Recensione Borderlands

Benvenuti su Pandora!

di Tiscali News
Role Playing Shooter. Ecco come Gearbox ha definito Borderlands. Del resto come definire una così perfetta unione tra gioco di ruolo e shooter in prima persona? L'ultimo parto della geniale mente del team di Randy Pitchford mantiene le promesse fatte in sede di presentazione, seppure con qualche eccezione di secondo piano. Partiamo dalle certezze. Siamo su Pandora, pianeta ormai abbandonato a sé stesso e popolato da bande di nomadi fuorilegge e razze aliene delle peggior specie. Un pianeta inospitale ma ricco di risorse naturali e di misteri. Mega corporazioni sono interessate allo sfruttamento delle materie prime mentre le popolazioni locali sono ossessionate dalla “Cripta”, leggendario luogo sacro che svelerebbe le reali origini del pianeta e che porterebbe in dote al suo scopritore immense ricchezze e fortune.

Questo è lo sfondo. Il primo piano è sul nostro personaggio, scelto tra quattro improbabili eroi, a metà tra il mercenario di turno e il liberatore degli oppressi (ma tendente più alla prima categoria). Quattro personaggi fortemente caratterizzati sia dal punto di vista estetico che dalle attitudini di combattimento. Berserk, soldati, esploratori o sirene. Decidete voi. Ovviamente la scelta iniziale andrà ad influire sull'armamentario di base e sui poteri speciali che ognuno di loro possiede e che scoprirete con il procedere dell'avventura. Come detto in apertura Borderlands è l'ideale punto d'unione tra FPS e RPG. Facile individuare il versante shooter della produzione Gearbox, data la visuale in soggettiva e la natura “sparacchina” che vi accompagnerà dall'inizio alla fine della vostra permanenza su Pandora (se tralasciamo gli spostamenti sui veicoli). Anche la mappatura dei comandi riprende per filo e per segno quella ormai classica degli sparatutto su console, per cui gli amanti del genere si troveranno a giocare praticamente in casa. Discorso diverso, invece, sulla natura ruolistica del titolo. Gearbox affonda fino alle radici del genere, estrapolando solo quanto più congeniale alla sua opera.

"Si" a Punti ferita, evoluzione del personaggio, upgrade di armi e caratteristiche di combattimento. "No" a scelte morali, quest articolate o intermezzi troppo approfonditi sulla cultura del pianeta ospitante. Un aspetto ruolistico un po' slavato che forse non farà troppo la felicità di chi ama il Role Play Game “serio” ma che asseconda perfettamente la natura più rapida e “easy” di Borderlands. Dimenticatevi le quest chilometriche, i libri da leggere o i dialoghi con gli NPC. In Borderlands si gioca più con le armi che con i ruoli. Ecco, le armi. Un aspetto fondamentale che merita uno speciale approfondimento, dal momento che quello degli armamenti da “millemila” unità è stato forse uno degli aspetti che maggiormente si è discostato dalle promesse elettorali d'inizio produzione. Diceva qualche tempo fa il team di sviluppo, che il giocatore avrebbe potuto recuperare, smembrare e riassemblare a piacimento qualsiasi tipo di arma messa a disposizione. Volete una pistola con la potenza di un fucile, la precisione da cecchino e che magari possa corrodere la faccia dei nostri avversari? Trovate le materie prime e createvela.

Evidentemente nel corso dello sviluppo, qualcosa è cambiata nelle priorità del team, lasciando questo aspetto alla casualità del sistema e non al controllo del giocatore. Sono migliaia in effetti gli armamenti messi a nostra disposizione. Molte acquistabili dai vendor automatici sparsi qua e là per Pandora. Altre recuperabili dai nemici uccisi (che rilasceranno anche munizioni, soldi e altri bonus), altre ancora si potranno scovare con un minimo di sana esplorazione. L'unico controllo lasciato nelle mani del giocatore riguarderà l'upgrade dell'arma, acquistabile anche questa dai vendor, ma non potrà in alcun modo operare sulle caratteristiche di base di quest'ultima. Fucili, mitragliatrici, rocket launcher e quant'altro faranno parte del corredo di ogni giocatore di Pandora. Capiterà spesso che le armi dispongano di caratteristiche “elementali” come fuoco o elettricità o che possiedano caratteristiche “corrosive”. Tutte proprietà che andranno a nostro vantaggio, ovviamente, a patto che si utilizzino nel migliore dei modi. Alcuni dei nostri avversari più ostici, infatti, saranno protetti adeguatamente dai danni inflitti da questi elementi “bonus” e starà quindi a noi scegliere l'arma più adatta per  ogni tipo di ostacolo.

L a formula ideata da Gearbox funziona egregiamente. Ovviamente, come già detto, il  peso del gameplay pende sicuramente verso il versante più sparatutto, sebbene gli elementi di crescita del personaggio e delle sue abilità hanno un peso realmente rilevante nell'intera economia di gioco. Lo scorrere dell'avventura, formata per lo più da mini quest a volte di puro contorno, alternate ad altre che invece aiutano a delineare l'avventura principale, rendono piacevole e mai noioso il nostro compito invogliando il giocatore ad approfondire la trama. A complicare la vita del nostro mercenario troveremo uno stuolo di nemici la cui intelligenza artificiale nella maggior parte dei casi rasenta lo zero e sembrano essere disposti sulla mappa a rappresentare dei meri bersagli da abbattere. Per ovviare a questo problema, i programmatori hanno scelto la via dell'abbondanza, predisponendo moltitudini di avversarsi a frapporsi tra noi e il nostro obbiettivo. Sebbene non sia certo complicato uscire anche dalle situazioni più delicate, capiterà sovente di essere abbattuti. In questo caso il sistema ci concede un'ultima possibilità, una vera e propria “lotta per la vita”. Se in un realativamente breve lasso di tempo (con il buio che incombe) riusciremo ad eliminare almeno un nemico qualsiasi, riceveremo in premio un piccolo quantitativo di vita in modo da ripiegare in ritirata e riorganizzarci a dovere.

Come anticipato in apertura di articolo, Borderlands poggia le sue fortune stilistiche sul pluriosannato Unreal Engine 3 che si sta dimostrando sempre di più un vero e proprio middleware per le console di nuova generazione. In questo caso il team creativo ha deciso di utilizzare la tecnica del cel shading che assolve al duplice compito di regalare una insolita veste ad un titolo di questo tipo e di rendere il processo di gioco estremamente leggero e versatile, senza incertezze di sorta anche in situazioni di particolare carico sullo schermo. Ovviamente tutto questo non ha influito sulla volontà di caratterizzare a dovere i modelli poligonali di ambienti ed avversari (anche se qualche “character” in più non avrebbe sicuramente guastato). Inspiegabile invece qualche irritante episodio di “pop in” con la texture che appare qualche secondo in ritardo rispetto al poligono. Anche il versante sonoro gode di un ottimo trattamento, grazie ad un doppiaggio di ottima fattura e musiche a tema, anche se in alcuni frangenti si dimostrano forse un po' ripetitive.

La durata media di Borderlands si attesta nella missione in singolo attorno alle 25-30 ore di gioco, anche se la sua vita si allunga a dismisura grazie alla modalità multiplayer. Grazie a Xbox Live (o al corrispettivo sistema multiplayer di Sony), i giocatori potranno cooperare fino ad un massimo di quattro giocatori per rigiocare l'intera avventura, missione dopo missione. In questo caso un corretto bilanciamento tra i ruoli arricchisce l'intera esperienza di gioco, regalando momenti di cameratismo che raramente abbiamo incontrato in altri titoli. Oltre alle missioni cooperative, Borderlands ci darà modo anche di sfidare i nostri amici in duelli all'ultimo sangue, grazie alla predisposizione di speciali arene che ci vedranno protagonisti di divertenti (e a volte estenuanti) 1 contro 1.

Giunti finalmente a fine articolo, non possiamo fare a meno di ripensare ai dubbi e alle preoccupazioni espresse qualche tempo fa da Randy Pirtchford, che temeva per le sorti del suo Borderlands. Ovviamente Gamesurf non possiede nessuna speciale sfera di cristallo (quella l'abbiamo lasciata a Mr. Pachter) per prevedere l'esito delle vendite ma da un punto di vista prettamente qualitativo, possiamo dire senza dubbio che Borderlands ha centrato il bersaglio grosso. Anzi, forse ha fatto anche di più: ha dato vita ad un genere ludico. Non FPS + RPG. Semplicemente Borderlands.  E scusate se è poco.

8
Giunti finalmente a fine articolo, non possiamo fare a meno di ripensare ai dubbi e alle preoccupazioni espresse qualche tempo fa da Randy Pirtchford, che temeva per le sorti del suo Borderlands. Ovviamente Gamesurf non possiede nessuna speciale sfera di cristallo (quella l'abbiamo lasciata a Mr. Pachter) per prevedere l'esito delle vendite ma da un punto di vista prettamente qualitativo, possiamo dire senza dubbio che Borderlands ha centrato il bersaglio grosso. Anzi, forse ha fatto anche di più: ha dato vita ad un genere ludico. Non FPS + RPG. Semplicemente Borderlands.  E scusate se è poco.