Recensione Battlefield 3

Scaldate i processori! Il multilpayer di distruzione di massa è tornato!

di Marco Modugno
Provate a cercare Karkland su una carta geografica. O in rete. Nemmeno tutta la potenza di Google, unita alla capillarità non di rado genialmente creativa (nel senso che fatti od eventi sono stravolti e non di rado inesatti o addirittura inventati di sana pianta) di Wikipedia vi permetteranno di localizzare la tormentata città mediorientale. Provate però a chiedere ad un veterano di Battlefield 2 quante gocce di sangue virtuale abbia versato sui viali paralleli che l'attraversavano da un capo all'altro, sulle pendici della collina trincerata a sud, punto di partenza delle forze alleate, sul ponte (che veniva puntualmente fatto saltare nei primi dieci minuti di partita da qualcuno) che univa east e west bank. Vedrete brillare per un istante, nei suoi occhi di reduce, arrossati dalle lunghe nottate di fronte al monitor, un lampo d'orgoglio, inumidito da una lacrima di commozione. Ritorno a Karkland. Così la DICE ha voluto battezzare una delle mappe più attese (regalata in esclusiva solo a chi avesse preordinato il gioco) del terzo capitolo di Battlefield 3. Chi ha buona memoria, e i polpastrelli induriti da estenuanti sessioni di mouse e tastiera, sa bene che questo numero la dice poco sul successo di un franchise che ha scritto la storia del multiplayer bellico online.

 

Prima di Battlefield 1942, con i suoi bug e le sue mappe immense, e del suo seguito Battlefield Vietnam, non si erano mai viste ambientazioni di gioco così vaste da richiedere, più che limitarsi ad inserire per fare numero, l'uso di mezzi terrestri o addirittura aerei per spostarsi velocemente da una parte all'altra della mappa. Battlefield 2, quando uscì, stabilì un nuovo benchmark per il settore, al punto di rimanere, fino a pochi giorni fa, punto di riferimento assieme all'unico titolo della pletorica serie che lo seguì, per le varie piattaforme, degno di portarne a testa alta il nome. Parlo ovviamente di quell'ottimo Bad Company 2 che, fatti dimenticare in pochi istanti i limiti del primo BC, decisamente mediocre sia in single che in multi, si permise di suonarle nel confronto diretto ad un MW2 che online grondava cheats da tutti i pori e in single si vedeva costretto ad inserire un insensato quanto gratuito massacro di civili nella trama principale, giocandosi il tutto per tutto contro censura e giocatori sani di mente, pur di non ritrovarsi battuto nei dati di vendita e di gradimento. 

Ora quindi che entrambi i franchise più importanti del settore sono arrivati al fatidico terzo capitolo, uscendo assieme con titoli d'elevatissimo contenuto tecnico, è ora di tirare qualche somma, facendo un piccolo bilancio. Se è vero che un'accurata recensione del titolo EA, nella sua versione per PS3, è infatti già uscita su queste pagine a cura dell'ottimo Roberto Vicario, e che le sue conclusioni sono in effetti applicabili a quella per Xbox 360, con qualche minima differenza sul piano della resa grafica (a vantaggio della console di Redmond), parlare del porting destinato agli utenti PC diventa, in questo caso specifico, più che mai doveroso. Come nel caso di BF2, infatti, la differenza tra il numero massimo degli utenti supportati dalla versione qui recensita (64) e quella per console (24) è ben più che rilevante, specialmente se si tengono presenti le a volte enormi mappe di gioco, ben diverse dai livelli talvolta perfino claustrofobici di MW.

 

Per riempire una mappa dove è consigliabile prendere l'elicottero per spostarsi occorre tanta gente e accade che giocando all'online per console, dopo aver provato la versione PC, si provi quel che deve sentire un cittadino di Hong Kong paracadutato nelle praterie del Kansas. Il rischio di andare incontro a crisi agorafobiche, nonostante gli sforzi dei programmatori di limitare e avvicinare i punti di repawn, esiste eccome. Non ci piove, quindi, che per provare l'esperienza estrema del multiplayer di BF3 occorra sperimentare una sessione da 64 giocatori nella versione PC. Partite così affollate danno un senso del tutto nuovo alle parole "lavoro di squadra", consentendo l'organizzazione di assalti di plotone, colonne corazzate, veri e propri aviosbarchi, e portando il livello di divertimento dove nessun titolo Infinity Ward o Treyarch si è mai spinto prima. Con buona pace dei nostri poveri computer, spremuti fino all'ultima oncia di RAM (vedi requisiti consigliati, cui consigliamo di attenersi per evitare fastidiosi crash o rallentamenti del gioco).

L'impostazione del gameplay è classica, mutuata in larga parte (ma con qualche rimpasto nei kit delle varie specializzazioni, e qualche importante novità come il bot EOD di cui tanto si parla in rete) dal precursore Bad Company 2. I cambiamenti principali, a parte la dotazione di equipaggiamento, si misurano nella minore ingerenza dei lanciagranate e dei coltelli da combattimento (se volete ammazzare qualcuno con un solo fendente dovrete prenderlo di sorpresa, ora: l'epoca dei pugnali "della morte immediata" è finita!) piuttosto che nella distruttibilità degli edifici, presente ma più realistica (non basta più una bomba a mano a tirare giù mezzo isolato...). In generale, il senso che si prova è quello di un affinamento verso una maggiore professionalità e realismo d'insieme. Graditissima, in quest'ottica, la patch appena rilasciata che stronca la maggior parte dei cheat scoperti dagli utenti delle prime versioni (compreso quello del bot EOD e quello dell'ingegnere, mettetevi l'anima in pace!). Il supporto in rete viene garantito da un sistema di punteggi intelligente, che premia molto la cooperazione (si viene premiati anche per il fuoco di copertura, ora), e da una gestione della ricerca delle partite sperimentata e solida.

Spento il turibolo e dissipati i fumi d'incenso con i quali abbiamo appena consacrato BF3 come gioco multyplayer dell'anno, è bene dare uno sguardo anche al suo lato in ombra. Ossia a quella famigerata trama della campagna, sulla quale i "maestri della penna rossa" dei siti internazionali hanno vergato ferrigni giudizi di scomunica. Su una cosa mi vedono d'accordo. La formula di ripercorrere come flashback del protagonista tutti gli eventi della storia principale era già trita quando ancora Spielberg non si allacciava le sneakers da solo, e il fatto che COD: Black Ops ne avesse fatto uno dei suoi (peggiori) cavalli di battaglia, non è una scusa buona per essergli voluti andare dietro.

 

Il racconto, però, nonostante gli sforzi sovrumani compiuti dagli intermezzi recitati per romperne il ritmo, si snoda in realtà in modo tutto sommato avvincente e credibile (quanto lo può essere la trama di un videogioco, o di un romanzo di Clive Cussler, intendiamoci!). Non fosse stato dunque per l'accanimento degli sceneggiatori nello scegliere una formula narrativa perdente in partenza e ormai decotta, ho idea che le cose sarebbero filate a meraviglia e, con un pizzico solo di sale qua e là, si sarebbe potuto accompagnare il solidissimo comparto online con una componente single player che, comunque, stacca di anni luce in termini di qualità e quantità i trainer appena abbozzati visti nei precedenti capitoli (Bad Company 1 e 2 esclusi). Un altro aspetto, poi, mi vede d'accordo con le testate straniere concorrenti. L'assenza di una modalità che permetta di addestrarci al volo aereo, tutt'altro che intuitivo, specie se si pretende di barattare lo stick di un vero F/A 18 con mouse e tastiera, limita di fatto l'uso di aeroplani, e in misura minore elicotteri, a una ristrettissima fascia di hardcore gamers con abbastanza voglia di provare e riprovare innumerevoli volte fino a impratichirsi, relegando gli altri a servire in fanteria a vita.

Non si può concludere una recensione di un gioco per PC senza risciacquare in Arno i panni di grafica e sonoro. Benissimo la prima, che mostra tutti i progressi dell'evoluzione di uno dei motori più performanti del mercato. A patto di disporre di una macchina adeguata, possibilmente high-end, si potrà godere di una miscela di effetti di luce, texture fotorealistiche e ammucchiate di milioni di poligoni in movimento senza notare mai, nemmeno nelle mischie furibonde e sature di cordite di certe battaglie in ambienti urbani, inceppamenti o rallentamenti fastidiosi. Benissimo anche il secondo che, ovviamente, trova nella qualità del doppiaggio e negli effetti speciali, più che nella colonna sonora musicale, i suoi spunti migliori.

Voto pieno, dunque, e appuntamento sui server online di gioco. Certo che, una volta provata questa nuova droga, non ve ne libererete tanto facilmente. Non prima dell'uscita di Battlefield 4, in ogni caso!

 

9
La perfezione non è di questo mondo. Ecco spiegato allora come un titolo con un motore grafico mostruoso, capace di prodezze inattese anche quando gli tocca sciropparsi 64 giocatori tutti assieme in una movimentata sessione multiplayer, finisca per scivolare sull'ovvio, ossia sulla trama della campagna single player. Premesso che non l'ho trovata così piatta e insulsa come qualcuno ha argomentato in giro, è inconfutabile che il livello del gameplay in solitario del terzo Battlefield è un passo indietro al multiplayer. Il salto in avanti, però, rispetto alle precedenti puntate del franchise (incluso quel Bad Company 2 che, secondo me, valeva una volta e mezza il suo concorrrente diretto MW2) c'è stato eccome. Meglio stavolta non affrettarsi a stendere graduatorie o classifiche tra diretti concorrenti del gerere FPS bellico, allora. Amare la cioccolata non comporta automaticamente un'intolleranza per il salame. E viceversa. Provare (entrambi) per credere.<br />