Recensione Gears of War 2

Più grande, più bello, più cattivo. In una parola, Gears of War 2.

di Tiscali News
“Ne voglio di più e lo voglio adesso”

Era il pensiero che accomunava molti dei giocatori di Gears of War , dopo aver riposto finalmente le armi al termine di una campagna in singolo davvero troppo corta e con un pessimo livello di sfida. Cliff Bleszinki ha ascoltato, preso appunti e non si è fatto pregare nel promettere un Gears of War 2 ancora più grande, più bello e più cattivo che mai. Quello che ci troviamo di fronte è sicuramente il frutto di questa precisa volontà da parte di Epic. Gears of War 2 è più grande, più bello e dannatamente più cattivo. In una parola: migliore. Migliore nelle meccaniche di gioco adesso più fluide e meno “da trincea”, migliore nel suo approccio grafico, opportunamente simile al primo episodio ma ora più curato e dettagliato, migliore nel suo essere visceralmente più cattivo. In questo senso molte delle nuove funzioni dell'Unreal Engine si traducono in migliorati effetti gore e in livelli che grondano sangue come difficilmente visto fino ad ora. Il tutto, ovviamente funzionale ad una storia che ancora una volta vede contrapposti umani e Locuste.

Lo scenario è ancora una volta quello di una Terra ormai allo stremo dopo anni di guerra ininterrotta e dove ormai la popolazione, per sfuggire alle locuste, cerca rifugio sottoterra, andando dritto in pasto al nemico. Le Locuste, dal canto loro, hanno studiato il piano perfetto per sterminare anche gli ultimi avamposti terrestri: scavare direttamente dal sottosuolo enormi trincee al sotto delle città per farle poi precipitare nel baratro. Come sempre impersonerete Marcus Fenix che al comando di uno sparuto gruppo di soldati tenterà un disperato assalto al cuore pulsante del nemico, cercando di stanarlo direttamente dal suo habitat naturale. Questo iter narrativo ha fatto si che Gears of War riesca a dare una significativa alternanza di livelli giocati in superficie ad altri rintanati invece nelle viscere del pianeta, andando a colmare quella monotonia stilistica e cromatica che aveva caratterizzato il primo episodio. Gears of war 2 risulta invece molto più vario nell'articolare situazioni e scenari, anche se tutti comunque legati da un unico filo conduttore sia in termini di gameplay che si scelte artistico-stilistiche.

Anche all'interno di sessioni che cercano di rinfrescarne il modus operandi, Gears of War 2 è rinoscibilissimo in ogni suo particolare. Nelle armi: varie, letali e spettacolari come poche (forse con una puntina di delusione per un lanciafiamme che poteva essere realizzato meglio), nelle ambientazioni adesso più vaste e arricchite da strutture poligonali e texture che mettono a dura prova l'hardware Microsoft. Ma soprattutto riconoscibile nel suo particolare gameplay che riesce a concatenare con i giusti ritmi furiosi scontri a fuoco e fasi di esplorazione con tanto di escursione su mezzi di varia natura di cui non vogliamo svelarvi troppi particolari per non rovinarvi la sorpresa. Vi basti solo dire però che al contrario del primo episodio questi momenti di gameplay “alternativo” non saranno episodi isolati e totalmente distaccati dal contesto, ma saranno ben integrati alle varie situazioni di gioco e godranno quindi di una credibilità assoluta.

Quello che forse si è fatto in più rispetto al primo episodio è stato proprio riuscire a dare al gioco delle variazioni di ritmo più costanti. Se nel primo GOW la frequenza degli scontri era più rarefatta e le fasi di spostamento da una location all'altra erano prendevano fin troppo tempo, in GOW 2 gli equilibri si sono ribaltati, concedendo al giocatore più scontri con i nemici e un conflitto più “itinerante” e meno statico, fatto si di quel classico “riparati e spara” che è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica, ma concedendo anche la possibilità di spostarsi all'interno del campo di battaglia con maggiore libertà per affrontare la minaccia avversaria con rinnovata creatività. A supporto di quanto detto c'è anche da considerare che ora il giocatore dovrà valutare attentamente il “dove” ripararsi, dal momento che alcuni protezioni (a seconda del materiale con cui sono realizzati), salteranno via sotto i colpi nemici, lasciandoci quindi esposti al fuoco avversario. Gears of War 2, quindi, si muove su binari meno sicuri del predecessore, riuscendo quindi non solo a rinfrescare l'intera struttura di gioco, ma a migliorarla in tutti i suoi punti.

La possibilità di “sgretolare” ripari e strutture architettoniche regala al giocatore rinnovate possibilità di impostare lo scontro a fuoco, non solo mirando al diretto avversario, ma valutando anche l'opportunità di coinvolgere l'ambiente circostante a proprio vantaggio. Una torretta in lontananza ostacola il vostro cammino ma non riuscite a centrare la locusta che la comanda? Un colpo ben assestato e gli fate crollare il tetto sulla testa. Facile, no? In generale però quello che si è fatto è quello di creare un sistema di gioco più “avvolgente”, forse meno tattico ma sicuramente più appagante perché più vario ed efficace. A voi scegliere quale approccio adottare: la tecnica del “spara e riparati” che ora però è meno sicura, oppure l'assalto a testa bassa, arrivando allo scontro corpo a corpo con il nemico.

In questo senso la “ricarica attiva” dell'arma assume contorni di fondamentale importanza, dal momento che sarà indispensabile avere a disposizione una potenza di fuoco costantemente aggiornata. Premendo il tasto apposito nell'arco di tempo indicato dal gioco, si potrà ricaricare rapidamente la propria arma. Un attimo prima o dopo e l'arma s'incepperà facendoci perdere secondi importanti nel pieno della battaglia. L'efficienza delle armi è basilare, dal momento che le locuste, oltre ad essere sempre in numero superiore al nostro, si sono rivelate sicuramente più coriacee e capaci di essere sufficientemente intelligenti per correre ai ripari se messe alle strette e cercare aiuto dai compagni se ridotti in fin di vita. Quello dell'essere “rianimati” è un elemento preso direttamente dalle sessioni multiplayer del primo episodio e sarà utilizzabile anche dal nostro personaggio. Una volta ferito pesantemente Marcus potrà richiedere l'aiuto dei commilitoni, trascinandosi verso di loro per poter essere curato a dovere. Ovviamente potrete fare anche voi lo stesso, tramite la pressione del tasto X una volta entrati in contatto con il compagno ferito.

Gears of War 2 spinge al massimo anche il comparto tecnico della console Microsoft. Il lavoro svolto da Epic è ammirevole. Grafica e sonoro “avvolgono” il giocatore in un'esperienza totalitaria che lo trascina brutalmente al centro del gioco, grazie ad un doppiaggio italiano credibile e ben diretto e un quadro visivo assolutamente sbalorditivo. Una densità poligonale mai vista a cui si può forse criticare il basso frame rate, vero tallone d'achille della saga. I trenta frame al secondo garantiscono comunque una giocabilità complessivamente buona, seppure sono da registrare occasionali cali di fluidità che sono comunque giustificabili con una mole di oggetti-cose-nemici presenti su schermo come mai fino ad ora. Enorme è anche non solo la quantità, ma anche la qualità di quanto si osserva. La città delle locuste, per esempio presenta strutture architettoniche e uno stile artistico che dimostra una cura per i particolari difficilmente riscontrabile altrove. Laddove altri team avrebbero fatto un “custe&paste” di edifici e textures di complessi architettonici presi da altre parti del gioco, Epic dimostra di non voler lasciare in ombra nessun elemento di questo capolavoro.

Ecco, abbiamo detto la parola magica: capolavoro. Gears of War 2 è un netto passo in avanti rispetto al passato. Migliora in tutti i suoi aspetti, soprattutto nella sua giocabilità, dimostrando che il primo GOW era solo un punto di partenza e non certo d'arrivo, come in tanti hanno invece voluto far intendere. Una giocabilità che trova ancora una volta casa in un multiplayer a prova di bomba. Epic si è concentrata parecchio anche sotto questo versante, regalando ai giocatori una modalità cooperativa che, specie nei livelli di difficoltà più elevati, raggiunge vette di divertimento e coinvolgimento mai visti. Da segnalare anche una ristrutturazione (parzialmente riuscita), di alcuni aspetti delle modalità competitive che adesso risultano più godibili grazie ad un miglior bilanciamento delle armi (lo shotgun ora non è più l'arma definitiva). Non sappiamo se questo basterà a scalzare Cod 4 e Halo 3 dal trono dei titoli più giocati su Live, ma i pareri positivi dei molti giocatori sulla rete sono già un segnale forte che dovrebbe mettere in guardia i titoli di prossima uscita, Callo of Duty World At War su tutti.

9
Epic ha fatto centro. Non era difficile, è vero,  ma va dato atto che, seppure con tutte le similitudini del caso, Gears of War 2 riesce ad essere qualcosa di fresco e nuovo e un semplice copia & incolla del primo episodio. Un gameplay più dinamico, l'ingresso di nuove armi, nuovi nemici e nuove possibilità di interpretare il gioco, sono solo l'inizio di tutta una serie di novità che si fanno scoprire lungo i 5 atti che ne compongono l'ossatura del single player. Sugli scudi anche il comparto tecnico che vede una Xbox360 messa sotto torchio da un motore grafico capace di visualizzare una densità poligonale forse mai vista fino ad ora, impreziosito da una direzione artistica che ha lavorato in maniera maniacale su ogni dettaglio mostrato su video.