Recensione Dead Space

Soli, perduti per sempre nel silenzio dello spazio. Siete proprio sicuri di voler leggere questo articolo?

di Davide Ottagono
Un'astronave abbandonata. Un ridotto gruppo di malcapitati. Lo spazio aperto. Aberrazioni al limite del vomitevole. Chi di voi sa cosa succede una volta combinati tutti questi elementi insieme? Nessuno riesce a indovinare? Nessuno nessuno? Per questa volta sorvoliamo e vi diamo anche ragione, dato che Electronic Arts sembra essersene uscita quasi dal nulla con questo nuovissimo Dead Space, prendendo un po' in contropiede tutti i masochistici amanti dell'horror nudo e crudo, categoria (purtroppo) sempre più in via d'estinzione. Proprio quando tutti gli occhi dei fan erano puntati sul recente Silent Hill: Homecoming o sul non troppo lontano Resident Evil 5, il colosso americano riesce a sorprendere noi critici videoludici con un prodotto fresco, perverso e maligno fino al midollo. Per chi fino a qualche tempo fa vedeva EA come sola promotrice di scadenti titoli su licenza è arrivato il tempo di ricredersi: l'emozionante avventura di Isaac, dopo essere stata recensita su queste stesse pagine in versione Xbox360, approda finalmente anche sulle nostre PS3. La notte non è mai stata così soffocante, i rumori mai così terribili. E se lo assicura anche Dario Argento, è proprio giunta l'ora di preoccuparsi...

Ambientato in un futuro non meglio precisato, Dead Space ci mette nei panni del talentuoso tecnico aero-spaziale Isaac. Ricevuto un misterioso messaggio di soccorso dalla USG Ishimura, mastodontica trivellatrice planetaria, si mette in viaggio con il suo gruppo per risolvere l'evidente guasto. Ma indubbiamente c'era sotto qualcosa di più. Una struttura come la Ishimura in totale blackout, completamente abbandonata nonostante le centinaia di persone necessarie per guidarla? È sicuramente successo qualcosa, e quel sangue sparso un po' ovunque non fa altro che confermare la nostra tesi. Verremo così immediatamente calati in un contesto fantascientifico sì dei più classici, ma gustoso e digeribile come pochi prima d'ora. Sebbene la vicenda, almeno in principio, risulti quantomeno confusionaria, man mano che proseguiremo nel nostro viaggio arriveranno le prime, sconcertanti risposte, dipanando una trama che ripesca a piene mani dai grandi classici del passato, con pochi filmati e tanti documenti da reperire in giro; utili tasselli che, lentamente, andranno a formare un quadro sempre più chiaro e completo. Cosa è successo realmente sulla Ishimura? Che fine hanno fatto tutti i suoi lavoratori? Ma soprattutto, siamo veramente soli qui sopra? ...

Come era lecito aspettarsi, dopo una prima rocambolesca fuga entreremo in possesso della nostra prima sputafuoco. Il prodotto EA è, principalmente, uno sparatutto in terza persona che strizza notevolmente l'occhio a Resident Evil 4. “Strizzare l'occhio”, per usare un eufemismo, dato che ad essere sinceri l'impostazione sembra essere presa di peso dall'action/horror di Capcom. Visuale da sopra la spalla, mappatura dei tasti, armamentario vasto ed eterogeneo, negozi sparsi in giro per la compravendita o per il potenziamento dell'equipaggiamento: insomma, tutto quello che di riuscito c'era in RE4, lo ritroveremo in Dead Space più tirato a lucido che mai, anche se di certo non è un male. Davvero ottime le sparatorie, sempre sul filo del rasoio grazie (o a causa?) ad una linea di difficoltà meno bilanciata a nostro favore. Finire le munizioni sarà la regola per i giocatori meno attenti, costretti quindi ad imparare le debolezze di ogni diverso abominio e di essere furbi abbastanza per sfruttarle a proprio vantaggio. Se da un lato gli scontri a fuoco risultano impegnativi ed esaltanti, dall'altro troveremo fasi esplorative degne di questo nome. La progettazione dei livelli ha dell'incredibile: nonostante la vicenda sia ambientata completamente a bordo dell'Ishimura, infatti, gli sviluppatori hanno dato il meglio di sé per differenziare il più possibile ogni stanza, ogni corridoio ed ogni minuscolo anfratto, per spingere il giocatore ad uscire dal percorso prestabilito (o, spesso, a tornare sui propri passi) per controllare, magari, cosa possa nascondersi in quello stanzino dimenticato da Dio in fondo al corridoio. Grazie ad un efficace sistema di tracciamento dell'obiettivo, inoltre, il problema di perdere l'orientamento è completamente scongiurato. Come già accennato prima, potrà capitare più di una volta di trovarsi faccia a faccia con enigmi mai troppo banali, sempre capaci di stuzzicare la materia grigia del malcapitato di turno e quindi di lasciargli un po' di respiro tra uno spavento e l'altro e di impegnarlo in attività diverse dal solito.

La campagna in singolo (approfittiamo per sottolineare l'assenza di qualsiasi modalità multiplayer, come è giusto che sia) si attesta sulla solita, ma comunque soddisfacente, dozzina di ore. Che cotanta magnificenza possa durare così poco per poi essere abbandonata per sempre? Non ditelo nemmeno per scherzo! L'enormità di extra e il già attivato supporto ai trofei rendono Dead Space un titolo particolarmente longevo, da finire più e più volte per essere portato completamente a termine. Se ci aggiungiamo poi un'impossibile (come dice il nome stesso) difficoltà aggiuntiva da sbloccare, siamo a cavallo. Una piacevole sorpresa, insomma, soprattutto in un'era dove il single mode viene spesso tralasciato per far spazio al più quotato multigiocatore.   

Per la gioia dei puristi, abbiamo voluto ritagliarci uno spazietto apposito per discutere del “fattore paura”. I più attenti di voi avranno sicuramente notato come fin'ora abbiamo parlato solo del gameplay o, in minor parte, della sceneggiatura. Che recensione sarebbe se non citassimo quanto, effettivamente, Dead Space sia capace di farci saltare dalla poltrona? Premettiamolo da subito: il titolo in questione è quanto di più spaventoso abbiamo provato con mano negli ultimi tempi, e giocarci al buio totale ed in completo silenzio non fa altro che migliorare (che autolesionisti del cavolo, lo sappiamo) l'esperienza globale. Non ci credete? Già dopo il primo quarto d'ora, ci scommettiamo l'onore, avrete nostalgia dei simpatici ricombinanti di Bioshock o dei sorridenti Shibito di Forbidden Siren, tanto per citarne alcuni. Dead Space si è promesso di spaventare, di farci provare un terrore mai assaggiato prima, di catapultarci in un incubo da cui nemmeno la pausa dell'inventario può salvarci (ricordate la famosa news di un annetto fa?), e ci è riuscito in toto. Buio, lento e pieno di rumoracci strani provenienti da dietro quell'angolo che non vorreste mai girare. Ogni crocevia, ogni porta chiusa è sinonimo di possibile spavento, e lo capirete ben presto, come noi. Una sorta di marchio a fuoco che, volenti o nolenti, dovreste sorbirvi ogni due passi, accompagnati da un eccellente comparto audio-visivo messo appunto per l'occasione. L'impatto generale lascia davvero estasiati: ogni piccolezza è curata nei minimi dettagli, il frame-rate risulta stabile nella stragrande maggioranza dei casi, i giochi di luce ed ombre lasciano a bocca aperta, il monster design è ispiratissimo. Insomma, Dead Space gronda stile e potenza da ogni singolo pixel. E poco conta che magari le texture, prese singolarmente, non arrivino ai livelli di Uncharted o di un Gears of War o che, per i più esigenti, ci possa essere un po' troppo aliasing di fondo. Una volta immersi nella sua atmosfera ne verrete completamente catturati, e raramente troverete il tempo (o il giusto status mentale) per giudicare questo o quel difetto.

Ah, una raccomandazione: mettete a palla il volume (o, se proprio non potete, è ora di rispolverare le care vecchie cuffie). Privo di una vera e propria colonna sonora portante, come spesso accade per gli horror, DS dà il meglio di sé negli effetti sonori e nel doppiaggio, completamente in italiano come da tradizione EA. Gli spaventosi rumori di fondo che udiremo minuto dopo minuto vi faranno rizzare i capelli dalla paura e renderanno alla grande l'idea di quello che starà per succedervi. Sentirete chiaramente strisciare qualcosa nella parete di fianco a voi o, semplicemente, capirete se una presenza misteriosa sta sgusciando fuori lentamente dalla zona buia poco più avanti, o qualsiasi altra cosa sia capace di mettervi l'ansia addosso. In poche parole, il sonoro divide fifty-fifty i motivi per cui sarete costretti a cambiare paio di mutande ogni paio d'ore, quando vi va bene.

Buono anche il doppiaggio, che si bea anche dell'illustre voce del già citato Dario Argento, sebbene  per un ruolo secondario. Nonostante la sua “ignoranza” in questo contesto, non possiamo che fargli un applauso per il coraggio del tentativo, per niente da buttare (a paragone, la figlia in Mirror's Edge dovrebbe solo spararsi).

9
Insomma, davvero un bella ventata d'aria fresca questo Dead Space, non concordate? Atmosfera fantascientifica da urlo (letteralmente, se non si è capito), comparto audio-visivo che svolge egregiamente il proprio lavoro ed un gameplay preso di peso da Resident Evil 4, uno dei più grandi successi della passata generazione, con in più l'aggiunta di qualche riuscito enigma e di una sana dose d'esplorazione a contornare il tutto. Se proprio dobbiamo trovare il proverbiale pelo nell'uovo, magari dobbiamo soffermarci proprio sulla base a cui si rifà: effettivamente Dead Space innova poco o nulla, ma con tutta sicurezza sarà un problema che nessuno si porrà mai, considerato il grado di divertimento che il gioco è capace di regalare. Per farla breve, DS è consigliato a tutti gli amanti dell'horror, e ancor più a quelli delusi dalle ultime apparizioni delle loro saghe preferite. I deboli di cuore, invece, faranno meglio a tenersi lontani. Come direbbe Barbossa di Pirati dei Caraibi: “Dead Space è la fine della mappa. Qui ci sono i mostri”