Recensione Golden Axe: Beast Rider

Sega tenta faticosamente di disotterrare l'ascia di guerra

di Marco Del Bianco
Una volta, prima che Sony facesse il suo trionfale ingresso nel mondo dei videogiochi, la Grande Esse che dettava legge era quella della Sega. Prima come produttore di coin op, poi con le console da casa e gli innumerevoli titoli di successo sfornati nel corso degli anni. Oggi questa lucente stella del firmamento videoludico è pesantemente in caduta libera. Ormai relegata a semplice software house, fatica anche solo a produrre titoli degni di nota. Quindi è costretta a fare come tutti quelli che sono in crisi: svendono i gioielli di famiglia. In quest'ottica ecco che sta producendo quasi esclusivamente titoli derivati da suoi gloriosi brand del passato. Quello che abbiamo fra le mani è il figlio, non si sa quanto legittimo, del glorioso Golden Axe, uno dei primi picchiaduro a scorrimento approdati nelle sale. Solo il nome scatena ricordi nei giocatori con qualche anno di più, facendo magari anche scendere una nostalgica lacrimuccia. Ma sarà in grado questo Golden Axe Beast Rider di sopportare questa pesante eredità? Se l'occhio vi è già inesorabilmente caduto sulla casella dei voti, sapete che la risposta è no. Comunque andiamo ad analizzare nel dettaglio cosa ci offrono i programmatori della Sega.

 

L'ambientazione è rimasta quella classica un po' fantasy, tra demoni, amazzoni, gnomi e draghi. L'originale scorrimento bidimensionale e la grafica bitmap invece sono sostituiti da una più moderna grafica tridimensionale.

Comandando l'amazzone Tyris dovrete affrontare l'esercito del perfido demone Death Adder che minaccia il vostro bel mondo. Per avere la meglio sul cattivone di turno dovrete recuperare tutti i pezzi della mitica ascia dorata che vi consentirà di sconfiggerlo. Bella trama insomma, mortificata però da un sistema di gioco poco ragionato, basato soprattutto su furiosi combattimenti e copiosi spargimenti di sangue che hanno valso a Golden Axe l'etichetta di vietato ai minori.

Esplorazione ed enigmi sono elementi marginali, se non praticamente inesistenti. I livelli sono quasi totalmente lineari e vi offrono semplicemente un susseguirsi di orde di nemici da affrontare a colpi di spada. I controlli sono piuttosto intuitivi, anche perchè le azioni a vostra disposizione sono relativamente poche. Con i tasti potete selezionare i vari tipi di attacchi, da eseguire singolarmente, combinati o saltando. I trigger invece vi consentono di schivare o parare gli attacchi nemici. Quando fare una cosa e quando l'altra? Molto gentilmente gli avversari emetteranno una aura colorata (mentre caricano il colpo) atta ad "indicare" letteralmente l'azione da eseguire. Blu potrete parare, giallo potrete schivare, verde potrete fare entrambe le mosse. Se vi riuscirà, il susseguente contrattacco sarà particolarmente devastante. Altra possibilità offerta alla vostra eroina è quella di utilizzare incantesimi, che però le costeranno energia magica visualizzata sotto forma di ampolle. I primi saranno abbastanza basilari ma col proseguo del gioco la loro potenza si farà sempre più interessante.

Come il sottotitolo “Beast Rider” suggerisce, la vostra amazzone avrà inoltre l'occasione di cavalcare draghi e altri mitologici animali, proprio come accadava nel primo Golden Axe. Questi animali, dotato ognuno di proprie caratteristiche e di una propria barra di energia vitale, potranno essere cavalcati e comandati per avere la meglio delle orde nemiche.

Qua e là per i livelli sono stati infine inseriti anche altri elementi che ricordano l'originale, giusto per giustificare un titolo che altrimenti sembrerebbe piazzato veramente lì per caso. Peccato che veder apparire il nano in qualche intermezzo della trama o lo gnomo saltellare fuori per consentirci - se colpito- di ottenere energia e pozioni aggiuntive, più che accrescere l'intrigo verso questo titolo riesce nell'intento di far aumentare nei fans dell'originale la tristezza nel constatare come è stato straziato un classico della storia dei videogiochi.

Passando a parlare della realizzazione tecnica, non si può che esser ulteriormente presi dallo sconforto. Se qualcosa di buono è stato fatto in fase di definizione dei personaggi, il tutto si perde in un'ambientazione alquanto scarna, sia in termini di varietà che di definizione, e in un'azione che risulta spesso caotica e confusa.

I demoni e soprattutto i loro orridi aiutanti, già normalmente non brillano certo per acume. In particolare però in questo Beast Rider sono particolarmente stupidi. Parlare di Intelligenza Artificiale in questo caso appare quasi fuori luogo poiché gli schemi di comportamento dei vostri avversari sono veramente semplicistici. In pratica la maggior parte dei nemici si limiterà a corrervi incontro sventolando le armi in aria nel tentativo di colpirvi. Quelli più avanzati faranno poco di più. Il risultato è che anche i vostri schemi di attacco si ridurranno a essere un susseguirsi di schiva, para, colpisci, colpisci, colpisci. Come intuirete facilmente non il massimo in termini di giocabilità e di sfida per i vostri neuroni.

Se però tutto questo non vi ha ancora fatto desistere, oltre allo story mode vi viene offerta anche l'opportunità di cimentarvi nei singoli livelli o in schemi studiati ad hoc con orde nemiche particolarmente agguerrite, per esaltare le vostre doti di sterminatori.

Chiudendo il cerchio, si torna al punto di partenza, rimpiangendo il primo capitolo che, a suo tempo, era veramente innovativo e divertente.

Purtroppo la traballante Sega stenta ormai a produrre anche un solo titolo degno di nota e il suo costante ricorso ai grossi nomi del suo passato ormai non basta più per infinocchiare i giocatori.

5
Per chi ha amato il primo Golden Axe, questo nuovo capitolo della saga non può che fare tristezza e amareggiare per come grande nomi della storia dei videogiochi vengono infangati solo per vendere qualche copia in più. Per tutti gli altri resta fra le mani un prodotto che, con molta generosità, definiamo mediocre. L'azione di gioco è semplicistica e si potrebbe definire con due soli verbi: avanza e colpisci. Strategia e ragionamento non abitano qui ma su ciò si potrebbe passare se l'azione forsennata fosse almeno divertente, invece finisce col rivelarsi confusa e caotica. Invece i così si susseguono molto simili fra loro e senza sussulti. La realizzazione tecnica non fa certo gridare al miracolo, con una grafica che presenta alcuni spunti buoni e molti altri decisamente meno. Un titolo del quale avremmo decisamente fatto a meno, sia perchè nel genere si trova di molto meglio, sia per non veder infangato il buon nome di un videogioco che ha fatto la storia.