Recensione Dynasty Warriors: Gundam Reborn

Torna il connubio tra due grandi saghe

di Tommaso Alisonno
Certi cross-over hanno poca fortuna; altri, invece, funzionano alla perfezione e sono destinati ad essere riproposti nel tempo: lo sanno, per esempio, gli sviluppatori di picchiaduro, ma anche Tecmo Koei ha dimostrato negli anni di saper dare un'impronta gradevole ai suoi “mischioni”. Per quanto non si tratti di un cross-over nel senso stretto del termine, in quanto in effetti non unisce due saghe ma si limita ad applicare la formula di gameplay di un brand all'ambientazione di un altro, una dimostrazione di questa tesi è Dynasty Warriors Gundam - in lingua originale Gundam Musou.

Senza soffermarsi troppo sull'evoluzione che la serie ha avuto dalla sua prima comparsa nel 2007, ci limiteremo a dire che il nuovo episodio è il quarto sviluppato da Omega Force, nonché il primo ad affacciarsi anche su PS Vita: ce n'è a sufficienza per rinunciare al numero 4 (in giapponese Shi) e optare per aggiungere un prefisso divino (Shin); nel gioco delle traduzioni, Shin Gundam Musou è poi diventato Dynasty Warriors Gundam Reborn. L'essenza del gioco non è però cambiata: presa una delle più amate e longeve saghe di Anime, con numerose serie e timeline - quella di Gundam - il team l'ha interpretata applicandovi il gameplay proprio del suo cavallo di battaglia - Musou, appunto.

Storia e Fantasia

Il gioco offre due modalità separate: una Ufficiale in cui potrete ripercorrere le vicende raccontate in alcune delle serie della saga, e una Ultimate in cui i personaggi di più timeline confluiranno in episodi di fantasia. Per la prima sono state scelte le serie Gundam, Zeta Gundam, Char's Counterattack, Gundam Unicorn e le due di Gundam Seed, per un totale di sei capitoli; la seconda offre invece circa una ventina di capitoli approssimativamente legati tra loro ma sostanzialmente autoconclusivi, contenenti ciascuno varie missioni e possibili biforcazioni.

Ovviamente, la prima volta che si affronta la modalità Ufficiale non potrete fare altro che seguire pedissequamente la trama e affrontare ciascuna battaglia con uno specifico pilota a bordo di uno specifico Mobile Suit. In modalità Ultimate, invece, sarete normalmente in grado di scegliere il pilota e il Suit da utilizzare: non mancheranno però le eccezioni, così come la possibilità di cambiare almeno il veicolo rigiocando le missioni Ufficiali già superate. La scelta dell'accoppiamento pilota/robot costituisce la base delle opzioni di gameplay a disposizione del giocatore: il personaggio incrementa infatti le sue abilità con l'esperienza e determina le combo che il robot può compiere, ma lo specifico moveset e l'efficacia di molti attacchi dipendono in realtà dalla macchina, la quale progredisce invece utilizzando progetti e componenti.

Due Vie Di Progressione

Cominciando dal pilota, questo fornirà le caratteristiche di base di attacco in mischia, attacco a distanza e difesa, il cui valore aumenterà con il livello d'esperienza; il livello nudo e crudo determinerà inoltre la lunghezza delle combo che potrà effettuare. Per sviluppare e equipaggiare le abilità speciali, però, dovrà spendere degli specifici team-points, la cui acquisizione dipenderà anche dal comportamento in battaglia - ad esempio da quanti “assi” nemici abbatterà o da quanti alleati soccorrerà.

Anche il Suit avrà dei valori di base nelle sue varie caratteristiche, ma questi non aumenteranno semplicemente con l'utilizzo: sarà infatti necessario rinvenire in battaglia degli specifici “progetti” che, una volta applicati al robot, ne modifichino le caratteristiche. Potrete applicare un unico progetto al robot, ma sarà possibile combinarli tra loro in modo da fonderne parte delle caratteristiche: questa possibilità di combinazione è limitata, e questo vi obbligherà volta per volta a fare delle scelte, soprattutto quando troverete progetti di base più interessanti. In alternativa alla fusione dei progetti, sarà possibile anche potenziare le singole armi del robot, ma per farlo dovrete spendere alcuni componenti, anch'essi reperibili in battaglia - ed alcuni anche piuttosto rari.

I Mobile Suit sono normalmente associati a piloti specifici: per fare un esempio, lo Z Gundam potrà inizialmente essere pilotato solo da Camille Bidan e da Judau Ashta. Utilizzando uno specifico robot un certo numero di volte, però, lo si renderà disponibile a qualsiasi pilota; da questo ragionamento esulano i Suit “minori” - la carne da cannone, insomma - i quali sono disponibili a tutti i piloti non appena vengono sbloccati.

Qualche Novità Per Il BattleSystem

Il sistema di combattimento è sostanzialmente il medesimo dei precedenti tre DWG, ma ciò non toglie che siano presenti alcune novità. Cominciando dagli elementi più tradizionali, diremo che il giocatore avrà a disposizione un tasto per l'attacco in mischia e uno per quello a distanza, e che quest'ultimo diventa “attacco potente” se usato al termine di una combo; una novità consiste nella possibilità di “caricare” l'attacco a distanza tenendo premuto il tasto per almeno un secondo: un colpo di questo genere infligge danni maggiori o su più vasta area, ma soprattutto fa letteralmente saltare in aria i bersagli che distrugge, causando spesso catene di esplosioni tra le schiere di nemici comuni.

Rimane inalterato l'utilizzo del tasto dello “scatto”, il quale permette al Suit di muoversi a grande velocità, nonché di evitare fulmineamente gli attacchi o di continuare le combo con delle “spallate”, ma il cui uso è limitato ad un serbatoio di “spinta” che impiega qualche secondo a ricaricarsi. Immancabile l'indicatore della mossa speciale invulnerabile (il classico “Musou”), sebbene adesso non esistano i livelli superiori: con più barre a disposizione, potrete semplicemente utilizzare più volte la medesima tecnica.

Traendo spunto dall'esperienza maturata in DW8, arriva anche un indicatore del “Burst”: quando questo è pieno è possibile attivare uno stato alterato in cui otterrete svariati bonus, variabili a seconda del pilota e del Suite. Se inoltre si utilizza l'attacco speciale quando si è in Burst, al termine della mossa entrerà temporaneamente in campo un alleato (precedentemente selezionato nel menù di gioco) il quale a sua volta effettuerà il proprio attacco speciale e poi si ritirerà; piuttosto interessante è il fatto che l'alleato in questione possa essere anche un'astronave, il ché implica un vero e proprio bombardamento a tappeto.

Le fortezze volanti, d'altronde, avranno un ruolo più marcato anche nelle battaglie: anziché essere semplicemente rappresentate da un settore, avranno un proprio “spazio” entro cui bombarderanno più o meno continuativamente i Suit nemici. Colpendo un'astronave con un attacco caricato è possibile interrompere temporaneamente questo bombardamento e farle lanciare un gruppo di robot di difesa: sarà abbattendo questi ultimi che si infliggeranno effettivamente danni alla nave.

Varietà Sotto Il Profilo Tecnico

Abbandonata la scelta del Cell-Shading, adoperata in DWG3, Omega Force è tornato ad una grafica più classica: questo significa che, salvo qualche dettaglio e qualche animazione, di base per i modelli dei Suit è sufficiente gettare a DWG e DWG2 per ritrovare su per giù gli stessi elementi - anche se naturalmente sono presenti anche tutti i Suit di DWG3 più altri totalmente nuovi. Diverso ragionamento per quanto riguarda gli ambienti: tornano gli spazi cosmici, e stavolta sono anche mischiati a zone con terreno solido: questo vuol dire che anche nella stessa mappa i Suit si troveranno volta per volta a “fluttuare” o a “correre”. Il risultato è certamente gradevole e più vario che non in precedenza.

La maggior parte degli episodi che non siano direttamente giocati sono raccontati sottoforma di dialoghi o con l'ausilio di schermate bidimensionali: in modalità Ultimate non è necessario niente di più, mentre in modalità Ufficiale sono presenti anche alcuni filmati in computer grafica - sebbene stranamente non sia stato realizzata una opening. Molto buone le musiche, sebbene nei menù possano diventare un po' ripetitive. Il gioco è interamente doppiato in Giapponese e sottotitolato in Inglese: la traduzione è molto “americana” e presenta alcuni arrangiamenti ibridi - uno su tutti Amuro Rei che è invece trascritto come Amuro Ray (ma almeno non come Peter Ray...).

Squadra Che Pareggia Si Cambia Poco

Per quanto sin dal primo DWG sia stato evidente che il gameplay della serie Musou si sposi alla perfezione con la saga dei Mobile Suit, il brand cross-over non ha mai raggiunto picchi di eccellenza. vero che dopo il primo - sperimentale - episodio la serie è andata in crescendo, ma sia nella seconda sia nella terza incarnazione c'è stata la sensazione che “mancasse qualcosa”. Alla regola non sfugge neppure Reborn: per quanto sia tornata la modalità Ufficiale, infatti, le serie proposte sono ancora una minima parte nel multiverso Gundam, mentre la modalità Ultimate offre sì numerose missioni, ma manca di una vera e propria storyline portante.

Certo è che per gli appassionati c'è di che sbizzarrirsi: oltre all'obiettivo basilare di completare tutte le missioni al massimo livello di difficoltà, infatti, ci sono numerosi altri obiettivi da conseguire, rappresentati dalle “carte” che potrete raccogliere nel gioco. Queste vanno dal combattere un certo numero di battaglie alla guida di un Suit, all'abbattimento di un certo numero di nemici con uno specifico pilota, fino a cose molto più specifiche. Dal menù di gioco è possibile vedere tutti questi obiettivi e farsi due conti di quanto lavoro ci sia da fare per completarli. Anche le singole missioni offrono degli obiettivi opzionali che non sempre sono conseguibili nell'arco della singola partita - per esempio il completare la missione con differenti Suit.

In sostanza, come i precedenti capitoli anche Dynasty Warriors Gundam Reborn risulta essere un titolo orientato maggiormente ai fan del gameplay “Musou” di Omega Force piuttosto che a i veri e propri cultori della serie animata - e a dirla tutta presenta anche un livello di difficoltà medio piuttosto basso. Il gran numero di missioni, di piloti, di Suit e di obiettivi da conseguire, unito ad un gameplay comune variato e sempre frenetico, lo rendono però ancora una volta un prodotto più che onesto.

7
Il termine Reborn non porta ad una vera e propria rinascita del brand Dynasty Warriors Gundam, che si conferma un titolo più che onesto ma appetibile soprattutto per i fan del gameplay di Omega Force piuttosto che per gli appassionati dell'opera animata. Questo soprattutto per la natura episodica della modalità Ultimate e per la presenza di sole sei Saga in quella Ufficiale: il gameplay c'è e propone alcuni miglioramenti, la longevità è garantita, ma il feeling è quello di un prodotto che ha ancora una volta un certo margine di crescita.