Recensione Dead Island: Riptide

Imbracciate nuovamente la mazza da baseball...gli zombie sono tornati!

di Roberto Vicario
Uscito nel non troppo lontano 2010, il primo Dead Island aveva richiamato l'attenzione di tutti i videogiocatori, e non solo, per un trailer d'annuncio in CG che aveva fatto il giro del mondo in pochissimo tempo. La qualità altissima della creazione di Techland - tanto da meritarsi un premio alla rassegna di Cannes - aveva posto i riflettori sul titolo fino a quel momento rimasto nell'anonimato.

Dopo un discreto successo, gli sviluppatori polacchi ci riprovano con questo seguito - anche se hanno più volte precisato che si tratta di uno spin off - in cui torneremo a giocatore nei panni dei quattro immuni che cercano di sopravvivere all'infezione scoppiata sulle isole del sud del pacifico. Ce l'avranno fatta? scopriamolo insieme!

Isola nuova, problemi vecchi!

Come detto il titolo ci metterà nuovamente nei panni dei nostri quattro eroi. Logan, Sam B, Xian Mei e Purna che scappati dall'isola di Banoi con un elicottero, riusciranno a trovare apparente riparo su una nave militare. Tranquillità che riusciranno a godersi per un tempo relativamente breve, visto che una terribile tempesta farà naufragare la nave sulle coste dell'isola di Palanai, un'altra isola dell'arcipelago situato nel sud del pacifico. Al gruppo si unirà anche John Morgan, ex soldato anche lui immune al virus e molto abile nel combattimento corpo a corpo, sopratutto quando utilizza degli artigli simili a quelli di Wolverine.

Scopo del gioco sarà, ovviamente, quello di scappare nuovamente dal terrore dopo aver scoperto che anche quest'isola è stata infettata. Nonostante all'interno del plot narrativo siano presenti antagonisti, tradimenti e qualche piccolo colpo di scena, ancora una volta ci troviamo di fronte ad un titolo che sicuramente non fa della trama il suo punto di forza. I dialoghi sono concisi e quasi mai fanno trasparire la personalità di coloro che stiamo impersonando. Un problema ben presente anche nel capitolo precedente a cui gli sviluppatori pare non abbiano voluto porre rimedio.

Sotto l'aspetto prettamente ludico, invece, se avete avuto modo di giocare il primo capitolo della serie, non avrete difficoltà a prendere confidenza anche con quest'ultimo. A partire dalla giocabilità sino ad arrivare alla mappatura dei tasti il concept di gioco non è cambiato. Ci troviamo ancora una volta davanti ad un first person shooter arricchito da elementi ruolistici. Scelto il personaggio dovremo, infatti, farlo crescere con i classici punti esperienza e migliorare i rami delle abilità presenti che prevedono miglioramenti difensivi, curativi, offensivi e dell'abilità speciali specifica per ogni personaggio. Esattamente come il primo episodio, grossa enfasi sarà data al combattimento all'arma bianca. Sparsi per i livelli avremo modo di trovare tantissimi tipi di armi reali o improvvisate. Remi, accette, mazze chiodate, asce e tanto altro ancora. Queste, ovviamente, man mano che le useremo si consumeranno, anche se a differenza del passato una volta esaurite potranno comunque essere tenute all'interno del proprio inventario in attesa di riparazione.

Riparazione che potrà avvenire solamente quando troveremo tavoli da lavoro che ci permetteranno -appunto- sia di far tornare efficaci gli strumenti da mattanza, ma anche di migliorare le loro caratteristiche e, previo recupero di progetti sparsi in giro per il mondo di gioco, modificarli rendendoli ancora più letali con acido, elettricità o fuoco.

Gli sviluppatori hanno anche cercato di rendere più importante e corposa la presenza delle armi da fuoco. Ora sarà più facile trovarle in giro per i livelli e solo un uso smisurato di quest'ultime ci lascerà a secco di munizioni. Le bocche da fuoco hanno anche subito un ritocco totale nella balistica, rendendole più efficaci se si mira alla testa del non morto o nei punti vitali dei nemici. Inoltre, anche questa tipologia d'arma potrà essere modificata creando progetti tanto elaborati quanto fantasiosi.

Come sempre ogni personaggio preferirà un tipo di oggetto contundente, tuttavia, utilizzando sempre lo stesso tipo di arma (ad impatto, da taglio o da fuoco) potremo migliorare l'abilità che abbia con quella categoria di armi, rendendole più efficaci anche se non è lo stile che padroneggiamo.

Tutto è fatto, ovviamente, in funzione dell'uccidere gli zombie per sopravvivere e per superare le diverse missioni sia primarie che secondarie che i diversi personaggi ci metteranno davanti. Sia per quanto riguarda i camminatori che per la tipologia di missioni gli sviluppatori hanno voluto regalare qualche novità.

Per quanto riguarda i nemici che incontreremo sul nostro percorso, oltre al versione classica dello zombie, troveremo quelli rapidi ed in grado di correre, gli assassini - temibili giganti difficili da abbattere -, grassoni sputa veleno e tante altre tipologie. Il parco mostri, inoltre, si arricchisce anche di due new entry: degli scienziati mutati che lanciano granate velenose e i galleggiati, nemici apparentemente morti nell'acqua ma che in realtà aspettano l'agguato per colpire quando meno ve lo aspettate. Nemici aggiunti in maniera non del tutto causale, visto che oltre alle auto in questa versione del gioco potremo anche metterci alla guida di imbarcazioni, anche se come avrete facilmente intuito la gita sul fiume non sarà delle più tranquille.

Per quanto riguarda le missioni di gioco invece avremo come sempre un numero di NPC da dover aiutare. Apprezzabile in questo senso la volontà da parte degli sviluppatori di apportare un po di varietà alla tipologia di missioni. Ricerche, recuperi, raccolta di oggetti e tanto altro ci verrà chiesto come “favore” da portare a termine in cambio di oggetti speciali o punti esperienza. Proprio parlando di missioni scopriamo le novità più importanti. Da una parte troviamo un maggior coinvolgimento dei nostri compagni, anche se stiamo giocando da soli, con la possibilità di compiere missioni specifiche che miglioreranno il loro arsenale e li renderanno più incisivi durante lo scontro. Funzione propedeutica alla nuova variante orda. In diversi punti della storia ci verrà infatti chiesto di difendere un determinata area da una o più ondate di nemici. Per farlo oltre all'aiuto dei nostri compagni avremo a disposizione reti per creare delle barriere, mitragliette semi automatiche da posizionare nei punti strategici e mine per i nemici più tosti. Una variante molto dinamica e vi assicuriamo estremamente divertente da giocare.

Tutto ovviamente viene esaltato da una componente cooperativa che conta fino a quattro giocatori contemporaneamente. Grazie ad un net code stabile e una matchmaking decisamente più liberoe meno vincolato rispetto al passato.

Come avete potuto leggere i contenuti all'interno di Dead Island: Riptide non mancano: una mappa abbastanza grande che prevede due macro aree a giungla e la città di Henderson, una grossa quantità di armi e modifiche, crescita del personaggio e tantissimi punti di interesse che allungano l'esplorazione e di conseguenza la longevità del prodotto (come ad esempio le Dead Zone, aree infettate e chiuse in cui è possibile recuperare armi rare). Tuttavia, la sensazione è che gli sviluppatori non abbiano voluto osare più di tanto in termini di gameplay e novità offrendo un titolo che sicuramente farà piacere ai fan, ma che al di là di qualche aggiunta e qualche ritocco, presenta gli stessi identici problemi che avevamo evidenziato nel comunque positivo e divertente prequel. Avremmo voluto un'intelligenza artificiale un po più sviluppata che puntasse meno sulla “quantità” e più sulla qualità sopratutto per i boss, oppure, una cura maggiore per chi ama il gioco single player nettamente sacrificato se confrontato con la modalità cooperativa. Invece, a distanza di due anni ci ritroviamo con gli stessi problemi. Intendiamoci, non è un male, molti, noi compresi, hanno apprezzato Dead Island per quello che era, ma con due anni di lavoro sulle spalle ci aspettavamo qualcosa di più.

A testimonianza di questo c'è anche la possibilità di importante il salvataggio del primo episodio. Questo significa importare statistiche, livello e abilità del nostro personaggio (sulle armi c'è un po di confusione) fortunatamente, gli sviluppatori hanno aumentato il level cap a 70 cosi che anche chi ha giocato molto il primo, possa far crescere l'esperienza e sbloccare nuove abilità. Una caratteristica interessante che dimostra ancora di più come gli sviluppatori abbiano puntato sulla frangia più core dei fan. Purtroppo avendo recensito la versione PC e avendo giocato il primo capitolo su Xbox360 non abbiamo avuto modo di testare questa caratteristica, ma vi aggiorneremo con ulteriori dettagli non appena avremo tra le mani la versione Xbox.

Un (quasi) paradiso tropicale!

Sotto l'aspetto tecnico il titolo, in linea con il resto degli elementi, presenta gli stessi identici pregi e difetti che il chrome engine aveva già evidenziato in passato. Dal punto di vista puramente visivo ci troviamo davanti ad un colpo d'occhio che grazie alla GeForce GTX670 e tutte i parametri tecnici impostati al massimo, riesce a regalare un colpo d'occhio più che buono. Migliorati sembrano anche i modelli poligonali dei diversi personaggi, che rispetto al primo episodio, risultano sicuramente più dettagliati.

Andando a guardare più nel dettaglio invece troviamo purtroppo una serie di imperfezioni come texture in bassa definizione, qualche leggero fenomeno di bad clipping e una serie di bug nel momento in cui il tempo cambia da soleggiato a piovoso. Niente di troppo preoccupante ma che è giusto segnalare.

Più che soddisfacente il level design che, oltre alla già citata quantità di materiale all'interno della mappa stessa, offre sia un ambiente di gioco molto simile a quello del primo Dead Island, ma anche un agglomerato cittadino, la ridente Henderson, che sposta il focus degli scontri su un piano più verticale che orizzontale. Una variante sicuramente gradita.

Solamente discreto il comparto audio, con un doppiaggio in lingua inglese si sufficiente ma che non basta a risollevare una scelta di tracce audio poco ispirata e una serie di campionature audio che il più delle volte si ripetono.

Tirando le somme possiamo quindi affermare che Dead Island: Riptide è un sorta di ibrido tra un seguito ed uno spin off. L'acronimo Dead Island 1.5 sarebbe calzato a pennello. Sebbene gli sviluppatori si siano prodigati nell'inserire qualche valido elemento innovativo come le orde o il nuovo personaggio, nelle radici il gioco rimane tale e quale a quello che avevamo imparato a conoscere nel primo capitolo. Da qui l'ovvia conclusione che rimane un more of the same, sicuramente valido e divertente, ma che piacerà unicamente a chi ha apprezzato il primo capitolo della serie.

Una festa...mostruosa!

Koch Media in occasione del lancio di Dead Island: Riptide ha organizzato una festa in un noto locale milanese a tema “zombesco”. La serata suddivisa in diverse fasi prevedeva una prova teorica e pratica di sopravvivenza agli zombie. Nella prima base bisognava rispondere ad un questionario in cui ci veniva chiesto di segnare la risposta corretta ad una serie di quesiti che ci ponevano davanti a possibili scenari di un invasione zombie. Nella prova pratica invece, suddivisa in due fasi, doveva prima cercare di decapitare uno zombie con una mazza da baseball (tranquilli! era un manichino) mentre nella seconda doveva andare alla ricerca di un oggetto situato nelle budella di un non morto.

A margine di queste prove c'era anche la possibilità di farsi truccare da zombie o da ferito, grazie ad un esperto truccatore che ha partecipato all'evento. Una serata sicuramente diversa dal solito, al quale abbiamo partecipato molto volentieri. Per dovere di cronaca precisiamo che abbiamo superato il test sopravvivendo all'orda zombie. Sono soddisfazioni.

7
Dead Island: Riptide è il classico more of the same che accontenterà i fan del primo prodotto. Qualche piccola aggiunta non basta a giustificare un'impalcatura che non offre particolari elementi innovativi su cui riflettere. Se avete amato il primo apprezzerete anche questo, se lo avete odiato..be la risposta è superflua!