Recensione Assassin's Creed: Brotherhood

Assassin's Creed 2.5: non chiamatelo Spin-off!

di Tommaso Alisonno
Desmond Miles è un Assassino, inteso come membro della setta araba di predicatori della libertà a tutti i costi, anche della vita di chi la minaccia. Nato e cresciuto nella setta, ne ha appreso i segreti solo quando ha rivissuto, tramite un macchinario fantascientifico chiamato Animus, i ricordi genetici dei suoi antenati Altair ed Ezio. Questa storia non è una novità: Assassin's Creed è infatti la storia di Desmond, e ad ogni capitolo presenta nuovi ricordi genetici del protagonista, e un nuovo personaggio del passato. Ma Assassin's Creed II è stato per così dire interrotto “sul più bello”: così come Assassin's Creed Bloodlines (su PSP) completava la storia di Altair, tocca a questo nuovo Assassin's Creed Brotherhood dirci che ne è stato di Ezio Auditore dal 1500 in poi, e contemporaneamente raccontarci un altro po' della storia di Desmond.

Sfatiamo subito un mito: Assassin's Creed Brotherhood non nasce con il solo scopo di presentare la nuova modalità MultiPlayer (la quale, come vedremo, è comunque cosa buona e giusta) ma è un vero e proprio capitolo inserito nella saga Ubisoft che non si fregia del numero III solo perché continua la storia di Ezio piuttosto che protendersi verso un terzo (e teoricamente ultimo, ma non si può mai sapere) co-protagonista; si tratta comunque di un titolo abbastanza massiccio da trascendere la semplice natura di spin-off e possiamo quindi forse definirlo un “capitolo 2.5”.

Come gli altri A'sC, anche Brotherhood è tendenzialmente un Free Roaming (o come lo chiamerebbe il buon Francesco Romagnoli, un “Tourist Game”): interpretando Ezio, vi troverete a dovervi aggirare per le strade della Roma del 1500, o volendo sopra le strade arrampicandovi sulle pareti e i balconi, correndo tra i tetti o inerpicandovi fino alle cime più alte per godere di una visuale più ampia, tendenzialmente in caccia dei nemici da uccidere, ma non solo. Rispetto ai capitoli precedenti anche il buon Desmond avrà qualcosa da fare: anche se la parte che lo vedrà direttamente impegnato è giocoforza più limitata rispetto a quella di Ezio, potrete sconnettervi dall'Animus in qualsiasi momento e andare a sgranchirvi le gambe nelle vicinanze del covo.

In entrambi i casi i comandi saranno sostanzialmente gli stessi del capitolo di riferimento (il secondo): potrete aggirarvi in basso o alto profilo, e durante il secondo potrete tener premuto il tasto della “corsa acrobatica” che vi permetterà, se direzionerete correttamente i controlli, di compiere automaticamente salti e scalate come solo un esperto di parkour sa fare. Estraendo l'arma selezionata (parliamo ovviamente di Ezio) e ingaggiando il nemico entrerete nella modalità combattimento, dove giocheranno un ruolo particolare il tempismo negli attacchi e nei contrattacchi, accompagnati dalla possibilità di afferrare i nemici o sferrare dei calci che aprano una breccia nelle loro difese.

Rispetto ai predecessori, Brothehood ci mette sin dall'inizio a disposizione un gran numero di armi e tecniche: anche se alcuni elementi di storia ci lasceranno presto sprovvisti degli esemplari più preziosi ottenuti alla fine del secondo capitolo, perlomeno non dovremo ricostruire da capo il nostro arsenale (salvo la doppia lama: quella andrà recuperata), al quale si aggiungeranno anche nuovi elementi come la balestra o le armi a due mani; di pari passo sono state aumentate alcune combo ed animazioni. Anche i nemici saranno più vari sin dall'inizio, andando dal soldato comune, alla guardia dinamica, ai bruti corazzati armati di ascia: per ciascuno di questi sarà necessario trovare la tattica giusta, e quando saranno in gruppo tenderanno a dimostrare un'Intelligenza Artificiale un po' migliorata rispetto al passato.

Intendiamoci: i nemici continueranno ad attaccarvi uno alla volta, e ancora non saranno in grado di interrompere le animazioni degli instant kill, ma perlomeno adesso tendono ad aggredirvi alle spalle quando siete scoperti, magari perché state attaccando un loro alleato. Molte cose in più, pertanto, e poche in meno: l'unica cosa che Ezio non sembra più essere in grado di fare (ma è motivabile dal fatto che non sia più un ragazzino) è il “doppio salto” appreso dai ladri di Venezia, ma ovviamente questo non è un problema nel momento in cui le mappe sono strutturate in base alle sue abilità attuali. La mappa di Roma è indubbiamente la più vasta mai realizzata per un titolo della saga, vasta circa il triplo di Firenze, tanto che potrete esplorarla a cavallo o sfruttare dei tunnel che ne collegano direttamente vari angolo.

Non è comunque l'unica in cui vi aggirerete: in determinate parti della trama, o quando si attiveranno dei “ricordi nel ricordo” (non è il caso di farvi troppi spoiler) vi troverete infatti a ripercorrere le vie di Monteriggioni, Firenze, o locazioni ancora nuove. Ma naturalmente è a Roma che la vicenda si svolge maggiormente, una città sottoposta al giogo dei Borgia, vale a dire il Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) e i suoi figli Cesare e Lucrezia - i quali nel mondo del gioco costituiscono i vertici dei Cavalieri Templari, nemici degli Assassini. In seguito ad alcuni disastrosi eventi, Ezio si troverà a dover ricostruire la sua confraternita dalle fondamenta, e contemporaneamente a cercare di risollevare Roma dallo stato di semi-schiavitù, contrastando così i suoi nemici.

Questo vuol dire che, nonostante sarà come sempre presente una trama principale da seguire con dei “ricordi” che si attiveranno quando Ezio raggiungerà delle specifiche locazioni, il baldo assassino sarà impegnato in diverse altre attività collaterali che andranno dalle canoniche missioni secondarie (contratti di assassinio veri e propri, commissioni di vario genere, pestaggi, eccetera) ad attività più mirate, quali l'uccisione dei vari comandanti dei Borgia e la successiva distruzione delle loro torri di guardia. Nelle zone “liberate” sarà poi possibile restaurare, a pagamento, le varie botteghe artigiane o i monumenti storici, ottenendo così sia un reddito vitalizio sia delle teste di ponte per le nostre commissioni.

In seguito Ezio dovrà cominciare a vestire attivamente i panni di “Gran Maestro”: i cittadini oppressi a cui lui andrà in soccorso entreranno infatti a far parte della confraternita, e voi dovrete curarne l'addestramento inviandoli in missione “remota” e decidendo come migliorare le loro abilità, per poi averli a vostra disposizione come alleati quando dovrete scendere in campo aperto contro le guardie papali. Tralasciare tutte queste attività sarebbe autodistruttivo: affrontare certe sessioni senza l'adeguato supporto ed equipaggiamento rischia di risolversi in un vero e proprio suicidio. Rimangono infine tutta una serie di obiettivi opzionali che conosciamo sin dai precedenti episodi, ossia la ricerca delle bandierine, delle piume e degli spezzoni del filmato della “verità”, più altre nuove chicche.

Tecnicamente il gioco si appoggia ovviamente sul medesimo motore dei precedenti, che finalmente sembra aver superato qualsivoglia problema di instabilità (ma già in A'sC2 era piuttosto stabile) e che ha permesso una ricostruzione di Roma veramente suggestiva: non dovremmo essere noi Italiani a dirlo, ma la nostra capitale è pur sempre la Città Eterna, e questo perché al suo interno troviamo tutt'oggi testimonianze di tutte le epoche. Passare sotto gli archi, gli acquedotti, accanto a mausolei, piramidi e obelischi, financo dentro al Colosseo (o passeggiare sulle sue mura) è un'esperienza di Tourist Gaming inimitabile, e gli sviluppatori di Ubisoft hanno fatto in questo un lavoro egregio.

Per il resto confermiamo quanto detto sul predecessore: buono studio dei modelli, discreta differenziazione dei membri del crew, ottime animazioni specie in battaglia, solo i volti risultano un po' artefatti, ancora un po' troppo grotteschi ed inespressivi per poter essere definiti “belli”. Nell'Intelligenza Artificiale della folla c'è purtroppo qualche pecca: più volte abbiamo visto personaggi camminare contro i muri o fare percorsi troppo lunghi nel tentativo di superare un ostacolo. Si conferma l'ottimo doppiaggio in Italiano da sempre fornito da casa Ubisoft alla saga, e una colonna sonora meno anonima che in precedenza, con conseguente plauso. Ottimi anche tutti gli effetti sonori.

Se avete una certa esperienza di Assassin's Creed, soprattutto il secondo, non avrete difficoltà a ritrovare quasi istintivamente tutti i comandi al loro posto, e a questo punto penseranno le piccole differenze, soprattutto nel comportamento dei nemici, a fare la differenza per proporvi un'esperienza di gioco rinnovata. Se invece siete dei neofiti avrete qualche problema, complice la presenza sin dall'inizio di svariate armi ed abilità e la mancanza di un vero e proprio tutorial: rimangono i consueti suggerimenti in sovrimpressione, ma di norma siete troppo impegnati a sopravvivere per leggerli. L'unica cosa che può venirvi in aiuto è il programma di addestramento simulato dell'Animus, ma anche quello non sostituisce appieno la vecchia arena degli Assassini. La verità è che Brotherhood è studiato per chi ha portato a termine i predecessori, soprattutto il secondo, e per questo motivo si permette di tralasciare queste fasi “noiose” ed anzi impone una difficoltà iniziale decisamente più pressante, con avversari più numerosi e vari.

Una certezza è che le cose da fare in Brotherhood siano parecchie: tra assassini da arruolare, comandanti da eliminare, torri da incendiare e altre semplicemente da scalare, botteghe da restaurare, armi ed equipaggiamento da acquistare, piume e bandiere da raccogliere, missioni secondarie da svolgere e chi più ne ha più ne metta, di sicuro non correrete il rischio di annoiarvi. C'è anche da dire però che il “core” del gioco rimane su per giù lo stesso dei predecessori: sotto il substrato di nuove missioni e features, c'è sempre un assassino che deve avvicinarsi furtivamente all'obiettivo e abbatterlo. Così come A'sC2 non “stravolgeva” il primo A'sC, neanche questo stravolge il secondo (il ché significa che probabilmente continuerà a non piacere a chi non ha gradito i precedenti).

Inoltre, laddove i precedenti capitoli prevedevano il semplice superamento delle missioni di storia per poterle tranquillamente “archiviare”, Brotherhood prevede sempre un obiettivo secondario: se volete ottenere la “sincronia totale”, ossia il successo al 100%, dovrete conseguire anche questo, altrimenti accontentarvi di un generico 50%. Un esempio pratico: in una missione di assassinio può essere richiesto di eliminare l'obiettivo senza essere mai individuato dalle guardie, oppure utilizzando un'arma specifica; la missione può essere superata in tutti i casi, ma solo soddisfacendo queste condizioni si otterrà l'ambito 100%. Le missioni non completamente soddisfacenti potranno essere ripetute quante volte si vuole, e questo è indubbiamente un modo come un altro per rendere il titolo più longevo (e soprattutto meno semplice da terminare al 100%, difetti di cui è stato accusato il predecessore).

Certo è che a prolungare la longevità sarebbe bastata l'ottima modalità MultiPlayer che tanto è stata pubblicizzata. In questa i giocatori impersoneranno non Assassini ma bensì agenti Templari che per addestrarsi “scroccano” i ricordi delle banche dati dei loro avversari e si fronteggiano l'un l'altro in un mondo virtuale, che poi è il mondo di gioco. Eccoci pertanto impegnati in una sorta di caccia all'uomo silenziosa: conoscendo solo il ritratto del nostro bersaglio, dovremo individuarlo e abbatterlo con un unico attacco (niente combattimenti prolungati: chi tocca uccide) in mezzo ad una folla silenziosa e anonima - composta dagli stessi modelli dei personaggi giocanti - tenendo presente che potremmo a nostra volta essere prede di un altro giocatore.

Il tutto non può fare a meno di ricordare a chi lo conosce il GDR dal vivo “Killer”, con in più ovviamente la possibilità di rientrare immediatamente in gioco una volta uccisi per rimetterci alla caccia di un nuovo bersaglio. Correre tra la folla a testa bassa porterà rapidamente ad essere individuato ed eliminato: per vincere in Brotherhood è necessario essere furtivo, confondersi tra la folla e sfruttare gli elementi dello scenario come cancellate, paranchi, mucchi di fieno, panchine e così via. Inoltre avremo a disposizione alle abilità speciali che potremo sbloccare accumulando esperienza, le quali vanno dal veleno, alle bombe fumogene, alla possibilità di camuffarsi da un altro giocatore, e così via.

Tutti contro tutti o a squadre di due componenti, il MultiPlayer di Brotherhood è una modalità frizzante e briosa che non mancherà di divertire tanto gli esperti quanto i neofiti, per una volta messi quasi sullo stesso piano. È difficile stabilire se da sola potrebbe valere il prezzo del gioco, così come è arduo capire se fosse veramente necessaria al brand per avere più successo, vista la maestosità del lavoro in SinglePlayer: probabilmente entrambe le tesi sono false. La verità è invece che le due modalità si sposano perfettamente in un titolo che è veramente troppo bello per poter essere considerato semplicemente uno spin-off: Assassin's Creed 2.5, o Brothehood per gli amici, è un vero capolavoro per gli amanti dell'universo di Desmond Miles.

9
Chi pensava che Assassin's Creed Brothehood sarebbe nato (e morto) esclusivamente per la nuova modalità MultiPlayer ha sicuramente fatto male i suoi calcoli: il nuovo capitolo sulla vita di Ezio Auditore, che solo per decisioni di saga non può fregiarsi del numero progressivo, continua la storia là dove ACII l'aveva interrotta. Ubisoft propone ancora una volta il medesimo “core” di gameplay (con buona pace di chi non l'ha mai apprezzato) a cui implementa molteplici nuove meccaniche, armi e dinamiche, a cui si aggiunge un substrato gestionale rinnovato e un'IA forse non ancora geniale ma sicuramente migliorata. E poi, naturalmente, il MultiPlayer c'è eccome, nuova feature su cui sono stati già versati fiumi d'inchiostro e che offre un ottimo sistema per prolungare l'esperienza di gioco.