Recensione Call of Duty

di Manuel Orrù

Un altro fps arriva sui nostri schermi e, novità fra le novità, è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale: Call of Duty non giunge sotto silenzio fra le braccia dei più attenti della comunità videoludica, nonostante l'attenzione per questo titolo si sia svegliata solo di recente.

Vediamo se tutte le attese sono state ripagate...

Così come le vicende della Seconda Guerra Mondiale assumono un diverso aspetto a seconda del punto di vista degli eserciti che vi hanno preso parte, anche la campagna di Call of Duty è divisa sostanzialmente in tre parti: la parte Americana, Inglese e Russa, che si svolgeranno sotto forma di missioni da affrontare in sequenza, ognuna ambientata cronologicamente nel periodo di tempo a cavallo del D-Day (6 Giugno 1944 per i più smemorati).

I panni che indosserete saranno quelli più che mai scomodi dei soldati di fanteria, impegnati in azioni fra le più svariate, che vanno dalla conquista e la difesa di un villaggio fino agli atti di sabotaggio da compiere dietro le linee nemiche. Prima di ogni missione, una lettera del vostro comando (e, occasionalmente, una serie di diapositive) vi illustrerà gli obbiettivi principali della missione, obbiettivi che comunque possono cambiare dinamicamente durante l'azione (possono essere comunque richiamati su schermo premendo il tasto TAB), e le possibili resistenze che potrete incontrare durante lo svolgimento dei vostri compiti.

In vostro aiuto, durante l'azione di gioco, verrà l'ampio arsenale disponibile per ognuna delle parti in causa, ricostruzioni perfette dei veri fucili, mitragliatrici e amenità varie in uso all'epoca presso gli eserciti americano, inglese e russo, e, in casi estremi, potrete anche raccogliere le armi dei soldati tedeschi caduti. Sarà comunque possibile trasportare solo due fucili (o lanciarazzi o altro) contemporaneamente.

La fase di gioco, che come abbiamo già detto è divisa in missioni, numerose ma relativamente brevi, "prende in prestito" dagli altri titoli del genere parecchi particolari: è difficile, infatti, notare in Call of Duty qualche elemento veramente innovativo, ma gli sviluppatori della Infinity Ward, molti dei quali, è utile ricordarlo, avevano già lavorato su Medal of Honor, sono riusciti a ottenere un buon mix dei pregi di altri giochi.

Call of Duty non nasconde la sua impostazione prettamente arcade, in virtù del fatto che l'azione è spesso frenetica e non sono poche le sparatorie molto affollate a cui vi troverete a partecipare e che rappresentano, in effetti, uno degli aspetti più divertenti dell'intero gioco; ciononostante il ritmo imposto non è mai troppo veloce né troppo lento.

Vi troverete, unica novità di rilievo rispetto a Medal of Honor, a lavorare spesso in squadra per portare a termine la missione, ma i vostri compagni, pur rappresentando una potenza di fuoco a volte non trascurabile presentano una funzione più scenografica che sostanziale e non vi toglieranno mai le castagne dal fuoco, svolgendo per voi gli obbiettivi della missione. Ad aumentare il realismo del gioco contribuisce il fatto che, prendere la mira in movimento, risulta molto complicato a causa dell'allargarsi del mirino posto sull'arma: di conseguenza è spesso molto utile combattere da fermi, magari dietro un solido riparo, prendendo esempio in questo proprio dai compagni di squadra che da questo punto di vista posseggono una buona intelligenza artificiale.

Questa strategia, però, verrà spesso utilizzata anche dai nemici, che oltre ad essere quasi sempre in superiorità numerica (a volte in maniera schiacciante), tendono spesso ad acquattarsi dietro alberi, rocce e quant'altro è possibile trovare sullo scenario, rendendovi la vita difficile e consigliando la calma piuttosto che l'assalto all'arma bianca.

Naturalmente, come in ogni buon fps che si rispetti, troverete sparsi nei vari livelli di gioco i medikit, che vi ripareranno istantaneamente la pellaccia, e scorte di munizioni sempre utili nel bel mezzo di una missione.

Anche dal punto di vista tecnico Call of Duty cerca di raffinare qualcosa di preesistente piuttosto che creare dal nulla: il motore di gioco è un'evoluzione di quello ormai strautilizzato di Quake 3 Arena, anche se forse sarebbe più preciso dire che è un'evoluzione di quello di Return to Castle Wolfenstein; nonostante il motore 3D non sia il massimo della "freschezza", nel gioco della Infinity Ward svolge al meglio il suo compito. La grafica è infatti molto dettagliata, con una grande cura riposta nella ricostruzione degli ambienti e, purtroppo, una minore posta nella definizione dei modelli dei personaggi. Le animazioni sono generalmente realizzate in modo accettabile, anche se, dopo aver visto un prodotto come Max Payne 2 possiamo dire che il tempo di vita di questo motore sta ormai arrivando al capolinea, com'è possibile notare soprattutto nelle sequenze che descrivono la morte dei soldati e, in modo ancor più netto nelle cadute dei soldati morti dai balconi.

In generale, nonostante il buon lavoro di aggiornamento permangono gli storici problemi del motore di Quake 3, come il bad clipping, che è stato comunque drasticamente ridotto rispetto ad altri prodotti (ad esempio Medal of Honor). L'aspetto più importante è, comunque, il fatto che l'engine di Call of Duty non è particolarmente pesante e si comporta bene anche nelle situazioni di maggiore affollamento. La parte sonora del gioco rappresenta uno dei punti di forza del gioco della Activision: ogni arma ha associato il suo rumore caratteristico e gli effetti d'ambiente sono realizzati ottimamente conferendo un maggiore realismo alle battaglie; anche dal punto di vista del doppiaggio è stato fatto un buon lavoro, dando ad ogni soldato un particolare accento (perfettamente distinguibile anche il passaggio dalla parlata tipica degli americani a quella degli inglesi).

Le musiche sono, come richiesto dall'atmosfera di gioco, epiche, quando attaccano in particolari situazioni di gioco, spesso verso la fine della missione o quando la battaglia infuria più violentemente.

Nonostante la longevità delle campagne (anche se sarebbe meglio chiamarle missioni, visto che sono il più delle volte completamente disgiunte anche dal punto di vista della trama) sia nella media degli fps attuali, dal mio punto di vista assolutamente insoddisfacente soprattutto se confrontata al prezzo dei videogiochi, Call of Duty aggiunge al pacchetto anche un buon supporto al multiplayer: le modalità supportate vanno dal solito Deathmatch, ad alcune modalità a squadre sulla falsa riga di CounterStrike (o se preferite simili alla modalità Assalto del vecchio Unreal Tournament) in cui dovrete recuperare dei documenti o far saltare degli obbiettivi pesantemente difesi; per ultima è presente una modalità in cui dovrete cercare di resistere "dietro le linee nemiche" nonostante la situazione di inferiorità numerica.

L'innovazione maggiore del multiplayer è comunque la Kill Cam, che vi darà la possibilità di rivedere gli ultimi istanti di gioco dalla prospettiva del vostro uccisore.

8
Che dire di Call of Duty? Sicuramente il prodotto della Activision non rappresenta una ventata di novità negli sparatutto ad ambientazione storica, ma c'è da dire che il panorama sta diventando troppo affollato perché qualche prodotto spunti decisamente oltre la massa. Ciononostante il gioco si mantiene sempre vario e divertente durante tutte le ore di gioco che gli vorrete dedicare, mostrando di aver recepito i pregi di un po' tutti i concorrenti cercando, al contempo, di limarne al massimo i difetti. La realizzazione tecnica, nonostante l'uso del motore di Quake 3 Arena, ormai molto datato, è di buon livello, con un particolare encomio da rivolgere alla parte sonora del gioco e anche la longevità, tallone d'achille di molti fps si attesta di livelli discreti, grazie anche all'ottima realizzazione della sezione multiplayer. In sostanza un gioco poco innovativo ma comunque ben realizzato e quindi consigliato agli appassionati del genere.<br />