Recensione Brothers in arms

di Tiscali News
Quando arrivammo in Normandia eravamo un gruppo di soldati.

Quando tutti finì eravamo fratelli

Non basterebbero forse le recensioni di tutto il web e della carta stampata per riassumere al meglio Brothers in Arms. Una frase lapidaria eppure cristallina tra le cui righe si può intuire l'orrore del secondo conflitto mondiale e quel senso di fratellanza che ha accomunato coloro che ve ne hanno preso parte. In particolare, e qui ci tuffiamo direttamente nelle nostre competenze, in quelli che sono stati i momenti immediatamente pre e post D-Day. Un momento storico fondamentale per le sorti del conflitto, vissuto da un pugno di uomini (o di eroi, fate voi), che tra errori umani ed sfortunati eventi naturali (il vento portò fuori bersaglio molte delle unità paracadutate), ha affrontato la guerra e la morte in nome della libertà. Ed è proprio a questo manipolo di uomini (realmente esistito, sia chiaro), che Ubisoft ha dedicato il presente Brothers in Arms, titolo curato da GearBox (Halo PC e Nightfire....avete presente?), e patrocinato su territorio italiano niente meno che dal nostro esercito che, a quanto pare, ha gradito la perfetta ricostruzione storica ricreata per l'occasione.

1"

Una ricostruzione che ha messo a dura prova il team creativo GearBox, impegnato nel doppio compito di rendere accettabili visivamente una povertà estetica tipica degli anni ';40, ma dovendo al contempo renderlo storicamente verosimile e gradevole. Un compito svolto a dovere, perché basterà una sola occhiata al titolo Ubisoft per ritrovarsi immediatamente immersi nel pieno del secondo conflitto mondiale. Meno spettacolare di Call of Duty e Medal of Honor, forse, ma decisamente più verosimile e credibile. Le novità di Brothers in Arms non sono però certo da ricercare nel pur ottimo comparto grafico, che al contrario delle controparti Xbox appena citate non è stato sottoposto a nessuna opera di taglio e cucito dalla versione PC, quanto in una giocabilità talmente approfondita e curata da risultare lontana anni luce dai prodotti Electronic Arts e Activision.

Bastano pochi minuti di gioco per capire, infatti, quanto distante sia il concetto di gioco di BIA, e di quanto questo inceda nella ricerca del tatticismo e della prudenza laddove la concorrenza fa sfoggio invece di soluzioni "rambesche" molto spettacolari ma decisamente poco credibili. Vi sarà richiesto di ponderare con attenzione ogni situazione di gioco e di trovare la soluzione adatta ad essa, dandovi al contempo tutti i mezzi necessari per portare a termine l'ingrato compito. Mezzi che risiedono, innanzi tutto, in un gruppo di commilitoni mossi a regola d'arte da una IA di pregevole fattura, che dovrete comandare a dovere grazie ad un set di comandi intuitivo e di semplice applicazione. In seconda battuta, una tactical board che mostrerà da una visuale isometrica la situazione in essere, evidenziando sulla mappa la vostra posizione, quella dei vostri nemici visibili e l'ubicazione degli obiettivi assegnati. A questo punto la palla passa al giocatore, che dovrà trovare la soluzione più consona, tenendo ben presenti alcuni fattori chiave.

Il primo è che, al contrario dei titoli sopra citati, BIA non perdona le azioni tutte coraggio e poco cervello. Un colpo ben assestato alla vostra testa e la missione sarà finita. Perché sebbene la struttura possa in parte somigliare a Rainbow Six e compagnia, qui non siete voi la pedina sacrificabile. Non che vi sia permesso di mandare i vostri compagni allo sbaraglio, sia intesi. Così facendo vi ritroverete a dover combattere le forze tedesche per il resto della missione contando unicamente sulle vostre forze e non ci saranno medikit o frequenti save-point a vostro supporto. Al contrario, dovrete far fronte al vostro compito contando su armi verosimilmente imprecise (a cui si deve unire la naturale approssimazione del pad), e uno scarso rifornimento delle stesse. C'è da dire, ad onor del vero, che spesso vi troverete di fronte a situazioni la cui soluzione è apparentemente "filoguidata" verso uno schema che vi vedrà ordinare ai vostri compagni la creazione di un adeguato fuoco di sbarramento mentre vi muoverete per vie laterali verso il punto in cui gli avversari staranno accucciati in attesa che finisca l'inferno di fuoco.

2"

Ma se è vero che l'intelligenza risponde anche alla definizione enciclopedica che la precisa come "La facoltà della mente umana di intendere, pensare, giudicare, comunicare fatti e conoscenze, di formulare giudizi ed elaborare soluzioni in risposta agli stimoli esterni, di adattarsi all'ambiente", è evidente che il godimento di Brothers in Arms dipenderà molto dal vostro modo di interpretare quanto Gearbox ha riposto nel gioco con il rischio, presente, per carità, di interpretarlo come peggio non si potrebbe. Non si preoccupino troppo, però, gli amanti dell'azione più pura, perché anche in questo versante, il lavoro svolto su BIA si è rivelato accurato e godibilissimo, pur trascendendo, così come detto in apertura di recensione, da tutta una serie di azioni al limite del credibile, proprie invece di altri FPS bellici.

Come già detto, la perfetta mappatura del pad Xbox ci ha permesso di controllare agevolmente tanto le manovre di attacco diretto quanto quelle prettamente più tattiche e il comando delle nostro unità (in alcune occasioni vi ritroverete a comandare più gruppi di fanteria e mezzi corazzati), lasciandoci però la curiosità sull'eventuale utilizzo dei comandi vocali, che forse avrebbe snellito alcuni processi e aumentato di un bel po' il coinvolgimento emotivo del giocatore, facendolo sentire maggiormente al centro dell'azione. Anche il sonoro, sebbene in secondo piano rispetto a grafica e giocabilità, si fa portavoce di una realizzazione veramente al di sopra delle righe, specie sulla console di casa Microsoft. Sorvolando su un doppiaggio che avrebbe fatto meglio a tenersi alla larga da un certo gergo da caserma (chissà perché ma le imprecazioni in inglese hanno un tono molto più credibile rispetto al corrispettivo italiano), la colonna sonora e l'ottimo campionamento delle armi contribuisce a dare a BIA un ulteriore tocco di realismo e veridicità storica. Qualche delusione arriva forse dal versante multiplayer dove BIA non si è rivelato così approfondito e curato come ci si sarebbe aspettato. Ma diciamo che è solo un piccolo neo di un titolo sicuramente meritevole delle vostre attenzioni.

Dopo una recensione spesa per lo più ad intessere le lodi del prodotto GearBox è difficile non chiudere con un plauso generale a quanto visto durante tutto l'arco della nostra prova. Forse si sarebbe potuto calcare un po' la mano nella difficoltà generale del gioco che avrebbe giovato alla durata media del gioco, che si assesta attorno alle 12-15 ore. Forse una maggiore varietà di unità e situazioni avrebbero creato un gameplay più variegato, ma se era il realismo il fine ultimo del gioco, allora non possiamo non toglierci il cappello davanti a BIA e sostenere che il bersaglio è stato centrato.

9
Dopo tanti FPS-fotocopia è giusto celebrare questo Brothers In Arms per il suo essere portatore sano di giocabilità e divertimento. Uno spaccato realistico e angosciante della seconda guerra mondiale, in barba alle ultime produzioni dove il realismo era stato accuratamente segregato in cantina. Gearbox, invece, non solo lo tira fuori dai bassifondi ma lo erge a vessillo di un nuovo modo di intendere gli sparatutto bellici. Forse meno spettacolare, ma finalmente in grado di spostare l'ago della bilancia verso il lato più tattico e ragionato del gioco a discapito del "spara-salta-spara". Brava Gearbox. Brava Ubi.