Recensione Dead Space 3

Ultima avventura per Isaac Clarke. Forse...

di Tiscali News
Isaac Clarke è un po' un fantozzi dell'anno 3000: capitano tutte a lui. Si, insomma, è “l'uomo dalla perenne pagliuzza corta”, uno che non vorrebbe fare altro che starsene per i fatti propri ma che è continuamente perseguitato dalla sfiga. Si guasta un reattore nucleare? Ci pensa Isaac. La navicella non ha carburante? C'è Mr. Clarke che risolve. Insomma, non gliene va bene una. Anche dopo aver smembrato necromorfi per due episodi ed essersi concesso un periodo di meritato riposo, sembra che il nostro eroe non sia stato sufficientemente veloce per scappare dai guai. In realtà, più che una vacanza, quello del nostro eroe è un vero e proprio esilio, nel tentativo di rimettere assieme i pezzi di una vita ormai in rovina. Provato dalla lotta contro il Marchio e i necromorfi e affossato da una relazione sentimentale fallita, il nostro eroe viene ricondotto nuovamente sulla via dell'azione quando viene richiamato sul campo direttamente da colei che lo ha ridotto in quello stato.

Ovviamente non vogliamo rivelarvi molto di più di una trama che comunque nel corso del gioco si è rivelata capace di regalare diversi colpi di scena e cambi di ritmo.

Messe da parte le motivazioni che spingono il nostro Isaac a rimettersi la famosa tuta spaziale, scendiamo nel dettaglio sull'approccio che Electronic Arts ha riservato a questo terzo capitolo della saga. Fin dalle sue prime apparizioni, che risalgano più o meno allo scorso E3, EA aveva concentrato le attenzioni dei fans soprattutto sull'inserimento della modalità cooperativa e per aver, almeno apparentemente, abbandonato qualsivoglia appartenenza al genere survival horror (cosa peraltro già vista nel secondo capitolo), abbracciando una volta per tutte il genere action a 360°. I primi video somigliavano, infatti, ad una versione rivista e corretta, vuoi per le modalità di gioco, vuoi per gli scenari mostrati, a quel Lost Planet di capcomiana fattura, che è in qualche modo un punto di riferimento per un certo genere di action game.

Una “shenshazione” acuita ancora di più dopo la demo rilasciata qualche settimana fa, che ha mostrato la bontà dell'interazione a due giocatori ma che ha fatto storcere il naso a chi da Dead Space si aspetta quantomeno qualche emozione “forte”.  Fortunatamente per noi, quello che ci siamo trovati di fronte nelle diciotto ore di gioco (avete letto bene: 18), è un titolo che sebbene non cerchi dei compromessi con il primo Dead Space, non fa niente per rinnegarlo, riuscendo a trovare una coerente linea mediana che da una parte accelera il ritmo degli scontri (inserendo addirittura un primordiale sistema di coperture alla Gears of War) e dall'altra ci fa muovere all'interno ambienti di gioco carichi di continua incertezza, di momenti di tensione pura e di quel sano senso “di urgenza” che rappresenta in un certo modo l'anima stessa del survival horror.

Le ambientazioni, per quanto meno claustrofobiche, data la possibile presenza di un secondo giocatore, sono comunque pregne di punti d'accesso per i vostri avversarsi che da un momento all'altro possono apparirvi da dietro le spalle, oppure calarsi direttamente dal soffitto o venirvi incautamente incontro, pronti per essere fatti a pezzi. Un consiglio che ci sentiamo di dare fin da subito è quello di giocare nel modo migliore questo Dead Space 3, il che prevede un impianto audio che sappia restituire al meglio il sottobosco sonoro fatto dei tipici rumori “industrial” di un ambiente spaziale da Alien in poi, unito a tutti vari squittii, grida strazianti e urla che arriveranno dai vostri avversari. Nel nostro caso, abbiamo fatto ricorso alle Px5 che hanno sfruttato a dovere l'ottimo surround, dandoci la perenne sensazione di essere immersi nel “mood” del gioco.

E' da sottolineare che questa volta, sebbene i necromorfi rappresenteranno un buon 80% dei nemici da abbattere, vi ritroverete a che fare anche con avversari umani, fedeli al Marchio che, armati fino ai denti, cercheranno di farvi fuori anche da lunghe distanze. Ed è proprio per far fronte a questo nuovo genere di nemici che gli sviluppatori hanno dato al nostro protagonista la capacità di cercare riparo dove possibile per poi centrare gli avversari in sicurezza. Non scomoderemo Gears of War, perché il sistema gli somiglia solo vagamente ed è molto meno evoluto, ma è giusto per darvi un riferimento di massima per capire cosa vi aspetta.

Ovviamente per affrontare al meglio nemici di così varia natura, vi sarà messa a disposizione una rinnovata santa barbara che metterà alla prova anche le vostre capacità creative, dandovi la possibilità di costruirvi l'arma dei vostri sogni. Nel corso del gioco, infatti, troverete sparsi per gli ambienti diversi “banchi da lavoro” che vi permetteranno di assemblare tutti i vari componenti raccolti nel corso delle vostre scorribande, creando o modificando nuovi strumenti di morte. Potrete partire da un progetto trovato in qualche armadietto, oppure dai singoli pezzi, iniziando dalla base per aggiungere poi tutti i vari componenti necessari.

Potrete, per esempio, avere una mitragliatrice con proiettili carichi d'acido e con un lanciagranate come arma secondaria, oppure un plasma cutter che rilascia mine di prossimità che riescono a rallentare l'avanzata dei vostri nemici. Basta poco per dedurre che questa feature è stata inserita non solo come “simpatica variante” al gioco, ma affonda le radici sulla basi stesse del gameplay. Innanzitutto perché costringe il giocatore a non tralasciare nessun dettaglio dell'ambiente circostante. Più materiale raccogliete, più varianti di armi avrete a vostra disposizione, ragion per cui l'esplorazione è più una necessita che un'opzione. In seconda battuta, perchè la possibilità di personalizzare le vostre armi, tenderà anche a personalizzare il vostro livello di approccio al gioco, il che rende ancora più interessante il prodotto finale.

In più non c'è da sottovalutare anche il versante “social” di queste operazioni, dal momento che una volta costruita l'arma “definitiva”, potrete ricavarne anche un progetto originale da condividere con gli amicic in coop e, ahinoi, non è da mettere in secondo piano la volontà di EA di lucrare sull'acquisto dei singoli materiali (tramite pratiche micro transazioni), per tutti coloro non siano dotati di sufficiente pazienza e vogliono avere fin da subito armi e features a volontà. Ad affiancarsi alle armi ci saranno anche le varie tute che troverete nei vari livelli e che questa volta hanno finalità più pratiche che estetiche, se si esclude la bellissima tuta “N7” che Dead Space vi metterà a disposizione se rileverà salvataggi di Mass Effect 3. Anche queste potranno essere upgradate a vostro piacimento, per avere maggiori scorte di ossigeno o migliorare le vostre capacità di poter rallentare avversari o spostare oggetti e macchinari.

Questi due “poteri”, sono alla base della maggior parte dei puzzle che saremo chiamati a risolvere nel corso del gioco, giusto per dare l'illusione di dover scomodare di tanto in tanto la materia grigia. In realtà i puzzle sono piuttosto semplici e filoguidati, ma sarete spesso chiamati alla loro risoluzione nel bel mezzo della battaglia, il che vi costringerà a pensare e reagire in fretta. Così come detto in apertura dell'articolo, Dead Space 3 riesce a essere un gioco dalla longevità più che generosa, per un titolo del genere. Abbiamo chiuso la nostra avventura (senza approfondire troppo alcune missioni secondarie o la ricerca di specifici componenti), in diciotto ore abbondanti. Un bene? Lo lasciamo decidere a voi, da parte nostra vi diciamo che il tempo fila via liscio, con qualche passaggio a vuoto, soprattutto quando saremo chiamati a qualche backtracking di troppo e soprattutto quando il “motore” che ci chiama all'azione è per l'ennesima volta il motore che non funziona, il carburante che manca, il filo staccato e via dicendo.

Una volta finito il gioco (vi ricordiamo che il VERO finale è dopo i titoli di coda), avrete anche la possibilità di rigiocare la stessa avventura con nuove modalità, tra cui segnaliamo quella “Dead Space Classic”, dove avrete le sole armi del titolo originale, e quella “Pure Survival”, dove riflessi (e intestini) saranno messi veramente a dura prova.

La novità più sorprendente, però, rimane l'ottima modalità cooperativa che grazie al “drop in, drop out”, vi permetterà di intervenire in qualsiasi momento dell'avventura per partecipare alle sessioni di gioco dei vostri amici. Ci ha sorpreso notare, soprattutto, come spazi, armi e situazioni di gioco siano stati studiati con precisione per funzionare alla perfezione sia in singolo che in cooperativa, a riprova del fatto che questa modalità non è solo un orpello “alla moda”, ma ha avuto un peso fondamentale nell'intera progettazione del gioco (sicuramente più di quanto ne abbia avuta il multiplayer del secondo episodio). Per dovere di cronaca vi segnaliamo anche l'integrazione del Kinect nella versione Xbox 360, ma dal momento che la versione in nostro possesso era solo in inglese, dovremo rimandare il giudizio sul senso o meno dell'operazione quando arriveranno in redazione le versioni in italiano.

Da un punto di vista tecnico, pur non trovandoci di fronte ad un titolo capace di fare la storia per le sue qualità estetiche o tecniche, Dead Space 3 riesce comunque a creare ambienti di gioco e personaggi ben definiti e doppiati, capace di creare un titolo con forti connotazioni cinematografiche che ne aumentano a dismisura l'appeal, portandolo a guardare a testa alta i migliori mostri sacri delle produzioni cinematografiche di fantascienza degli ultimi anni. Assolutamente d'eccezione, invece, il versante audio che propone un doppiaggio (per il momento possiamo giudicare solo quello inglese), davvero ben realizzato e interpretato dagli attori e un accompagnamento audio che non facciamo fatica a definire perfetto per l'occasione e contribuisce ad ogni passaggio ad aumentare il senso di coinvolgimento.

Impossibile, quindi, non definire Dead Space 3 come un successo, almeno sotto il versante del gioco vero e proprio (le vendite sono un altro discorso). Visceral è riuscita a creare un prodotto capace di accontentare vecchia e nuova guardia, andando incontro a chi è alla ricerca di un gioco sostanzialmente d'azione (pur non trovandoci di fronte ad un titolo alla Max Payne, per intenderci), ma con forti sfumature horror, all'interno di un set assolutamente credibile, vivo e pulsante. Da smembrare in ogni singola parte.

9
Dopo un secondo episodio che aveva preso nettamente le distanze dal primo, il nuovo lavoro dei Visceral era atteso da un pubblico quanto mai dubbioso. Dead Space 3 avrebbe in qualche modo recuperato punti di contatto con il survival horror degli esordi o avrebbe spinto ancora di più sull'action sfrenato? Dobbiamo dire, con vero piacere, che quello che abbiamo di fronte è un compromesso capace di accontentare un po' tutti. Profondo, palpitante e con una ottima storyline per tutti coloro vogliano emozioni forti da un titolo come questo, ma anche adrenalinico, carico di morte, distruzione e scene splatter per gli amanti del versante più guerrafondaio. Quello che è certo è che Visceral ha realizzato davvero un ottimo prodotto che, a poca distanza dall'uscita di Resident Evil 6, non fa molta fatica a imporsi sul tetto dei survival horror next gen. E scusate se è poco.