Recensione Dark Souls II: Scholar of the First Sin

Non si finisce mai di schiattare

di Tommaso Alisonno
Dopo un anno dal suo debutto, Dark Souls II torna sugli scaffali nell'edizione Scholar of the First Sin e per l'occasione debutta su Next Gen rifacendosi il trucco. Di base, il pacchetto offre il gioco originale comprensivo dei tre DLC che hanno composto il season pass, vale a dire la Trilogia delle Corone perdute (la Corona del Re Sommerso, la Corona del Vecchio Re di Ferro e la Corona del Re d'Avorio), più l'ultimo aggiornamento rilasciato gratuitamente in cui viene, per l'appunto, introdotto lo Studioso del Primo Peccato, e con esso un boss aggiuntivo e un finale alternativo. Apparentemente, dunque, questa riedizione sembrerebbe essere una sorta di “Game Of The Year Edition”, ma in realtà le cose non si limitano a questo.

Per rendere il gioco ancora una volta appetitoso anche a chi ha già percorso le lande di Drangleic in lungo e in largo dalla Gola Nera al Santuario del Drago, From Software ha infatti pensato bene di mischiare un po' le carte: la struttura dei livelli, il collocamento dei tesori e dei nemici più importanti (tra cui ovviamente i boss) in linea di massima non sono stati alterati, ma su altri elementi si è lavorato di cesello. Ecco pertanto che alcuni nemici opzionali sono stati aggiunti o ricollocati nelle varie aree, dove c'era sufficiente spazio sono stati piazzati nemici “impegnativi” (come ippopotami antropomorfi, bruti dal guscio di testuggine, cavalieri in armatura o addirittura draghi rossi), o ancora alcuni nemici che prima si fingevano morti sono ora ben desti e viceversa; aumentano inoltre gli “invasori rossi” PNG.

Anche alcuni elementi della “scenografia”, come porte, scale o corde sospese, sono stati modificati per alterare leggermente i percorsi di certe locazioni e sembrano essersi moltiplicati i “personaggi pietrificati” che bloccano certi passaggi. Infine, e non è una novità da poco conto, è stato incrementato a 5 il numero di giocatori che è possibile “ospitare” nella propria partita (3 fantasmi evocati e 2 invasori): questa novità rende forse un po' più semplici alcuni boss ma anche più pericolose le esplorazioni prolungate.

Ovviamente queste modifiche non sono sufficienti per definire il gioco “nuovo”, ma certamente impongono un grado di attenzione più elevato a chi altrimenti saprebbe già dove mettere le mani. Più facile o più difficile? L'impressione generale è che la nuova struttura favorisca il “flusso” verso il più vicino obiettivo principale ostacolando invece maggiormente quelli secondari. Chi insomma mira al “bersaglio grosso” (magari perché sta affrontando il gioco per la prima volta) potrebbe essere un minimo agevolato, mentre chi vuole fare man bassa di segreti e tesori dovrà sudare una camicia in più delle canoniche sette.

Nel porting sulla nuova generazione, e nella fattispecie PS4, il gioco è naturalmente passato attraverso un restyle grafico che lo porta ora alla risoluzione di 1080p e contemporaneamente ad un frame rate più elevato che rende maggiormente fluide le animazioni dei modelli e le rotazioni dell'inquadratura, sebbene tenda ad arrancare in situazioni di zoom (coi binocolo o con l'arco in soggettiva). Migliora anche la risoluzione ed il dettaglio delle textures, ma purtroppo non è stata posta la medesima cura ai modelli poligonali, conservando semplicemente gli originali; rimangono anche alcune “pecche” del motore originale, quali le compenetrazioni tra alcuni elementi (nemici e porte su tutti) e una fisica a volte un po' discutibile. Decisamente migliorati i giochi di luce ed ombra (addentrarsi in una zona buia senza torcia è molto più cupo che in precedenza) nonché svariati altri effetti. Immutati il comparto sonoro e la traduzione in Italiano dei testi.

In conclusione, a chi consigliare questa edizione Scholar of the First Sin? Sicuramente, a scatola chiusa, a chi avesse “mancato” il gioco originale e stesse cercando un Action-RPG d'indubbia caratura (sebbene il recente lancio su PS4 di Bloodborne costituisca uno strano caso di concorrenza interna); anche chi avesse già giocato Dark Souls II e stesse ancora meditando l'acquisto del season pass potrebbe decidere di virare piuttosto su questo prodotto – ma è bene specificare che non è possibile importare il proprio personaggio da una console all'altra. Chi invece avesse già terminato DSII e i tre DLC, forse farebbe meglio a rinunciare: le aggiunte e le modifiche, per quanto tangibili, probabilmente non motivano da sole l'acquisto a prezzo pieno.

8
Dark Souls II saluta il suo pubblico con un'edizione completa, riveduta e modificata in alcuni punti così da essere ancora più appetibile, offrendo un flusso un po' più agevole ai neofiti e uno sviluppo più intricato ai fan. In realtà, chi già avesse eviscerato da cima a fondo le lande di Drangleic probabilmente non troverà in questa edizione niente di più di una “seconda run” un po' modificata, ma per chi si fosse per so l'opera originale (o i DLC) costituisce un vero e proprio Must Have.