Recensione God of War III Remastered

Torna su PS4 la vendetta di Kratos

di Tommaso Alisonno
Il brand God of War è stato indubbiamente uno dei più amati della generazione PS2: il gameplay semplice e adrenalinico, un comparto narrativo capace di trascinare senza pause e punti morti, la presenza di qualche enigma non troppo complesso e tanta “violenza ignorante” hanno consacrato Kratos all'Olimpo dei personaggi più amati – perdonateci il gioco di parole. Numerosi sono i brand che hanno imitato uno o più degli elementi caratteristici della saga Santa Monica, dalla drammatica ricerca infernale di Dante all'ira funesta di Asura, ma la trilogia del Fantasma di Sparta è sempre stata il punto di paragone, pur probabilmente “non avendo inventato niente”. Trilogia che si è conclusa su PS3 ma conta anche due prequel su PSP e uno, Ascension, nuovamente su PS3.

il capitolo finale quello che, dopo 5 anni dalla prima apparizione, si affaccia adesso su PS4 in edizione Remaster. Cosa cambia dall'originale? presto detto: niente, o quasi. L'opera di Santa Monica su PS3 forniva infatti un comparto grafico già eccellente per l'epoca, con una grafica nativa 720p che upscalava fino a 1080p mantenendo granitici i 30 Frame al Secondo. Ora il tutto è nativo 1080p con un frame rate altrettanto stabile, ma naturalmente il modelli di base, gli ambienti, gli effetti speciali e le animazioni sono rimasti sostanzialmente quelli dell'originale (e comunque rimarchevoli).

Viene conservato anche tutto il pregevole comparto audio, con una colonna sonora epica e travolgente che ben accompagna ogni sequenza di gioco, dalle occasionali esplorazione delle sale del Tartaro o dell'Olimpo, fino alle maestose cinematiche, passando per le ben più frequenti scazzottate con Dei o sgherri degli stessi. Rimane ovviamente anche il doppiaggio già noto, che purtroppo in Italiano non brilla di particolare qualità.

Kratos, per chi non lo sapesse è asceso al rango di Divinità dopo aver detronizzato Ares, salvo poi essere rigettato da Zeus e costretto tra l'altro a uccidere Athena: all'inizio di questo terzo capitolo, il Fantasma di Sparta sta accompagnando i Titani nella loro scalata all'Olimpo, ma ovviamente il suo obiettivo è solo la vendetta contro Zeus. La strada sarà però lunga e altri Dei dovranno essere sconfitti prima di arrivare al trono del Padre.

Per fare ciò, Kratos dovrà contare prima di tutto sulle sue spade con catena: le lame del Caos hanno ceduto posto a quelle di Athena e saranno qui rimpiazzate da quelle dell'Esilio (niente di nuovo, solo una scusa per doverle ri-potenziare da capo). Lungo strada otterrà però nuovi attrezzi di distruzione o supporto: l'arco di Apollo, i cestus di Medea, la testa di Elio e i sandali di Hermes; ciascuno di questi oggetti gli offrirà nuove tecniche di combattimento o gli permetterà azioni prima precluse, ma nel gioco non troverà posto un vero e proprio backtracking. Tutto questo arsenale, nonché le magie, saranno potenziabili mediante la spesa delle apposite “sfere rosse” che rappresentano l'esperienza.

Per il resto, il sistema di combattimento standard prevede un tasto per il salto (che grazie alle ali di Icaro è doppio e può tramutarsi in planata), uno per l'attacco veloce, uno per quello potente, uno per la presa, uno per la parata e uno per la “magia”; altri comandi si aggiungeranno quando si otterranno i succitati pezzi di equipaggiamento aggiuntivo (ad esempio, la mira con l'arco). L'analogico sinistro è deputato al movimento, mentre quello destro alle schivate con capriola: ciò implica purtroppo una totale mancanza di controllo sull'inquadratura, con la conseguenza che talvolta questa potrebbe non rispecchiare al meglio le nostre esigenze. Nel sistema non mancano i QTE, assolutamente in voga al periodo, utilizzati fondamentalmente per le “finishing moves” contro nemici particolari e, ovviamente, i boss (nonché in qualche siparietto “VM18”).

Come accennato, il gameplay propone anche alcuni enigmi ambientali normalmente non troppo complessi che si identificano nella necessita di attivare alcune leve o interruttori, oppure nello spostare casse, appigli, bracieri, statue e quant'altro; nel gioco abbondano i segreti, dalle casse contenenti esperienza extra a occhi e piume mistiche necessari per incrementare le barre della vita e della magia, fino a veri e propri collezionabili.

Per il resto c'è poco da dire su Kratos e la conclusione della sua epopea: il gioco è “more of the same” rispetto ai capitoli precedenti, ma come quelli fa bene il suo lavoro, diverte, trascina fino all'epilogo – raggiungibile in 10-12 ore – e offre tre livelli di difficoltà per sbizzarrirsi. Certo, una volta terminato al massimo di questi e con tutti i segreti ottenuti (quest'ultimo obiettivo raggiungibile anche alla prima run) il gioco non avrà più molto da dire, ma nel frattempo sarà stato un gran bel discorso.

8
Minimo sforzo, massima resa, God of War III era già decisamente valido tecnicamente su PS3 da aver richiesto un restyle decisamente limitato per fare buona figura anche su PS4. Si parla quindi di un aumento di risoluzione nativa e di una ripulitura delle texture: quel tanto che basta per riproporre l'ultima impresa di Kratos in grande spolvero, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti originali.