Recensione Ecco the Dolphin: Defender of the Future

di Tiscali News
Caldi giorni di afa e caldo torrenziale, sudore come miglior idratante per la pelle e ventilatori sparsi per ogni dove. Questo, teoricamente, dovrebbe essere il panorama tipico di ogni luglio che si rispetti, ma così non è quest'anno, perlomeno per quel che riguarda queste ultime settimane italiote. La scena avrebbe sicuramente giovato allo spirito e al corpo, accaldato e spossato, del redattore alle prese con Ecco, gioco che riesce, come nessun'altro, a rinfrescare dalle calze ai timpani delle orecchie

Effettivamente bastano pochi minuti spesi nel primo, introduttivo, livello di Ecco Defender of the Future per rilassarsi, abbandonarsi al ritmo modulato e sinuoso delle onde, farsi trasportare dalle correnti subacquee e, in definitiva, farsi un bel bagno rimanendo in pantofole e boxer pezzati. Chi ha avuto modo di giocare ai primi tre episodi (quattro volendo contare la riedizione per Mega CD e PC del primo episodio) di Ecco the Dolphin per Megadrive (Ecco, Ecco II: Tides of Time e Ecco Jr) potrà facilmente riconoscere nella descrizione appena fatta scorci di un passato che, in un modo o nell'altro, è tornato a farsi vivo nei case del nipote di quel Megadrive che diede i Natali al più famoso delfino del mondo videogiocoso

WASHING MACHINE

Considerare Ecco Defender of the Future come il quarto episodio della serie è piuttosto difficile, per una serie di motivi in larga parte legati ai primi capitoli per Megadrive. Il primo e il secondo Ecco si assomigliavano effettivamente parecchio, forse troppo per considerare Tides of Time un vero seguito di Ecco, ma, per non voler riscrivere la storia nel bel mezzo di una domenica notte di luglio, lasceremo correre. Non si può fare altrettanto per quel che riguarda Ecco Jr. (Junior), nato e sviluppato per accontentare le richieste dei più piccini (?), tanto da risultare un gioco piuttosto limitato e inutile a volerla dire tutta

A ogni modo, eccoci qua, Defender of the Future può forse essere considerato il reale seguito del primo Ecco. Ma che tipo di gioco è mai questo Ecco DotF? Facile, anzi difficile. Di sicuro è un videogioco (okei okei, iniziate pure con le freccette...), forse un adventure game, catalogazione facile veloce e indolore, anche data l'estensione con cui ormai si applica tale etichetta un po' a qualsiasi gioco che cerchi di stuzzicare perlomeno un paio di neuroni del giocatore

Insomma, per tagliarla corta, si fa prima a descrivere in toto la struttura di gioco, piuttosto che azzardarsi in campi minati di tale specie. Nei panni di un giovane delfino, il giocatore guida Ecco per i fondali marini di isole e atolli tropicali, all'interno di misteriose caverne, in buie pozze d'acqua salmastra e fino nei meandri dell'ennesima Atlantide perduta, ma non è finita: civiltà passate e future, macchinari senza un nome e un'origine e tutto quanto ci sarà dato scoprire lungo i tanti livelli (circa 30) di cui è composto il gioco

Definire con esatezza il compito di Ecco è piuttosto difficile. La trama che sta alla base del gioco, scritta e adattata da David Brin, scrittore esperto in fantascienza e astrofisica (mica un Soletta qualsiasi quindi...), vede uomini, delfini e forze ultraterrene mischiarsi in un'intricata sequela di scontri per il possesso della Terra. Quel che se ne capisce è che i delfini (Ecco in particolare) dovranno salvare un po' tutta la baracca. A dirla tutta in più punti, perlomeno inizialmente, si ha la sensazione che si sta raschiando il barile oltre ogni decenza, ma poi dalla regia vengono a dire che quel David Brin è un Signor Scrittore e scienziato, quindi mica puoi metterti a discutere..

Idiozie a parte, basta effettivamente perseverare e raggiungere i livelli più avanzati del gioco per addentrarsi nel pieno svolgimento della trama del gioco, effettivamente intrigante e ottimamente curata. Ma la perseveranza del giocatore funge un po' da linea conduttrice per tutta l'esperienza di gioco che può offrire Ecco DotF. In che modo? Semplice: si prende in mano il pad, si comincia la prima partita e via, ci si ritrova in un mare azzurro e caldo, con qualche delfino a tenerci compagnia, alcuni squali a ricordarci l'ordine naturale delle cose e poco altro. Cosa diavolo devo fare? Domanda lecita

L'ultima produzione della Appaloosa non fornisce grandi appigli ai giocatori dell'ultim'ora o, perlomeno, a quei giocatori che preferiscono il rilassamento delle sinapsi agli sforzi della materia grigia. Si tratta a tutti gli effetti di un gioco di esplorazione e azione. Nei panni di Ecco occorre muoversi, nuotare in ogni anfratto, parlare (come? Vedremo tra poco) con ogni essere amico e combattere con tutti quelli nemici. Investigare sulle strutture dei livelli, scoprire passaggi nascosti e portare a termine i compiti che ci vengono affidati poco per volta. Ma prima di continuare oltre urge una spiegazione delle caratteristiche base del nostro simpaticissimo Flipp... ehr, Ecco

E' ARRIVATO IL DOLPHIN...UH?

Ecco può nuotare (e fin qui...), eseguire degli "scatti" tramite il suo bel pinnone posteriore, utilizzare il sonar, ribaltarsi a destra e a manca, zompettare fuori dall'acqua come i suoi plasticosi amici di Gardaland, il tutto accompagnato sullo schermo da animazioni fluide, armoniche, sinuose, degne del mammifero più simpatico del globo. Per provvedere al suo sostentamento, Ecco deve ovviamente procurarsi cibo e fare il pieno di ossigeno a scadenze regolari (è un mammifero dopo tutto, come già detto)

Ma se i ristoranti tendono a scarseggiare, perlomeno sotto le canoniche forme umane, nei fondali marini, Ecco non si fa problemi. Con un colpo di pinna e relativo scatto può cibarsi di uno tra i tanti pesci che, in banchi ordinati, popolano i mari del gioco. Per prendere aria, invece, basta unicamente portarsi verso la superfice dell'acqua, uscirne con un gironzolo circense e quindi ricadere verso il proprio elemento naturale preferito. E nel caso si fosse incastrati sotto la superfice dell'acqua? In livelli completamente "chiusi"? In tal caso occorre aguzzare la vista, cercare particolari piante o fessure delle rocce che lasciano scappare colonnine di bolle dalla funzione inequivocabile

Il sonar viene utilizzato invece in diverse maniere: lanciandolo (è effettivamente un fascio rotondo visibile) verso altri delfini, questi corrono fino a noi, parlando e fornendo indicazioni per le missioni da compiere, piuttosto che riempiendoci lo schermo d'inutili caratteri. Ma il sonar può anche servire per far apparire una mappa della sezione in cui ci si trova (fondamentale l'utilizzo di tale mappa per il proseguimento nel gioco), con tanto di icone mobili di amici, nemici e cristalli. Cosa sono i cristalli? Semplicemente dei frammenti del Grande Cristallone Spilungone che contengono parte della sua indefinita intelligenza superiore (no dico, mica Scamu...) e che, come i delfini, provvede a illuminarci sulle missioni da compiere

Ma il sonar, se utilizzato in particolari momenti, può anche servire come fascio distruttore di particolari pietre, per aprire passaggi altrimenti inaccessibili. Tali momenti sono scanditi dal recupero o meno di particolari poteri. Ecco, effettivamente, si evolve durante tutta la fase di gioco, arrivando a conoscere alcune canzoni e acquisendo poteri. Le canzoni, che vengono insegnate dopo aver portato a termine delle semplici missioni all'inizio del gioco, servono per interagire con alcune creature del mare. I poteri possono invece servire per poter respirare più a lungo, per rendersi temporanemanete invisibili, per poter nuotare con maggiore efficacia contro corrente, per utilizzare (come detto) un sonar dagli effetti devastanti

L'interazione con le altre creature, di cui i mari di Ecco DotF sono pieni, si rivela fondamentale. Se una missione, per esmepio, prevede il passaggio indenne sotto gli occhi di un enorme serpente marino, è compito di Ecco convincere una grossa manta a farci da "ombrello", così da poterci nascondere sotto di lei e passare sani e salvi. Come si fa a convincerla? Semplicemente lanciandole contro il sonar, che la invita a muoversi verso un particolare punto. Per ottenere tale capacità occorre ovviamente avere imparato la Song of Manta, ottenibile, ancora per esempio, riportando a Mamma Delfina, i suoi tre discoli (io direi stronzi, ma poi mi si censura) figlioli nascosti per il livello. Basilare anche la canzone per i pesci, questi, se "contattati" si dispongono attorno a noi e, a seconda del tipo di pesce, possono servire per illuminarci il cammino in buie caverne o spaventare pesci più voraci come i piranha. Purtroppo l'utilizzo dei pesci e, per lunghi tratti, sottosfruttato, anche se l'idea rimane perlomeno encomiabile e comunque l'utilizzo, seppur non massiccio, si rivela discreto

M.I.W - MISSING IN WATER

L'esplorazione, come accennato, è la componente fondamentale di Ecco. Questo non toglie che molti livelli siano incentrati anche sugli scontri con temibili squali martello, squali bianchi, sull'utilizzo strategico di placide tartarughe marine e via di questo passo. Gettarsi a testa bassa in un mondo privo, praticamente, di una qualsiasi forma di gravità che ci è solita, rende Ecco un titolo fuori dall'ordinario, capace di richiamare alla mente, a tratti, anche quel gioiello senza tempo che è Descent

Girovagare per i livelli di Ecco, correndo per lunghe caverne che fuggono in profondità, ritornando ad abbaracciare la luce di una superfice innondata di sole dopo lunghe peregrinazioni in caverne dai contenuti misteriosi, sono sensazioni di estrema libertà e capaci di ricreare attorno al giocatore un'atmosfera semplicemente incomparabile con i videogiochi "medi" prodotti in questi ultimi tempi

In questo modo si arriva al punto focale del "discorso" riguardo a Ecco DotF: l'immediatezza (nulla e assoluta al tempo stesso) e il livello di difficoltà. Ecco è un gioco capace di donare subito grandi soddisfazioni con un nulla, semplicemente per il fatto che si sta nuotando liberamente in acque realizzate in maniera semplicemente sublime dal cuore al silicio del DC. Ma allo stesso modo occorre entrare nell'ottica di gioco di Ecco, esplorare ogni anfratto, pensare, pensare e ancora pensare a cosa si può fare per arrivare ad archiviare con successo l'obiettivo prefissato dalla missione. Ecco DotF non lascia scampo al giocatore occasionale o a chi vuole semplicemente divertisti una mezz'oretta, non regala appigli, aiutini, consigli di facile intuizione (anzi), insomma, è un vero osso duro. Le difficoltà si fanno vive non tanto nell'esecuzione vera e propria delle missioni (oddio, anche in quel campo...), ma anche e soprattutto nel capire cosa va fatto, come e dove

Nonostante questo, e grazie all'applicazione, si riescono a ottenere delle enormi soddisfazioni, specialmente con il proseguio del gioco nei livelli più avanzati (diciamo che se non avete visto almeno 10 livelli, non avete minimamente visto quanto il gioco ha da offrire)

La varietà delle missioni, l'intelligenza profusa nella concezione delle stesse, la realizzazione eccellente degli ambienti marini e la struttura stessa dei livelli, porta all'unica conclusione che Ecco DotF sia un gioco curatissimo e pensato alla stregua di un libro o di un film da vivere pagina per pagina, fino in fondo. Il ritmo offerto dal gioco si fa incalzante col passare dei livelli, con l'ampliarsi e l'evolversi della trama, con l'affinarsi delle capacità del giocatore, grazie al giocatore che, poco per volta, si adatta agli schemi mentali degli sviluppatori e il gioco finisce per trasformarsi in un romanzo sottomarino da vivere attraverso lunghe boccate

La realizzazione tecnica segue le stesse direttive dell'intero gioco, evolvendosi e scoprendo le sue vere carte in particolar modo con il proseguire dell'avventura. Se inizialmente l'aspetto grafico può meritarsi un'attestato di stima, con un ottimo utilizzo dei colori, delle texture e un motore grafico a tratti (molti tratti) incerto, con l'avanzamento nei livelli si assiste a dei veri e propri spettacoli visivi di rara bellezza. Le strutture dell'antica Atlantide, i macchinari umani ed extra umani abbandonati sott'acqua, sono semplicemente imponenti e di rara bellezza. Difficile non rimanere a bocca aperta davanti a delle costruzioni tanto ingengose e maestose. A render il tutto talmente accattivamente sono le texture (ancora una volta) d'altissima qualità, la definizione e la risoluzione di prim'ordine e un utilizzo semplicemente accademico di fonti di luce e riflessi vari e assortiti. Purtroppo i rallentamenti rimangono un problema fisso del gioco che, evidentemente, non gode di un motore grafico estremamente "veloce"

L'aspetto sonoro, invece, colpisce da subito, grazie ai temi realizzati da Tim Follin, quel "vecchio" folletto (attivo nella realizzazione di colonne sonore per videogiochi fin dai tempi dello Spectrum e del C64, arrivando alle ultime produzioni per SNES, tra cui Solstice e Rock'n Roll Racing) che riesce a ricreare delle atmosfere ambient e new age davvero riuscite. Il tutto non fa che migliorare con l'evolversi del gioco, adottanto tematiche più cupe e misteriose per i livelli più avanzati

Piccola parentesi per la grandiosa ricreazione dell'habitat di vita subacqueo, inseguire banchi di pesci dalle più disparate fogge e colori è tanto divertente quanto d'atmosfera, così come seguire con lo sguardo le ombre dinamiche (che si adattano quindi al fondale) delle tartarughe marine che nuotano a mezz'altezza, oppure gettare l'occhio sui movimenti rapidi e imprevedibili delle mante, delle meduse, allontanarsi dagli squali..

Ultime righe per l'aspetto longevità: data l'alta difficoltà del gioco e i tantissimi livelli, Ecco DotF è destinato a durare a lungo, molto al di sopra del gioco medio per console. Purtroppo, sempre grazie alla simpatica amica difficoltà, a momenti di piena soddisfazione si alternano altri di grande frustrazione. Buttare il pad all'aria e distruggere ogni segno di civiltà umana può essere la reazione tipica e allo stesso modo può realmente fuggire la voglia di giocare. Fortunatamente basta rimettersi di fronte al televisore di buzzo buono, riuscire a ultimare il livello e continuare a seguire l'appassionante evolversi dell'intero gioco, per riappassionarsi immediatamente a un titolo che, in un modo o nell'altro, è caldamente consigliato.

Caldamente consigliato, come si dice nel testo principale, ma non senza riserve. Ecco DotF è sicuramente un gioco degno delle migliore onoreficenze: riesce nell'intento di portare alla mente le antiche esperienze di gioco degli anni '80 (da qui la dottissima citazione dell'occhiello), rivestendole con tuniche adatte alla nostra era, ma allo stesso tempo rappresenta veramente un osso duro per chiunque non possa considerarsi un giocatore di lunga data (e magari con un QI più alto di quello di un ragno sottovuoto). Insomma, frustrazione a piene mani, ma anche soddisfazioni oltre ogni umana compresione (si fa per dire), realizzazione tecnica che riesce poco per volta a stupire sempre più, commento sonoro di prim'ordine e originalità assolutamente fuori discussione. Ma attenzione: se non siete sicuri di avere tenacia o semplicemente la voglia di studiare a fondo il gioco, pensateci due volte prima di passare all'acquisto, la particolare difficoltà del gioco e l'utilizzo spropositato del cervello può allontanare una buona fetta di potenziali utenti. In questo caso, comunque, vi perdereste un'esperienza al di fuori del comune.