Recensione Fahrenheit

Rivoluzione riuscita? Forse non del tutto.

di Tiscali News
Quello di Fahrenheit è stato uno sviluppo lungo sofferto, passato attraverso un cambio di nome (almeno su territorio europeo) e un cambio di editore (da Vivendi, il titolo è passato nella mani di Atari). E con un deus ex-machina, ovvero David Cage, impegnato a girovagare per l'europa a parlare della pochezza "cerebrale" degli ultimi titoli in circolazione (magari togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa) e ad annunciare al mondo l'arrivo del rivoluzionario Fahrenheit. Una Rivoluzione che, dopo la nostra prova completa, passa sostanzialmente per due punti. Il primo è quello di presentare un solido background narrativo in cui il giocatore possa, finalmente, intervenire per deviarne il corso. Il secondo risiede invece nella ferrea volontà di Cage di non dare allo spettatore/giocatore precisi punti di riferimento entro cui inscatolare e catalogare Fahrenheit.

Difficile, infatti, trovare una definizione precisa per l'opera dei Quantic Dream, essendo Fahrneheit portatore sano di svariati generici ludici, pur non presentando i classici sintomi che lo possano facilmente relegare in un pre-confezionato genere ludico. Andando infatti ad analizzarne il gameplay si può facilmente notare come l'opera di Cage presenti molti degli stilemi classici delle avventure tridimensionali pur non offrendo un solo, vero, enigma "vecchio stile". Non ci saranno elementi da raccogliere, conservare e combinare in un secondo momento ma, al contrario, tutti gli oggetti che i protagonisti del gioco raccoglieranno nel corso dell'avventura, avranno una collocazione semplice e chiara, regalando ampie soddisfazioni al giocatore. Non mancano però anche le fasi più action, dove abilità e prontezza riflessi saranno condizioni necessarie per il raggiungimento degli obbiettivi. Eppure, Fahrenheit tutto può essere meno che un action di stampo classico, perché le azioni più impegnative svolte dai protagonisti dovranno essere eseguite seguendo precise indicazioni su schermo.

Il dubbio, a questo punto, è amletico. Che cos'è Fahrenheit? Una domanda lecita, a cui forse la connotazione di "Film giallo interattivo" potrebbe calzare a pennello. Si, perché alla base di tutte le vicende che muoveranno in nostri "attori", c'è un atto criminale di estrema violenza che vede protagonista, suo malgrado, tale Lucas Kane. La particolarità di questo titolo, al contrario della massa videoludica, è quella di permettere di vestire tanto i panni dell'assassino quanto quelli di chi dovrà investigare per sbrogliare la complicata matassa degli eventi che risiedono dietro l'efferato omicidio. Ecco quindi che dopo aver commesso l'omicidio nei panni di Lucas Kane, la palla (e il controllo) passa al duo di investigatori Carla Valenti e Tyler, con cui potremo effettuare una sorta di partner-zapping di "residenteviliana memoria".

E' interessante notare come ogni personaggio coinvolto nel gioco filtri la situazione in essere attraverso il suo carattere e il suo background culturale che, nel corso dell'avventura, ci porterà a dover prendere delle scelte ben precise mettendoci proprio nei "panni" del personaggio che stiamo comandando. A turno (in alcune sezioni verremo chiamati a scegliere quale personaggio comandare), vivremo le vite e i drammi personali del neo-single Kane o del fratello Marcus o a vivere il tumultuoso rapporto tra Tyler e la sua compagna. L'interazione tra tutti questi elementi avrà anche ripercussioni sullo stato mentale del personaggio giocante, con evidenti strascichi sul proprio modo d'agire e di interagire con gli elementi esterni. Nel corso dell'avventura si dipanerà una trama nel complesso ben strutturata, forse con qualche buco nel finale, ma assolutamente credibile e, soprattutto, interamente (o quasi) nelle vostre mani.

Si, perché la qualità delle investigazioni quanto la vostra abilità nelle sezioni più action di cui abbiamo già parlato, determineranno il corso dell'avventura, portandovi al successo finale o alla rovina. Già dai primi minuti di gioco, una volta fatta la mano con il sistema di comandi, si intuisce come il proprio comportamento nei confronti degli eventi sarà di fondamentale importanza. Uscire dal bar dove avete appena commesso il delitto (il gioco si apre con il nostro Lucas intento ad accoltellare un ignaro avventore nel bagno di un locale), senza pagare il conto farà scattare un campanello d'allarme nel poliziotto seduto di fronte alla cassiera, che subito interverrà. Fuggire dal luogo del delitto in taxi o in metropolitana cambierà lo stesso il corso degli eventi in quanto uno dei due mezzi è maggiormente rintracciabile (perdonateci lo spoiler ma era necessario). Non abbiate timore, però. In Fahrenheit non esistono esattamente scelte giuste o sbagliate. Certo, non portare a compimento alcuni sottoglochi action porterà direttamente alla vostra morte o cattura, ma fondamentalmente rappresenteranno dei "bivi" narrativi che porteranno la vostra avventura verso orizzonti differenti.

Una tale complessità strutturale meritava necessariamente un sistema di controllo di pari livello. Investigare sugli eventi in corso, interrogare i sospettati e, dulcis in fundo, combattere a mani nude contro esseri demoniaci dovevano essere perfettamente assimilabili e intuitivi. Il primo momento è, forse, di smarrimento. In pieno stile Hollywoodiano il giocatore potrà non solo gestire il movimento del protagonista, ma anche scegliere la telecamera con cui inquadrarlo per gestirne al meglio i movimenti e cogliere dettagli degli scenari altrimenti invisibili tramite l'inquadratura standard. Proprio sul sistema di controllo, però, portiamo all'attenzione due piccoli difetti che, sia chiaro, non intaccano assolutamente la qualità dell'opera. Il primo è di chiaro stampo strutturale. Spesso vi verrà richiesto di beccare il pixel esatto per aprire il menù contestuale di fronte ad un oggetto o ad una particolare situazione di gioco.

Un problema, questo, che spesso si presenta anche in regime di "estrema urgenza", quando il tempo a vostra disposizione è veramente limitato. Inutile dire che "moccoli" e pad infortunati sono praticamente all'ordine del giorno. Il secondo difetto è più "logico". Come detto in precedenza, le sezioni più action del gioco, verranno scandite sullo schermo dalla rappresentazione "semplificata" dei due stick analogici. Un sistema che riporta alla memoria il Quick_Time Event, per intenderci. Il giocatore sarà chiamato a spostare la leva destra o sinistra (o in contemporanea), nel preciso momento in cui apparirà a schermo il comando adatto. A sequenza correttamente eseguita, corrisponderà l'azione corretta, o vice-versa. Il problema sostanzialmente risiede nel fatto che l'attenzione del giocatore si focalizza morbosamente sulle sequenza da eseguire, non permettendogli di godere appieno di quanto sta accadendo "dietro" .

Ed è un po' un peccato perché per quanto Fahrenheit non presenti una grafica in grado di sbalordire per effetti speciali all'ultimo grido, riesce ugualmente a sbalordire per l'ottima riproduzione dei modelli corrispondenti ai personaggi e alle relative animazioni. Il tutto, poi, si muove all'interno di ambienti ben ricreati e altamente interattivi. D'altronde, basta dare uno sguardo ai filmati di produzione (sbloccabili attraverso un particolare sistema di punteggi), per capire come il lavoro alle spalle di Fahrenheit anche dal punto di vista prettamente "cinematografico", sia di primissimo livello. E sempre in tema di cinema, visto che Cage tiene molto al connubio tra le Arti videoludiche e cinematografiche, è da segnalare la presenza del Maestro Badalamenti, chiamato da par suo a prendersi carico delle musiche. Inutile dire che tanto il main theme del gioco, quanto gli effetti sonori e il doppiaggio (alcuni personaggi sono "spellamani") sono di primissimo ordine.

Prima del commento finale è d'obbligo spendere due parole sulla longevità dell'opera. Una longevità che potremo definire "soggettiva" perché varierà in base alle vostre scelte, alla vostra abilità tanto nell'investigazione quanto nelle fasi d'azione ma che dovrebbe aggirarsi in una media di 6/8 ore. Poche, dirà qualcuno e forse con ragione. Sappiate però che tutti i punti "cruciali" dell'opera, ovvero quelli dove vi verrà richiesto di fare delle scelte drastiche o che presentano dei particolari bivi narrativi, verranno automaticamente salvati per permettervi, una volta concluso il gioco di riprendere da quel preciso punto per lasciarvi prendere magari una decisione differente. Il "senno di poi" il Fahrenheit non esiste.

8
Coraggioso. Basterebbe solo questo per definire nella maniera corretta un gioco così innovativo e "rischioso" come Fahrenheit. E' ovvio che l'immensa opera di Cage non sia al riparo dai difetti che risiedono in un certo verso nel sistema di controllo che spesso obbliga il giocatore/spettatore a distogliere l'attenzione dalle scene sullo schermo e in alcune zone d'ombra della trama che avrebbe forse richiesto un maggior approfondimento. Ma anche così com'è Fahrenheit è un titolo che deve essere quantomeno provato per non lasciarvi poi con quei dubbi intellettuali e quei "ma se avessi fatto....." che i Quantic Dreams vogliono abolire una volta per tutte.