Recensione Alone in the dark

Non c'e' Oscurità più fitta, di quella che portiamo dentro di noi.

di Alessandro Cossu
Derceto. Avete mai sentito questo nome? No? Eppure dovreste, se state leggendo queste pagine. Derceto, infatti, è la location dove prende il via una delle saghe più famose della storia dei videogiochi e che risponde al nome di Alone In The Dark. Correva l'anno del signore 1992, quando la Infogrames propose al pubblico questa prima avventura dinamica sullo stile poi reso celebre da Resident Evil e il protagonista, Edward Carnby (all'epoca, poco più di un insieme di pixel coi baffi e una manciata di poligoni), ancora oggi vanta uno zoccolo duro di ammiratori - se non al pari di Miss Croft e del soldato Snake - comunque piuttosto numerosi.

Negli ultimi tempi, i media in generale ci hanno avvolto con un fin troppo premuroso abbraccio, raccontandoci dei fasti e delle meraviglie che avrebbe portato il gioco Eden Games nella comunità ludica; ridisegnare un genere (cfr. quello dei Survival Horror) è stata la promessa più piccola. Unire l'adrenalina di un FPS, con il fascino di una avventura, dove oltre al mouse, occorre spremere anche le meningi...con in più una ampia facolta di scelta, condita da uno stile cinematografico da far impallidire anche le migliori produzioni hollywoodiane...è stata, invece, la promessa più grande. La storia, tuttavia, ci insegna che, da grandi promesse, derivano spesso grandi delusioni (forse non era proprio così, ma transeat). Alone In The Dark è riuscito, almeno in parte, a sfatare questo mito? Scopriamo insieme partendo dall'inizio, che è sempre la cosa migliore.

In questo quinto capitolo della serie, ambientato, "temporalmente parlando" nel 2008, vestiremo i panni del già citato Edward Carnby, un uomo a metà fra Dylan Dog e Johnny Smith (solo un pò più prestante fisicamente), il quale si troverà suo malgrado, ancora una volta invischiato in un demoniaco complotto a base di mostri, oscuri personaggi un tantino nervosi, demoni, spiritelli e compagnia infernale, nella Città che non dorme mai (cfr. si tratta di New York, anche se quest'appellativo non mi è mai stato chiaro, ndAleNet). Nella fattispecie, il fulcro di tutte le attività ectoplasmiche e non nella città Americana pare essere il caro vecchio Central Park...ed è proprio li e nelle zone limitrofe - intese anche come fogne, reami infernali, cattedrali et similia, che noi, nei panni di Edward, dovremo in primis ricacciare le forze del male da dove sono venute e, nello stesso tempo, scoprire la verità su alcuni dettagli minori (!), come ad esempio la nostra incredibile longevità. Cose di tutti i giorni, quindi...e pensare che il tutto è iniziato con accadimenti appena al di la della normale routine quotidiana, come ad esempio una invasione di insetti, la mutazione genetica di alcune piante e una migrazione di massa degli uccelli newyorkesi.

Fin dalle primissime battute, ovvero prima ancora di cominciare a giocare, l'eredità da consolle (nella fattispecie la Xbox 360), appare immediatamente evidente: non tanto, come si potrebbe immaginare, per le opzioni disponibili nella sezione video (che sono invece parecchie), quanto per le impostazioni di mouse & tastiera, nonché per le icone a video. I programmatori hanno di certo profuso un notevole impegno per adattare l'incredibile quantità di mosse che può eseguire il nostro eroe ad un pad prima e a una tastiera poi, ma alla fine dei conti, il risultato ci ha lasciato piuttosto perplessi. Al di la dei movimenti un pò troppo legnosi di tutti i personaggi di gioco, controllare Edward tanto con la keyboard che con un pad è davvero ostico e poco gradevole. Non potendo ruotare la visuale col mouse neanche pagando, ogni gesto che esuli dall'andare dritti come un bruco su un campo minato richiede la pressione dei tasti cursore, oltre a quelli di movimento. Per quanto possa essere gradevole avere come inventario la tasca interna della giacca, è altrettanto sgradevole, invece, dover premere almeno tre tasti per usare un solo oggetto...per non parlare poi,delle combinazioni fra più oggetti: farsi impiantare una terza mano sarà un demoniaco desiderio per tutte le sessioni di gioco. Ma, al di la del numero di tasti (che,a onor del vero, in alcuni giochi è anche superiore), è più che altro l'obbligo di studiare troppe combinazioni per azioni che andrebbero svolte "al volo", come sparare o rompere una porta, che rende il gioco estremamente farraginoso anche al gamer più smaliziato. A contribuire ad una certa difficoltà di movimento, arrivano altri due fattori: il primo è una non perfetta gestione delle collisioni fra poligoni. Il secondo, ancor più pesante, è invece la gestione della telecamera. Impugnando un'arma, si passa dalla visuale in terza persona (ovvero da tergo), a quella in prima: il risultato è che se un nemico si sposta, staremo parecchi secondi a cercare il giusto tasto per girare lo sguardo e mirare di nuovo (invero,siamo piuttosto lenti...), oppure dovremo premere il giusto pulsante per passare alla visuale in terza persona, poi girare su noi stessi e nel contempo muoverci, estrarre di nuovo la pistola, mirare...nella speranza che, nel frattempo, i nostri nemici non ci abbiamo già azzannato.

Parlando degli avversari, possiamo dire che il parco è piuttosto variegato : pipistrelli, demoni, zombi di varia origine e natura, crepe nel muro...insomma, ce ne è abbastanza per non annoiarsi. Peccato che l'Intelligenza Artificiale che li guida è la stessa di una callitrice pigmea, quindi non aspettatevi le meraviglie viste in F.E.A.R. .

Uno dei punti di forza di Alone In The Dark è l'interazione con l'ambiente, davvero a 360 gradi. Quasi ogni oggetto reagisce a quanto sta accadendo sullo schermo - sia pure con qualche piccola imperfezione e noi saremo in grado di incendiare, spostare, rompere, spezzare una buona parte di quanto appare a video. Proprio grazie a questa...duttilità fisica, i programmatori ci hanno permesso di affrontare le varie situazioni in più di un modo. Ad esempio, nelle foto qui attorno, dovreste notarne una nella quale il buon Edward si trova ad affrontare del limo nero piuttosto affamato e suscettibile al calore, nonché alla luce. In questo caso,giusto per citarne uno, ci sono più sistemi per uscire dall'impasse: prendere una trave ed incendiarla, oppure impugnare una lampadina (dopo aver lanciato improperi galattici per riuscire a metterci dentro le batterie) per creare un corridoio di luce grazie al quale fuggire o, ancora, utilizzare il buon vecchio scotch per applicarlo su delle torce chimiche e creare così delle zone illuminate dove trovare riparo. Anche la possibilità di utilizzare un insetticida abbinato ad un accendino a mò di lanciafiamme, ha il suo perché...insomma, le possibilità sono molte e tutte insite nell'inventiva del giocatore di turno. Molti saranno gli enigmi presenti nel gioco e possiamo affermare che la natura del gioco sia decisamente più votata alla risoluzione di rompicapo di vario genere e natura, piuttosto che alla mera azione animalesca.

Un'altra delle peculiarità fondamentali del gioco patrocinato da Atari, è la suddivisione in capitoli - quasi tutti disponibili da subito, del gioco stesso. In buona sostanza, grazie all'apposito menù, saremo in grado di scegliere quale capitolo del gioco eseguire, saltando quelli che ci paiono più noiosi o comunque più ostici. E la trama? Presto detto: proprio come in un telefilm, all'inizio di ogni capitolo assisteremo ad una sorta di "Negli episodi precedenti di Alone In The Dark", in modo da fare il punto della situazione e capire, a grandi linee, cosa ci siamo persi nei capitoli antecedenti a quello che abbiamo scelto di giocare. Un'idea che non definiremmo ne bella, ne brutta, ma bensì, "particolare": indubbiamente, i meno avvezzi a titoli come quello oggi esaminato, saranno molto felici di avere questa opportunità.

Per dare una ulteriore, piccola scossa al gameplay, alla Eden Games hanno pensato di inserire anche delle sessioni di guida. In alcuni capitoli di gioco, infatti, ci siederemo, ad esempio, al volante di un taxi in fuga per la Grande Mela mentre il mondo attorno a noi, letteralmente, si sgretola, ma sfortunatamente il modello di guida è tutt'altro che preciso e quindi tali sessioni si ridurranno, alla fine, al mero imparare a memoria un percorso e girare il volante al momento giusto.

Sul fronte meramente tecnico, AitD non è esattamente lo stato dell'arte, anche se non c'è' nulla che faccia davvero gridare allo scandalo. Il conteggio dei frame rimane stabile in quasi tutte le situazioni, mentre il conteggio dei poligoni non è mai,invece, particolarmente alto. Tutti i personaggi soffrono di artrite (lo si capisce dal modo in cui camminano) e, a fronte di alcune location davvero ricche di dettagli - come nell'episodio ambientato nelle fogne, per la maggior parte del tempo ci troveremo a muoverci in spazi tanto ampi quanto graficamente spogli.

Sul fronte audio, si rilevano musiche piuttosto interessanti, a fronte di soundfx non proprio...da primi della classe.

In definitiva, possiamo affermare che l'ultimo ma non ultimo prodotto di Atari è un calderone di ottime idee, cucinate purtroppo con un velo di sollecitudine...un vero, autentico peccato.

6
Da soli,nel buio,non è facile scrivere in poche righe quello che è Alone In The Dark,ma sopratutto quello che avrebbe potuto essere - e,sfortunatamente non è stato. Un titolo che porta dentro di se la reminiscenza di una saga che potremmo definire immortale e che, in qualche misura, era destinata a rimanere nei cuori degli appassionati,dalla sua prima incarnazione, per molto tempo a venire. Il titolo multipiattaforma oggi esaminato soffre di una realizzazione tecnica non impeccabile, che stride con alcune idee di fondo molto convincenti. La trama, la storia, il background di un'epopea capace di scrivere una pagina importante ed indelebile nel grande libro dei videogame...tutti questi elementi sono stati sacrificati sull'altare della piattaforma multipla e, in misura minore,del marketing. Trovarsi nell'oscurità, con un pad malfunzionante, non è la cosa più piacevole del mondo. Peccato,davvero.