presentato la prima volta quando ancora la PS3 aveva il controller “a banana”. Ma l'attesa adesso è finita, ed è stata premiata con un risultato veramente ottimo: il Dramma Interattivo (non è infatti lecito chiamarlo semplicemente “gioco”) presenta una realizzazione tecnica fenomenale, con una ricostruzione facciale fotorealistica, con un sistema di gestione delle scene d'azione preciso e una molteplicità di sviluppo della bellissima trama. Certo, per potersi accostare ad Heavy Rain occorrono tanti requisiti, tra cui maturità, sangue freddo, esperienza di gioco, pazienza, riflessi e capacità d'immedesimazione, ma se possedete tutti queste caratteristiche non esitate a farvi avvolgere da questa pioggia incessante.