Recensione Backyard Wrestling: Don't Try This at Home

di Paolo Mulas

Deve essere un impresa alquanto ardua, sviluppare un gioco di wrestling ora come ora, con la THQ legata ad un contratto multimilionario con l'unica federazione veramente famosa in tutto il mondo (stiamo parlando della ex Wwf ribattezzata WWE) e la Acclaim che è riuscita a riciclarsi "riesumando" le leggende del passato.

La Eidos si butta perciò per la prima volta nel pazzo mondo del wrestling, con Backyard Wrestling Don't try this at home, motto che dovrebbe far desistere i fans dall'emulare le mosse dei propri beniamini, ma che soprattutto negli Usa è riuscito a sortire l'effetto contrario, tanto da far nascere una serie di Dvd e di vhs che mostrano le gesta spericolate di lottatori più o meno improvvisati che si dilettano a combattere in maniera piuttosto efferata in molti luoghi tipici del vivere quotidiano.

E proprio su questa esaltazione e spettacolarizzazione della violenza che Eidos cerca di far leva per ottenere successo con questo titolo.

La serie di Don't Try This at Home si basa come abbiamo detto sui lottatori amatoriali scelti tra le fila della sconosciuta federazione (almeno qui da noi) Jcw: la varietà e la caratterizzazione dei wrestlers è buona, anche se per il giocatore medio è molto difficile potersi immedesimare su questi stravaganti personaggi.

Fight everywhere!

I lottatori si affrontano in arene di tutti i tipi, si va dal cortile dietro casa, alla macelleria, passando per fabbriche abbandonate e night club, tutti luoghi dove è possibile fare incetta di oggetti dalle svariate dimensioni da tirare addosso al malcapitato di turno.

È qui sta la principale differenza tra BYW e un classico gioco di wrestling; dove in questo ultimo la violenza è ben mescolata con il gesto tecnico, e la sediata sull'avversario o altre gravi irregolarità sono solo dei sovrappiù, nel titolo Eidos la violenza è il vero fulcro del gioco. Potremo lanciare dei pneumatici in testa all'avversario, legarlo con del filo spinato, malmenarlo con bastoni di vario tipo, con il solo obbiettivo di arreccargli più danno possibile. Questa interazione non si limita alle sole armi ma anche alle vaste arene che permetteranno di essere "esplorate" in lungo in largo ed anche in alto, alla ricerca di eventuali posti da dove potersi scagliare sopra l'avversario.

Il sistema di controllo è sicuramente uno dei punti di forza del gameplay, data la sua semplicità e la sua immediatezza, che rendono il titolo fruibile fin dai primi momenti di gioco. Con l'ausilio di pochi tasti sarà possibile effettuare numerosi tipi di mosse: dalle prese, ai pugni, ai calci, alla corsa e alle contromosse, oltre che prendere o rilasciare gli oggetti. Stranamente manca un pulsante adibito alla parata. Una volta ottenuta la presa, a seconda del tasto premuto, potremo completare la mossa lanciando il nostro avversario (irish whip), sbattendolo al suolo in diversi modi al suolo (slam), o calciarlo via.

Quando la barra del giocatore si riempie, potremo anche effettuare la mossa finale tipica del nostro giocatore che spesso e volentieri manderà il malcapitato avversario in k.o. Quest'ultimo sarà il modo più classico per porre a termine l'incontro che potrà concludersi anche attraverso il più canonico schienamento utilizzabile però nelle situazioni in cui il nostro avversario è già prossimo al knock out. Il gameplay è purtroppo pesantemente inficiato da una meccanica di gioco tutt'altro che profonda e curata: gli incontri si basano troppo spesso su un eccessiva ricerca di armi e sul loro utilizzo, intervallato da qualche scarica di colpi nel tentativo di azzerare l'energia vitale dell'avversario, ed inoltre il sistema delle contromosse risulta fin troppo semplificato.

A risollevare in parte la situazione vi è la già citata interazione con le ambientazioni dei differenti stage: si possono utilizzare tantissimi oggetti (specialmente armi improprie), distruggere numerosi elementi del fondale, ed inoltre sono presenti anche personaggi non giocanti che se disturbati interferiranno nell'incontro.

Il gameplay purtroppo stenta a decollare anche nel multiplayer, vera ancora di salvezza di molte produzioni, che è incomprensibilmente limitato a due soli giocatori.

Le opzioni vedono come fulcro del gioco in singolo una modalità denominata "talk show", che altro non è che il career mode, qui ben mescolato con intermezzi da programma televisivo, con tanto di interviste ad assurdi personaggi che fungono da collante tra un incontro e l'altro. Conseguendo dei buoni risultati in questa modalità sarà possibile sbloccare filmati di varia natura (alcuni che rasentano l'osé) e nuovi wrestlers.

Il quadro delle opzioni è completato dai soliti incontri di esibizione e dai match speciali, e inoltre presente una modalità edit per poter creare nuovi lottatori, ma che sfigura decisamente per qualità e quantità di parametri customizzabili rispetto alla concorrenza.

Ma tu quanti poligoni hai?

Anche graficamente purtroppo il titolo si attesta su livelli mediocri: i lottatori appaiono abbastanza simili alle loro sconosciute controparti reali ma sono realizzati con un numero veramente basso di poligoni, le animazioni lasciano a desiderare sul fronte del realismo e le texture sono piuttosto scialbe. Discorso migliore per le arene che, come già scritto in precedenza, sono composte di numerosi elementi con cui interagire. In tal senso va rimarcata la presenza di numerosi bug che riguardano il sistema di collisioni davvero deficitario e che lascia troppo spesso spazio a fastidiose compenetrazioni poligonali. Di gran lunga migliore la realizzazione del comparto audio che può vantare oltre 40 canzoni, che spaziano in molti generi, dal metal, al rap, passando per il punk, cantate da gruppi famosi quali Rancid, the Dropkick Murphys, Masters of Illusion, CKY, Chimaira, Further Seems Forever, Sum 41, American Hi-Fi, The Rise, Machine Head, Biohazard. Il gioco presenta una buona quantità di parlato in inglese, con sottotitoli in italiano.

Nonostante un concept tutto sommato originale, la poca cura nella realizzazione minano la qualità finale di questo Backyard Wrestling che si rivela purtroppo deficitario in molti aspetti, dalla realizzazione grafica frettolosa (vittima forse dello sviluppo multiformato) al gameplay poco profondo.

5
Nonostante alcuni buoni spunti legati soprattutto ad un concept tutto sommato innovativo, alla prova finale Backyard Wrestling don't try this at home si rivela purtroppo essere deficitario su troppi aspetti fondamentali, ad incominciare da un gameplay poco curato e basato troppo sullo smashing buttons che lascia poco spazio ai virtuosi del joypad, per finire con una realizzazione grafica assolutamente non all'altezza. Un titolo consigliabile solamente ai maggiorenni ( riporta infatti la dicitura 18 +), amanti del wrestling più estremo.