Recensione Genji: Days of the Blade

Se gli Heishi tornano all'attacco, i Genji non stanno a guardare...

di Tommaso Alisonno
Nonostante i perfidi Heishi siano stati sconfitti e le sacre armi Amahagame siano saldamente in mano ai guerrieri Genji, il mondo non è ancora in pace: i generali degli Heishi, infatti, dopo aver stretto un patto coi demoni hanno messo a punto un piano per tornare in possesso della più potente delle spade, tramite la quale contano di assorbire il potere delle anime dei defunti e ricominciare la conquista del mondo. I guerrieri Genji non resteranno però a guardare, ed imbracciate le Amahagame si lanceranno sul campo decisi a combattere fino all'ultimo anche questa terribile battaglia. Genji: Days of the Blade è il seguito di quel Dawn of the Samurai che tanto ha fatto parlare di se durante il periodo d'oro della PS2. La naturale evoluzione del gioco prevede, oltre a naturalmente l'intero storyboard rinnovato (la vicenda è effettivamente il seguito della precedente), anche il raddoppio dei personaggi giocanti: ai due protagonisti già noti si vengono infatti ad aggiungere un'agile sacerdotessa ed un dio della guerra che, per incarnarsi, prende in prestito il cadavere del boss finale del primo Genji.

Il gioco è fondamentalmente un action-arcade in terza persona: sarò nostro obiettivo quello di affrontare una serie lineare di missioni abbattendo quanti più nemici troveremo sulla nostra strada (non dico "tutti" poiché in molte aree il respawn sarà illimitato) e superando delle prove prettamente "atletiche" come serie di salti o attivazione di interruttori. In qualsiasi momento della partita potremo passare da un personaggio all'altro, in modo da poter sfruttare le sue peculiari capacità sia in battaglia sia al cospetto di determinati ostacoli: il robusto Benkei, ad esempio, è l'unico che possa abbattere barricate e pareti di legno, mentre solo il samurai potrà "correre" lungo le pareti come un ninja. In combattimento, avremo a disposizione un tasto di salto e tre di attacco, gli effetti dei quali varieranno non solo da personaggio a personaggio ma anche a seconda dell'arma equipaggiata.

Altri comandi prevedono la schivata nelle quattro direzioni (eseguibile tanto con l'analogico sinistro quando, volendo, tramite il movimento del Sixaxis), la parata ed il "lock" su uno specifico avversario, utile soprattutto contro i boss. Infine, man mano che abbatteremo nemici caricheremo una barra denominata "Kamui": al raggiungimento di determinate soglie potremo utilizzare il potere Kamui per traslare l'azione in una sorta di dimensione parallela in cui, superando un sotto-gioco di prontezza di riflessi (si tratta di premere il tasto corrispondente ad un'icona che compare sullo schermo entro un tempo di circa un secondo), il personaggio infliggerà una considerevole quantità di danno a dei nemici praticamente indifesi.

La realizzazione grafica di questo secondo Genji sfrutta piuttosto aggressivamente la potenza della PS3, presentandoci uno studio dei modelli e delle textures veramente molto bello, che eppure non riesce a far sfigurare la realizzazione degli ambienti, tutti pregevoli sebbene forse un po' limitati in quanto a vastità. Le animazioni sono anch'esse molto curate, tanto per i protagonisti quanto per tutti gli antagonisti, compresi i più semplici e comuni soldati Heishi. Gli effetti speciali vanno da fuoco e fiamme, a superfici d'acqua, a numerosi giochi di luce ed ombre dinamiche, e seppur non sempre siano "incantevoli" mantengono sempre un livello decisamente elevato. Anche il comparto audio è decisamente gradevole: le musiche in stile prettamente estremo-orientale sono ritmate e cadenzate in modo da adattarsi perfettamente alle continue scaramucce in cui i protagonisti si troveranno coinvolti, e diventano pacate e angoscianti nelle situazioni di tensione, sebbene talvolta tendano a diventare decisamente ripetitive. Gli effetti sonori sono gradevoli ed i doppiaggi, disponibili tanto in inglese quanto in giapponese, svolgono bene il loro lavoro.

L'intero gioco è sottotitolato in Italiano, con una traduzione che, a parte qualche svista in termini di pronomi (a volte i personaggi si danno del tu, altre del lei, altre ancora del voi), non presenta problemi di sorta.

Tutto questo ben di Dio però frana miserevolmente quando, una volta in gioco, ci si rende conto dell'errore madornale che gli sviluppatori hanno compiuto: le inquadrature sono pessime, legate a telecamere semi-fisse (ossia che inquadrano la zona interessata da un'angolazione pre-impostata) con un angolo di visuale, un'elevazione ed uno zoom assolutamente insufficienti. I nemici, inoltre, come se l'Intelligenza Artificiale fosse a conoscenza di questo difetto, tendono ad affrontare il personaggio ponendosi al di fuori dell'inquadratura e rendendosi pertanto praticamente invisibili, in quanto il mini-radar presente ci può giusto dare un'idea della loro posizione ma certo non ci segnala gli attacchi in arrivo. Questa situazione è già di per sé estenuante nei combattimenti più comuni, ma diventa veramente insopportabile negli scontri coi boss: converrete tutti, infatti, che subire un attacco che ci riduce l'energia di un terzo da un avversario praticamente invisibile non sia l'ideale di "giocabilità" che cerchiamo al giorno d'oggi.

A peggiorare la situazioni abbiamo il fatto che alcune tecniche di combattimento sono infinitamente più utili di altre: per fare un esempio, la mazza originale di Benkei è sicuramente la sua arma più efficace anche solo per il fatto che può essere utilizzata in rotazione frenetica. La conseguenza è che la tanto decantata possibilità di avere molti stili a disposizione si ridurrà probabilmente all'utilizzo continuativo di solo alcuni prediletti, e nonostante ciò il sistema di controllo continuerà a fare le bizze, con un sistema di parata e di Lock decisamente approssimativo e con un'IA che farà di tutto per farvi piombare nemici da tutte le parti. Dulcis in fundo, talvolta vi troverete a dover affrontare delle serie di salti inutilmente castranti, in quanto l'errore non comporterà il game-over ma solo una intollerabile perdita di tempo. È veramente un peccato che un gioco che sulla carta sarebbe potuto essere una vera killer application, perlomeno per lo sforzo tecnico e per la pregevolezza della trama, dell'ambientazione e dei personaggi, debba inchinarsi ad uno sviluppo della giocabilità fallato, legato a politiche vecchie di dieci anni e decisamente intollerabile.

Se avete amato il primo Genji o se pensate di poter venire a patti con questi difetti, allora e solo allora troverete in questo Days of the Blade un gioco gradevole e divertente, sicuramente bello tecnicamente e probabilmente anche sufficientemente lunghetto, grazie anche ai due livelli di difficoltà ed alla possibilità di variare nell'uso dei personaggi. In tutti gli altri casi, statene alla larga e vi risparmierete inutili gastriti...

5
Giocando a questo titolo ci si chiede: perché? Perché realizzare un motore grafico così bello, completo, dettagliato e fluido, uno studio degli ambienti così vasto e profondo, delle animazioni così varie, quattro personaggi differenti e indispensabili, per poi rovinare il tutto con una gestione delle telecamere semplicemente scandalosa, degna di un titolo di dieci anni fa, e oltretutto peggiorando la situazione con parti di gioco dalla complessità castrante? Genji: Days of the Blade sarebbe potuto essere, sulla carta, un vero e proprio capolavoro, una killer application per una consolle che ancora tarda a decollare, e si ritrova invece ad essere un gioco dalla bellezza grafica commuovente ma dalla giocabilità rovinata da scelte discutibili e retrograde, non certo motivabili con limitazioni tecniche della piattaforma. Se avete amato il primo Ganji riuscirete a godervelo, altrimenti auguratevi di avere due dita di pelo sullo stomaco per riuscire a digerirlo...