Recensione DOOM 3 BFG Edition

Tornare indietro, per andare avanti.

di Tiscali News
Fare un passo indietro, per farne uno avanti. Se c'è una cosa che la Doom "BFG Edition" riesce a fare, è indicare una nuova (vecchia) strada per gli sparatutto in prima persona. In un periodo storico dove gli FPS sono in piena crisi d'identità e dove il 90% dei giocatori lamenta una cronica mancanza di idee, la strada per rinfrescare la formula di gioco potrebbe arrivare direttamente dal passato. La prova su strada di questi tre dinosauri del videogame non solo ha fatto riemergere antiche memorie di tempi migliori (e con più capelli, dannazione), ma ha anche portato alla luce come forse è proprio la semplicità d'azione di giochi come Doom che manca nell'attuale offerta ludica relativa agli shooter in prima persona. La necessità, vera o presunta che sia, di allargare gli orizzonti di gioco, di aprirsi ad un free roaming a volte inutile o di infarcire i giochi con storie che zoppicano dall'inizio alla fine e che hanno il solo scopo di allungare il brodo. Tutto spazzato via dai tre concetti di doom: "muoviti-spara-muoviti".

"E la trama?". Ah si, la trama. Voi siete in una base spaziale, è successo un casino e ora i mostri spuntano dalle fottute pareti. Dovete salvarvi le terga e a disposizione avete un buon numero di armi. Se state fermi, siete morti, se esitate siete morti, se siete lenti, idem. L'unica cosa da fare è quella di muovervi nel dedalo di stanze e corridoi che compongono gli ambienti di gioco, armarvi fino ai denti e sparare a tutto quello che si muove, come se non ci fosse un domani. Questo è Doom. Discorso a parte lo affronteremo tra qualche riga per Doom 3, perchè oltre a questi stilemi riesce ad aggiungere il fattore "paura" (non che i primi due siano giochi per educande, intendiamoci).

La BFG Edition (vi ricordiamo che l'acronimo BFG sta per "Big Fuckin Gun") include tutti e tre i capitoli finora pubblicati del capolavoro Id, a cui si aggiungono l'espansione ufficiale di Doom 3 e otto nuovissime missioni (The lost missions, appunto), che rendono veramente imperdibile questo pacchetto che celebra degnamente i 20 anni del fenomeno Doom. I primi due capitoli della saga non sembra abbiano subito ritocchi di sorta e sono riproposti nella stessa versione già rilasciata tempo fa su Xbox Live e riescono comunque a trasudare carisma malgrado i pixel kilometrici e le ovvie limitazioni dell'epoca. Discorso diverso lo dobbiamo affrontare per Doom 3 che ha ovviamente ha una resa estetica discreta anche su console next gen anche se, ovviamente, dobbiamo scendere un pò a patti con il nostro senso dell'estetica e convincerci del fatto che ci troviamo di fronte ad un titolo che ha pur sempre otto anni sulle spalle e che non è certo stato progettato per girare su console.

Il più importante cambiamento subito dal gioco è relativo al gameplay ed è forse la novità più interessante del pacchetto. All'epoca della sua pubblicazione (potete leggere qui la recensione del nostro Alessandro Cossu), Doom 3 proponeva un'interessante "limitazione" che aumentava a dismisura il livello di coinvolgimento e angoscia che investiva, letteralmente, il giocatore. In sostanza la scena era questa: all'interno di ambienti immersi nell'oscurità, angusti e pullulanti di mostri che si potevano teletrasportare alle tue spalle potevi, alternativamente, illuminare la scena con la tua torcia, oppure sparare. Impossibile fare entrambe le cose contemporaneamente. Una scelta di gameplay che non tutti i giocatori hanno apprezzato, dal momento che la difficoltà di muoversi, mirare e sparare, rendeva Doom 3 un gioco dannatamente complicato. In questa versione i programmatori sono scesi a patti con l'utenza (forse meno incline all'impegno), predisponendo anche la possibilità di illuminare gli ambienti (tramite la pressione del trigger di sinistra) in contemporanea al puntamento dell'arma. Ne consegue che il tutto risulta molto più accessibile rispetto al passato, soprattutto perchè le routine di intelligenza artificiale sono rimaste inalterate rispetto a quelle di dieci anni e non brillano certo per coerenza e immediatezza nelle reazioni.

Quello che, grazie al cielo, è rimasto invariato è il fenomenale setting che Id è riuscito a ricreare. Imprigionati in una base su Marte infestata da mostri di tutte le specie, saremo chiamati a salvare la nostra pellaccia e a scoprire le origini di questa misteriosa invasione aliena. Il giocatore si muoverà all'interno di ambienti angusti, che sembrano appena usciti da un film horror: pareti imbrattate di sangue, cadaveri sparsi dappertutto e, quel che è peggio, con nemici che sbucano da angoli bui e che hanno la capacità di apparire direttamente alle nostre spalle per darci il colpo di grazia. Un ambiente di gioco angosciante, di continua tensione e allerta , che metterà a durissima prova i nostri sensi e che ci accompagnerà senza soste lungo le 8/10 ore di gioco che compongono l'esperienza di gioco in singolo. Una sensazione di angoscia amplificata dall'impossibilità di ricaricare automaticamente la propria barra della vita ma di dover ricorrere alla continua ricerca di medikit o di postazioni fisse predisposte alla cura delle nostre ferite.

Ovviamente per vivere al meglio un gioco come questo è meglio munirsi di un impianto sonoro ad hoc, dal momento che il DOlby 5.1 supportato andrà a ripercuotersi positivamente sull'intera esperienza di gioco (noi l'abbiamo testato con le meravigliose Turtle Beach PX 5). Meno positivo invece il contributo apportato dal 3D che forse in un gioco così frenetico non riesce veramente a fare la differenza. Certo, non mancano momenti dove l'effettivo senso della profondità riesce ad arricchire la cosmesi del gioco, ma forse ci si aspettava qualcosa di più (provate a giocare Downpour in 3d e capirete meglio cosa intendiamo). Da un punto di vista visivo, sempre rimanendo in ambito Doom 3, ci troviamo di fronte ad un titolo che riesce comunque a fare la sua buona figura, soprattutto per la sapiente gestione delle luci e per texture che anche se prive degli effetti visti negli ultimi tempi, riescono comunque a dare una sensazione di realismo più che buona. Il peso degli anni è invece ben visibile sui modelli poligonali, spesso spigolosi all'inverosimile e in alcuni casi piuttosto poveri.

Ovviamente a tutto questo è da aggiungere anche un multiplayer che già sulla vecchia versione PC non aveva brillato (erano i primi sintomi di un certo cambio di rotta in Id Software) e che non fa molto di più su console. Diciamo che se siete alla ricerca di un titolo con caratteristiche "Arena", allora potete anche farci un pensiero ma difficilmente, al di là dell'entusiasmo iniziale dei fans, Doom 3 potrà rubare fette di mercato ai titoli che si stanno per affacciare sul mercato invernale.

Insomma, già solo la riedizione di Doom 3 meriterebbe l'acquisto "d'ufficio", ma se poi aggiungete il pacchetto d'espansione ufficiale, le missioni aggiuntive (che si innestano alla grande alla trama principale) e i primi due capitoli del "mito", va da sè che la BFG Edition è un pacchetto imperdibile non solo per tutti gli amanti della saga, ma anche per chi vuole fare un viaggio alle origini degli FPS e per chi magari vuole cercare qualche emozione "forte" da un universo videoludico ormai arido da questo punto di vista (bisognerebbe far giocare Doom 3 ai programmatori di Resident Evil...).

 

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20 anni e non sentirli. La BFG di Doom è un pacchetto imperdibile non solo per tutti gli amanti della saga ma anche per tutti coloro vogliano fare un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle radici del fenomeno FPS. Un passato che, a ben guardare, potrebbe dare più di un suggerimento per i titoli futuri. Tre giochi completi, tutti muniti di multiplayer, due pacchetti d'espansione, di cui uno totalmente inedito, il tutto a un prezzo altamente concorrenziale. Non perdetevi la vostra "fetta" di storia del videogioco.